I dati sull’occupazione e sul mercato del lavoro aggiornati al 2021 mostrano uno scenario fatto di alti e bassi, con un indice di disoccupazione allarmante per il nostro paese. A seguire la situazione di pandemia globale, sono emersi nuovi modelli di organizzazione come lo smart working e la didattica a distanza.

La creazione di nuovi posti di lavoro è uno degli indici di cui si occupa di tenere traccia e monitorare l’andamento il Ministero del Lavoro. Sappiamo che l’ultimo Decreto Sostegno del governo Draghi sta favorendo imprese e attività, incluse quelle dei freelance, erogando bonus e ristori specifici in base al settore e alle perdite economiche effettive.

Con un tweet di oggi sul canale ufficiale Twitter, il Ministero del Lavoro ha comunicato:

“Mercato del lavoro: online il nuovo report di Ministero del Lavoro e Banca d’Italia sull’andamento del numero di posizioni lavorative e tendenze nazionali e locali.”

I relativi dati sono aggiornati al 28 febbraio 2021, e illustrano l’andamento generale del mercato del lavoro italiano. Il dato sconvolgente riguarda i posti di lavoro in meno: salgono a 300.000 nei primi mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020.

Disoccupazione e virus: la nota del Ministero del Lavoro

Una nota ufficiale, comunicata dal Ministero del Lavoro, mostra qual è la situazione attuale del mercato del lavoro italiano.

Lo studio propone un’analisi sull’occupazione dipendente regolare, con un particolare riguardo ai contratti indeterminati. Le cessazioni di rapporto lavorativo sono state 707.000, contro le 697,000 attivazioni. Il dato allarmante riguarda i nuovi posti di lavoro: ne sono stati creati 300.000 in meno rispetto all’anno precedente.

Lo scoppio della pandemia ha rallentato fortemente la creazione di nuovi posti di lavoro, in particolare quelli con contratto a tempo indeterminato. Sono rimaste nell’ultimo anno 259.000 mila le attivazioni effettive in questo senso, e la misura presa dal governo di bloccare i licenziamenti ha contribuito a mantenere stabile i dati, evitando picchi in negativo.

La disoccupazione in un certo senso è rimasta elevata in quelle fasce di popolazione già precarie prima della pandemia, tuttavia non sono mancati i contratti a tempo indeterminato creati nel periodo 2020-2021.

Disoccupazione e virus: differenze tra settori

Uno dei settori che è stato meno colpito dalla mancanza di lavoro è quello delle costruzioni: al contrario di settori prettamente manufatturieri e industriali, le imprese di costruzioni hanno lavorato e continuano anche nel 2021 a vedere un aumento del mercato.

Secondo il grafico proposto dal Ministero del Lavoro, le attivazioni di contratti di lavoro in base al settore sono ben diverse:

Totale settore industria: il picco maggiore di cali nelle assunzioni si è visto tra aprile e maggio 2020, allo scoppio della pandemia. I successivi mesi hanno visto una media tra i comparti del settore industriale in salita, in particolare tra dicembre e gennaio. Valori positivi per il settore delle costruzioni, più in discesa per la manifattura.

Totale servizi privati: dallo scoppio della pandemia l’intero settore ha subito decrescite notevoli in merito alle nuove assunzioni. Il valore è rimasto in discesa da aprile 2020, con picco negativo massimo a giugno. Tempo libero e servizi alla persona sono i settori in cui le assunzioni sono calate a picco, mentre il commercio è rimasto quasi del tutto stabile.

Hanno subito maggiormente i danni della crisi il lavoro di produzione di abbigliamento e la pelletteria, mercati che i cittadini italiani hanno deciso di tralasciare, per spendere maggiormente sui beni di prima necessità, come l’alimentare.

L’industria alimentare ha visto una crescita anche nell’impiego di nuovi lavoratori, soprattutto nella Pianura Padana e nel Mezzogiorno. Il settore dei trasporti ha visto crearsi nuove opportunità di lavoro, mentre il turismo registra picchi in negativo.

Disoccupazione: quanto incide il virus sul lavoro delle donne

Le differenze di genere sono più marcate nel periodo di crisi che va dallo scoppio della pandemia ad oggi. Nel 2021 le posizioni di lavoro occupate da donne sono 76.000 in meno rispetto all’anno precedente, mentre sono salite quelle degli uomini (44.000 in più).

Una delle cause principali di questo gap è la tipologia di lavoro maggiormente svolta da donne: questa fascia di popolazione ha visto sospendere molto spesso il proprio lavoro perché connesso ad uno dei settori più colpiti.

I settori in cui il lavoro femminile solitamente è più diffuso si sono fermati. (Turismo, servizi, terziario). Oltre ad aver perso di fatto moltissimi posti di lavoro, le donne si sono spesso trovate ad affrontare situazioni di emergenza in ambito famigliare.

La gestione di bambini e anziani molto spesso è da considerare interamente a carico delle donne, e questo ha favorito l’allontanamento dal mercato del lavoro di questa parte di popolazione. Il peggioramento dell’occupazione femminile è evidente, e i dati della ricerca ne sottolineano così anche le cause.

Per rispondere alle esigenze del mondo femminile rispetto al mercato del lavoro, il governo ha introdotto alcuni bonus alle imprese che assumono personale femminile. Si parla di agevolazioni fiscali fino a 6.000 euro per le aziende che procedono con l’assunzione di una donna.

Disoccupazione e virus: tipologie contrattuali

A livello di contratto, ci sono state delle variazioni tra: attivazioni e cessazioni per tipologia contrattuale. Le differenze presentate dal Ministero del Lavoro riguardano i contratti determinati, gli indeterminati e gli apprendistati.

In negativo i contratti a tempo determinato, non si può dire lo stesso per le attivazioni in indeterminato, che, seppur in discesa, mantengono un trend positivo. La situazione dei lavoratori e delle aziende non è stata soggetta a cambiamenti dovuti solo alla situazione pandemia, ma anche ai ristori proposti dal governo.

Il blocco licenziamenti, ancora attivo, è stato uno degli strumenti validi a evitare un boom di disoccupazione senza precedenti, mentre i recenti ristori proposti da Decreto Sostegno eviteranno il peggioramento del livello di povertà presente in Italia.

Ricordiamo che il nuovo decreto ha previsto misure a sostegno di lavoratori a Partita Iva, imprese e attività in base al fatturato perso tra il 2019 e il 2020. L’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione a partire da domani 30 marzo 2021, l’area riservata in cui fare domanda per richiedere i contributi a fondo perduto per le imprese.

Disoccupazione e virus: cambia da regione in regione

La disoccupazione non è uguale per tutte le regioni italiane, e in alcuni casi la crisi di emergenza sanitaria si è fatta sentire maggiormente rispetto ad altre zone. Nelle aree più colpite il lockdown è quasi totale dallo scoppio della pandemia, e sono state moltissime le imprese a chiudere.

Eppure in qualche modo ci si è riorganizzati, partendo dallo smart working, i trasporti a domicilio e gli e-commerce per la vendita di beni e prodotti. Sul fronte lavoro ci sono differenze sostanziali in base alla regione, ecco alcuni esempi:

  • Piemonte: dalle 303 migliaia di attivazioni lavorative di febbraio 2020 si è scesi a 211 migliaia;
  • Valle d’Aosta: dalle 28 migliaia di attivazioni lavorative di febbraio 2020 si è scesi a 13 migliaia;
  • Lombardia: dalle 1.112 migliaia di attivazioni lavorative di febbraio 2020 si è scesi a 683 migliaia;
  • Toscana: dalle 407 migliaia di attivazioni lavorative di febbraio 2020 si è scesi a 253 migliaia;
  • Lazio: dalle 1.004 migliaia di attivazioni lavorative di febbraio 2020 si è scesi a 643 migliaia;
  • Calabria: dalle 147 migliaia di attivazioni lavorative di febbraio 2020 si è scesi a 116 migliaia.


Il numero di assunti per regione in base al periodo 2020-2021 talvolta viene perfino dimezzato, e di pari passo vanno i rapporti di lavoro terminati. Le differenze maggiori si sono presentate nella regione del Trentino Alto Adige.

Chi ha perso il posto di lavoro: la disoccupazione settore per settore

Tra chi ha perso il posto di lavoro, l’incidenza maggiore ha riguardato il settore ristorativo. Ristoranti, alberghi e bar sono al primo posto per numero di posti di lavoro in meno. Un settore così caro agli italiani è stato messo in ginocchio dall’arrivo della pandemia, e talvolta si è salvato solo grazie ai servizi asporto e le consegne a domicilio.

Seguono a ruota turismo, commercio e trasporti, che hanno visto calare gli introiti derivati dalla vendita al dettaglio, dai viaggi e dai biglietti (di treni e aerei). Le compagnie aeree qui sono quelle che più sono state colpite dalla crisi, alcune costrette anche a chiudere.

Dal lato opposto, alcuni settori hanno registrato una crescita negli ultimi anni, talvolta strettamente collegata alla diffusione del virus. Primo tra tutti il settore della costruzione, seguito dal trasporto merci e dal settore dell’informazione e la comunicazione.

Boom assoluto la produzione di software, utilizzati in larga scala per applicare lavori in smart working o adottare strategie di lavoro in remoto, come la didattica a distanza.

Infine, il commercio all’ingrosso di prodotti alimentari ha superato ogni record, offrendo nuovi posti di lavoro, soprattutto presso le catene di supermercati in forte espansione.