Il nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi è giunto alla prima sfida sul fronte sussidi e blocco dei licenziamenti. Fin dall’inizio della crisi causata dalla pandemia di Covid-19, circa un milione e mezzo di posti di lavoro sono rimasti congelati, sospesi nel limbo dei provvedimenti posti in essere mesi addietro dal governo Conte. 

Nello spiegare la propria visione della situazione attuale, l’ex presidente della BCE ha parlato in maniera chiara e concisa: la ripresa economica non passa solo attraverso una legge o una manovra di bilancio, ma occorre che ognuno di noi, dal piccolo al grande investitore, abbia l’accortezza e il buon senso di saper fare un passo indietro.

Il tutto nella consapevolezza che un piccolo sacrificio comune oggi possa favorire la rinascita di domani, a partire dalla ripresa di un motore economico e occupazionale che negli ultimi mesi ha inevitabilmente smesso di carburare: Il numero dei posti di lavoro andati in fumo, sinistramente vicino al mezzo milione, ne è la più chiara testimonianza. 

«Il debito è destinato a rimanere elevato a lungo e sarà sostenibile. Continuerà a essere comprato da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, se sarà utilizzato a fini produttivi in investimenti in capitale umano, innovazione e ricerca»

Nuovi sussidi, cosa potrebbe cambiare

E quindi via col primo decreto del nuovo governo, chiamatelo pure “Ristori 5” se preferite. Innanzitutto, sul fronte sussidi il previsto scostamento di bilancio da 32 miliardi dovrebbe garantire un bonus da 1000 euro alle partite iva, ai lavoratori autonomi e a quelli stagionali.

Qui occorre una prima precisazione per capire chi abbia le carte in regole per ottenerlo e chi no: per quel che riguarda i possessori di partite iva, occorre infatti averne aperta una almeno da tre anni, disporre di un reddito che non superi i 50mila euro all’anno e dimostrare la propria puntualità nel versamento dei contributi.

Ma non basta, perché per avere accesso al bonus è inoltre necessario dimostrare di aver registrato un calo nelle entrate almeno del 33% nel corso del 2020. Per quel che riguarda i lavoratori occasionali, stagionali o intermittenti invece, l’iscrizione alla Gestione Separata rappresenta con almeno un contributo previdenziale rappresenta una condizione imprescindibile. 

Blocco licenziamenti, arriva la proroga?

Il rapporto di fiducia reciproca tra enti pubblici e cittadini di cui parla Draghi e di cui parleranno anche i decreti del suo governo, passerà anche attraverso la questione del blocco dei licenziamenti. Occorre precisare che a oggi siamo l’unico Paese europeo a tenere le pratiche di licenziamento nel congelatore, ma la deadline del 31 marzo si avvicina sempre più. In questo caso specifico le previsioni vedono parte di quei 32 miliardi destinati a dare respiro alle imprese con l’augurio che ciò aiuti a salvaguardare il maggior numero di posti di lavoro.

Nella visione del premier, condivisa anche dal ministro dell’Economia Daniele Franco, tendere una mano a un’azienda significa confezionare una misura settoriale, che aiuti a sciogliere i nodi necessari alla sua ripresa produttiva ed economica.

Sulla questione licenziamenti ha voluto dire la sua anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, secondo il quale una proroga del blocco generale rappresenterebbe un grosso errore. A parere di Bonomi, tale misura non solo non risulterebbe efficace, ma non si rivelerebbe altro che un assist per quelle imprese che latitano in tema di riprogrammazione, nuove assunzioni e investimenti per il futuro. In altre parole, il timore del leader di Confindustria è che i giovani escano ulteriormente penalizzati di quanto già non siano, sfavoriti da un conservatorismo dalla coperta corta, che andrebbe a discapito delle generazioni future. 

Per salvaguardare la macchina occupazionale, il decreto potrebbe offrire nuovi stimoli anche alle agenzie private mediante l'introduzione degli incentivi pubblici, ottenibili a patto che tali enti si impegnino nella formazione dei disoccupati e offrire loro la possibilità di ottenere un nuovo lavoro in tempi relativamente brevi. In sostanza, si tratterà di un ricollocamento operato da un ente privato, ma sovvenzionato dallo Stato al fine di garantire un futuro a una risorsa rimasta priva di un impiego fisso.

Possibile proroga anche per la Naspi

Sempre per chi ha già perso il lavoro, all’interno della bozza dovrebbero trovare spazio anche il prolungamento della Naspi e dell’assegno di ricollocazione. Stando a quanto trapela da Palazzo Balestra, il ministro del lavoro Andrea Orlando starebbe mettendo a punto un provvedimento parente stretto dell’attuale indennità prevista in aiuto dei disoccupati.

Il concetto cardine al centro del tavolo rimane sempre lo stesso: favorire la crescita eonomica. Partendo da un presupposto del genere è possibile prevedere anche una modifica strutturale che riguardi sia il reddito di cittadinanza che di quello di emergenza. L'obiettivo è chiaro: renderli strumenti finalizzati a generare produttività e non semplici riempitivi utili solo a tamponare le urgenze del momento.