Come più volte ricordato, quello del Green pass è un tema davvero rovente. Sono settimane in cui sulla scena politica italiana non si parla di altro, i media seguono a ruota. 

Una domanda che attanaglia le menti di molti è questa, occorrerà necessariamente il green pass per andare a lavorare? La proposta avanzata da Confindustria ha ricevuto un coro cospicuo di dissensi

Sono tante le posizioni avverse. Malgrado qualche differenza, l’ipotesi di Confindustria di far sì che il green pass sia imprescindibile per l’accesso alle sedi di lavoro non è condivisa, anzi, è quasi rigettata dai più. L’idea è stata inoltrata per mezzo di una mail spedita dalla direttrice generale Francesca Mariotti alle amministrazioni regionali.

In questo scritto si è andato a ipotizzare l’allargamento dell’impiego delle attestazioni verdi per aver accesso agli ambienti aziendali-lavoristici, cominciando interlocuzioni con il governo allo scopo di una alternativa legislativa orientata in questa direzione. 

La presentazione del green pass, è chiarito, andrebbe a far parte dei vincoli di zelo, esattezza e buona fede su cui le relazioni lavorative dovrebbero poggiare. E così che il datore di lavoro, quando in possibilità, potrebbe assegnare al dipendente incarichi differenti da quelli solitamente interpretati, stanziando la corrispondente retribuzione.

Se nel caso, invece, il lavoratore non disponesse della suddetta certificazione, il datore di lavoro avrebbe la possibilità di non ammettere l’individuo al lavoro, con conseguente interruzione delle mensilità nell’eventualità di una momentanea separazione dall’azienda.

La proposta, ha spiegato Mariotti, andrebbe a rappresentare, assieme alla potenziale circostanza di poter avviare una vaccinazione sui luoghi di lavoro, un contributo aggiuntivo delle società e aziende alla salvaguardia della salute pubblica.

Angelo Greco, sul suo canale YouTube, spiega come partecipare a feste, eventi e come viaggiare grazie al green pass.

Green pass e i contagi nelle aziende

La discussione all’interno delle aziende è piuttosto sentita. Il rientro nei luoghi di lavoro, specie col ritorno dall’estate e dalle vacanze e con l’ombra di una nuova esplosione dei contagi, preoccupa. Lunghi isolamenti e interruzioni alla produzione sono da evitare. 

A spiegarlo con chiarezza è stato il presidente di Unioncamere Veneto Mario Pozza che ha risposto favorevolmente alla recente proposta.

La sicurezza sui luoghi di lavoro è considerata un assioma fuori discussione e Confindustria dovrebbe porsi l’obiettivo di impegnarsi il più che può per eludere il divampare di focolai, evitando così che le aziende siano obbligate alla sospensione della produzione, operazioni dai costi elevati. 

I sindacati e i politici si sono mossi con i piedi di piombo. Tra i tanti, ad esempio, Enrico Letta ha voluto assicurare sull’operato del governo, che a sua detta compirà la scelta migliore, con norme semplici e di facile comprensione per ciascuno.

Nel mentre, il ministro del Lavoro Andrea Orlando afferma la sua contrarietà a «a proposte unilaterali» invitando a un interfaccia continuo sulla scia di quanto fatto per la questione vaccinazioni all’interno delle aziende.

Per il ministro occorrerà vedere come potrà calarsi sugli ambienti di lavoro l’iter legislativo che andrà costituendosi per il panorama generale, tale è la metodologia che secondo il ministro andrebbe seguita, poiché fino ad adesso, a sua detta, si è dimostrata funzionante. Staremo a vedere. 

Il coro contrario alle idee degli industriali

Deciso il parere del presidente della Camera Roberto Fico che accenna alla «forzatura» riferendosi a una «idea sui generis». I punti sui quali soffermarsi sarebbero tanti. Su tutti la questione dell’obbligatorietà sui vaccini, poiché pur non essendoci si è giunti ugualmente a un obbligo indiretto figlio del vincolo del green pass per poter accedere a certi servizi e riuscire a svolgere determinate attività.

Si esige chiarezza nelle discussione all’interno di governo e Parlamento. Sono ore e giorni di fuoco, in cui il governo prova sciogliere il nodo del certificato verde nazionale. Il vincolo del green pass per poter accedere ai luoghi di lavoro, e quindi lavorare, quanto naturalmente l’obbligo vaccinale non sembrano essere all’ordine del giorno.

Confindustria Puglia ci tiene ad affermare quanto si tratti esclusivamente di una proposta intenta a tutelare e preservare sempre di più i posti di lavoro

Green pass, alla ricerca del compromesso tra le parti

Come inevitabile al fine di incentivare e tutelare la prossima ripresa del Paese, occorrerà tracciare una sorta di compromesso tra Green pass, industriali, Cgil e Pd.

Siamo di fronte alla potenziale ennesima discussione pubblica italiana, un dibattito dal retrogusto ideologico di tempi andati, con i social come mezzo di propaganda ed espressione per i nuovi politici.

Da una parte ci sarà chi indicherà il vaccino come unica possibilità per rientrare sul luogo di lavoro, dall’altra, invece, chi bollerà questa come una normativa dittatoriale considerando come autoritaria qualsiasi nuova misura di tutela della salute pubblica. 

È quasi scontato che il volume delle voci comincerà a salire, e non di poco, di qui a breve. Ma osservando meglio la realtà oltre le prime apparenze si potrà comprendere quanto, anche se non immediatamente, a prevalere con tutta probabilità sarà il buon vecchio e caro senso pratico.

È chiaro che il governo riuscirà a siglare un accordo con le parti, cioè Confindustria e sindacati, così da consolidare la copertura dal virus negli uffici e nelle fabbriche, nella prospettiva di un Paese che possa serbare la rotta intrapresa nella via per la rinascita e ripresa delle sue attività economiche e sociali. E, del resto, le alternative non è che abbondino. 

Il confronto tra le estati

In Italia, così come in Francia e in Germania, la situazione rispetto alla scorsa estate, quella del 2020, la situazione dal punto di vista epidemiologico sembrerebbe un po’ diversa.

I nuovi episodi di contagio giunti a questo momento della stagione estiva sarebbero un multiplo elevato rispetto a quelli dei medesimi giorni del luglio di un anno fa. Le 63 milioni di dosi effettuate garantiscono all’Italia una soglia di decessi piuttosto basso, ossia analogo a quello del 2020, sebbene il numero dei contagi sia maggiore di oltre dieci volte.

Certo è che nel nostro Paese come nel resto delle località europee la cosiddetta variante Delta e la sua forte contagiosità rende piuttosto evidenti i primi accenni a un rinnovata frenata dell’economia. In area tedesca l’indice Zew sulle previsioni è in picchiata ormai da un bimestre, attestandosi a questo punto agli standard di gennaio e febbraio mentre si viveva nel bel mezzo della terza ondata. in piena terza ondata. 

Nel corso degli ultimi 30 giorni nel nostro Paese e in tutta la zona euro in Italia e in tutta l’area euro la produttività dei titoli di Stato è precipitata di quasi 20 punti (0,20%): come se gli investitori temessero più che un’inflazione da rilancio, sullo sfondo, un rinnovato periodo di gelo sui consumi e sugli investimenti.

I luoghi di lavoro alla prova green pass

Non è tutto. La telenovela è destinata ad andare avanti, collezionando nuovi slogan ed etichette, specie quando il governo prenderà la decisione, non prossima, se allargare la validità dei «green pass» ai contesti e ambienti lavorativi.

Il nostro Paese, realisticamente, non potrebbe sopportare un giro di nuove chiusure il prossimo autunno, una mazzata che le imprese vorrebbero evitare per non rischiare di chiudere i battenti. Stavolta, va ribadito, sostegni pubblici per supplire tutti a debito potrebbero non bastare o addirittura non esserci. 

La questione è semplice, l’iter produttivo in toto ha necessità di funzionare nella maniera più naturale che ci sia. A seguito della frana del prodotto e del divampare del debito nel 2020, l’Italia meramente non può tollerare l’ennesima tremenda burrasca di flessione pandemica

A capirlo e accettarlo finanche l’ala sinistra della maggioranza, in primis il Partito democratico e il suo ministro del Lavoro Andrea Orlando. Ad ammetterlo anche la primaria forza sindacale, la Cgil di Maurizio Landini, la quale di sicuro non ha intenzione di obiettare per partito preso a norme stilate per irrobustire la tutela della salute negli ambienti di lavoro.

Arriverà il momento, quasi una certezza un compromesso coordinato da Palazzo Chigi sui requisiti di vaccino o di tampone per avere accesso in stabilimento o in ufficio. Questo, però, non a breve. 

Green Pass, sindacati e Pd

I sindacati e il Pd hanno ritenuto una sorta di esagerazione la mozione di Confindustria di lasciare a casa senza retribuzione chiunque sia riluttante o contrario alla somministrazione del vaccino o al doversi mettere a disposizione per tampone. Tali toni, piuttosto severi, non hanno fatto che allontanare e inasprire le controparti. 

A oggi, e per le prossime settimane, si attende che il governi si presti solo a dare avvio ai primi «green pass», questo esclusivamente in contesti legati al tempo libero. Le trattazioni sulle certificazioni e i gli ambienti lavorativi riprenderanno solo più in là nel tempo, quando gli strascichi delle dispute saranno scemati. 

Al contempo, almeno in prospettiva, sembrerebbero esserci i presupposti per una strategia di accordo che possa andar bene proprio a tutti, e cioè i partiti di maggioranza e le parti sociali. È pensabile contrattare un numero di impiegati limitato grazie al quale l’ingresso alle aziende piccole o molto piccole non debba sottostare al «green pass». 

Ipotizzabile anche sostenere certe aziende andando a disporre di tamponi gratuiti negli ambienti lavorativi, con una ciclicità regolare, sui lavoratori che non abbiano ricevuto al vaccino (il prezzo dei test si è difatti ridotto sensibilmente). 

Green pass, le richieste dei lavoratori

Fino a qualche settimana fa la Cgil si era perfino espressa bendisposta a far sì che le imprese potessero tramutarsi in centri atti alle vaccinazioni. Gli stessi sindacati si mostrano attenti alle istanze dei propri lavoratori che hanno scelto di vaccinarsi e pretendono di sentirsi tutelati.

E con Confindustria si conta ormai una certa esperienza in quanto a intese sui formulari di sicurezza in impresa contro il Covid. Il dibattito piuttosto teso, in attesa della sosta estiva, verterà casomai su altre questioni.