Con il nuovo governo Draghi arriva un terremoto che cambia la pensione degli italiani, rivoluzionando la Quota 100. Il pensionamento anticipato, archiviato da Conte a dicembre, sarà spazzato via definitivamente dal nuovo governo. Questo significa che le possibilità di andare in pensione in anticipo rimangono remote, se non del tutto cancellate.

Quota 100: la pensione ci lascia anche con il governo Draghi

Quota 100, introdotta dalla legge di bilancio del 2019, permetteva di andare in pensione in anticipo rispetto alla norma, terminando il lavoro dopo aver versato contributi per 38 anni e con un’età di 62, con vincoli meno ristretti rispetto alle normali pensioni.

Il prepensionamento è stato destinato a lavoratori dipendenti, pubblici o privati, autonomi o parasubordinati, ad esclusione di chi lavora nelle forze dell’ordine e nella polizia.

Si chiama Quota 100 perché si somma il numero dell’età anagrafica al numero di anni della persona che va in pensione.  Questo tipo di pensione è stata introdotta in via sperimentale, fino al 2021, ma con il governo Draghi e la rivoluzione del sistema delle pensioni, possiamo salutare questa iniziativa.

L’ipotesi di scadenza anticipata è argomento dibattuto, prima con il governo di Conte e ora con Draghi. Intanto si parla di riformare il sistema pensionistico italiano, che è uno dei punti di accordo importante con l’Europa anche per l’ottenimento del Recovery Fund.

Fine Quota 100 non solo per Draghi, ma anche per la Cigl

Non è solo l’attuale governo a parlare di prepensionamento, ma anche la Cigl ne ha descritto la criticità:

"La sola proroga di Quota 100 rappresenterebbe un ennesimo intervento spot che non modificherebbe la legge Fornero e non darebbe risposte alle persone che lavorano."

I lavoratori vogliono risposte, anche in vista dell’attuale situazione di precarietà del mondo del lavoro, e la pensione è uno dei punti centrali che il governo dovrà affrontare. Molti italiani vorrebbero una riforma che possa in qualche modo tutelare le pensioni, non solo di chi sta per accedervi, ma anche per tutti i giovani che si chiedono quale sarà il loro futuro, lavorativo e pensionistico.

Il patronato della Cgil aveva comunicato tutti i requisiti necessari per poter accedere a diversi tipi di pensione anticipata, introducendo anche il concetto di lavoro usurante. Draghi abolirà Quota 100, ma non è l’unica forma di pensione anticipata.

La pensione anticipata non va solo sotto al cappello Quota 100, perché originariamente poteva essere destinata anche a tutte quelle persone che svolgono attività usuranti, come ad esempio addetti ai lavori presso cave di estrazione, miniere, sotterranei, operai che lavorano ad alte temperature, in spazi chiusi, a contatto con materiali pericolosi come l’amianto.

Ma non solo, perché anche lavoratori notturni, conduttori di veicoli pesanti per il trasporto e altre particolari mansioni. Questi lavoratori potevano avere accesso alla pensione anticipata dopo aver lavorato in una mansione usurante per almeno 7 anni.

Il concetto di pensione in anticipo non è nuovo e non è da collegare solo alla Quota 100, perché, come per i lavori usuranti, esistono diverse categorie in cui è possibile rientrare per terminare di lavorare in anticipo rispetto alla norma.

Non solo Quota 100: la pensione anticipata esisteva da molto prima del governo Draghi

Oltre a Quota 100, c’erano diversi modi per entrare in pensione anticipata, in base a specifici criteri. Originariamente i lavoratori che avevano versato contributi per 41 anni e un mese (per le donne) e 42 anni e un mese (per gli uomini) potevano avere questo diritto a prescindere dall’età.

Tendenzialmente, nonostante le numerose modifiche, questo è rimasto invariato nel tempo, e alcuni settori di popolazione sono stati inclusi maggiormente in questo tipo di pensionamento, sia per tipologia di lavoro sia per condizioni svantaggiate.

Tra queste ricordiamo alcuni casi di chi si presenta in stato di disoccupazione involontaria, chi si trova ad assistere un famigliare portatore di handicap, chi ha invalidità civile almeno del 74%, chi svolge attività definite rischiose.

Ci sono moltissimi casi in cui un cittadino ha diritto ad una pensione anticipata. Ma questo tipo di iniziativa ha destato discussioni per le conseguenze negative che può portare nel mondo del lavoro e nei confronti della spesa pubblica italiana.

Qualcuno ha parlato anche dei danni provocati da Quota 100, ripercussioni generali che ne hanno fatto emergere i lati più svantaggiosi se applicata con costanza nel tempo.

I danni di Quota 100: perché Conte e Draghi scelgono lo stop

Oltre ad essere un sostegno per determinate fasce di popolazione, Quota 100 avrebbe causato dal 2019 ingenti danni collaterali. Ogni anno il sistema pensionistico italiano è attraversato da terremoti, fatti di dubbi e incertezze, e i costi della gestione di un sistema INPS sono sempre più elevati.

Secondo alcuni dati, il prepensionamento ha aumentato il rapporto tra spesa pensionistica e Pil del paese, provocando anche tra i lavoratori aventi diritto pensionistico un divario incolmabile per fasce di età o tipologia di lavori svolti.

Quota 100 avrebbe costituito un costo pubblico enorme, che il paese non si può permettere in un periodo come quello attuale. Da un lato i lavoratori che oggi vorrebbero scegliere il prepensionamento si trovano in forte difficoltà, dovuta alla scarsità del lavoro, alla cassa integrazione e alla crisi economica emergente.

E alcuni preferirebbero anticipare la pensione piuttosto che trovarsi in difficoltà economica causata dalla scarsità di posti di lavoro. Chi è a favore di Quota 100 non vede i danni che questa possibilità ha causato nel tempo, e le disuguaglianze che hanno investito il sistema pensionistico italiano.

Draghi abolisce Quota 100: ma i dati Istat sulle pensioni italiane sono allarmanti

Secondo i dati Istat le pensioni italiane attive al 2018 per anzianità erano 11.844.013, con un importo lordo medio annuale di 17.633.82 euro. Il numero di pensioni totali era maggiore di quello dei pensionati, perché può succedere che un’unica persona abbia diritto a due o più forme pensionistiche, con una percentuale maggiore per le donne rispetto agli uomini.

La sostenibilità del sistema pensionistico è un tasto dolente per il nostro paese, che funziona con un metodo che prevede che i lavoratori attuali paghino con il loro lavoro le pensioni. Il sistema non funziona in base a quanto accumulato dal pensionato stesso.

I dati confermati del 2018 ci dicono che la spesa per le pensioni in Italia è stata di 293 miliardi di euro, un terzo della spesa pubblica italiana. In uno scenario come questo, Quota 100 ha destato non poche polemiche, in quanto concretamente si tratta di una spesa in più a carico del paese.

Draghi e Quota 100 sono la punta di un iceberg: il sistema pensionistico italiano è insostenibile

Quota 100 è solo uno dei provvedimenti che fanno discutere: il sistema pensionistico italiano in generale è poco sostenibile, e una società di consulenza, Mercer, ha individuato le criticità paragonando diversi sistemi a livello mondiale.

Il punteggio che è stato attribuito al nostro paese è molto basso, proprio per i problemi causati alla spesa pubblica, valutando anche che la popolazione è sempre più anziana, e con l’aumento dell’età demografica sale anche la richiesta di fondi per le pensioni.

Se in un paese il numero di cittadini che ricevono una pensione è superiore a quello dei lavoratori, la sostenibilità viene necessariamente meno. Non solo l’Italia si trova in una situazione come questa, anche in Spagna l’invecchiamento della popolazione è alto, e c’è disparità tra chi lavora e chi percepisce una pensione.

Al contrario, paesi come Danimarca e Paesi Bassi hanno ottenuto un punteggio molto buono, e hanno un sistema in cui le pensioni sono determinate da tre fattori: in Olanda per esempio esiste una pensione statale, una derivante dall’impresa in cui si lavora, e una parte è determinata da regimi pensionistici individuali.

Anche la disparità generazionale è un tema che sta a cuore agli italiani, perché le disparità fra chi esce e chi entra nel mercato del lavoro oggi sono molto alte, e ancora non si è trovata una soluzione.