La Riforma delle Pensioni potrebbe arrivare prima di quanto si pensasse, le novità ed i cambiamenti all'orizzonte saranno introdotti quasi sicuramente nella prossima Legge di Bilancio 2022.

Come già noto da tempo il governo dovrà trovare una soluzione a Quota 100 in scadenza il 31 dicembre 2021 per scongiurare il famigerato problema dello scalone dei cinque anni.

Nelle scorse settimane settimane si sono susseguite sul tavolo del governo diverse proposte di riforma avanzate da forze politiche, parti sociali e dal presidente dell'INPS Pasquale Tridico, approfondite già in recenti articoli ( per consultarli clicca pure qui).

Tra gli incontri più rilevanti da sottolineare sicuramente quello avuto il 27 luglio tra Sindacati e Governo in cui è stata presentata la proposta sindacale per la riforma delle pensioni, Quota 41 estesa a tutti i lavoratori senza limite anagrafico, che permette a tutti coloro che abbiano maturato 41 anni di contributi di poter chiedere la pensione anticipata.

La proposta dei sindacati oltre che dal governo è stata presa in considerazione anche dall'INPS.

Le dichiarazione avute nei giorni successivi all'incontro delinea una situazione sempre più chiara sulle novità che potrebbero essere introdotte a partire dall'inizio del 2022.

Il Governo non ancora sembra intenzionato ad estendere tale misura che garantisce la pensione anticipata a tutti lavoratori per un fondamentale motivo, l'alto costo per le casse dello Stato così come sottolineato anche dalla Corte dei conti ritenendo Quota 41 ancor più onerosa di Quota 100.

L'obiettivo del governo invece, quasi certamente sarà quello di potenziare, allargandone la platea dei beneficiari, misure attualmente in vigore per il pensionamento anticipato.

Ciò darebbe la possibilità a molti lavoratori di  poter usufruire di trattamenti per la pensione anticipata a partire dai 56 o 57 anni, a seconda della tipologia di attività lavorativa e dei requisiti del lavoratore. 

Le misure speciali sulle quali il governo dovrebbe intervenire darebbero in alcuni casi la possibilità al lavoratore di poter andare in pensione a 57 anni di età è il caso della RITA che verrà certamente rinnovata anche per il 2022.

Inoltre resterà in vigore  Quota 41 in favore di categorie di lavoratori che abbiano condizioni lavorative ed economiche particolarmente disagiate per essere richiesta dovranno essere raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contributi nel caso siano uomini, 41 anni e 10 mesi nel caso siano donne.

Altra misura sul quale il governo Draghi punta molto è rappresentata dall'Ape Sociale che prevede un pensionamento  a 63 anni e che mira ad essere rafforzata con un ampliamento della platea degli aventi diritto, così come l'Opzione Donna che verrà potenziata e destinata a diventare una misura strutturale.

Da non dimenticare in ultimo il neo nato, proprio nel biennio Covid-19, contratto di espansione,

riservato alle aziende con almeno 100 dipendenti, patto bi-laterale tra azienda e lavoratore che permette un'uscita dal lavoro tra i 60 ed i 62 anni a fronte di un piano di assunzioni di giovani anch'esse agevolate: un modo per favorire la staffetta generazionale.

Nel video che segue tratto dal canale you tube Mondo Pensioni un interessante video sulle proposte avanzata dall'INPS nella relazione annuale.

Tra le proposte l’istituto ci infila addirittura  una nuova quota 100 rivista, con dei correttivi in modo che costerebbe meno della precedente a partire dal 2022, un sogno per molti!

Più precisamente nella fase iniziale costerebbesolo 1,2 miliardi di euro....

Vai in pensione a 57 anni con la RITA!

Il governo Draghi ha fatto sapere che anche nel 2022 ci sarà possibilità per gli aventi diritto di andare in pensione a 57 anni usufruendo della RITA (Rendita Integrativa Temporanea anticipata).

La RITA è un trattamento pensionistico anticipato, regolamentato attraverso l'articolo 1, comma 168/169 della legge 205/2017, può essere richiesta da lavoratori appartenenti a settori pubblici e privati a patto che soddisfino determinati requisiti, nello specifico:

  • tutti i lavoratori con 24 mesi di inoccupazione successivi alla cessazione dell'attività lavorativa con in possesso almeno cinque anni di previdenza complementare e 57 anni di età anagrafica;

altro caso per il quale sarà possibile usufruire della RITA,

  • in tutti quei casi in cui il lavoratore non abbia raggiunto i 24 mesi di inoccupazione l'età in cui sarà possibile chiedere la RITA salirà a 62 anni, ma non basta si dovranno avere anche 20 anni di contributi maturati e 5 anni di previdenza complementare.

La RITA è l'unica misura in tema di trattamenti pensionistici anticipati a godere di un regime fiscale agevolato con un’aliquota ridotta.

Quota 41 per tutti nel 2022

Come già scritto ,Quota 41 per come è adesso verrà nuovamente confermata anche per il 2022 è oggettivo però che la platea di chi potrà beneficiarne è al quanto ridotta e rappresentata da:

  •  lavoratori dipendenti ed autonomi con invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
  • caregiver che assistono un coniuge o un parente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 194;
  • lavoratori che svolgono attività usuranti o particolarmente gravose.

La proposta dei sindacati è quella di estendere la misura a tutti i lavoratori, i dubbi del governo sono invece rappresentati dagli alti costi per le casse dello stato nel caso tale misura venisse approvata.

Per ovviare a tale problema il governo draghi stà ragionando a diverse soluzioni.

Attualmente Quota 41 prevede  come unico requisito per essere richiesta l'aver maturato 41 anni di contributi questo dà diritto ad un assegno pensionistico privo di penalizzazioni, il governo punterebbe ad considerare penalizzazioni ed una previsione "a tempo" così come accaduto per Quota 100 in modo da rendere più agevole la nuova misura per le casse dello Stato.

Ciò permetterebbe di estendere la misura a tutti i lavoratori ed andare fino ad una anno prima in pensione rispetto all'attuale requisito che prevede 42 anni ed un mese per gli uomini e 41 anni ed 1 mese per le donne.

Aumenta la platea di chi potrà andare in pensione 63 anni con L'Ape Sociale

Al vaglio del governo anche la modifica normativa ed il potenziamento dell'Ape sociale con l'intenzione di allargare la platea di chi potrà andare in pensione a 63 anni attraverso un ampliamento delle categorie di lavori definite usuranti, misura accompagnata dalla volontà di rendere strutturale l'Opzione donna e rafforzare ulteriormente il contratto di espansione.

Attualmente l'Ape sociale è stata prorogata per tutto il 2021 e permette il pensionamento anticipato raggiunti i 63 anni di età e riservata a particolari categorie di lavoratori come disoccupati di lungo corso, caregiver o chi esercita lavori rientranti nella categoria lavori usuranti.

INPS: in pensione a 63 anni

Al tavolo di regia per la riforma pensioni partecipa attivamente anche l'INPS attraverso il presidente dell'istituto Pasquale Tridico che si è reso protagonista di due proposte molto apprezzate dal governo Draghi poichè poco onerose e decisamente sostenibili, ma criticate da tutte le sigle sindacali poichè ritenute penalizzanti per il lavoratore.

La prima proposta prevede la pensione anticipata a 64 anni di età e 36 di contributi, con dei costi di attuazione previsti intorno al miliardo di euro.

La seconda proposta sempre avanzata dal presidente Tridico che più è piaciuta al governo prevede il diritto a smettere di lavorare a 63 anni, ma l'assegno ponte che accompagnerebbe il lavoratore a 67 anni età, in cui avrà diritto alla pensione di vecchiaia, sarebbe calcolato solo e totalmente su base contributiva.

Successivamente  una volta raggiunti i requisiti per la pensione di vecchiaia sarebbe versata anche la parte retributiva. 

Lo scenario più accreditato per il 2022

Alla luce di quanto scritto sin ora lo scenario più accreditato per quanto riguarda la nuova riforma delle pensioni è rappresentato dalla costruzione graduale di un sistema che con il tempo diventi strutturale che preveda una pensione anticipata che converga su una età uniforme per lavoratori in regime contributivo puro.

Un ulteriore possibilità potrebbe essere rappresentata dalla possibilità di estendere la pensione anticipata a 64 anni di età anche a lavoratori attraverso l'applicazione del sistema misto.

Con Quota 102,

 per esempio si consentirebbe di andare in pensione a quei lavoratori che hanno raggiunto i 64 anni di età e 38 di contributi maturati senza alcuna penalizzazione sull'assegno pensionistico,  un applicazione di una penalizzazione su tale assegno garantirebbe una maggiore copertura finanziaria nel momento in cui tale misura venisse approvata.

La situazione oggi

Ad oggi lo scenario attualmente in vigore per poter richiedere alla pensione di vecchiaia prevede :

  • 67 anni di età anagrafica;
  • 20 anni di contributi maturati.

Età che scende a 66 anni e sette mesi per quei lavoratori quei lavoratori che hanno svolto lavori usuranti e gravosi.

Pensione di vecchiaia che potrà essere richiesta secondo la vecchia normativa in vigore fino fino al 31 dicembre 2022 ceh prevede un'età di 56 anni per le donne e 61 per gli uomini, da parte di lavoratori appartenenti al settore privato che presentino disabilità gravi con un livello dell'80% o che appartengano alla cetegoria dei non vedenti.

Per quanto riguarda invece la pensione anticipata, l'uscita dal lavoro sarà ancora garantita fino al 31 dicembre 2021 grazie a Quota 100 che prevede 62 anni di età anagrafica e almeno 38 di anzianità contributiva (ivi compresi riscatti o ricongiunzioni).