Se solo ieri la circolare del Viminale apriva la strada verso i tamponi gratis per i lavoratori portuali, è di queste ore la notizia per cui ci sarebbe stato un clamoroso dietro front. Ebbene, la possibilità di tamponare in maniera gratuita i lavoratori deve rimanere circostanziata a situazioni obiettivamente “di grande difficoltà” e non diventare una prassi.

Ma cosa sta succedendo? Chi avrà i tamponi gratis al lavoro e chi no?

Dibattito sempre più acceso in queste ore intorno al green pass e all’obbligo, in vista del 15 ottobre, dei tamponi per i lavoratori no-vax. Il rifiuto in Italia, comporta un’assenza ingiustificata sul posto di lavoro, con conseguente taglio di stipendio, delle ferie e dell’anzianità corrispondente a quella giornata persa.

Si rischia il caos: chi paga i tamponi? Chi li fa il lunedì mattina, quando la farmacia è chiusa? E il Viminale invia una circolare, per autorizzare i primi tamponi gratis.

Un weekend che si prospetta senza dubbio ad alta tensione, quello a cui ci avviciniamo. I problemi logistici e organizzativi, non sono pochi da risolvere. Dopodomani, venerdì 15 ottobre, scatta l’obbligo del green pass per andare a lavorare ma sono migliaia le persone che ancora non sono vaccinate.

Come si fa? Le farmacie hanno a disposizione il numero sufficiente di tamponi rapidi? Considerando che la maggior parte delle persone prende servizio entro le 9 del mattino, chi farà i tamponi a decine e decine di lavoratori in attesa?

E ancora, il lunedì, giorno di chiusura delle farmacie, cosa succede?

Ecco tutte le novità.

Tamponi gratis! Sì, ma solo in situazioni di grandi difficoltà

Al di là della piccola attività sul territorio, è il caso di ampliare lo sguardo e pensare soprattutto a macchine organizzative complesse, come può rappresentare ad esempio quella dei servizi portuali.

E infatti ecco che ieri è arrivata la prima circolare dal Viminale, in deroga alla regola: e ovviamente esplode la polemica. Draghi firma il documento

Le imprese del settore portuale valutino di mettere a disposizione del personale sprovvisto di green pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti. 

Le conseguenze di un blocco delle attività portuali in città come Trieste e Genova, sono facilmente immaginabili, a partire dalla mancanza di rifornimento di benzina fino ad arrivare agli scaffali vuoti al supermercato.

Lo scontro politico non ha tardato ad arrivare. Ma non solo le forze di opposizione dicono no. Ci sono anche lavoratori che sono contrari ai tamponi gratis.

Tamponi gratis, c’è chi dice no

La circolare continua come segue:

Ciò al fine di disporre di un quadro valutativo sulla possibile incidenza di eventuali defezioni dovute alla mancanza di green pass suscettibile di determinare una grave compromissione dell'operatività degli scali.

Tra le prime forze politiche ad opporsi c’è il ministro del Lavoro, Andrea Orlando,che riferisce 

Ho sempre detto che mi sembra ragionevole pensare a tutte le forme possibili di calmierazione, ma far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato. 

Invece la Lamorgese, ministro dell’Interno, dà subito la sua approvazione per eseguire tamponi rapidi e gratuiti nel porto di Trieste. Subito apostrofata dal leader Matteo Salvini come “inadeguata”.

Quindi, per alcuni lavoratori “strategici” si può fare, per altri non sarà possibile e perderanno lo stipendio.

Che il caos, in tali circostanze fosse inevitabile, era già palese; il problema è che ora si estende a macchia d’olio, in direzioni quasi difficili da prevedere.

Aggiunge Zingaretti, con la sua verve

chi oggi non si vaccina è un privilegiato e gode del fatto che è vaccinato l'80% degli italiani. Non è quindi una vittima ma un privilegiato. Troppo bello dire 'voglio lavorare e chissenefrega non mi vaccino'.

Che il fronte politico sia sempre spaccato, non è una novità per chi segue le vicissitudini del governo del nostro Paese. Ma nel caso dei tamponi gratis che si prospettano all’orizzonte per alcune categorie privilegiate, non sono solo gli esponenti politici a opporsi.

I lavoratori stessi dicono no alla prassi dei tamponi da effettuare a giorni alterni, per poter avere accesso al posto di lavoro.

E questo per il semplice motivo che minacciano lo sciopero, e il blocco del porto di Trieste, già a partire da venerdì 15 ottobre. E questo perché non vogliono a prescindere, che il green pass sia obbligatorio per poter lavorare.

Situazione differente a Genova, dove invece i lavoratori si mostrano più “aperturisti”. Per molti era già previsto, a carico dell’azienda, il tampone gratuito per i primi 15 giorni. Ora si potrebbe valutare la possibilità di accogliere il suggerimento governativo e comprare tamponi a prezzi vantaggiosi, per permettere ai dipendenti di continuare a svolgere le proprie mansioni all’interno dello scalo.

La situazione non è certo più distesa in altri ambiti. Ne è un esempio l’agricoltura, altro settore dove certo è impensabile fermarsi per qualche giorno, lasciando marcire frutta e verdura. Basti pensare che siamo in pieno periodo di vendemmia e alle conseguenze di lasciare a casa decine di lavoratori non vaccinati.

Green pass, le novità dal 15 ottobre

Lavoro e green, pass che succede? Per quale motivo l’Italia ha deciso di rendere obbligatorio il green pass anche per chi deve andare a lavorare, a differenza di altri Paesi, come la Germania, in cui per motivi di privacy, non si può chiedere neppure se si è vaccinati?

In pratica, con l’estensione dell’obbligo del green pass anche al posto di lavoro, solo casalinghe, pensionati e disoccupati restano esonerati da tale misura. A meno che, ad esempio, non decidano di prendere un aereo, un treno o una nave, mezzi di trasporto su cui la certificazione verde è obbligatoria.

Allo stato attuale della situazione, la validità del tampone è di 48 ore. Per chi lavora a tempo pieno, questo significa in automatico, sottoporsi a un test, tre volte alla settimana.

Per quanto può essere sostenibile una situazione di questo genere? Da un punto di vista economico, senza dubbio si tratta di una bella spesa (ovvero 45 euro alla settimana). Ma anche la perdita di tempo non è indifferente, dovendosi recare in farmacia, attendere il proprio turno (o eventualmente prenotarsi in anticipo), per poi aspettare 15-20 minuti per avere l’esito.

Senza green pass al lavoro? Ecco quali sono i rischi

Il problema è che presentarsi al lavoro senza il green pass significa in automatico andare incontro a un’assenza giustificata. 

Non una sospensione dal lavoro dunque. Con queste differenze. La conseguenza immediata è la perdita dello stipendio, ovviamente la più penalizzante di tutte. Ma a causa di un’assenza ingiustificata vengono a mancare anche le ferie e l’anzianità sul lavoro corrispondenti a quella giornata persa.

Il datore di lavoro eseguirà le verifiche a campione. In caso di controlli da parte delle autorità, il rischio si traduce in una multa salata, rispettivamente di 600-1.500 euro per il lavoratore e 400-1.000 euro per il datore di lavoro.

Se il lavoratore potrebbe ritrovarsi da un momento all’altro senza stipendio (nell’ipotesi che abbia scelto di non usufruire del vaccino gratuito), il datore di lavoro invece si trova schiacciato tra l’incudine e il martello, suo malgrado.

Basti pensare ad esempio a catene di montaggio che non si possono fermare, con consegne già prestabilite e da ultimare. Oppure a un imprenditore agricolo che, ora in piena vendemmia, si ritroverebbe senza personale per raccogliere i frutti. L’unica alternativa che ha è dare tamponi gratis ai lavoratori di cui ha comunque bisogno per continuare a mandare avanti l’attività.

Come ottenere subito il green pass

Il tampone, come noto dunque, è in grado di rilasciare subito un green pass in corso di validità. L’attuale costo previsto in farmacia è di 15 euro per le persone adulte e di 8 euro per i bambini.

Dove fare tamponi gratis? L’unico modo a oggi è quello di lavorare per un’azienda che lo paga al posto del lavoratore, come già accade in alcune realtà e come si prospetta appunto per i dipendenti degli scali portuali.

Per il resto, il green pass si ottiene grazie alla somministrazione del vaccino. Già dopo la prima dose, si ottiene la certificazione verde, valida fino alla data prevista per la seconda dose. A partire da questo momento in poi, il pass ha una validità di 9 mesi.

La battaglia che appare più sensata al momento è quella condotta da Luca Zaia, governatore del Veneto, che promuove da sempre la possibilità di fare i tamponi fai da te, in modo da poter esibire il risultato ma senza intasare le farmacie e senza accalcarsi all’ingresso dell’azienda, in attesa del proprio turno.

Matteo Salvini invece, leader della Lega si batte per un innalzamento della validità del singolo tampone da 48 ore a 72 ore.

Dove esibire il green pass e chi controlla?

Il green pass è ormai obbligatorio per l’ingresso nei luoghi chiusi, come al ristorante ad esempio, al cinema o al teatro. Anche per luoghi all’aperto, come stadi, mostre eventi e fiere, è richiesta la certificazione verde per poter partecipare.

I controlli avvengono a random, da parte delle forze dell’ordine. Inutile dunque polemizzare se salendo su un treno, nessuno chiede il green pass. È ormai un documento necessario, come quello d’identità o come il biglietto per viaggiare. Ma non è detto che venga controllato a ogni singolo cittadino. 

Basti pensare che, mentre siamo alla guida della nostra auto, è raro il caso in cui ci ritroviamo fermi a un posto di blocco per esibire patente e libretto. Eppure, quel controllo a campione, in caso di mancato rispetto della legge, porta ad amare conseguenze, in primis la multa da pagare.

Possono richiedere il green pass, le forze dell’Ordine ovviamente, unitamente ai documenti d’identità. Inoltre i ristoratori sono tenuti a controllarlo (ma non autorizzati a vedere un documento), così come tutti gli altri gestori di attività aperte al pubblico.

Per quanto riguarda l’ambito privato, in azienda può controllare il green pass solo il datore di lavoro o, in sua sostituzione, solo controllori da lui autorizzati.