Secondo Unioncamere sono 16.000 in soli sei mesi le nuove aziende guidate da stranieri, che in veste di imprenditori stanno dando una boccata di ossigeno al mondo del lavoro italiano. Dati confortanti, meglio del 2019.

Sono 16.000 le nuove imprese straniere, crescono di numero e decollano nel nostro paese. I dati sono riportati da Unioncamere insieme a InfoCamere e riguardano le imprese gestite da lavoratori stranieri che sono regolarmente iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio con riferimento alla data del 30 giugno 2021.

Tra il mese di gennaio e il mese di giugno di quest’anno sono state aperte 16.000 imprese da immigrati stranieri, si tratta a fronte di quelle chiuse pre-pandemia, di un incremento di 6.000 imprese rispetto ai dati dello stesso periodo del 2019.

Secondo quanto riportato nel comunicato stampa di Unioncamere sul sito www.unioncamere.gov.it:

“Riprende slancio e supera i livelli pre-pandemia la vitalità dell’imprenditoria immigrata. Tra gennaio e giugno il bilancio tra le nuove imprese aperte da stranieri e quelle che hanno chiuso i battenti ha fatto registrare un saldo positivo di 16.197 unità, nettamente più elevato del corrispondente periodo del 2020 – fortemente influenzato dal lockdown – ma anche del primo semestre del 2019, quando l’incremento netto delle imprese di stranieri fu di 10.205 unità”.

Le stesse agenzie di stampa come Ansa hanno battuto la notizia, mettendo in luce come:

“Nel complesso - con una quota ormai stabilmente attestata al 10,5% del totale delle imprese registrate - il fenomeno dell'imprenditoria straniera rappresenta una parte strutturalmente significativa del tessuto imprenditoriale nazionale.

+16.000 imprese straniere sul tessuto nazionale rendono vitale il lavoro in Italia

Come sottolineano i dati di Unioncamere le regioni che sono state maggiormente interessate dalla crescita delle imprese straniere sono state negli ultimi sei mesi la Toscana al primo posto con +14,4%, seguita dalla Liguria con il 14,3% e dalla Lombardia con il 13%.

Ultime nella classifica ma non da meno interessante all’incremento, la Val D’Aosta che insieme alla Sicilia contano un +6,1% e la Basilicata con un +3,9%.

In generale la regione più amata dagli stranieri e che conta il maggior numero nel complesso di imprese straniere gestite da immigrati è la Lombardia. 

I dati di Unioncamere riportano che in questa regione sono presenti 124.603 imprese gestite da persone nate fuori dai confini nazionali, si tratta del 10,5% del totale delle imprese registrate presso le Camere di Commercio.

Con una certa distanza ma sempre con dei dati importanti il Lazio che misura una quota di 81.938 imprese straniere, e la Toscana con 58.937.

Tre imprese gestite da lavoratori stranieri su un totale di quattro il 75,8% del totale che riguarda nel complesso 484.888 imprese, opera con un’impresa gestita in forma individuale. Ma ci sono 105.298 aziende che sono state costituite con una forma di società di capitale.

Di queste 160.145 lavorano nel campo del commercio al dettaglio, 123.225 sono specialisti nel settore delle costruzioni, 49.339 si occupano di ristorazione.

Queste tre tipologie di lavoro sono quelle maggiormente praticate dai lavoratori stranieri in Italia e costituiscono anche una fonte di lavoro anche per altri nostri connazionali.

Una buona fetta di lavoro è da considerare in un settore trainante del nostro paese, si tratta del confezionamento di articoli per abbigliamento.

17.039 imprese sono state registrate con il codice ateco 14.1, a fine giugno costituivano il 33% dell’intero comparto nazionale del settore.

Da dove provengono i nuovi imprenditori stranieri in Italia

L’imprenditoria di queste imprese, abbiamo già detto che per 484.888 è in forma individuale.

Tra i primi dieci paesi che nei primi sei mesi dell’anno perdono posizioni storiche, troviamo paesi che nei decenni precedenti hanno visto prevalere alcune nazionalità come il Marocco, che rimane comunque in cima alla lista dei paesi costituenti nuovi imprenditori con oltre 63mila aziende attive, il 12,9% del totale delle imprese individuali straniere, la Cina e il Bangladesh.

Crescono invece consolidandosi la Romania che conquista il secondo posto con 53.079 nuove aziende (il 10,8% del totale), l’Albania e il Pakistan.

Ma analizziamo più nel dettaglio attraverso l’Undicesimo Rapporto Annuale “ Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia 2021” promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con la  Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, la Direzione Generale dei Sistemi Informativi, dell'Innovazione tecnologica, del Monitoraggio dati e della Comunicazione, OCSE, ISTAT, INPS, lNAIL, Unioncamere, con il coordinamento esecutivo di Anpal Servizi s.p.a., quali altri dati mettono in luce la valorizzazione che l’imprenditoria straniera restituisce al nostro paese.

L’Undicesimo Rapporto Annuale “ Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia 2021”

Nell’Undicesimo Rapporto Annuale “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia 2021” la cui analisi è molto più ampia e indaga su tutti i lavoratori immigrati iscritti ai relativi fondi pensionistici dell’INPS, alla pagina 76 del rapporto, scaricabile dal seguente link e visitabile alla pagina del sito di Unioncamere, è possibile acquisire nuove valutazioni in merito ai lavoratori autonomi immigrati distinguendone la tipologia professionale.

“Nel 2020 l’8,4% degli artigiani è extracomunitario: 133.387 su un totale di 1.589.698. La percentuale è in leggera crescita rispetto al 2019 (8,0%) e al 2018 (7,6%). L’attività artigiana conferma una forte connotazione maschile sia in generale (78,6%) che tra gli extracomunitari (81,9%).”

Il 69,5% degli artigiani immigrati ha come sede territoriale della propria azienda il Nord Italia. Il 25,1% il Centro Italia e il 5,4% ha messo radici aziendali nel Sud Italia e nelle isole.

Da un raffronto con il 2020 le regioni che hanno una maggiore concentrazione di aziende artigiane gestite da extracomunitari sono la Lombardia con il 24,5%, l’Emilia-Romagna con il 16,8% e la Toscana con il 14,0%.

L’età media di questi imprenditori nell’ambito dell’artigianato è sotto i 40 anni, si tratta del 19,3% del totale degli artigiani, mentre sono 12,8% quelli che superano i 55 anni.

Quello che non sappiamo è che tali percentuali non si discostano di molto dagli anni precedenti. La tendenza è per Paese di provenienza della cittadinanza con una netta prevalenza di artigiani provenienti dalla comunità albanese il 25,3%, seguono i cinesi con il 14,1%, i marocchini con il 9,7%, gli egiziani con l’8,8% e i tunisini con il 5,5%.

Chi sono i commercianti immigrati?

Come per il comparto artigiano, il settore dei commercianti quello che ha costituito il maggior numero di imprese negli ultimi sei mesi, nel corso del 2020 non ha subito particolari variazioni a fronte del nuovo anno.

I numeri del 2020 per coloro regolarmente iscritti alla gestione pensionistica dell’INPS configurano che il 10,3% del totale dei commercianti è extracomunitario.

Su 2.117.352 di iscritti, 217.425 lavoratori sono extracomunitari.  Il valore non differisce molto dal 2019 che costituiva il 10,2% o dal 2018 con il 10,0%, con una prevalenza del 72,4% di lavoratori maschili.

La regione con il maggior numero di commercianti extracomunitari resta rispetto agli anni precedenti la Lombardia con il 17,5%, seguono il Lazio con il 15,0% e la Campania con il 10,6%.

Anche qui l’età è bassa, si tratta per lo più di fasce di età comprese tra i 25-29 anni e tra i 30-39 anni. 

Per Paese di provenienza marocchini e cinesi rappresentano la metà dei commercianti extracomunitari il 41,2%, a cui seguono il Bangladesh con il 12,7% e il Senegal con il 6,2%.

Uno sguardo ai dati degli imprenditori stranieri tra il 2019 e il 2020

Se volgiamo uno sguardo verso i due anni appena passati e lo confrontiamo con il dato oggetto di questo articolo dei primi sei mesi di quest’anno rileviamo quanto segue:

Il numero delle imprese appartenenti a cittadini Extra UE che potete trovare alla pagina 80 del rapporto Rapporto Annuale “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia 2021” – è stato pari a 390.885 ovvero il 12,5% del totale. Si tratta di un valore in crescita di 7.423 unità tra i due anni 2019 e 2020, il +1,9%.

Sono state in Toscana il 18,4% del totale delle aziende, il 18,2% in Liguria, il 17,7% in Lombardia e il 17,1% nel Lazio.

Gli aumenti più rilevanti sono stati riscontrati in Trentino-Alto Adige che ha stimato un +5,2%, in Basilicata +4,9% e in Piemonte +4,0. Come vediamo tutte le regioni in misure diverse sono state comunque interessate dagli investimenti stranieri.

I settori che sono stati in crescita sono stati il noleggio, le agenzie di viaggio, e i servizi di supporto alle imprese con il 23,7% sul totale. 

Sono seguiti un settore storico gestito da operatori stranieri, quello delle costruzioni con il 18,2%, il solito commercio all'ingrosso e al dettaglio, la riparazione di autoveicoli per il 18,1%, le attività manifatturiere con il 14,7%, le attività dedicate ai servizi di alloggio e quelle di ristorazione con il 12,1%.

Ma non sono mancate la sanità e l’assistenza sociale con il 10,6% e i servizi di informazione e comunicazione con il 10,1%.

Nei due anni precedenti il 2021 per i settori appena trattati, si presenta una rilevante presenza femminile in base alla nazionalità. Una importante componente femminile proviene infatti dall’Ucraina il 54,0%, il 46,6% dalla Cina, il 41,6% dal Brasile, il 38,1% dalla Nigeria, il 31,5% dalla Svizzera, il 31,1% dal Perù e il 30,7% dalla Moldavia.

Nel complesso però ci sono state anche 31.533 cessazioni di azienda a fronte di 49.148 iscrizioni. Una differenza di +17.615 unità pre-Covid.

Su un totale di 631.157 imprese registrate nel 2020 sono state 31.533 le cessazioni, di cui 27.951 erano imprese individuali, 2.028 società di capitali e 1.253 società di persone.

Mentre tra le imprese individuali su 481.843 sono state su 39.003 le nuove iscrizioni, 8.642 le società di capitali e 1.225 le società di persone. Una crescita che ha visto andare in positivo 11.052 imprese individuali.

Per il 2021 siamo solo al I semestre, ma i dati di ripresa sono già confortanti.