È possibile ottenere la pensione a 50 anni di età? Quando l’INPS riconosce la pensione a 50 anni di età e 33 anni di versamenti contributivi? Nel vasto panorama pensionistico esistono delle alternative all’età pensionabile che spesso non vengono considerate.

Perché è così strano pensare di potersi godere la vita a 50 anni da pensionato? Dovrebbe essere normale pensare a un futuro prospero dopo un’esistenza turbolenta, faticosa in equilibrio tra vita e lavoro

La prestazione previdenziale economica rilasciata mensilmente dall’INPS viene sostenuta dai versamenti contributivi ricavati dalla carriera lavorativa e non. È, possibile, agganciarsi a una tipologia di pensione ordinaria o, ancora, più vantaggiosa con criteri ridotti. 

Parliamo di cogliere l’opportunità data dagli sconti applicati alle varie formule pensionistiche, occasioni contemplate dall’ordinamento previdenziale che prevedono un minor numero di contributi o, ancora una ridotta età anagrafica rispetto ai criteri massimi od ordinari.  

Questo, perché si comprende l’esistenza di “eccezioni” che regolano la pensione anticipata, ecco perché cercheremo di capire esattamente di quali prestazioni pensionistiche si tratta e, come viene regolamentato l’accesso al diritto alla pensione. 

Sapendo di queste possibilità diventa normale la domanda di un lettore che si chiede: “A 50 anni quale pensione mi spetta?”. 

Si considera che il lavoratore ha speso metà della sua esistenza nel lavoro e, appare più che giusto che per l’altra mezza parte intenda godersi la vita da pensionato. 

Un breve guida sulle varie tipologie di pensione che permettono l’uscita a 50 anni di età. Ti spiegheremo, quale misura permette il pensionamento con 33 anni di versamenti contributivi e come funziona. 

Pensione a 50 anni con 33 anni di contributi! È possibile

Iniziamo nel chiarire che a 50 anni è possibile presentare l’istanza all’INPS per il riconoscimento della pensione anticipata ordinaria o di altre realtà previdenziali. Considerando la realtà pensionistica tangibile risponderemo alla domanda di un lettore:

“Buongiorno mi chiamo Mario ho lavorato per 33 anni in un’azienda, oggi ho compiuto 50 anni, vorrei sapere quale pensione mi spetta. Grazie della risposta”. 

Le strade pensionistiche sono davvero molte, qualcuna vantaggiosa altre poco meno. Il punto? Tutto si riduce alla distinzione tra l’età anagrafica, il numero dei contributi, le diverse condizioni più viste come i paletti che limitano l’accesso alla pensione e, ancora, alla modalità di computo dell’assegno previdenziale. 

È importante comprendere che nel caso della pensione anticipata ordinaria, parliamo di una prestazione previdenziale economica che non richiedere o, quantomeno, per cui non sussiste l’obbligo del requisito anagrafico.

Per questo motivo, tutte le donne che possiedono almeno 41 anni e 10 mesi come numero di accrediti contributivi possono collocarsi in quiescenza.

Nello stesso identico modo, la medesima formula può essere utilizzata dagli uomini, ma con un diverso numero di versamenti, ovvero 42 e 10 mesi. È indispensabile considerare anche la presenza di una finestra mobile corrispondente a un periodo di tre mesi, in questo caso non si registrano variazioni tra uomini e donne. 

Si, precisa che non è possibile collocarsi a riposo con la misura Quota 100 chiusa il 31 dicembre 2021, né tantomeno, con Quota 102 i cui criteri sono accessibili con condizioni molto più alte.

Si esclude anche la possibilità di uscire con la pensione donna, non solo in quanto accessibile solo per le lavoratrici, ma anche perché i criteri di ammissione al piano pensionistico Opzione donna risultano più alti. Infatti, in questo caso si parla di 58 e 59 anni con un numero di versamenti minimo di 35 anni. 

Sulla stessa linea non rientra neanche la misura più utilizzata nell’ultimo periodo, ovvero l’anticipo pensionistico Ape sociale.

C’è da dire che questa tipologia di prestazione prevede la possibilità di ricevere un anticipo pensionistico con numero di contribuzione da 30, 32 e 36 anni, una differenza contributiva data dalla diversa tipologia del lavoro.

In sostanza, tenendo conto della contribuzione accreditata, il lettore rientra in questa gamma previdenziale. 

Tuttavia, analizzando le indicazioni fornite nel quesito, non sussistono i requisiti anagrafici indispensabili per l’accesso alla misura Ape sociale.

Ricordiamo, infatti che i criteri anagrafici stabiliti dalla normativa sull’anticipo pensionistico sono fissati a 63 anni di età senza possibilità di riduzione. 

Come si fa andare in pensione a 50 anni?

Chi inizia a lavorare prestissimo può abbracciare la pensione precoci, se rientra in un pacchetto di condizioni ben delineato. Per questo motivo, si consiglia attentamente di valutare l’aspetto dei requisiti previsti per questa misura previdenziale. 

In breve, se hai 50 anni puoi abbracciare la pensione anticipata precoci, anche in presenza di versamenti in più gestioni, non è questo il nodo della misura. Ma, è essenziale la presenza di un numero di versamenti che conduca a un’anzianità contributiva non inferiore a 41 anni. Nessuna condizione sull’età. 

Tuttavia, questa tipologia previdenziale permette di collocarsi in quiescenza senza tener conto dell’età anagrafica, ma contiene svariati paletti.

Il primo porta alla presenza di un anno di anzianità contributiva entro l’età massima di 19 anni. Questo è il primo requisito obbligatorio per il rilascio del diritto alla pensione, l’altro è l’appartenenza alle categorie di tutela.

 Ecco, perché, possono richiedere l’accesso alla pensione anticipata precoci i lavoratori posti nello status di disoccupati (secondo i criteri di legge), i caregiver con un minimo di assistenza da sei mesi rivolta al familiare disabile 1° e 2° grado in presenza di una forma di handicap grave Legge 104 articolo 3 comma 3. 

E, ancora, possono richiedere la pensione precoci i lavoratori invalidi a cui la Commissione ha riconosciuto una percentuale d'invalidità dal 74%. Infine, rientrano nelle condizioni poste in essere per la pensione anticipata precoci anche i lavoratori addetti alle mansioni usuranti, gravose e notturne. 

Quando non è richiesta l’età minima per andare in pensione?

L’INPS paga regolarmente delle prestazioni previdenziali economiche senza la presenza dell’età minima, quali:

Se il lavoratore ha maturato un’anzianità contributiva commisurata in non meno di cinque anni di versamenti accreditati negli ultimi cinque anni, può richiedere l’assegno ordinario d'invalidità. In questo caso, il rilascio dell’invalidità è condizionato dalla presenza di un’invalidità attestata dalla Commissione nella percentuale dal 67%, ovvero nella misura che risulti essere maggiore dei 2/3. È, importante, comprendere che in questo caso la presenza dell’invalidità civile potrebbe non bastare o non essere sufficiente, in quanto occorre il riconoscimento di un’invalidità distinta. 

Sempre in linea con un profilo contributivo di almeno cinque anni registrati nell’ultimo quinquennio, troviamo anche la pensione ordinaria d'inabilità (permanente o assoluta). Non richiede il vincolo anagrafico legato all’età lavorativa.

Per i dipendenti impiegati nel comparto pubblico è possibile attivare la pensione d'inabilità, con diversi criteri contributivi. 

I lavoratori che rientrano in specifiche categorie di lavoro possono ottenere delle prestazioni previdenziali economiche “speciali” riguardanti l’invalidità o inabilità. 

Occorre, sottolineare, che si tratta di prestazioni economiche per nulla accostabili alla pensione di vecchiaia anticipata.

In quest’ultima ipotesi, cambiano i requisiti sia sul piano anagrafico che contributivo. Il legislatore ha disposto delle agevolazioni applicabili ai criteri ordinari, permettendo alle donne il rilascio della pensione INPS di vecchiaia a 56 anni, mentre per gli uomini non sotto i 61 anni di età.

Il requisito contributivo muta tra 15 o 20 anni, mentre scende a cinque anni in presenza di lavoratori non vedenti. Prevista una finestra mobile di 12 mesi.