Non sempre si ottiene un’uscita dal lavoro in tempi rapidi, spesso è necessario raggiungere i requisiti ordinari previsti dal legislatore. Non nell’antichità, ma in un passato che molti ricordano abbastanza bene, era possibile agganciarsi a Quota 96, che permetteva di totalizzare la voce età con quella contributiva. D’altra parte, non si può nascondere che la “Quota” rappresenta per tanti lavoratori la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro.

Il discorso legato alla Quota rappresenta la questione previdenziale del giorno rimandata sistematicamente dall’Esecutivo. Dopo il triennio sperimentale di Quota 100, (una misura che ha consentito a tanti lavoratori un pensionamento a 62 anni di età, sommando una contribuzione di 38 anni), slittano le possibilità consentite dal legislatore per anticipare l’uscita dal lavoro, mentre diventa più tangibile la Riforma Fornero.

La nuova riforma pensioni è incentrata sul discorso della Quota spartita in due versioni che poco piace alle parti sociali. In ogni modo, esistono delle alternative poco conosciute che consentono di sganciarsi dal sistema della Quota.

Un vantaggio da non sottovalutare, considerato che i requisiti ordinari previdenziali portano a 67 anni di età con la somma di 20 anni contributivi. E, ancora, un montante contributivo di 42 anni e 10 mesi, con un’anzianità contributiva ridotta di un anno per le donne.

C’è da dire che non tutto è perduto specie nel ramo pensionistico, dove le alternative possono rappresentare quel vantaggio capace di permettere al lavoratore di lasciare il lavoro anticipatamente. È importante comprendere che se si rientra in specifici meccanismi dettati dalla normativa, si schiva il percorso regolare che porta alla previdenza ordinaria. 

Pensioni e Opzioni: è possibile anticipare di cinque anni l’uscita dal lavoro, ecco i requisiti

Il Governo Draghi ha bloccato ogni possibilità alla misura sperimentale 100 di proseguire, tamponando con l’introduzione temporanea della Quota 102. Non si parla più di anticipare l’uscita a 62 anni, ma il discorso è slittato di altri due anni. Il che porta a una pensione anticipata a 64 anni di età a cui va sommato il pacchetto contributivo di almeno 38 anni. Anche le opzioni future portano i lavoratori a intraprendere un discorso pensionistico diviso su una Quota a metà.

Tuttavia, l’unica Quota che non prevede l’innesco di un meccanismo di addizione è Quota 41, infatti, la misura è stata concepita per contenere solo un elemento contributivo.

Sebbene, la questione previdenziale potrebbe apparire complessa e difficile, la verità è che esistono dei meccanismi che attivandosi portano il lavoratore ad anticipare l’uscita con la somma di una Quota pari a 97,6, così come avviene per lo scivolo previsto per i lavoratori usuranti. 

Il legislatore permette ad alcune categorie di lavoratori di collocarsi a riposo con dei requisiti diversi. Per questo motivo, spesso sentiamo amici o colleghi in pensione con un’anzianità contributiva pari a 35 anni, quando la regola ordinaria porta a 38 anni di versamenti. Anche l’aspetto anagrafico appare molto vantaggio non dovendo aspettare i 64 anni di età (requisiti Quota 102). Infatti, il trattamento previdenziale scatta a 61 anni e sette mesi di età anagrafica.  

Contratto di espansione, ecco la prima possibilità che permette di anticipare l’uscita di cinque anni

Il legislatore ha attivato diversi meccanismi a favore delle aziende tutelando i lavoratori. Ecco, perché il contratto di espansione rappresenta un’ottima opportunità sia per l’azienda che per i dipendenti più anziani. Vengono attivati i piani di esodo per quei lavoratori che hanno una distanza di almeno 60 mesi, ovvero cinque anni dal perfezionamento dei requisiti per l’accesso a un trattamento previdenziale ordinario.  

È anche vero, che i lavoratori partecipando al contratto di espansione vengono agganciati a un ammortizzatore sociale. D’altra parte, l’azienda prosegue lo sviluppo della riorganizzazione aziendale, collocando a riposo i lavoratori che hanno maturato diversi anni di servizio. 

Una misura nata per le grandi imprese, poi ampliata anche a quelle di piccole dimensioni, se rientrano in specifici criteri.

Il legislatore è giunto alla conclusione che grazie al contratto di espansione le aziende vengono poste nelle condizioni di procedere al rinnovamento, riqualificazione e ricambio generazionale necessario per lo sviluppo dei piani industriali, oltre che a garantire ai lavoratori anziani la possibilità di ricevere un assegno mensile fino al vero pensionamento.

Il contratto di espansione trova la sua applicazione in favore dei lavoratori a cui manca poco per il pensionamento. Tecnicamente, l’esodo parte per i lavoratori con a cui mancano almeno cinque anni dal pensionamento.

Esistono diverse condizioni a cui gli esodati devono rapportarsi prima di aderire al meccanismo del contratto di espansione, tra cui:

  • è necessaria aver maturato un’anzianità contributiva ideona per il rilascio della pensione anticipata. In sostanza, è indispensabile la presenza di un montante contributivo non inferiore a 38 anni e 1 mese. Mentre, per le lavoratrici viene attivato un abbuono di un anno;
  • sono sufficienti 62 anni per la pensione di vecchiaia, se risultano perfezionati 20 anni contributivi. 

Occorre, sottolineare, che se il lavoratore ha diritto alla Naspi, tale indennità viene inserita nell’assegno di accompagno al pensionamento. Oltre, all’eventuale presenza della contribuzione figurativa necessaria per perfezionare i requisiti per il trattamento previdenziale spettante.

Ricordiamo, infine, che il contratto di espansione contiene diversi limiti. Per questo motivo, non trova la sua applicazione nei piani previdenziali agevolati (esempio lavoratori usuranti), oppure, per la prestazione Opzione donna e, ancora, per la misura Quota 102.