La legge prevede la possibilità per le donne lavoratrici che si trovano in stato di gravidanza di poter accedere ad un’indennità maternità, attraverso il quale potranno accedere ad un importo differente, sulla base della propria busta paga. Tuttavia, come accade sempre nei casi di indennità per poter ottenere tale trattamento, è necessario rispondere ad alcune condizioni particolari. 

L’Istituto Nazionale Previdenza Sociale definisce questa indennità come congedo di maternità, che consiste dunque nella possibilità della donna lavoratrice che si trova in stato di gravidanza di astenersi dal periodo di lavoro percependo un’indennità, per un determinato lasso di tempo.

A questo proposito, è bene chiarire che purtroppo non tutte le donne potranno accedere all’indennità per congedo di maternità dedicata non soltanto alle lavoratrici, ma in alcuni casi particolari anche ai lavoratori.

Proprio per questo motivo, è fondamentale che, nei casi in cui si aspetta un bambino e si svolge un lavoro come lavoratore dipendente, si approfondiscano al meglio tutte le tematiche legate all’indennità di maternità, al fine di accertarsi di essere in possesso anche di tutte le condizioni di accesso obbligatorie.

Indennità di maternità: come funziona il trattamento per chi è in gravidanza 

Dunque, un primo aspetto da approfondire sicuramente quando si parla dell’indennità di maternità, riguarda sicuramente la sua definizione principale. A tal proposito, riproponendo la descrizione fornita da parte dell’Istituto INPS, il congedo di maternità viene effettivamente definito come quel periodo di astensione di tipo obbligatorio dalla sede del lavoro.

Si tratta, dunque, di un’opportunità che potrà essere riconosciuta essenzialmente nei confronti di una categoria precisa di donne lavoratrici, ovvero di quelle donne che svolgono un’attività di lavoro regolata da un contratto di tipo subordinato e che si trovano nel periodo della gravidanza oppure nel periodo immediatamente successivo a quello del parto.

In tal senso, un’ulteriore precisazione riguarda la questione dell’astensione obbligatoria dal lavoro per quanto riguarda le donne lavoratrici con un contratto di lavoro dipendente. In questo caso, infatti, è il Testo unico sulla maternità e sulla paternità, dunque nello specifico, il decreto legislativo numero 151 del 26 marzo 2001, che va a sancire a tutti gli effetti tale obbligatorietà. 

Questa tutela nei confronti delle donne in gravidanza resa possibile attraverso l’astensione obbligatoria dal lavoro, si traduce anche con un divieto riconosciuto verso i datori di lavoro e le aziende di far svolgere una prestazione lavorativa a quelle donne che si trovano nel periodo di percezione del congedo di maternità.

A chi spetta l’indennità di maternità? I casi particolari del beneficio 

Solitamente, dunque, l’indennità per il congedo di maternità viene concesso alla madre del bambino. Tuttavia, qualora suscitano determinate situazioni e casi particolari che dovranno essere presi singolarmente in esame da parte dell’Istituto INPS, a seguito della richiesta adeguatamente presentata, l’indennità potrebbe essere riconosciuta anche nei confronti del padre del bambino

In questo caso, la misura economica prenderebbe dunque il nome di indennità per congedo di paternità per i lavoratori dipendenti.

A titolo esemplificativo, è possibile evidenziare alcune categorie precise di donne lavoratrici a cui spetta a tutti gli effetti la percezione dell’indennità di maternità.

Si tratta, dunque, delle donne lavoratrici dipendenti che sono assicurate all’istituto INPS anche per quanto riguarda il congedo di maternità. In tal senso, si intendono incluse anche quelle donne lavoratrici che risultano essere assicurate presso l’ex IPSEMA. 

Inoltre, possono fare richiesta per accedere all’indennità di maternità anche nel corso dell’anno 2022, anche quelle donne che svolgono un lavoro attraverso un contratto come apprendiste, impiegate ma anche operaie oppure dirigenti.

Al contempo, rientrano anche le donne in stato di disoccupazione oppure sospese da lavoro, le donne addette a lavori legati ai servizi famigliari oppure domestici, come ad esempio le badanti; ma anche lavoratrici addette ad attività socialmente utili, lavoratrici a domicilio nonché le donne lavoratrici che svolgono il proprio lavoro presso la pubblica amministrazione.

Quanto dura l’indennità di maternità: la decorrenza e la durata complessiva

In linea generale, l’indennità di maternità viene riconosciuta nei confronti delle donne lavoratrici a partire dai due mesi precedenti alla data in cui si presume che avverrà il parto.

Tuttavia, occorre precisare che in alcuni casi specifici, potrebbe essere richiesta l’opzione di fruizione del congedo di maternità anche nei cinque mesi precedenti il parto. 

A seguito del parto e della nascita del bambino, la madre lavoratrice potrà anche continuare a percepire l’indennità di maternità per altri tre mesi dalla data dei parto. Tuttavia, nei casi di attenzione dal lavoro soltanto nel periodo successivo al parto, la madre avrà la possibilità di richiedere l’indennità di maternità per ben cinque mesi successivi.

Gli importi dell’indennità di maternità: come cambiano e per chi

Siamo arrivati ad uno dei momenti più interessanti quando si parla dell’indennità del congedo di maternità, ovvero gli importi effettivi che potranno essere riconosciuti nei confronti della madre oppure del padre che ha diritto a percepire questo sostegno economico.

A questo proposito, occorre precisare che il calcolo degli importi dell’indennità di maternità sarà effettuato prendendo in considerazione l’ammontare effettivo della retribuzione media globale giornaliera del titolare della prestazione. La percentuale che sarà presa in considerazione per il calcolo dell’indennità di maternità è quella dell’80%.

Inoltre, è necessario anche sottolineare che l’indennità di maternità potrà essere ricevuta direttamente sulla busta paga nei casi in cui si tratti di madri assicurate ex IPSEMA. Mentre, per tutte le altre donne lavoratrici, l’accredito sarà effettuato direttamente dall’Istituto INPS sul conto corrente postale oppure bancario.