Per chi ha chiesto il reddito di cittadinanza erogato dall’INPS, sembra che ci siano ritardi, per il pagamento di febbraio. I soldi non sono arrivati, siamo già a marzo e la cifra spettante agli italiani che hanno fatto richiesta di reddito di cittadinanza ancora non si vedono.

Dove sono finiti i soldi di febbraio? A quanto sembra le date per l’arrivo di questa forma di sussidio ai disoccupati non sono le stesse per tutti. Alcune coperture sono arrivate per fine febbraio,ma moltissime no, e bisognerà ancora attendere marzo.

Chi ha fatto domanda a febbraio, dovrà aspettare almeno fino al 15 marzo, ma non è questo il caso di chi ha chiesto i soldi del reddito di cittadinanza INPS prima di questo mese. Si prevede infatti che a marzo arriveranno due mensilità insieme: quella di febbraio e quella di marzo.

Inps reddito di cittadinanza: perché i soldi tardano ad arrivare saltando febbraio

Ci si chiede come mai i soldi tardano ad arrivare, e la spiegazione più plausibile è il ritardo nei pagamenti dovuto alla procedura stessa di erogazione. A gennaio 2021 sono state 1,2 milioni le famiglie italiane che hanno ricevuto il reddito di cittadinanza, e la regione che più di tutte ne ha usufruito è la Campania.

Nessun problema allora, per chi ancora non ha ricevuto i soldi del reddito di cittadinanza di febbraio, perché arriverà in concomitanza con il pagamento di marzo. Ma c’è anche chi ha rischiato, o rischia tutt’ora di perdere questo contributo.

Il motivo principale sta nella dichiarazione dei redditi: chi non ha presentato il proprio ISEE il 31 gennaio 2021 perde questo sussidio, la cui clausola principale per riceverlo prevede proprio l’analisi della situazione reddituale. In sostanza, mentre per gennaio valeva ancora l’ISEE del 2020, lo stesso non si può dire per febbraio.

Il reddito di cittadinanza si perde anche se si superano le 18 mensilità previste, perché da qui non si possono ricevere ulteriori accrediti.

Inps reddito di cittadinanza: si può perdere da febbraio in poi

Il sostegno INPS reddito di cittadinanza si può perdere eccome, da febbraio, non solo per mancata attestazione ISEE, ma perché si è concluso il periodo per cui è possibile beneficiarne. Il sussidio è stato stabilito dal Decreto n.4/2019 nella legge n.26/2019 che prevede un’attivazione non superiore ai 18 mesi.

Come spiegato sul sito ufficiale:

“Il Reddito di Cittadinanza è concesso per un periodo massimo di 18 mesi, trascorsi i quali può essere rinnovato, previa sospensione di un mese. Pertanto - se permangono le condizioni di bisogno - a partire dal mese successivo a quello della scadenza è possibile presentare una nuova domanda.”

E’ quindi possibile richiedere ulteriormente di aderire al sussidio INPS, ricordando che scaduti i 18 mesi bisogna rinnovare la domanda, presentando un ISEE corretto e facendo prova del sussistere di condizioni di disoccupazione.

Il modulo per rinnovare la richiesta è lo stesso di quello utilizzato per la prima volta, presentando domanda online nella sezione INPS reddito di cittadinanza.

Inps reddito di cittadinanza: salta febbraio, ma si può ancora chiedere la carta

Nonostante il mese di febbraio potrebbe aver saltato alcuni pagamenti, per i motivi citati sopra, chi da quest’anno fa domanda di reddito di cittadinanza può ancora richiedere la carta acquisti con i soldi del bonus.

Per chi ancora non lo sapesse, il pagamento INPS reddito di cittadinanza avviene tramite una carta di pagamento elettronica. La carta consente di pagare direttamente i seguenti beni o servizi:

• Pagare l’affitto o il mutuo attraverso bonifico mensile in Ufficio Postale 

• Prelevare contante (non superando mai i 100 euro al mese)

• Pagare le spese di casa come luce e gas, presso Uffici Postali o attività commerciali abilitate

• Pagare mense scolastiche

• Acquistare beni di consumo essenziali

Il pagamento INPS reddito di cittadinanza esclude però dagli acquisti possibili altri tipi di beni e servizi, come:

• Servizi finanziari

• Servizi per movimentare denaro

• Prodotti di gioielleria e pellicceria

• Prodotti d’arte

• Acquisti in club privati

• Assicurazioni

• Armi o materiale pornografico

Il sostegno INPS reddito di cittadinanza ha l’obiettivo quindi di garantire il sostentamento delle famiglie, ed è destinato all’acquisto di beni di prima necessità.

Inps reddito di cittadinanza: i furbetti dell’RdC

L’RdC (Reddito di Cittadinanza) è destinato alle famiglie in difficoltà, che rispettano determinati requisiti economici: l’ISEE, che come abbiamo visto va aggiornato per il 2021, deve essere inferiore a 9.350 euro annui per il nucleo famigliare, e il valore degli immobili posseduto al di fuori della prima casa di residenza non deve superare i 30.000 euro.

Ci sono delle cifre di cui tenere conto anche per i beni mobili, e ci sono alcune eccezioni per chi recepisce la Pensione di Cittadinanza.

Eppure, nonostante i controlli e le clausole ben specificate, ci sono molti furbetti del sostegno INPS reddito di cittadinanza. Una notizia di oggi riguarda la sanzione arrivata ad una titolare di bar in un comune di Bergamo in cui una propria dipendente, pagata in nero, recepiva indebitamente questa forma di sussidio.

E’ stata denunciata la dipendente che ha ricevuto RdC per 5 mesi nonostante continuasse a lavorare, senza forma contrattuale, per la titolare del bar.

Inps reddito di cittadinanza: le richieste a febbraio sono troppe!

Per il sostegno INPS reddito di cittadinanza, l’ultimo anno è stato boom di richieste, motivo dei ritardi nell’erogazione del bonus. E al momento si inizia a parlare delle prime strette di questa forma di sussidio.

Una delle ipotesi del governo Draghi è quella di sospendere i rinnovi dopo i primi 18 mesi, e di diminuire la cifra del bonus a chi si trova in condizioni di poter lavorare.

Il governo pensa di aggiornare il sussidio, riformandone i criteri rendendo il bonus sostenibile per lo stato. E il rinnovo dei 18 mesi è il primo step da cui partire per diminuire il numero delle persone che possono ricevere questo tipo di reddito.

L’idea è quella di attivare maggiormente i centri per l’impiego per la formazione delle persone che ricevono il reddito, e dare un bonus a chi, successivamente alla richiesta del reddito, inizia un nuovo lavoro.

Chi accetta di iniziare a lavorare potrebbe così non perdere interamente i soldi del reddito di cittadinanza, percependone una piccola parte come incentivo al lavoro. Al momento è solo un’idea, aspettiamo i prossimi giorni per capire come il nuovo governo Draghi si muoverà nei confronti di questo sussidio molto amato nell’ultimo anno.

Molti chiedono il sostegno INPS reddito di cittadinanza: a febbraio la disoccupazione è alle stelle

Va ricordato che, a fronte di una richiesta di RdC così alta, c’è l’impennata del numero di disoccupati in Italia: ad oggi i dati ISTAT ci parlano di almeno 444.000 posti di lavoro in meno rispetto all’anno scorso, in seguito al disastro economico prodotto dalle chiusure.

La pandemia, con le restrizioni messi in atto, ha segnato in negativo le entrate di aziende e attività, e molte sono state costrette a chiudere battente per mancanza di soldi. La disoccupazione è ancora alle stelle, e la precarietà nel 2021 si fa sentire.

Nonostante alcune aziende stiano ancora assumendo specialmente nell’ambito GDO, c’è da dire che la pandemia ha portato con sé una recessione senza precedenti, e le famiglie italiane si sono trovate nella condizione di dover chiedere sussidi allo stato per avere soldi per pagare beni di prima necessità, affitti e mutui.

Le fasce di cittadini più colpite sono quelle dei giovani e delle donne, e ne parla Draghi che si trova in questi giorni ad affrontare una situazione demografica disastrosa.

Le donne chiedono il sostegno INPS reddito di cittadinanza, in aumento la disoccupazione femminile

Per le famiglie italiane fare figli costa soldi, e la riforma fiscale dovrà tenere conto dei soldi che ogni anno le famiglie spendono per scuola e beni primari. Le coppie iniziano a rinunciare all’idea di fare figli, perché i costi sono sempre più difficili da sostenere.

Un altro dato allarmante riguarda la situazione delle donne: gli ultimi dati ISTAT parlano di 312 mila donne che hanno perso il posto di lavoro a fronte di 132 mila uomini nella stessa situazione.

Le cause sono da ricondurre anche alle mansioni tipicamente femminili: anche prima dell’arrivo della pandemia in percentuale le donne si sono occupate maggiormente di servizi, e hanno mantenuto nel tempo contratti precari. A fronte di questa situazione, è risultato molto più facile in termini statistici perdere il posto di lavoro.