Notizie davvero preoccupanti giungono in merito alla Riforma Pensioni, con i Sindacati che lanciano l’allarme sull’interruzione di fatto delle consultazioni. Soprattutto perché a metà ottobre è prevista la presentazione della bozza della Legge di Bilancio 2022, in cui si stabiliranno i fondi da destinare alle varie manovre e al momento una che intervenga sulle pensioni in modo sostanziale non è stata prevista.

A fine luglio c’era stato quello che avrebbe dovuto essere il primo tavolo di discussione tra governo Draghi e Sindacati per l’attuazione della Riforma del sistema pensionistico.

Questo incontro, in cui i Sindacati avevano esposto il loro progetto di una Riforma Pensioni che sostituisse Quota 100 con Quota 41 per tutti e un ricalcolo a rialzo dell’assegno pensionistico, era già stato fonte di delusione per la reazione degli esponenti politici che considerano la manovra sindacale dai costi inattuabili.

Tuttavia, ormai siamo a settembre e il Governo ha interrotto le consultazioni con i Sindacati, nessuna data è stata fissata e l’esecutivo non sembra intenzionato a pianificare nuovi incontri a breve per discutere di una riforma del sistema pensionistico.

Quella del governo Draghi sembra una strategia molto chiara in stile della vecchia politica, con un silenzio più che eloquente che mira a far scadere di fatto i tempi per la riforma.

A fine dicembre infatti sparirà con certezza Quota 100, con il suo pensionamento a 64 anni, e ormai sembra difficile credere che una soluzione, almeno una valida, possa essere trovata in poco più di tre mesi.

Piuttosto quella portata avanti dall’esecutivo è una chiara strategia che mira ad evitare misure costose come Quota 41 per tutti o Quota 100, ampliando al loro posto quelle che sono alcune misure selettive di pensione anticipata, ma che di fatto lasciano fuori moltissimi lavoratori.

Il video Youtube di Mondo Pensioni contiene un interessante approfondimento sulla Quota 41 proposta dai Sindacati:

 

Draghi taglia fuori i Sindacati e rimanda la Riforma Pensioni

Prima di addentrarci nel vivo della discussione e sulle novità in merito alla Riforma Pensioni cerchiamo di fare un attimo il punto della situazione e capire quali sono i problemi legati a Quota 100 e alla pensione anticipata.

Di fatto come molti sapranno la Riforma Fornero ha previsto che i lavoratori abbiano diritto alla pensione di vecchiaia con i requisiti di 67 anni di età e 20 anni di contributi previdenziali versati. 

Allo scopo di fornire una scappatoia che abbassasse l’età pensionabile per i lavoratori, in via sperimentale, fu introdotta tre anni fa Quota 100, cioè l’opzione con cui i lavoratori accettando una cospicua riduzione dell’assegno pensionistico potevano richiedere il pensionamento a partire dai 62 anni, dopo aver però accumulato anche 38 anni di contributi.

Il problema però è che Quota 100 oltre a tanti difetti, come l'assegno basso, che l’hanno resa poco appetibile ha anche dei costi enormi, 3,5 miliardi di euro, e così senza mezzi termini il Governo ha annunciato che questa morirà nel 2021 e nessuno rinnovo è previsto per il prossimo anno.

Qui dobbiamo prendere dimestichezza con un termine molto utilizzato di recente, scalone dei cinque anni, con cui si intendono i cinque anni che separano la pensione con Quota 100 a 62 anni e quella ordinaria a 67. Venendosi a creare lo scalone dei cinque di fatto molti lavoratori avranno un trattamento ingiusto, essendogli negata la possibilità di un pensionamento anticipato, soprattutto quelli che avevano programmato un’uscita a breve con Quota 100 e che adesso dovranno aspettare di compiere 67 anni.

Ora la situazione è questa, i Sindacati urlano una Riforma Pensioni con un sostituto a Quota 1000 da loro identificato in una pensione con soli 41 anni contributivi, la famosa “Quota 41 per tutti”. Il governo dal canto suo tace e non sono previsti per ora altri incontri con i Sindacati per discutere una riforma.

Piuttosto l’esecutivo governativo che mira a ridurre all’osso la spesa previdenziale ha una strategia diversa, cioè eliminare i costi delle misure di massa che permettono il pensionamento anticipato e invece potenziare e rafforzate le misure già vigenti ed aperte a ristrette categorie lavorative.

La strategia Draghi per scongiurata una Riforma Pensioni con Quota 41

La scena politica si è improvvisamente infiammata e al centro vi è la questione Riforma Pensioni.

Ricordiamo che già questa primavera il Ministro del Lavoro Andrea Orlando aveva dichiarato che nelle intenzioni dell’esecutivo governativo non vi era nessuna Riforma Pensioni. Ma alla reazione dura dei Sindacati, che annunciavano la mobilitazione nazionale, l’esecutivo aveva ceduto mostrando un’apertura sfociata nell’incontro di fine luglio in cui si è discusso proprio della Riforma Pensioni.

Un’apertura di facciata che mirava forse solo a prendere tempo perché che da questo incontro una cosa sola è stata chiara: Quota 41, che dovrebbe comportare un pensionamento sul solo requisito contributivo e senza tagli all'assegno, non si farà mai! Costa troppo, 4,3 miliardi di euro, e il governo è stato messo in guardia sia dall’INPS che dalla Corte dei Conti.

Piuttosto la strategia Draghi-Orlando è chiara, ampliare e rinnovare quelle misure vigenti come Opzione Donna, Ape sociale, etc. piuttosto che sostituire Quota 100 con una misura costosa quanto la stessa.

Mancano i tempi per una Riforma Pensioni come si deve!

A preoccupare ormai sono i tempi della Riforma Pensioni perché è chiaro che qualsiasi manovra sarà effettuata i tempi ormai scarseggiano e difficilmente grandi stravolgimenti al sistema pensionistico possono essere pensati in soli tre mesi.

Le intenzioni del governo, di prendere tempo sul tema “pensioni”, appare anche evidente se guardiamo i diversi atteggiamenti tenuti riguardo alla Riforma Fiscale. 

Questa che è la vera priorità di Draghi sta subendo un iter accelerato di approvazione con la Legge Delega già questa settimana sul tavolo del Consiglio dei Ministri.

Mentre gli incontri sulla Riforma Pensioni vengono rimandati di volta in volta, a questo punto possiamo dire che è tutto nelle mani dei Sindacati. 

Si deve poi tenere presente che a ottobre c’è una scadenza importantissima, cioè la presentazione della bozza delle Legge di Bilancio 2022, in cui vengono ripartiti e assegnati i fondi per le varie manovre, riforme e rinnovi. Se è chiaro che Draghi vuole spingere sulla Riforma Fiscale per arrivare preparati a tale data adesso appare anche chiaro che all’opposto sulla Riforma Pensioni si perde volontariamente tempo, allo scopo di far scadere i tempi per un intervento concreto e massiccio e tenere buoni i sindacati senza un aperto rifiuto.

Due alternative economiche di pensione anticipata per il post-Quota 100 

Negli ultimi giorni stanno filtrando moltissime notizie riguardo una possibile Riforma Pensioni, ma riassumendo possiamo dire che le uniche notizie certe che possediamo riguardano il rinnovo di misure specifiche e selettive, già annunciate dall’esecutivo.

Sul possibile sostituto a Quota 100, appare anche in questo caso certo che la proposta sindacale con Quota 41 non sarà presa in considerazione.

L’unica speranza al momento è che il governo per non entrare apertamente in rotta con i Sindacati scelga di attuare delle misure meno costose e meno vantaggiose per i lavoratori, che rappresentino una mediazione.

A questo scopo sappiamo che l’INPS era stata chiamata a trovare una soluzione poco dispendiosa al problema di Quota 100 e dello scalone dei cinque anni e che nel XX rapporto annuale si analizzavano proprio due alternative a Quota 41. La prima era una nuova Quota 100, ma dai soli costi di attivazione di 1,2 miliardi, cioè una pensione anticipata a 64 anni di età e con 36 di contribuzione.

Poi una proposta da soli 500 milioni di euro, la cosiddetta pensione a doppio binario, cioè la possibilità di un anticipo pensionistico a 63 anni versato per quattro anni fino al compimento dei 67 anni, quando si potrà avere l’assegno intero.

Tuttavia, anche in merito a queste proposte al momento il governo continua con il suo muro di silenzio, mentre i Sindacati fanno sapere che esse sono assolutamente inconcludenti e del tutto svantaggiose per i lavoratori.

Come si andrà in pensione anticipata nel 2022

Se riguardo la Riforma Pensioni e il post Quota 100 il futuro è più incerto che mai, d’altra parte l’esecutivo Draghi ha almeno confermato che alcune misure selettive e destinate a categorie specifiche vedranno un rinnovo nel 2022 e anche un ampliamento.

Questa infatti sarebbe la strategia sulla quale, sindacati permettendo, il governo vorrebbe investire perché limita i costi rispetto all’introduzione di una Quota 41, cioè di una misura accessibile a tutti i lavoratori.

Dopo esserci quindi mossi sul terreno incerto del post-Quota 100 Vediamo adesso quali possibilità di pensione anticipata ci saranno con certezza l’anno prossimo e da chi saranno accessibili.

In pensione con Ape Sociale e Opzione donna nel 2022

Dunque alcune categorie lavorative continueranno ad avere la possibilità di una pensione prima dei 67 anni nel 2022 a prescindere dalla Riforma Pensioni, questo perché si tratta del rinnovo annunciato di misure che esistono già.

Ad essere rinnovate e potenziate con certezza saranno prima di tutto Opzione Donna e Ape Sociale. La prima continuerà ad offrire alle lavoratrici l’opportunità di una pensione anticipata a 58 anni (lavoratrici dipendenti) o 59 anni (lavoratrici autonome) e con 35 anni di contributi. Anzi si discute se integrare in via permanente la misura al sistema pensionistico, così che non necessiti ogni anno di essere rinnovata.

Grandi modifiche poi sono previste per Ape Sociale, l’anticipo pensionistico che in alcune condizioni si può richiedere a 63 anni, con requisiti contributivi di 30 o 36 a seconda delle specifiche.

Questa misura ora è accessibile ai lavori gravosi e  l’anno prossimo dovrebbe essere aperta anche alle attività usuranti.

Draghi ci manda in pensione a 57 anni, ma come?

Nel 2022 avranno accesso alla pensione anticipata a 57 anni quanti versano anche la previdenza complementare e che possono accedere alla RITA, poi si potrà uscire dal lavoro a 56 anni sfruttando le agevolazioni per i titolari di Legge 104.

Ci sarà poi la possibilità per i lavoratori del settore privato di usare gli scivoli aziendali, cioè accordi che il datore di lavoro stringe con l’INPS e per i quali sobbarcandosi i costi può offrire ai propri dipendenti la pensione anticipata.

In particolare nel 2022 le aziende con più di 15 dipendenti potranno usare la isopensione, mentre il DL Sostegni bis ha previsto che il contratto di espansione sia adesso accessibile alle aziende con almeno 100 lavoratori.

Vedrempo poi la continuazione della cosiddetta Quota 41 precoci, invece come misura aperta a tutti ci sarà sempre il pensionamento con 42 anni e 10 mesi di contributi, con uno sconto di un anno per le donne a cui servono 41 anni e 10 mesi, a prescindere dall’età.