L’annuncio del commissario Figliuolo, in merito al green pass lavoratori, a cui si sono avvicendate anche altre dichiarazioni, come da parte di presidenti di regione, lascia ben sperare. Che sia arrivato il momento di abolire la cerificazione verde o comunque di limitarla più razionalmente, solo all’ingresso in luoghi molto affollati? Ecco tutte le novità e le categorie di lavoratori che possono sperare di farne a meno.

Il punto non è la validità o no dello strumento in sé. Il punto è la mancanza di coerenza nel suo utilizzo.

Per quanto dunque si possa essere in accordo con le decisioni governative, fino a questo punto adottate per il contenimento della pandemia, è quantomeno auspicabile che, con la fine dello stato di emergenza, anche la certificazione verde esca di scena una volta per tutte.

In questo senso va proprio l’annuncio rilasciato dal generale Figliuolo sulla attuale situazione:

Quando raggiungeremo il 90% dei vaccinati, e se poi i comportamenti continueranno ad essere responsabili come stiamo facendo tutti noi e le curve confermeranno l’andamento attuale, credo che il governo penserà un qualcosa che potrà andare verso un alleggerimento delle misure di contenimento attuali, come l’obbligo del green pass.

Al momento i dati si assestano intorno all’85,7% di copertura vaccinale per la popolazione italiana over 12. La fascia più scoperta risulta essere quella tra i 40 e 49 anni. Circa 8 milioni di persone che dunque mancano all’appello e che faranno la differenza, raggiungendo il quorum del 90%, ai fini dell’abolizione del green pass lavoratori e in toto.

Vediamo dunque quali sono le ultime novità su questo argomento così attuale e quali categorie di lavoratori per prime potranno farne a meno.

Green pass lavoratori: ultime notizie

Cosa è successo a partire dallo scorso 15 ottobre, giorno in cui in Italia è scattato l’obbligo del green pass anche sul posto di lavoro?

Le reazioni sono state molteplici, a cominciare dall’impennata di prime dosi di vaccino somministrate. Solo nel corso della giornata di venerdì infatti sono state 69 mila. In molti invece hanno scelto di eseguire un tampone a pagamento, creando file chilometriche in farmacia e facendo impennare le richieste di tamponi antigenici.

L’altro risvolto sorprendente dell’entrata in vigore del green pass è stato il boom di certificati di malattia che l’Inps ha ricevuto, con un aumento nella sola giornata di venerdì, del 11,2% rispetto alla solita media.

Il fronte proteste invece ha visto come protagonista il porto di Trieste, dove i lavoratori hanno manifestato chiedendo per l’appunto l’abolizione del green pass per il loro posto di lavoro.

E per quanto riguarda i lavoratori che invece potrebbero farne a meno? Quali sono le novità a riguardo?

Obbligo di green pass lavoratori: non per tutti

Più aumenta la copertura vaccinale e meno misure restrittive saranno necessarie: è questa la conseguenza logica che ne dovrebbe derivare. La scelta consapevole che un vaccino apporta più benefici rispetto ai rischi a cui si è esposti, porta in maniera naturale e fisiologica alla fine di una pandemia che ormai è diventata una morsa irrespirabile.

L’obbligo di un green pass per andare a lavorare ma non a votare, ad esempio, è invece incoerente e nulla ha a che vedere con una necessità medica o scientifica.

Al momento, il termine di scadenza previsto per il green pass è al 31 dicembre 2021, fine dello stato emergenziale. Non possiamo di certo sapere quale sarà l’evolversi della situazione, a partire dal mese di gennaio 2022, ma nel frattempo milioni di persone sono costrette ad esibire i green pass per accedere al posto di lavoro.

Evitare la certificazione verde, è possibile? In alcuni casi sì.

Innanzitutto, gli emendamenti presentati puntano a eliminare l’obbligo del green pass per tutti coloro che lavorano all’aperto e per coloro che esercitano la loro attività professionale, in smart working. Già al momento, chi lavora da casa in qualità di dipendente, non ha necessità di green pass lavoratori, salvo nel momento in cui deve però recarsi in ufficio e in genere, sul posto di lavoro.

Una precisazione però è d’obbligo. Se l’azienda non prevede la possibilità di lavoro da remoto, allora il dipendente non può beneficiare della modalità smart working, solo perché non ha il green pass e quindi vuole aggirare le regole. In tal caso, è possibile applicare una sanzione sia al dipendente che al datore di lavoro consenziente.

Sono tanti inoltre i liberi professionisti che lavorano da casa o comunque in studio personale, senza entrare in contatto con il pubblico. 

Se il settore privato potrebbe, da questo punto di vista, risultare agevolato, che dire di chi lavora da solo nei campi (per quanto ad esempio lavoratore dipendente) o chi ad esempio fa il camionista e nulla ha a che vedere con il pubblico?

Incongruenza e perplessità sono i tratti distintivi di questo green pass lavoratori, che in molti cercano di bypassare il più possibile.

Chi è esente dal green pass?

È il Ministero della Salute che, tramite specifica circolare

dispone che, in alcuni casi particolari, si ha diritto a una certificazione per la quale è possibile non sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid-19 e, di conseguenza, a non aver bisogno della certificazione verde, né per circolare né per recarsi sul posto di lavoro.

Innanzitutto, è esente dal perfezionare il ciclo vaccinale chi, dopo la prima dose di vaccino, ha manifestato forti reazioni allergiche. In questi casi specifici, solo il personale medico può valutare se sia il caso di utilizzare un vaccino di altro tipo, per somministrare la seconda dose. Resta il rischio di reazioni crociate, pertanto bisogna valutare il bilancio richio/beneficio per il singolo individuo.

Anche le donne in gravidanza, se il ginecologo lo ritiene opportuno, possono ricevere una certificazione di esenzione dal vaccino e quindi non avere bisogno del green pass, per recarsi sul posto di lavoro.

Green pass lavoratori autonomi senza dipendenti

Allo stato attuale della situazione, anche il lavoratore autonomo che non ha dipendenti, deve ottemperare all’obbligo di green pass, per poter esercitare la propria professione, nel momento in cui si trova in un luogo con accesso al pubblico.

Tutti i locali come ristoranti, bar, pizzerie oppure luoghi di ritrovo come palestre, piscine o parchi divertimento, devono impiegare personale munito di green pass.

Green pass lavoratori all’aperto

Alla luce dell’entrata in vigore dell’obbligo di green pass, nella giornata del 15 ottobre scorso, non si specifica ci sia una differenza tra i lavoratori che svolgono la propria attività al chiuso e chi invece è all’aperto.

Motivo per cui, alcune forze politiche hanno presentato emendamenti, con tale finalità

Queste proposte di modifica vanno incontro alle richieste del mondo del lavoro che la politica ha il dovere di ascoltare e a cui abbiamo il dovere di fornire soluzioni" dicono i senatori del Movimento 5 Stelle.

Allo stato attuale della situazione però, si è ancora a livello di proposte.

Green pass lavoratori: cosa succede se non si ha?

Da un punto di vista meramente formale, il lavoratore che non è munito di green pass, mantiene comunque il proprio posto di lavoro. Il problema però è che le assenze figurano come ingiustificate e ovviamente, non retribuite. Ma c’è di più.

La conseguenza immediata è la perdita dello stipendio, ovviamente la più penalizzante di tutte. Ma a causa di un’assenza ingiustificata vengono a mancare anche le ferie e l’anzianità sul lavoro corrispondenti a quella giornata persa.

Non è possibile perdere il proprio posto di lavoro, arrivando al licenziamento. Ma certo è che, avere un lavoro così come riportato su un contratto, senza però percepire stipendio, né maturare ferie oppure ogni altro diritto, probabilmente non è di grande aiuto, da un punto di vista pratico, e gestionale delle spese legate a figli e casa.

D’altro canto, presentarsi al lavoro senza green pass, ha ripercussioni ancora più pesanti, dal punto di vista economico. Se scoperti, infatti

Il lavoratore che accede al luogo di lavoro senza green pass va incontro ad una multa che va da 600 a 1.500 euro. ... Il datore di lavoro che non controlla il rispetto delle regole sul green pass rischia una sanzione amministrativa che va da 400 a 1.000 euro.

È ben evidente che il capo d’azienda ha tutto l’interesse a effettuare i controlli, pur di non incorrere in multe salate. Ma non solo. Al lavoratore senza green pass, potrebbe succedere addirittura di vedersi regalare il tampone, proprio da parte del datore di lavoro.

Per quale motivo? Proponiamo in questa sede, un esempio su tutti, dal momento che siamo in piena fase di vendemmia. Il proprietario dell’azienda agricola, che ha investito un anno nella raccolta di uva in questo periodo, non può permettersi di veder vanificati gli sforzi, a causa di una certificazione verde che, se mancante, potrebbe far rimanere a casa la maggior parte dei suoi dipendenti.

Motivo per cui, molti imprenditori già vessati dalla crisi pandemica ed economica, si stanno facendo carico anche dei costi dei tamponi, per offrirli gratis ai lavoratori alle loro dipendenze.

E l’elenco di esempi di incoerenza e assurdità del green pass, è ancora molto lungo.

Come ottenere subito il green pass?

Nell’attesa di una possibile abolizione del documento, a partire probabilmente di gennaio 2022, l’unico modo per continuare a circolare in Italia e lavorare, è ottenere subito un green pass.

La proposta più logica, sulla scia anche di altri Paesi europei, va nella direzione di obbligare al green pass solo chi vuole accedere a luoghi o grandi eventi molto affollati.

Nel frattempo, gli unici modi per ottenere il green pass, è sottoporsi al ciclo vaccinale oppure al tampone periodico. 

A conti fatti, solo disoccupati, casalinghe e pensionati, sono oggi esonerati dal possederlo. Sempre a meno che non vogliano prendere un treno ad esempio o un aereo. Oppure che si tratti di titolari di partita Iva che lavorano in solitudine e ormai hanno deciso di non avere più una via sociale, non potendo neppure presentarsi al bar per un aperitivo con gli amici.