Nelle settimane che hanno preceduto la giornata di ieri, sono stati scritti fiumi di inchiostro per descrivere gli scenari più apocalittici, che sarebbero inevitabilmente seguiti all’introduzione del Super Green Pass. La certificazione obbligatoria sul lavoro per tutti gli italiani non ha però causato particolari disagi e le proteste sono state contenute. 

È successo altre volte, con altri livelli di implementazione del Green Pass, che le previsioni annunciassero inevitabili disastri per poi rivelarsi esagerate, se non del tutto sballate. Dal porto di Trieste ai trasporti pubblici, tutto ha funzionato a dovere, se non con qualche minimo disagio. Le stesse farmacie, benché certamente impegnate, hanno fornito i tamponi necessari. 

Il governo è pronto a proseguire con questa strategia, anche perché sembra che finalmente stia funzionando. Le prime dosi somministrate nel venerdì nero sono aumentate di molto rispetto ai giorni precedenti, il che fa ben sperare per il futuro della campagna vaccinale. Ecco il racconto della giornata di ieri. 

Green Pass, le norme entrate in vigore da ieri

Ieri venerdì 15 ottobre entravano in vigore le nuove norme che regolano l’obbligo di esibire il Green Pass per accedere al posto di lavoro per più di venti milioni di italiani. Il cosiddetto Super Green Pass era l’ultimo tentativo del governo di spingere gli indecisi a vaccinarsi, e ottenere la tanto agognata immunità di gregge che permetterebbe di rimuovere le restrizioni. 

Da ieri chiunque abbia un lavoro, dipendente o autonomo, deve presentarsi sul luogo di lavoro con il Green Pass, ottenuto tramite vaccinazione, guarigione dal Covid-19 o tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Ai datori di lavoro sta il compito di controllare che i propri dipendenti dispongano della certificazione, per non incappare entrambi in sanzioni amministrative. 

Chi trasgredisce la regola può essere infatti multato. Tra i 600 e i 1500 euro la multa per il lavoratore scoperto senza Green Pass, tra i 400 e i 1000 euro quella per il datore di lavoro che non effettua i dovuti controlli. I lavoratori che non si muniscono di Green Pass non possono recarsi al lavoro, e sono considerati assenti ingiustificati. Sono sospesi senza stipendio, e non maturano ferie, scatti di anzianità e contributi per il periodo in cui rimangono a casa. 

Un discorso particolare va dedicato ai lavoratori stranieri, che potrebbero essere vaccinati con sieri non approvati dall’Agenzia Italiana del farmaco, come il russo Sputnik o il cinese SinoVac. A loro sarà presto garantito il Green Pass per lavorare, come annunciato dal ministro della salute Roberto Speranza.

Green Pass, c’è disagio e disagio

Prima di cominciare a raccontare la giornata di ieri e ad analizzare i pochi disagi che ci sono stati, bisogna fare una distinzione tra due possibili tipologie di problemi causati dalle nuove norme sul Green Pass al lavoro. Le potremmo chiamare disagi da assenza e disagi da manifestazione, e differiscono non per effetto, ma per causa.

I disagi da assenza, che alla vigilia erano quelli più temuti, sono quelli dovuti al fatto che molti lavoratori sarebbero stati costretti a non andare al lavoro. Questo avrebbe ridotto la capacità produttiva delle aziende, e potenzialmente frenato la ripresa e mandato in crisi il paese. Disagi da assenza sarebbero la cancellazione di autobus e treni perché non ci sono abbastanza conducenti, o una drastica riduzione del carico e scarico delle merci nei porti per mancanza di addetti. 

Questi disagi sono i più pericolosi, perché se si fossero verificati sarebbero potuti diventare un problema strutturale per la nostra economia, almeno fino alla fine del Super Green Pass prevista per il 31 dicembre. 

I disagi da manifestazione invece sono quelli causati dalle proteste dei No Green Pass, situati in posizioni strategiche per creare più fastidio possibile al regolare svolgimento delle attività produttive. Picchetti davanti alle entrate dei porti, blocchi stradali, manifestazioni che paralizzano il traffico sono esempi di disagi da manifestazione. 

Questi disagi sono di gravità minore rispetto ai precedenti. Per loro natura infatti, sono limitati nel tempo. Difficilmente una manifestazione dura più di un giorno, e anche i sit-in più coriacei non rimangono in eterno. I problemi causati dalle proteste si risolvono da soli quando le stesse si esauriscono e quindi possono essere ignorati. 

Green Pass, la situazione dei trasporti

La situazione potenzialmente più grave era quella dei trasporti, sia delle merci che delle persone. Gli autisti dei servizi pubblici in particolare erano una categoria considerata ad alto rischio di assenze; si calcolare che tra il 20% e il 30% dei lavoratori in questo campo non fosse vaccinato. 

Una giornata no ieri sarebbe stata il sintomo di una carenza cronica di conducenti che rischiava di rallentare il paese per mesi, invece le corse si sono svolte con una certa regolarità. Nelle grandi città, come Roma o Milano, i disagi sono stati contenuti. Anche i controlli delle certificazioni ai cambi turni si sono svolte senza particolari rallentamenti. 

Nel resto del trasporto pubblico locale si sono registrate alcune centinaia di corse cancellate, che hanno creato qualche disagio. Questo detto, non è stato riportato nessuna grave interruzione di servizio, sintomo del fatto che i lavoratori non vaccinati che hanno scelto di restare a casa sono una piccola minoranza. 

Situazione similare anche per quanto riguarda il trasporto merci. I camionisti hanno continuato il proprio lavoro senza causare particolari ritardi nelle consegne. Già nei mesi scorsi la categoria sembrava in procinto di scioperare, ma gli aderenti alle manifestazioni si sono sempre dimostrati meno del previsto. 

Green Pass, il porto di Trieste e le altre realtà in difficoltà

L’epicentro della protesta doveva essere il porto di Trieste. Lo scalo attraverso cui passano buona parte delle materie prime italiane calcolava di avere una altissima percentuale di non vaccinati, che sfiorava il 40%. Inoltre in città alle elezioni comunali, il partito No Vax Movimento 3V aveva raggiunto un buon risultato, attorno al 5% dei voti, entrando in consiglio comunale. 

C’erano insomma i presupposti per vedere sia disagi da manifestazioni che disagi da assenza, ma la giornata di ieri è stata tutto sommato tranquilla. Le attività del porto si sono svolte senza problemi, mentre la manifestazione ha raccolto alcune migliaia di persone, già scemate a poche centinaia nella serata. A questo proposito, circola in rete una foto di una presunta manifestazione oceanica dei portuali a Trieste. In realtà è un’immagine della Street Parade di Zurigo tenutasi nel 2019. 

Negli altri porti, ritenuti anch’essi problematici, non si è registrato alcun disagio, fatta eccezione per quello di Genova. Qui per alcune ore della giornata i sindacati di base hanno bloccato i varchi di accesso, causando piccole code e contenuti disagi al traffico merci. Anche in questo caso entro le 17:00 tutto era risolto. 

La situazione più critica, ma anche quella i cui addetti fanno meno rumore, è quella degli assistenti domestici. Si calcola che una percentuale attorno al 50% di colf e badanti non sia vaccinata. Il rischio è quello di creare un buco nell’assistenza agli anziani e ai malati, che potrebbe ricadere sulle strutture ospedaliere. Per vedere gli effetti del Green Pass obbligatorio in questo settore bisognerà però aspettare almeno qualche settimana. 

Green Pass, tutto come in passato

La situazione vissuta da tutti gli italiani nell’ultima settimana, e in particolare ieri, non è nulla di nuovo. Non è la prima volta infatti che la stampa, i media e i social si fanno portatori di profezie nefaste riguardo una nuova implementazione del Green Pass. 

Successe in estate, all’esordio della certificazione. Quando il governo decise che ristoranti, bar e altre attività avrebbero dovuto chiedere il Green Pass per far sedere i clienti all’Interno delle strutture, sembrava che questa decisione avrebbe paralizzato il paese. Non ci sarebbero stati i tavoli necessari, i vaccinati non avrebbero potuto mangiare fuori, un’apocalisse incombeva sul settore della ristorazione. E invece non successe niente. I ristoranti riaprirono. 

Finita la stagione estiva, altra apocalisse incombente. Il Green Pass sarebbe stato obbligatorio per gli insegnati e il personale ausiliario delle scuole. Così TV e giornali diedero voce a presidi disperati, convinti che l’operazione di inquadrare lo schermo di un telefono con la fotocamera di un altro avrebbe richiesto ore e compromesso il ritorno in aula. Non successe nulla di tutto questo, e ai primi di settembre gli studenti poterono tornare tra i banchi di scuola come non succedeva da due anni. 

Infine giunse il giorno del Green Pass sui treni. Questa volta erano previste manifestazioni oceaniche, annunciate sui social in gruppi da centinaia di migliaia di persone. Le stazioni del paese sarebbero state bloccate, un’Italia paralizzata dal dissenso. Non successe nulla, alle manifestazioni andarono anche meno di dieci persone. 

Questa narrativa che da importanza a chi urla più forte non solo è deleteria, ma è anche responsabile parziale del rallentamento delle vaccinazione. Dipinge il movimento No Green Pass con una forza che non ha, e spinge le persone ad aspettare, convinte che il governo tornerà inevitabilmente sui suoi passi. Ma puntualmente questo non succede mai. 

Green Pass, vaccini e tamponi: il piano del governo

Il governo infatti non ha alcuna intenzione di ritirare l’obbligo di Green Pass. Le prime dosi di vaccino stanno finalmente aumentando, 65.000 giovedì, 84.000 ieri, e la campagna vaccinale sembra finalmente avere nuovo slancio.

L’unico intervento necessario da parte dell’esecutivo potrebbe essere quello sui tamponi. Le farmacie hanno ricevuto moltissime prenotazioni, e potrebbero aver bisogno di raggiorni forniture di test per il Covid 19. Da escludere sicuramente invece la possibilità che i tamponi vengano forniti gratuitamente, come chiesto da alcuni partiti politici. 

Un’operazione del genere renderebbe infatti inutile tutta la campagna di espansione del Green Pass. Dando una semplice scappatoia a chi non vuole vaccinarsi, la campagna di immunizzazione si fermerebbe un’altra volta, e l’immunità di gregge resterebbe un miraggio, costringendo il governo a prolungare ulteriormente le restrizioni.