Il conto alla rovescia è terminato. Da oggi, 15 ottobre 2021, scatta in Italia l’obbligo di esibizione del Green pass in tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati.

L’esecutivo capitanato dal premier Mario Draghi continua dritto per la sua strada anche dopo gli attacchi alla sede nazionale della CGIL dello scorso sabato e il programmato, ma non compiuto, blitz a palazzo Chigi. 

A marcare ancora di più la decisione intrapresa è un nuovo DCPM contenente le linee guida per i datori di lavoro chiamati ad effettuare i controlli in osservanza del decreto-legge numero 127 del 21 settembre, firmato subito dopo l’incontro con il segretario generale della CGILMaurizio Landini.

Una decisione, quella dell’obbligo di Green pass, che fa torcere il naso a molti, ma dettata dalla necessità di rendere gli ambienti di lavoro più sicuri. D’altra parte, il ritorno alla normalità non è più una chimera. L’emergenza da Covid-19 pare sia in ritirata sul territorio della penisola. I dati parlano chiaro: la curva dei contagi evidenzia un trend decrescente da più settimane

In quest’ottica, non si può correre il rischio di mandare all’aria gli sforzi fino a questo momento compiuti e i risultati conseguiti grazie all’adozione dei provvedimenti restrittivi e alla campagna vaccinale che procede da mesi senza sosta.

Garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro era uno dei pezzi mancanti per completare il quadro degli interventi indispensabili per spingere l’Italia fuori dal baratro della crisi economica diretta causa della pandemia e per rimettere in moto l’intero circuito economico nazionale.

Dopo Università, scuola, bar, ristoranti, teatri, piscine, musei era necessario regolamentare il mondo del lavoro.

Piaccia o meno, dal 15 ottobre 2021 i lavoratori sprovvisti di Green pass, fatta eccezione dei soggetti per legge esentati dal possesso, non potranno accedere al lavoro e percepire lo stipendio come fino ad ora fatto. 

Per avere maggiori informazioni su quali sono le nuove regole da rispettare sul posto di lavoro, si consiglia la visione di un interessante video YouTube del Corriere della Sera.

 

Non c’è altra via d’uscita. Il datore di lavoro sarà chiamato ad eseguire una serie di controlli sui lavoratori nelle modalità stabilite dal DPCM firmato lo scorso 12 ottobre 2021

Rimangono invece immutati i termini di validità del Green Pass, anche se indiscrezioni al riguardo trapelano su una presunta estensione della scadenza dal primo gennaio 2022.

Green Pass: obbligo a lavoro a partire dal 15 ottobre 2021

Da oggi, tutti i lavoratori e le lavoratrici italiane non dovranno dimenticare a casa il Green Pass. La certificazione verde dovrà essere esibita al datore come lascia passare d’ingresso al posto di lavoro. Che sia in formato cartaceo o digitale non fa alcune differenza, in entrambi in casi ha validità.

Quello che importa è esserne in possesso nel momento in cui il datore di lavoro effettuerà i dovuti controlli. Tuttavia, si ravvisano già le prime criticità: come tutelare le informazioni del Green Pass, quando effettuare i controlli e come risolvere la questione dei tamponi rapidi per chi non è in possesso della certificazione.

Alcuni nodi sui controlli sono stati risolti grazie all’aiuto del DPCM del 12 ottobre 2021, firmato dal premier Mario Draghi. Il provvedimento introduce importanti novità sui controlli che il datore di lavoratori dovrà mettere in atto sui dipendenti. 

Per quanto riguarda la modalità, viene privilegiato la verifica del possesso di Green Pass al momento di ingresso del lavoratore sul posto di lavoro. Attenzione, però, non si tratta di un obbligo ma di un consiglio non vincolato, in linea con quanto dettato al riguardo dal DPCM.

Il provvedimento, infatti, permette al datore di lavoro di effettuare dei controlli a campione su non meno del 20% dei lavoratori, a rotazione e durante qualsiasi momento della giornata, in modo da consentire la verifica del possesso della certificazione verde di tutti i lavoratori.

L’accesso al lavoro in caso di assenza di Green Pass è sbarrato a tutti i lavoratori, compresi i fornitori, chi si occupa di consegnare la postai corrieri che consegnano gli ordini, qualsiasi altro fornitore e tutti gli enti di formazione senza alcuna distinzione tra pubblici o privati.

Chi verrà beccato sprovvisto di Green Pass, non solo verrà sospeso dal lavoro, ma subirà un taglio dello stipendio e di ogni voce direttamente collegata allo stesso.

Qualora si venisse trovati privi di Green Pass durante il lavoro, invece, ne verrà data comunicazione al Prefetto che obbligherà il soggetto al pagamento di una sanzione pecuniaria variabile, fino a 1.500 euro.

L’accortezza per i datori di lavoro è di non fare uso del trucchetto “smart-working” per i lavoratori sprovvisti della certificazione verde. L’invito al comportamento corretto è contemplato nello stesso DPCM firmato dal premier Draghi quattro giorni fa.

Green Pass a lavoro: come funzionano i controlli

Messa da parte la polemica sulla mancanza di riservatezza delle informazioni personali presenti sul Green Pass, grazie all’intervento del Garante per la Privacy che ha sancito la regolarità del controllo del Green Pass purché i dati sensibili dei cittadini siano messi in sicurezza, in qualsiasi luogo, attraverso apposite misure, il controllo della certificazione verde verrà affidato dal datore di lavoro ad alcuni soggetti con il compito esclusivo di verificarne il possesso.

Al datore di lavoro, infatti, è data ampia libertà decisionale su come organizzare le azioni di controllo, alla condizione che non meno del 20% dei lavoratori alle sue dipendenze sia sottoposto giornalmente a verifica, su rotazioni, così da passare al setaccio il numero complessivo di lavoratori nel giro di una settimana.

datori privati, così come quelli pubblici, potranno servirsi di un’App, fornita di un database, che evita il controllo del Qr Code del Green Pass per ciascuno dei lavoratori appena si recano sul posto di lavoro.

Nello specifico, un’applicazione di controllo Green Pass potrà essere implementa nel sistema di rilevazione delle presenze dei dipendenti, già in uso, o in quello di verifica degli accessi

Per garantire la privacy, le informazioni estrapolate dal controllo non potranno essere salvate in archivi o conservati in altro modo, stessa cosa per l’immagine scansionata del QR code.

Diverso il discorso per i lavoratori della Pubblica Amministrazione. In questo caso, il controllo verrà garantito attraverso lo scambio di informazioni tra due piattaforme, la tradizionale NoiPA e la DGC, senza alcuna conservazione dei dati.

Per le imprese, pubbliche e private, composte quantitativamente di un numero di dipendenti superiore alle 50 unità, non registrate a Noipa, il controllo verrà effettuato grazie all’interazione tra la piattaforma nazionale DGC e quella INPS.

In tutti i casi si tratta di uno scambio di informazioni asincrono, ovvero la trasmissione dei dati non dipende dal compiersi di altri processi.

Infine, per le PA di dimensioni più grandi, non meno di 1.000 dipendenti, con più sedi distribuite sul territorio italiano, la verifica del Green Pass verrà effettuata mediante l’interazione tra gli applicativi di gestione del personale e la piattaforma nazionale-DGC.

Green Pass al lavoro: come ottenere la certificazione 

La vera polemica sull’obbligatorietà del Green Pass nei luoghi di lavoro non è legata al suo possesso o meno, ma agli effetti legati alla sua indisponibilità.

Il lavoratore privo della certificazione verde, infatti, dovrà scontarne la mancanza con la perdita dello stipendio per ciascun giorno di assenza non giustificata da mancato possesso di Green Pass.

A preoccupare non è solo la decurtazione dello stipendio ma anche il taglio operato su qualsiasi altro introito e beneficio direttamente collegato al salario.

Per essere più chiari, chi viene beccato sprovvisto di Green Pass sul lavoro, perderà di conseguenza il diritto ai permessi lavorativi retribuiti, le ferie e i contributi previdenziali, mentre eventuali detrazioni verranno calcolate solo sui giorni di lavoro svolti in presenza.

L’unica chance a disposizione per evitare tutto questo è munirsi del Green Pass. Occorre, quindi, recarsi presso un centro autorizzato e procedere alla vaccinazione.

Entro 15 giorni dall’inoculazione del vaccino ModernaJohnsonAstrazeneca Pfizer, verrà rilasciata la certificazione verde.

Per i vaccini a doppia dose, il Green Pass verrà rilasciato per un periodo intermedio tra la prima inoculazione e la seconda. Ricevute entrambe le dosi, la validità del Green Pass si estenderà per 12 mesi.

Per chi non vuole sottoporsi a vaccinazione rimane salva la possibilità di fare il tampone. Sono ammessi due tipi di test: molecolare e rapido.

Il primo, più attendibile, scadrà dopo le 72 ore, il secondo invece trascorse le 48 ore. Per mezzo dei tamponi il lavoratore potrà recarsi sul posto di lavoro ricorrendo al test ogni due o tre giorni. Ciò comporta numerosi problemi legati non solo alla spesa necessaria per eseguire i tamponi, ma anche alla scadenza dei test

Cosa bisogna fare se il test cessa la sua validità mentre ci si trova a lavoro? Se il lavoratore entra sul posto di lavoro con test ancora non scaduto può completare il turno. Questa è la disciplina dettata per la Pubblica Amministrazione e per il lavoro privato.

Inoltre, ricordiamo che il Green Pass viene rilasciato ai guariti dal Covid-19. In tal caso, vale per sei mesi, poi, si dovrà ricorrere alla vaccinazione o fare tamponi ogni due o tre giorni.

Green Pass a lavoro: multe da 1.500 a 3.000 euro

Da oggi, 15 ottobre 2021, avere il Green Pass a lavoro è un obbligo. Lo ripetiamo ancora una volta per evitare qualsiasi dubbio al riguardo. Il lavoratore o la lavoratrice sprovvisti del pass vanno incontro alla sospensione della retribuzione. Per ogni giorno di assenza non giustificata, il datore di lavoro, secondo quanto stabilito dall’ultimo DPCM firmato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, si vedrà costretto a non pagare il salario ai dipendenti senza Green Pass.

Questa però non è l’unica penalizzazione prevista per i lavoratori senza certificazione verde.

Se dal controllo disposto dal datore di lavoro, nel rispetto delle condizioni contenute nel DPCM del 12 ottobre 2021, eseguito dal personale preposto alla verifica giornaliera sul possesso del documento, alcuni lavoratori vengono trovati sprovvisti di Green Pass si dovranno comunicare alla Prefettura le generalità dei soggetti sorpresi sul lavoro senza certificazione.

Da questo momento in poi, l’autorità prefettizia può comminare una sanzione pecuniaria ai dissenzienti fino ad un massimo di 1.500 euro.

Qualora, invece, fosse il datore di lavoro a non eseguire l’attività di controllo per come disposto dal DCPM, la sanzione pecuniaria da applicare può raggiungere i 3.000 euro.