Settembre è iniziato, la vita politica riprende il suo corso e come si spera anche i tavoli di discussione tra Governo e Sindacati per la Riforma Pensioni.

I futuri incontri si prospettano piuttosto accesi visto quanto emerso dall’ultimo tenutosi il 27 luglio, in occasione del quale è stato chiesto alle forze Sindacali di esporre nel dettaglio la loro proposta di riforma.

La situazione pensioni deve infatti essere risolta perentoriamente entro la fine dell’anno, termine che corrisponde alla scadenza di Quota 100 (la pensione anticipata) e per la quale i Sindacati vorrebbero trovare un sostituto degno, cioè una Quota 41 aperta a tutti.

Tuttavia, quello che è emerso fino adesso si presenta come un quadro piuttosto chiaro con il Governo che ha già manifestato il suo dissenso verso la proposta sindacale a causa degli enormi costi.

Al momento quindi la situazione Riforma Pensioni è questa e cioè la strategia Draghi consiste nel rinnovare e rafforzare le misure speciali di pensionamento già in vigore. L’obiettivo è allargare quanto più possibile la platea dei beneficiari che possono avere diritto alla diverse forme di pensione anticipata, senza però creare un sostituto a Quota 100, che costi più della stessa allo Stato.

La strada insomma è quella del potenziamento di misure già attive così che le diverse categorie di lavoratori abbiano accesso in diverse circostanze a diverse opzione di uscita dal lavoro.

Dalle conferme avute fino adesso molte sono già le misure rinnovate per il 2022, e che illustreremo nel dettaglio, con cui di fatto la pensione anticipata diventerà accessibile per moltissimi lavoratori a partire dai 56 anni.

Mentre per una manovra di massa cioè un sostituto a Quota 100, con una misura che coinvolga tutti i lavoratori, la situazione è più complessa e appare chiaro che se anche si troverà una mediazione, la soluzione non sarà Quota 41 per tutti.

Draghi ci manda in pensione dai 56 ai 63 anni

Dunque come si è detto l’esecutivo Draghi ha già dato conferma di come alcune misure di pensione anticipata saranno rinnovate e rafforzare nel 2022.

Si partirà con la pensione anticipata a 56 anni concessa a quanti usufruiscono della Legge 104. 

Mentre una platea più a allargata di lavoratori potrà andare in pensione a 57 anni usufruendo della RITA. Dovrebbe poi essere aperta la possibilità di un’uscita dal lavoro a 57 anni anni per quanti svolgono l’attività di caregiver.

Altra misura che sarà attiva e in vigore l’anno prossimo è la cosiddetta Quota 41 precoci, con la quale i lavoratori precoci possono ritirarsi dall’attività lavorativa appena raggiunti il totale di 41 anni di contributi.

Il pensionamento fondato unicamente su un requisito contributivo di 41-42 anni e 10 mesi sarà poi ancora possibile per lavoratori e lavoratrici nel 2022.

Inoltre, vi sarà la possibilità del ritiro precoce mediante gli scivoli aziendali, cioè a partire dai 60 anni con la isopensione e dai 62 anni con il contratto di espansione.

E veniamo alle due misure che dovrebbero non solo essere rinnovate l’anno prossimo, ma anche stravolte, cioè Opzione Donna e Ape Sociale. La prima dovrebbe diventare una misura permanente, cioè le lavoratrici avrebbero per sempre l’opzione di una pensione a 58 o 59 anni. Ape Sociale invece vedrà un enorme allargamento della platea dei beneficiari e così a molti più lavoratori sarà accordata una pensione anticipata a 63 anni.

Nel 2022 in pensione a 56 anni con la Legge 104 o a 57 anni con la RITA

Come si è accennato la pensione a 56 anni continuerà ad essere un'opzione possibile nel 2022 per quanti usufruiscono della Legge 104.

Mentre altra scelta di rinnovo per il 2022 è stata attuata per la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA).

La Rita, la cui normativa di trova descritta nei commi 168-169 dell’art. 1 della Legge 205/2017, permette il ritiro anticipato dall’attività lavorativa al compimento dei 57 anni di età.

Possono usare la RITA i lavoratori che hanno versato un minimo di cinque anni di previdenza complementare e che dopo essere rimasti senza lavoro hanno vissuto almeno 24 mesi di periodo di inoccupazione.

I lavoratori per i quali il periodo di inattività è inferiore ai due anni, possono comunque, in presenza di requisiti aggiuntivi, godere della pensione anticipata con la RITA. 

Cioè, i lavoratori che non sono rimasti almeno due anni senza lavorare, oltre i cinque anni di previdenza complementare, devono aver accumulato anche 20 di contributi ed è richiesto agli stessi che nell’arco di 5 anni raggiungano l’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni. In parole povere in questo secondo scenario il pensionamento anticipato con la RITA sarà possibile solo dai 62 anni di età.

Si tenga presente che quanti possono smettere di lavorare grazie alla RITA godono anche di vantaggi sull’assegno pensionistico rispetto alle altre forme di pensione anticipata, poiché questa opzione concede anche delle agevolazioni fiscali.

Non solo Quota 41! Tutti in pensione con il solo requisito contributivo di 41 o 42 anni

Una proposta al vaglio dell’esecutivo è quella di inserire una agevolazione per i caregiver, concedendo a questa categoria di lavoratori una pensione a 57 anni.

Mentre ad essere rinnovata con assoluta certezza l’anno prossimo sarà Quota 41 per i lavoratori precoci. Nel nostro sistema i lavoratori si classificano come “precoci” se si trovano nella situazione di avere un anno di contributi versati prima di compiere 19 anni.

Grazie a Quota 41 solo i lavoratori precoci in Italia potranno andare in pensione nel 2022 dopo aver raggiunto 41 anni di contributi. 

Anche se la possibilità di un’uscita sul solo requisito contributivo è già possibile e lo sarà anche l’anno prossimo per tutti, ma con requisiti diversi per uomini e donne. I lavoratori dovranno accumulare 42 anni e 10 mesi, mentre le lavoratrici solo 41 anni e 10 mesi.

Quota 41 precoci è spiegata in ogni dettaglio nel video YouTube di Lucia Pirruccio:

 

In pensione dai 60 anni grazie agli scivoli aziendali

Ancora, nel 2022 i lavoratori del settore privato avranno due possibilità di pensione anticipata, grazie ai cosiddetti scivoli aziendali.

In particolare sarà rinnovata la isopensione, cioè la possibilità di smettere di lavorare a 60 anni e usufruire di uno scivolo aziendale di massimo 7 anni. Questa opzione può essere usata da tutte le attività che superano i 15 dipendenti.

Mentre le attività con almeno 100 dipendenti possono usufruire del contratto di espansione, misura ampliata dal DL Sostegni bis, che concede la possibilità di uno scivolo pensionistico di max 5 anni, con la pensione anticipata possibile quindi dai 62 anni.

In ogni caso gli scivoli pensionistici presuppongono che il datore di lavoro, che si accolla in totale o in parte i costi, si accordi con l’INPS e poi informi i suoi dipendenti di questa possibilità. Saranno infatti i lavoratori a scegliere se vogliono andare o meno in pensione anticipata, ma non possono mai essere obbligati a questo dal datore di lavoro.

Lavoratrici in pensione a 58/59 anni con Opzione Donna, che diventa permanente

E veniamo ad una delle misure che dovrebbe subire i cambiamenti più grandi nel 2022, parliamo di Opzione Donna.

Ricordiamo infatti che grazie a questa misura, se anche non vantaggiosissima da punto di vista dell’assegno pensionistico, le donne hanno il diritto di andare in pensione con 35 anni di contributi e a partire dai 58 anni se svolgono in attività di lavoro dipendente o 59 anni se sono autonome.

Al momento la misura necessita di un rinnovo annuale, che avviene già da parecchi, l’obiettivo per l’anno prossimo è quello di integrare Opzione Donna nel sistema pensionistico in via permanente.

Inoltre la stessa dovrebbe arricchirsi di una Quota Mamma, la quale dovrebbe concretizzarsi in un cosiddetto bonus contributivo, con il quale andare in pensione una anno prima per figlio. 

Ape Sociale si allarga! Anche i lavori usuranti in pensione a 63 anni

Grandi cambiamenti nel 2022 travolgeranno Ape Sociale, ovvero l’anticipo pensionistico richiedibile in alcune condizioni a partire dai 63 anni di età.

Se 63 anni è il requisito anagrafico fisso quello contributivo varia, dove ai lavori gravosi sono richiesti 36 anni, per gli inoccupati o chi deve assistere un parente disabile servono solo 30 anni.

Questo anticipo pensionistico, Ape Sociale, accorda entro il massimo di 1.500 euro l’importo integrale dell’assegno pensionistico, ovviamente calcolato al momento dell’uscita con questa opzione.

La misura prevede inoltre la possibilità per le donne di un bonus contributivo che accorda un anno di sconto sulla pensione, entro il massimo di due, alle lavoratrici con figli.

Tre sono le novità che dovrebbero investire Ape Sociale, in primis la schiera dei lavori cosiddetti gravosi dovrebbe essere ampliata, con più categorie annesse e quindi più beneficiari della pensione anticipata a 63 anni.

Inoltre, alla misura dovrebbero essere ammessi nel 2022 anche i lavori usuranti che ora sono esclusi. Al momento infatti la categoria usufruisce delle opzioni specifiche di pensione anticipata: Quota 98,6 e Quota 97,6.

In ultimo Ape Sociale dovrebbe essere integrato è arricchito di un nuovo bonus contributivo, cioè uno sconto di un anno sulla pensione per ogni dieci anni di attività lavorativa consecutiva svolta.

Riforma Pensioni: Governo vs. Sindacati per Quota 41 allargata

Queste sono le modifiche già annunciate dall’esecutivo, tuttavia la discussione sulla Riforma Pensioni è tutt’altro che risolta. Questo perché se il governo su consiglio della Corte dei Conti e dell'INPS deve evitare l’attivazione di misure costose come Quota 100 (3,5 miliardi di euro), i Sindacati vogliono invece che si trovi un sostituto a questa misura che non è selettiva come le altre ed è per così dire un’opzione di massa.

Per i lavoratori esclusi da tutte queste forme appena descritte di pensione anticipata infatti, scaduta Quota 100 con il pensionamento a 62 anni e 36 di contributi, si verificherà il fenomeno noto come lo scalone dei 5 anni, cioè potranno andare in pensione solo a 67 anni compiuti.

Per risolvere il problema e far sì che proprio tutti i lavoratori abbiano diritto alla pensione anticipata, i Sindacati chiedono una Quota 41 allargata, con la quale sia aperta per tutti l’opzione della pensione con 41 anni di contributi e basta. Il problema è che nella proposta sindacale e anche previsto che non ci sia riduzione dell'assegno pensionistico, cosa che fa lievitare i costi di questa Quota 41 fino a 4,7 miliardi di euro, e parliamo del solo anno di attivazione.

Questo è uno dei pochi punti su cui l’esecutivo Draghi è stato piuttosto chiaro, la proposta sindacale è inattuabile per i costi.

L’INPS media sulla Riforma Pensioni: doppio binario o nuova Quota 100

Per risolvere il problema dello scalone dei cinque anni e a scopo di mediazione con i Sindacati l’INPS nel XX rapporto annuale ha approfondito due alternative piu economiche di Riforma Pensioni.

Prima di tutto quella che è stata definita la pensione a doppia quota e che ha dei costi di attivazioni incredibilmente bassi (meno di 500 milioni), anche se non è molto vantaggiosa per i lavoratori. Con questa opzione i lavoratori potrebbero ritirarsi effettivamente a 63 anni, ma per quattro anni, fino ai 67 della pensione di vecchiaia, gli sarebbe versato solo un anticipo dell’assegno, che corrisponde alla parte contributiva. Poi a 67 anni potrebbero avere l’intero assegno, arricchito della parte retributiva.

La nuova Quota 100 economica, dal costo di attivazione pari a circa 1,2 miliardi, prevede invece un pensionamento possibile a partire dai 64 anni e con 36 di contributi.