In futuro le pensioni dell'INPS potrebbero cambiare, e non in meglio. A seguito dell'interesse da parte del Governo Draghi di proporre una riforma delle pensioni, che ha già portato al mancato rinnovo di Quota 100 e di Opzione Donna, si teme che altro possa cambiare, anche in merito alle ulteriori proposte per sostituirle.

Non a caso ha fatto scalpore a luglio la nomina a consulente dlel'ex Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo Monti, Elsa Fornero, per una task force governativa presieduta dal Sottosegretario di Stato Bruno Tabacci

Si parla della stessa Fornero a cui è legata la riforma delle pensioni tutt'ora in vigore, che prevede ogni due anni ad un ricalcolo dell'aspettativa di vita, in modo da cambiare l'anno di uscita per tutti i lavoratori italiani.

Per questo bisogna stare attenti alle pensioni, perché potrebbero cambiare.

Pensioni INPS oggi: come potrebbero cambiare con la nuova riforma

Se l'INPS, cioè il nostro istituto per la previdenza sociale, conferma l'indisponibilità dal 1 gennaio 2022 per Quota 100 e anche per Opzione Donna, significa che dal 2022 l'unica possibile soluzione pensionistica sarà l'attuale riforma delle Pensioni Fornero, in vigore dal 2012 e mai ritoccata in maniera strutturale.

Per chi non la conoscesse, la riforma delle Pensioni Fornero prevede alcune disposizioni per l'accesso completo alla propria pensione, ovvero:

  • 67 anni come requisito anagrafico;
  • almeno 20 anni di contributi versati.

E proprio il primo requisito, quello anagrafico, è stato semmai quello ritoccato, perché all'inizio, nel 2012, la situazione era differente. Oltre all'estensione della Riforma Dini del 1995 per il metodo contributivo, è stato preposto l'allungamento graduale delle pensioni:

  • per le lavoratrici private da 60 a 65 anni, con finestra mobile di 12 mesi;
  • per i lavoratori tout court, l'adeguamento avveniva fino al 2019 a cadenza triennale, ma per fine 2021 è prevista quella biennale.

Proprio l'adeguamento ha portato ad arrivare ai 67 anni d'età, e se verrà certificato un aumento dell'aspettativa di vita, potrebbe arrivare anche a 70 anni, cioè un anno in meno rispetto a quanto previsto per chi ha meno di 20 anni di contributi versati.

Se ne volete sapere di più sulla riforma delle pensioni, vi suggerisco il video di App Lavoro.

Pertanto, la nuova riforma sarà quella della Fornero, perché è tutt'ora attiva e non c'è verso di migliorarla. L'unica possibilità è in uno scalone, che possa in qualche modo garantire una buona uscita.

INPS: previsto per le pensioni uno scalone! Ecco cosa cambia

Se l'INPS prevede per le pensioni uno scalone, quello che potrebbe cambiare è il fatto di trovarsi due generazioni in conflitto.

Da una parte avremo una generazione che potrà uscire con gli ultimi sprazzi di Quota 100, dato che, se fai richiesta entro il 31 dicembre 2021, maturando i requisiti quali:

  • 62 anni di età anagrafica;
  • 38 anni di contributi versati.

Allora, con Quota 100 potrai avere la tua pensione. Se li maturi dal 1 gennaio 2022, dovrai aspettare cinque anni, come quelli che rischiano di finire appunto se non maturano i requisiti entro fine anno.

Questo è l'effetto scalone, appunto una scala tra due opzioni pensionistiche, di cui una non rinnovata. Lo stesso Governo Draghi s'è imposto di fare qualcosa per impedire tale evento nefasto, al pari di quello che è accaduto tra il 2011 e il 2012 per oltre 350.000 richiedenti, i quali, a causa delle riforme Fornero (Pensione e Lavoro) sono finiti in un limbo che ha comportato al pre-licenziamento e al non riconoscimento dell'indennità di mobilità, come invece promesso dall'allora Governo Monti.

Il punto è, ci sarà questa possibilità di evitare lo scalone? Intanto non ci sono più due possibilità, cioè Quota 100 e Opzione Donna.

Addio a Quota 100: INPS punta per le pensioni a Quota 41

Le pensioni dell'INPS perderanno a breve due opzioni abbastanza utilizzate, quali Quota 100 e Opzione Donna, e forse tentare qualcosa con Quota 41.

In breve, Quota 100 prevede appunto due requisiti:

  • 62 anni di età anagrafica;
  • 38 anni di contributi versati.

Ovviamente, se garantisci più anni di contributi, più tentare un'uscita anticipata, viceversa se hai meno anni di contributi dovrai uscire più tardi, tramite effetto di compensazione.

Per quanto siano stati complessivamente oltre 340.000 persone ad averne beneficiate, seppur ad ogni anno con un numero di richieste sempre minore, Quota 100 ha permesso un'uscita anticipata altrimenti non possibile per tutti. 

Il problema è che come uscita non va bene per l'Unione Europea. Dati i costi importanti che ha richiesto questa formula, quasi 18,8 miliardi di euro da garantire fno al 2030, la prova sperimentale di questa opzione finirà col 2021, così dal 2022 si dovrà tornare alla Fornero.

O, come soluzione, tentare la Quota 41. Cioè l'uscita pensionistica che prevede esclusivamente:

  • 41 anni di contributi versati.

Niente età anagrafica, praticamente se si inizia a lavorare a 16 anni, come titolo d'esempio, si può andare in pensione a 57 anni, basta solo garantire quei 41 anni di contributi versati. Ma stavolta in una veste diversa.

Nuova Quota 41 per le pensioni INPS: come potrebbe cambiare 

La Quota 41 come possibilità per le pensioni INPS potrebbe essere buona, specie se modificata.

Come riportato da Il Tempo, i sindacati sarebbero favorevoli a Quota 41, così come il partito della Lega e il suo segretario, nonché ex Ministro dell'Interno nel governo Conte I, Matteo Salvini.

Ma il bello è che già c'è Quota 41 per alcuni lavoratori, ma a patto che:

  • abbiano 12 mesi di contributi versati entro i 19 anni d'età, anche se non continuativi.
  • abbiano 41 anni di contributi a partire dei 19 anni.

Inoltre devono essere in una di queste cinque categorie tutelate:

  • disoccupati, 
  • invalidi, 
  • caregiver che danno assistenza a familiari disabili, 
  • lavoratori di mansioni usuranti, 
  • lavoratori di mansioni gravose.

Per la Lega dovrebbe essere per tutti, mentre per i sindacati almeno per le categorie fragili, cioè quelle con alcune patologie, quali:

  • immunodepressione,
  • diabete,
  • cardiopatia,
  • insufficienza organica tale da richiedere la dialisi.

A cui si aggiungono anche gli inidonei al lavoro, o quelli nel settore della sanità e nei trasporti.

Il problema è per i costi. Scegliere Quota 41 significherebbe, a detta del presidente dell'INPS Pasquale Tridico, aumentare la spesa da 4,3 miliardi per il 2022 fino a 9,3 miliardi a fine decennio, per finanziarla. Sarebbe possibile una roba del genere davanti al fatto che già Quota 100 è messa in stand-by proprio per certi costi estremi?

Infatti, di recente, anche Opzione Donna è stata segnalata per questi costi estremi.

Addio a Opzione Donna: INPS punta all'Ape Sociale

Opzione Donna potrebbe cambiare nella rosa delle pensioni INPS: cioè venire messa da parte, forse a favore di Ape Sociale.

Per le lavoratrici la scelta pensionistica di Opzione Donna garantisce la pensione se:

  • la lavoratrice ha maturato almeno trentacinque anni di contributi;
  • la lavoratrice ha raggiunto il cinquantottesimo anno d'età se dipendente;
  • la lavoratrice ha raggiunto il cinquantanovesimo anno d'età se autonoma.

Praticamente una Quota 100 ma fatta esclusivamente per le lavoratici, private e pubbliche.

Purtroppo, stando all'ultimo report dell'OCSE, il sistema non è funzionale a livello di costi, e finirà per essere come Quota 100: non rinnovata dopo il 31 dicembre 2021.

Si può ancora fare richiesta, ma entro il 31 dicembre 2021. Altrimenti bisogna puntare all'Ape Sociale, cioè all'Anticipo Pensionistico Sociale, che però ha altri requisiti:

  • avere la residenza in Italia riconosciuta;
  • 30 anni di contributi maturati;
  • 36 anni di contributi maturati in caso di lavori gravosi.

Per sapere quali sono il lavori gravosi e non, è disponibile un approfondimento sul sito dell'INPS.

L'Ape non ha il requisito anagrafico, e inoltre sembra più appetibile, infatti vogliono renderla più estesa.

Nuova Ape Sociale per le pensioni INPS: come potrebbe cambiare 

Anche per Ape Sociale si propone di cambiare qualcosa, almeno per renderla al pari delle attuali pensioni INPS.

Lo vogliono fare anche con Opzione donna, cioè tentare di estenderla anche per i contratti di espansione, cioè quando hai qualche lavoratore che si trova a 60 mesi dal requisito anagrafico della pensione, magari anche con la CIG straordinaria, almeno si evita lo scivolo.

Ma anche sull'Ape sociale si punta a questo:

  • aggiungere nuovi lavori all'interno della categoria dei lavori gravosi, come addetti all'edilizia, agricoli e marittimi;
  • disoccupati di lunga durata;
  • chi non rientra nei requisiti della NASPI;
  • ridurre gli anni di contributi versati per i lavori gravosi da 36 a 30 anni.

Tutte ottime proposte, specie quella per i lavori gravosi, che però dovranno seguire tre criteri:

  • frequenza dell'attivita;
  • gravosità degli infortuni segnalati;
  • malattie professionali accertate in quel tipo di lavoro.

Per l'Ape in effetti c'è abbastanza supporto, ma come visto non è proprio per tutti. Semmai come alternativa si può valutare la RITA o l'isopensione.

INPS: le pensioni con RITA o isopensione. Ecco come funzionano

Sono due alternative per le pensioni INPS già descritte, ma anche queste hanno i loro limiti d'accesso, sia la RITA sia l'isopensione.

Per la prima si parla di una Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, cioè del fatto che a 57 anni può fare richiesta di ritirarti, ma a patto che:

  • tu garantisca di essere iscritto ad un fondo pensione da 5 anni, e che sia di tipo complementare;
  • per cinque anni devi garantire la cessazione della tua attività lavorativa, o per due anni se sei inoccupato;
  • devi aver versato almeno 20 anni di contributi.

Quanti possono avere accesso alla RITA? Non tantissimi, così come quelli che possono avere l'isopensione.

Per isopensione si intende lo strumento che le aziende possono utilizzare per la gestione degli esuberi facilitando pensionamenti e ingressi lavorativi. 

In questo caso non è il richiedente ad avere certi requisiti, ma l'azienda, che deve avere:

  • in occupazione almeno 15 dipendenti;
  • la stipula di un accordo con le organizzazioni sindacali dei lavoratori.

L'onere aziendale è un versamento a favore del lavoratore, che deve coprire tutto l'esodo, ad oggi della durata massima di 7 anni (prima era a 4). In questo esodo, l'assegno per il lavoratore deve corrispondere al trattamento pensionistico maturato, che sia di vecchiaia o anticipata, fino al raggiungimento della pensione.

In soldoni, l'azienda ti manda in pensione prima dell'INPS. Ma bisogna vedere se in futuro l'INPS ti manderà in pensione.