Green pass obbligatorio per tutti i lavoratori a partire dal 15 ottobre. Pochissimi giorni al countdown dunque e tante le domande a cui dare risposta. Chi si presenta al lavoro senza green pass, può rimanere senza stipendio? E se non vuoi fare il vaccino, chi paga il tampone e quanto dura? Fabbriche nel caos e linee guida che non sono precise.

Cosa deve aspettarsi,dunque, chi esce la mattina per andare a lavorare?

Ecco cosa succede.

Alla luce della ancora numerose reticenze al green pass, i più pragmatici decidono di affrontare la realtà, senza troppi giri di parole. Per andare a lavorare, a partire dal 15 ottobre, serve il green pass. Punto e basta.

Come riporta Il resto del Carlino, a partire dal prossimo venerdì 15 ottobre e fino al 31 dicembre (fine dello stato di emergenza), chi vuole continuare ad avere uno stipendio a fine mese, deve esibire il green pass:

Chi non ha potuto, o voluto, sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid, dal 15 ottobre e fino al 31 dicembre (quando terminerà lo stato di emergenza) dovrà esibire la certificazione verde, ottenuta con un test negativo per poter accedere al posto di lavoro. 

Roba non da poco, dal momento che l’unica alternativa valida è quella di effettuare un tampone ogni 48 ore. Come analizzeremo più in là, nel corso dell’articolo, l’ipotesi del green pass per chi ha già contratto la malattia ed è guarito, riguarda soltanto specifici casi.

Rispondiamo ad alcune delle domande più frequenti di questo periodo.

Green pass, cosa cambia dal 15 ottobre?

Fino a ora, il green pass non risultava ancora essere obbligatorio, per alcune categorie di lavoratori. A partire dal 15 ottobre invece, lo diventerà per tutti. Ricordiamo che fino al 31 dicembre 2021, il nostro Paese risulta ancora in stato d’emergenza e la certificazione verde è ormai richiesta in tutti gli ambiti pubblici.

È pur vero che, dal punto di vista del dibattito politico, si è ancora in fermento, non avendo delle linee guida ben precise. Ad esempio, allo stato attuale della situazione, per ottenere i green pass (in assenza di vaccinazione), è possibile ricorrere al tampone. Solo in caso di esito negativo di quest’ultimo, allora è possibile recarsi sul posto di lavoro o in qualsiasi altro luogo al chiuso, che preveda l’ingresso al pubblico.

Tra i vari esponenti delle forze politiche, c’è chi spinge per i tamponi fai da te (come ad esempio, Luca Zaia, Governatore del Veneto e chi invece vorrebbe spostare la validità degli stessi a 72 ore, come Matteo Salvini della Lega.

Allo stato attuale della situazione invece, la validità di un tampone, ai fini del green pass, è di 48 ore. Gli unici ad oggi accettati sono quelli antigenici rapidi, che hanno un costo di 8 euro e di 15 euro, rispettivamente per minorenni e adulti.

Cosa rischia, chi è senza green pass?

Tutti coloro che, a partire da venerdì incluso, non saranno in grado di esibire un green pass in corso di validità, semplicemente non potranno accedere al posto di lavoro. L’assenza è ingiustificata e, dopo cinque giorni, il lavoratore non verrà più retribuito. Non si tratta dunque di una sospensione dal lavoro bensì per l’appunto, di un’assenza ingiustificata.

Qual è la differenza?

Con la sospensione dal lavoro, al dipendente viene impedito di esercitare le proprie mansioni all'interno dell'azienda in cui è stato assunto. Alla base della sanzione disciplinare ci deve essere una ragione di elevata gravità.

Ne consegue che, risultando il rapporto di lavoro “congelato” per così dire, anche tutte le obbligazioni reciproche vengono a mancare.

La condizione del lavoratore senza green pass invece è differente. Infatti, non trattandosi di una sospensione dal lavoro, si continuano a maturare ad esempio, le ferie, i permessi, il tfr e tutti gli altri diritti, senza però più percepire lo stipendio, per il periodo relativo all’assenza ingiustificata.

Inoltre questo periodo di stand by, al momento non può portare al licenziamento.

E dal punto di vista disciplinare? Quali sono le sanzioni previste per i trasgressori? Il lavoratore che accede sul posto di lavoro senza green pass, se viene scoperto, riceve una multa minima di 600 euro fino a 1.500 euro. In automatico, il datore di lavoro che non ha controllato l'ingresso giornaliero, riceve una multa da 400 euro a mille euro.

Il sistema dei controlli in azienda è rigoroso. Differisce il sistema dei servizi pubblici, che invece adottano il controllo “a random”. Inutile dunque barricarsi dietro la pseudo giustificazione di controlli insufficienti. Non è possibile controllare ogni singolo cittadino che si sposta da un tram a una metropolitana o accede in una struttura pubblica.

Ma i controlli ci sono, così come per chi è al volante e deve esibire patente e libretto al posto di blocco oppure per coloro che approfittano dei mezzi pubblici senza aver pagato il biglietto.

Green pass lavoro, chi controlla?

Questione differente, come accade sovente e sotto tanti punti di vista, quando dall’ambito pubblico si passa a quello privato. In questo caso, il green pass lavoro va controllato per ogni singolo lavoratore in ingresso e quotidianamente. Infatti è lo stesso datore di lavoro che in prima persona si espone al rischio di multa.

Va da sè che il proprietario d’azienda non può trascorrere ore della sua giornata impegnato in tali controlli. Sono dunque i soggetti da lui autorizzati che, al momento dell’ingresso in struttura e secondo i vari turni di lavoro, effettueranno i dovuti controlli.

Lo stesso datore di lavoro deve mostrare la data di validità del proprio green pass, il cui controllo è rimesso appunto ai soggetti delegati a tale scopo.

Purtroppo, per i datori di lavoro, di certo non è un momento sereno, alla luce delle congiunture internazionali. I costi di produzione aumentano, in primi a causa della stangata sulle materie prime energetiche come il gas metano. 

In secondo luogo, molti dipendenti potrebbero espressamente rivelarsi no vax, seppur non contrari al tampone, ma impossibilitati dal punto di vista economico, a pagare il tampone, un giorno sì e un giorno no.

Un taglio al personale, seppur in percentuale di minoranza rispetto alla forza lavoro, avrebbe certamente ripercussioni negative sul ritmo di lavoro e di produzione. Motivo per cui i grandi gruppi industriali hanno deliberato di farsi carico personalmente del costo dei tamponi per il dipendente no vax, in modo da non mandare in sofferenza la catena di produzione.

D’altronde, se il datore di lavoro non può licenziare, quale altra scelta avrebbe se non quella di lasciare vuoto il posto del no vax? Sobbarcarsi i costi di una nuova assunzione?

Come farsi rilasciare il green pass

Non pochi i risvolti delle decisioni di queste ore e dell’obbligo di green pass sui luoghi di lavoro, a partire dal 15 ottobre.

Innanzitutto, come sostiene Luca Zaia, c’è il rischio che i tamponi non siano sufficienti per tutti

scoppierà il caos nelle aziende il 15 : "Non saremo in grado di offrire a tutti i non vaccinati un tampone ogni 48 ore. Gli imprenditori con cui parlo io sono preoccupatissimi". 

La media giornaliera del Veneto, tra le regioni più attive da questo punto di vista, è di 60 mila tamponi al giorno. Dal momento che la sola regione conta circa 590 mila no vax (stando ai numeri dei vaccini, contemplano la fascia d’età tra i 18 anni e i 69 anni), possiamo ben ipotizzare che almeno la metà di loro lavori.

A conti fatti, si tratta di circa 300 mila persone

Come si fa a tenerle tutte sotto controllo con i tamponi per entrare in azienda?

Per questo motivo, Zaia ha fatto del tampone fai da te, il suo cavallo di battaglia. Come avviene in altre zone del mondo, dove tali tamponi sono assolutamente certificati e autorizzati, anche in Italia va permessa una tale opzione, così da delegare l’azienda stessa a eseguire il tampone all’ingresso e non intasare le farmacie.

La Lega rilancia di poter almeno temporeggiare, nel frattempo, allungando la validità del tampone in azienda da 48 ore a 72 ore.

Non c’è altro modo per farsi rilasciare un green pass, per chi non vuole vaccinarsi.

Chi invece ha contratto la malattia e poi è guarito, deve verificare la data di scadenza del green pass. Infatti questo ha una validità di sei mesi, da quando si è negativizzato. In seguito, per continuare a ottenere il green pass deve comunque sottoporsi al ciclo vaccinale oppure al tampone a giorni alterni.

Certo che, anche eseguire un tampone così spesso, per quanto possa essere pagato dall’azienda, non è di certo un’esperienza piacevole, sia per il fastidio della penetrazione che per l’uso così prolungato del reagente chimico presente e che finisce sulla mucosa nasale.

Quando è richiesto il green pass

Eseguendo un tampone, è la farmacia stessa che l’ha eseguito a rilasciare il green pass, nell’arco di 15-20 minuti.

Per chi invece si sottopone a vaccino

Si può ottenere il pass attraverso Immuni, dotata di una funzione che consente di scaricare la certificazione inserendo il numero e la data di scadenza della propria Tessera sanitaria e il codice (AUTHCODE) ricevuto via email o sms ai contatti comunicati in fase di prestazione sanitaria.

Innanzitutto il green pass è a oggi obbligatorio, nel momento in cui si vuole accedere a un posto aperto al pubblico, che sia al chiuso.

Anche per recarsi allo stadio però, che è un luogo aperto, è indispensabile il green pass, così come eventi, sagre e fiere, parchi a tema e di divertimento, centri estivi ma non solo. Il green pass è obbligatorio ad esempio per accedere a un concorso pubblico e su treni, aerei e navi, nonché per usufruire del bonus terme in arrivo, come già illustrato.

A partire dal 15 ottobre inoltre, il green pass sarà obbligatorio anche per recarsi sul posto di lavoro. Vale la pena sottolineare che per chi lavora in strutture sanitarie o RSA, il green pass è accettato solo se proveniente da ciclo vaccinale.

Al momento dunque, non sussiste obbligo di green pass per casalinghe, pensionati e disoccupati, a meno che, per l’appunto, non vogliano frequentare un luogo pubblico oppure salire su uno dei mezzi di trasporto indicati.