Una notizia di questi giorni mette ancora una volta al centro delle discussioni la scuola, in particolare la didattica a distanza. La misura presa per limitare i pericoli alla diffusione del Covid-19 è ancora in atto, dopo mesi dallo scoppio della pandemia.

La didattica a distanza include tutte quelle procedure, con supporto digitale, volte a garantire una formazione nonostante la chiusura delle scuole. Che si tratti di scuole di infanzia, superiori o università, il prezzo da pagare è ancora alto, sia per studenti che per insegnanti.

I docenti continuano a lavorare in smart working, insegnando a distanza, e questo non sempre risponde alle reali esigenze formative degli studenti, introducendo problematiche nuove dovute alla distanza.

La notizia di cui parliamo riguarda da vicino il sindaco di Malnate, che chiede, in una proposta diretta al governo Draghi, di poter ricominciare in qualche modo le lezioni in presenza.

Didattica a distanza inadeguata: l’appello a Draghi

Il sindaco, ma con lei anche docenti, famiglie e studenti, ritiene che la didattica a distanza sia di fatto inadeguata, lontana dalla formazione tradizionale in presenza. I rischi di questo tipo di formazione perpetuata a lungo nel tempo sono molti, e non è più possibile per le famiglie italiane e per le scuole, sostenere questa situazione.

La sindaca offre però anche una soluzione, come ci comunica la testata Varesenoi.it proponendo di tornare in presenza sì, ma con un occhio di riguardo alla diffusione del virus. La proposta riguarda la possibilità di svolgere le lezioni all’aperto, nei cortili delle scuole, dato l’arrivo della bella stagione. La sindaca poi sottolinea ancora l’importanza del contatto sociale per i bambini:

“L'uomo è un animale sociale e come tale per vivere, crescere, imparare deve rapportarsi con gli altri. Un bambino impara attraverso il contatto, gli sguardi, l'imitazione, l'inflessione della voce di chi lo circonda: la mamma, il papà, gli adulti, i coetanei.”

Se la formazione è uno dei diritti fondamentali per il bambino, anche il contatto sociale, soprattutto per i più piccoli, è una componente imprescindibile per la crescita, e la didattica a distanza sta compromettendo e mettendo a rischio, talvolta anche psicologico, della crescita.

Come migliorare la didattica a distanza: le proposte a Draghi

La didattica a distanza potrebbe essere migliorata, perché, soprattutto nei casi in cui è applicata al 100%, risulta disastrosa per la normale condotta dell’anno scolastico.

Le proposte che arrivano dalla sindaca di Malnate riguardano una possibile apertura alla formazione in presenza sfruttando gli spazi aperti delle scuole, garantendo il distanziamento. Uno dei problemi importanti che la didattica a distanza ha dovuto affrontare è anche la mancanza di strumenti tecnologici volti alla sua effettiva realizzazione.

Non tutte le famiglia dispongono di abbastanza computer per garantire l’accesso alla DAD ai figli e nello stesso tempo continuare a lavorare in smart working. La questione è delicata anche dal punto di vista dei docenti, che non erano preparati ad una riorganizzazione del lavoro di questo tipo, che esce dai canoni dei contratti tradizionali.

Mentre il governo Draghi continua a discutere sulla crisi, ancora in corso, si iniziano a prospettare ipotesi sulle prime riaperture, che comprendono anche le scuole. Come ci comunica il sito ufficiale Ansa, Draghi ha iniziato a parlare di riaprire le scuole dopo pasqua:

"Cominceremo a riaprire le scuole primarie e la scuola dell'infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo subito dopo Pasqua."

Sembra che gli appelli di sindaci, insegnanti e famiglie verranno presto ascoltati, con l’arrivo della nuova stagione.

Quando finisce la didattica a distanza: le parole di Draghi fanno sperare

Ricominciare la scuola in presenza è uno degli obiettivi e delle speranze di scuole e famiglie, che per mesi si sono dovute riorganizzare per rispondere alle esigenze di contenimento della pandemia. Le parole di Draghi fanno sperare che, dopo i giorni di Pasqua, si possa tornare in qualche modo alla normalità.

Eppure ancora il dato non è certo, e gli insegnanti continuano a proporre formazione a distanza, in base alla percentuale stabilita. Va ricordato che non tutte le scuole hanno adottato la didattica a distanza al 100%. Come abbiamo già visto, la DAD può variare, in base al colore della regione e al rischio contagio:

•DAD 100%: didattica a distanza totale;
•DAD 50%: si alternano equamente didattica a distanza e in presenza;
•DAD 75%: didattica a distanza per il 75% e in presenza per il restante 25%.

Il malcontento nelle scuole ha visto nei mesi dei veri e propri picchi, con alcune proteste accompagnate dall’hashtag #giulemanidallascuola e manifestazioni in piazza.

Didattica a distanza o in presenza: i pareri delle famiglie

La didattica a distanza, proposta nuovamente per il 2021 dal nuovo governo Draghi, è vista come dannosa, nociva, “vuota”. La mancanza della scuola in presenza non mette solo a rischio la formazione in sé, ma come abbiamo visto prima anche la socialità stessa di bambini e ragazzi, e di fatto mette in crisi l’intero sistema scolastico.

L’ipotesi di aprire a pasqua è sicuramente ben vista anche dagli istituti scolastici, soprattutto quelli in cui la DAD ha raggiunto il 100%, per le zone più coinvolte dal rischio pandemia.

Alcune scuole sono tornate, in parte, alla didattica in presenza, seppur non senza intoppi. Le lezioni dal vivo si sono tenute, nel caso di una piccola scuola di montagna, tenendo conto delle importanti misure di distanziamento per garantire la salute e la sicurezza di studenti e insegnanti.

In questo particolare caso, i genitori hanno dovuto firmare il consenso alle lezioni in presenza, garantite per particolari alunni ritenuti svantaggiati. La riapertura, avvenuta in questo caso in modo parziale, ha convinto sia gli studenti che gli insegnanti.

Questo tipo di apertura parziale da un lato limita il sovraffollamento di persone nello stesso istituto scolastico, dall’altra limita anche l’utilizzo dei mezzi pubblici in massa, ed è una soluzione per garantire la formazione che piace alle famiglie.

Didattica a distanza: problematiche

La DAD fin dallo scoppio della pandemia è stata la soluzione per limitare l’affollamento negli istituti scolastici, pur garantendo la formazione di base agli studenti. Eppure le problematiche a cui si è andati incontro, a livello scolastico e di famiglie sono molteplici:

•Mancanza di mezzi tecnologici sufficienti;
•Mancanza di cultura digitale nell’utilizzo degli strumenti;
•I genitori non hanno avuto il tempo di gestire la DAD dei figli a casa;
•Concomitanza didattica a distanza e smart working difficoltosa per le famiglie;
•Mancanza di accesso a internet;
•Troppe ore davanti ad uno schermo per i più piccoli;
•Difficoltà nell’eseguire verifiche e test a distanza;
•Difficoltà di organizzazione per insegnanti e studenti;
•Difficoltà nella gestione di problemi relativi a studenti con handicap.

Le problematiche pratiche dell’utilizzo della didattica a distanza in modo così massiccio sono state moltissime, e continuano a persistere ancora oggi.

Didattica a distanza in Italia: la ricerca UNICEF

Una recente ricerca UNICEF sulla DAD chiarisce come l’Italia sia stata uno dei primi paesi entrati in lockdown totale, con conseguente applicazione della didattica a distanza. Gli studenti italiani, rispetto a quelli di altri paesi europei, hanno perso inizialmente nel 2020 almeno 65 giorni di scuola, comparati ai 27 giorni degli altri paesi.

Purtroppo, secondo il resoconto UNICEF, questa pausa prolungata provoca una grande perdita in termini di apprendimento, soprattutto per quella fascia di popolazione che risulta ancora esclusa ad un accesso rapido alla rete internet. Un tema importante in questo senso è quello della disuguaglianza sociale:

“Si mette in evidenza come le diseguaglianze esistenti possano diminuire le opportunità offerte dalla didattica a distanza, anche tra coloro che hanno accesso ad internet;”

La ricerca, scaricabile sul sito ufficiale, analizza quali sono i mezzi a disposizione degli italiani durante la DAD, sottolineando l’importanza di rendere questo tipo di didattica accessibile soprattutto per le famiglie numerose che possono avere un deficit in termini di dispositivi.

Già a marzo 2020 erano il 67% le scuole ad aver spostato completamente la propria formazione su canali digitali, e ad oggi siamo ancora di fronte ad una netta maggioranza della DAD rispetto alla scuola in presenza.

Didattica a distanza e università

La DAD è stata messa in pratica non solo nelle scuole rivolte a bambini e ragazzi, ma anche per le università. L’istruzione universitaria ha subito gravi rallentamenti a causa dello scoppio della pandemia e delle limitazioni conseguenti, e le lezioni hanno continuato a tenersi online.

Gli studenti hanno iniziato a laurearsi online, a distanza, e questo non ha dato pochi problemi per la gestione stessa dei momenti di laurea. Va ricordato che tra tutti i gradi scolastici, l’università è quella che ha avuto maggior dimestichezza nell’approcciarsi alla DAD in quanto già da tempo utilizza largamente i sistemi digitali.

Agli studenti universitari tuttavia il governo aveva approvato una proroga alle sessioni di laurea del 2020, per permettere a tutti, anche a chi ha subito inevitabilmente ritardi formativi, di laurearsi entro la sessione stabilita, slittando la chiusura dell’anno scolastico.