I colori dell’economia, è l’Istat a fornirci un po’ di dati a riguardo. La cosiddetta economia grigia arriva a sfiorare nel nostro Paese quota 203 miliardi. Coloro che lavorano in modo irregolare sono almeno 2,5 milioni. Numero che debbono far riflettere. 

La celebre economia “non osservata” alle attività non lecite va sommando quelle sommerse: nell’anno 2019 si è riscontrato un calare di oltre 5 miliardi, dando un proseguimento a un cambiamento favorevole che ha preso il via a partire dal 2014, sebbene gli standard complessivi restino a dir poco sconcertanti.

Vez, in un video caricato sul suo canale Youtube (Vez Economy), presenta una propria panoramica sull’economia sommersa. Il canale di Vez ha lo scopo di una chiara divulgazione economica, l'obiettivo così da rendere chiare e accessibili i fondamenti dell’economia ai non addetti ai lavori. 

Economia non osservata nell’agenda nazionale

L’economia non osservata è un bricolage di attività economiche di mercato che, per ragioni differenti, eludono le verifiche dirette delle statistiche ufficiali. In questo modo vengono posti problematiche importanti nella loro rilevazione. L’economia cosiddetta non osservata abbraccia, principalmente, l’economia sommersa e quella illegale. Vediamo i dettagli.

Le fondamentali costituenti dell’economia sommersa sono rappresentate dal valore in surplus tenuto segreto per mezzo di segnalazioni volontariamente sbagliate delle vendite e/o delle spese (sotto-dichiarazione del valore in surplus) oppure venutosi a creare tramite l’impiego di sessioni di lavoro non regolare

A questo si deve sommare la quota dei fitti in nero, delle regalie e una porzione che vien fuori dalla riconciliazione fra gli addendi degli annessi dell’offerta e della domanda. La suddetta tipologia di integrazione racchiude in essa, in rapporto non distinguibile, sia conseguenze connesse a circostanze di matrice essenzialmente statistica sia componenti inerenti all’esistenza di elementi del sommerso non del tutto tracciate per mezzo delle tradizionali metodologie di rilevazione.

L’economia illegale abbraccia quelle attività di generazione di beni e servizi la cui messa in commercio, ripartizione o proprietà sono vietate dalle norme legislative in merito, e quelle che, pur mostrandosi come lecite, sono portate avanti da mediatori non approvati. Le attività illegali annoverate all’interno del Pil dei Paesi Ue sono la realizzazione e il mercato di stupefacenti, le prestazioni relative alla prostituzione e il contrabbando di sigarette.

Economia non osservata e i quattro elementi

L’economia non osservata, definita come Non Observed Economy, può dirsi composta da quattro elementi caratterizzanti: 

a) economia sommersa – complesso delle sotto-dichiarazioni e delle attività non regolari e di ciascuna delle operazioni che vengono intenzionalmente taciute di fronte ai controlli e alle maglie delle istituzioni fiscali, statistiche e pensionistiche per mezzo di documentazioni dichiarative non esatte inerenti alle effettive vendite e alle spese delle unità redditizie; 

b) economia illegale – complesso delle attività economiche non legali messe in campo prive di approvazione o licenza; 

c) economia informale – complesso delle operazioni, prestazioni e patteggiamenti di beni non annoverati nel bilancio nazionale incentrati sulle relazioni di lavoro non siglate tramite l’impiego di contratti ufficiali; 

d) sommerso statistico – complesso delle attività che eludono controllo diretti per l’assenza di indicazioni (ad esempio inesattezze campionarie o di chiusura all’interno di cataloghi e registri d’archivio).

Quello che induce a celare le proprie attività lavorative potrebbe conseguire da svariate circostanze, come ad esempio l’impronta e la ragione legale dell’attività messa in atto e la determinazione a diminuire le cifre degli incassi dalle imposte fiscali;

naturalmente al di là degli aspetti etici e legali del fenomeno, si conta una contraccolpo sull’intera struttura economica nazionale andando a porre basi e premesse di concorrenza non così limpide che riducono e non di poco il mark-up degli articoli diminuendo i sostegni a un progressivo sviluppo e generando una più importante inefficacia nell’iter di produzione, il che purtroppo sancisce un progresso a rilento del Paese.

L’economia non osservata e il nostro Paese

Si tratta a malapena di una sfregatura, perché l’economia “non osservata” del nostro Paese si presenta ancora come un passo invalicabile. Non si contano il numero di prestazioni economiche sommerse e non lecite che per loro stessa natura eludono le maglie delle rilevazioni ufficiali. Un ambito che equivale a 203 miliardi di euro, ossia l’equivalente de’l'11,3% del Pil. 

Confrontandosi con il 2018 si segnalano cambiamenti, come la riduzione di più di 5 miliardi (-2,6%) che conferma così la propensione in opera dal 2014: a sostenerlo l’Istat mettendo in risalto come la costituente dell’economia sommersa ammonti intorno ai 183 miliardi di euro, mentre la componente delle attività illegali vada a superare i 19 miliardi.

La panoramica presentata dall’Istituto, avendo come anno di riferimento il 2019, delinea allora un tracciato precedente la pandemia.

Tra i numeri che vengono fuori, quello inerente al lavoro irregolare importante quello che indica a 3 milioni e 586mila unità di lavoro, in diminuzione di ben e più 57mila considerando l’annata precedente (-1,6%).

La diminuzione del sommerso, e la crescita dell’economia illegale 

Dall’indagine dell’Istat ci rendiamo conto di come le differenti zone grigie dell’economia siano andate restringendosi, fatta eccezion per l’autentica illegalità.

La relazione dell’Istituto sembrerebbe parlare chiaro. La maggior parte delle costituenti della cosiddetta economia non osservata hanno segnalato contrattura: il valore in surplus del sommerso da sotto-dichiarazione è calato man mano di 3,8 miliardi di euro in confronto al 2018, mentre quello prodotto dall’utilizzo di lavoro illegittimo di 1,2 miliardi.

E ancora, le rimanenti componenti hanno annotato una diminuzione di 0,5 miliardi. Altro discorso per l'economia illegale che altresì segnala una crescita, sebbene abbastanza contenuta, rispetto all’annata precedente (+174 milioni).

Per quanto riguarda il sommerso, una fetta maggiore dei 183 miliardi di rilevanza economica, la costituente connessa alla sotto-dichiarazione equivale a 90,2 miliardi mentre quella inerente all’utilizzo di lavoro irregolare raggiunge i 76,8 miliardi (nella fattispecie 94,0 e 78,0 miliardi rispetto l’annata precedente). 

Le componenti più influenti del sommerso

Le costituenti rimanenti si assestano a circa 16,4 miliardi, registrando un ribasso considerando i 16,9 dell’anno 2018. Altra notazione dell'Istituto segnala come i settori dove si censiscono gli standard più elevati e influenti del sommerso economico siano gli altri servizi alle persone (35,5% del valore aggiunto totale), l’import-export, i trasporti, l’alloggio e la ristorazione (21,9%), l’edilizia (20,6%)

Mentre il peso minora viene a presentarsi negli Altri servizi alle imprese (5,5%), nella Produzione di beni d'investimento (3,4%) e nella Produzione di beni intermedi (1,6%). All’interno di un panorama di ribasso generale, avanzamenti positivi si contano nella fattispecie con la rilevanza del sommerso sulle attività produttive (-0,6 punti percentuali sul complessivo), la diminuzione più evidente si segnala per l’edilizia (-2,0 punti percentuali) e per i Servizi professionali (-3,5 punti).

Economia e peso del lavoro irregolare

Considerando anche gli altri ribassi, da valutare anche quello del peso del lavoro irregolare. L’Istat afferma come si stia registrando un calo complessivo nella gran parte degli ambiti delle attività economiche. Andando nello specifico dei settori, quello dell’edilizia vanta la più alta riduzione dell’indice di non regolarità, equivalente a un punto percentuale (da 17,3% del 2018 al 16,3% del 2019).

Non si arresta, purtroppo, il motore dell’’illegalità. In tale circostanza si riferisce di un valore aggiunto da 19,4 miliardi di euro, vale a dire all’1,2% del Pil. 

Confrontandosi con il 2018, si è appuntato un progresso dello 0,9%, meno marcato di quanto censito nei due anni trascorsi, frangente in cui l’economia illegale andava marciando rispettivamente all'1,8 e all’4,5%. 

L’impiego conclusivo di beni e servizi illegali è risultato uguale a 22 miliardi di euro (corrispettivo al 2,0% del valore cumulativo dell’importo per utilizzi finali), una crescita di 0,4 miliardi in confronto al 2018 (1,8%).

Economia illegale, stupefacenti e prostituzione

Proprio come nelle indagine antecedenti, lo sviluppo dell’insieme delle attività illegali scaturisce per lo più dal commercio illecito di stupefacenti. Tale mercato illegale conta un valore in surplus che s’incammina a 14,8 miliardi di euro nel 2019 (+0,9% in confronto al 2018) mentre la somma relativa ai consumi viaggia intorno ai 16,6 miliardi di euro (+2,1% in confronto al 2018). 

Nel triennio 2016-2019, intorno al traffico di stupefacenti si è censito un ampliamento medio annuale del 2,8% per il valore in surplus e del 3,4% per i consumi, conseguenza in gran parte dovuta all’andamento dei prezzi. Nel medesimo lasso temporale, l’aumento delle prestazioni relative alla prostituzione è stata moderato.

Nel 2019 sia considerando i consumi finali sia il valore in surplus si segnala una sostanziale stabilità (nella fattispecie rispettivamente 4,7 e 4,0 miliardi di euro); con uno sviluppo medio annuale (triennio 2016-2019) dello 0,8%. 

Il contrabbando di sigarette, altro male dell’economia illegale

In conclusione, l’ambito relativo al contrabbando di sigarette nel 2019 raffigura una fetta del 2,5% del valore in surplus (0,5 miliardi di euro) e del 2,9% delle spese delle famiglie (0,7 miliardi di euro).

Nel triennio 2016-2019, il valore in surplus dell’indotto, fondamentalmente relativo alla divisione dei trasporti e del magazzinaggio, ha registrato un aumento medio annuale del 5,1%, con un passaggio da 1,2 miliardi a 1,4 miliardi di euro.