Non molto tempo fa avevamo parlato del riscatto della laurea come strumento per trasformare gli anni di università in anni contributivi, utili al raggiungimento di tutte le prestazioni pensionistiche previste dall’Inps.

È proprio da questo istituto che giunge comunicazione sull’avvio della campagna che favorirebbe l’utilizzo della modalità seguendo due possibili strade: quella ordinaria e quella agevolata.

Nella migliore delle ipotesi, l’importo da versare si aggirerebbe attorno ad una cifra che andrebbe a dimezzare il costo complessivo del riscatto.

Andiamo a scoprire qualche dettaglio in più leggendo l’ articolo.

Inps: cos'é il riscatto della laurea e a cosa serve?

A quanto sembra, il conseguimento della laurea non vale solo per assicurarsi una buona posizione lavorativa ma anche per agevolarci nel raggiungimento della pensione.

Sì perché se da un lato il nostro percorso universitario è stato un andirivieni di tasse da pagare ed esami da sostenere, dall’altro, può servirci per trasformare gli anni passati a studiare in anni contributivi.

La campagna per promuovere questa modalità parte proprio dall’Inps, attraverso una comunicazione recente nella quale si sottolinea aforisticamente che la nostra vita è fatta di due cose: ciò che ci accade e ciò che facciamo accadere.

La scelta di intraprendere un percorso accademico dopo le scuole superiori, frequentare cosi di specializzazione e dottorati, fa decisamente parte della seconda categoria.

Una strada che noi stessi decidiamo di intraprendere, ad un certo punto, per costruire il domani che ci accompagnerà fino al momento della pensione.

Il video di Io Investo casca proprio a pennello perché ci spiega quali sono i tre sistemi di calcolo utili per capire  a quanto può ammontare la nostra pensione:

Perché allora, non sfruttare la laurea conseguita ed utilizzarla per integrare la propria posizione contributiva, ottenendo così il diritto alla prestazione previdenziale a cui tanto miriamo?

Trasformando gli anni universitari in anni contributivi, si agevolerebbe il meccanismo che andrebbe a consentirci di uscire da lavoro anticipatamente.

Ovviamente, non si potranno riscattare i periodi di studio fuori corso né quelli già coperti da contribuzione obbligatoria, ma avere un titolo di studio in mano è già una gran cosa.

I soggetti interessati possono scegliere tra due opzioni:

  • il riscatto ordinario
  • il riscatto agevolato

Il primo si basa sul riscatto dei periodi che si collocano nel sistema contributivo, ovvero nella data del 1° gennaio 1996.

Come spiega gazzettadelsud.it:

"l’onere è determinato applicando l’aliquota contributiva in vigore alla data di presentazione della domanda, alla retribuzione nei 12 mesi meno remoti, andando a ritroso dal mese di presentazione della domanda di riscatto.”

Contrariamente, per riscattare i periodi che si collocano nel sistema retributivo, l’importo della somma da versare cambia secondo:

  • l’età
  • il periodo da riscattare
  • il sesso di appartenenza
  • l’anzianità contributiva totale
  • le retribuzioni degli ultimi anni

Il costo del riscatto ordinario perà, oltrepasserebbe una cifra a dir poco astronomica, ben 100.000 euro! 

Conviene? Ho i miei dubbi. 

Inps: perché conviene il riscatto agevolato?

Leggendo la cifra del riscatto ordinario avrete capito come mai un gran numero di lavoratori è maggiormente interessato a quello agevolato, che al contrario, è valido anche per chi si è laureato prima del 1996 ed ha scelto il metodo contributivo.

A differenza del primo, l’importo di questa modalità viene determinato in base all’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, nello stesso  periodo, nel FPLD.

Come precisa ilmessaggero.it:

“La norma prevede che chi richiede il riscatto agevolato della laurea deve essere privo di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non già titolare di pensione. Sono esclusi gli iscritti esclusivamente alle casse professionali, quindi i liberi professionisti ordinari.”

Per usufruire dell’agevolazione, il soggetto che lo richiede non deve aver versato contributi, nemmeno se durante il periodo di studi ha deciso di svolgere un’attività lavorativa per potersi mantenere.

A questo tipo di calcolo vengono ammessi:

  • i diplomi universitari ( corsi  di durata non inferiore a 2 o superiore a 3 anni)
  • i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a 4 e superiore a 6 anni)
  • i diplomi di specializzazione conseguiti dopo la laurea ( dopo un corso di durata non inferiore a 2 anni)
  • i dottorati di ricerca con corsi regolati da specifiche disposizioni di legge
  • i titoli accademici ( di cui al decreto n° 509 del 3 novembre 1999) dopo un corso di durata biennale propedeutico alla laurea
  • i diplomi rilasciati dagli istituti di alta formazione artistica e musicale

Vengono considerati validi anche i titoli universitari conseguiti all’estero, a patto che possano essere riconosciuti dalle università italiane e abbiano valore legale nel territorio italiano.

Con questa modalità, l’incremento sulla pensione è si aggira intorno a poco più di 20,00 euro lordi al mese, per ogni anno di università che si intende riscattare.

Lo rende molto utile il fatto che ha un costo conveniente, circa 5.265 euro (deducibili) per ogni anno riscattato per un totale di 25.000 euro.

Il risparmio, dunque, lo potete ben vedere da voi, arriva fino al 70%!

Inps: come funziona il simulatore per la pensione?

Il riscatto agevolato della laurea e dei periodi di studio universitari non scadrà il 31 dicembre 2021, perché è diventato una norma a regime attivabile anche per tutti gli anni a seguire.

Rimane usufruibile per tutti i lavoratori, purché vi sia il conseguimento di un titolo di studio.

Per conoscere la propria condizione previdenziale ed essere informati sui numerosi vantaggi fiscali, l’Inps ha predisposto un simulatore online che può essere utilizzato da qualsiasi dispositivo mobile.

Non sono previste credenziali d’accesso, quindi basta entrare nel sito ufficiale dell’Inps e fare riferimento alla dicitura “Prestazioni e servizi”- “Servizi”- “Riscatto Laurea”- “Simulatore”.

Inserendo i propri dati anagrafici e il percorso universitario compiuto, questo strumento calcola velocemente le date e gli importi della pensione.

Al momento, questi parametri devono essere considerati in maniera molto indicativa dal momento che per consentire il riscatto al soggetto è necessario seguire un iter ben più complesso di così.

Indicando il tipo di riscatto che si intende usufruire, il simulatore può anche offrire un esempio del costo che andrete a sostenere, più la rateizzazione dello stesso e il periodo di decorrenza della pensione.

Una volta compiuta la simulazione, si potrà presentare la richiesta di accesso con tanto di identità digitale.

Sebbene il simulatore sia uno strumento ben organizzato e pensato, l’Inps ha deciso comunque di migliorarlo, con l’introduzione di un criterio di calcolo dell’importo basato sulla riserva matematica.

Spiega campini.net:

“ la riserva matematica corrisponde a un importo pari all’entità delle prestazioni da erogare in favore del pensionato e pertanto dipende strettamente dalla speranza di vita [..] più è elevata la speranza di vita maggiori saranno le prestazioni da erogarsi e, di conseguenza, maggiore sarà la riserva matematica”

Ma è possibile riscattare la laurea a costo zero e valorizzare comunque gli anni universitari ai fini della pensione?

Continuate a leggere, ci stiamo proprio per arrivare.

Se volete saperne di più sul simulatore, vi lascio l'articolo di Federica Antignano che lo approfondisce accuratamente.

Inps: riscatto gratuito e contribuzione volontaria

Il riscatto gratuito della laurea per ora rimane solo un’ipotesi.

Pasquale Tridico e la sua ciurma di esperti hanno constatato che l’importo di una modalità a costo zero potrebbe far sborsare troppi soldi allo Stato.

Spiega orizzontescuola.it:

“ il riscatto della laurea ha due caratteristiche positive, incentiva il giovane e contribuisce all’aumento delle skills in un Paese dove il tasso dei laureati è tra i più bassi dell’Ue [..] c’è però un costo molto importante, non inferiore a 4-5 miliardi di euro per ogni anno di coorte dei laureati”

Potremmo dire, quindi, che come proposta sarebbe allettante ma ancora troppo dispendiosa in termini economici, costi che andrebbero a gravare sulla finanza pubblica.

Non è semplice trovare un compromesso, una soluzione politica che possa far sì che il riscatto gratuito funzioni senza sorpassare la copertura finanziaria.

Come fare, dunque, per riempire quei vuoti contributivi?

Ci sono altri modi per costruire la propria pensione?

Spesso abbiamo sentito parlare della contribuzione volontaria, ovvero quella modalità di rimpinguamento del vuoto contributivo che esige il pagamento da parte del beneficiario.  

Coprire i buchi pagando di tasca propria, così potrebbe sembrarvi più chiara l’idea.

Tale strumento è funzionale per tutte le misure previdenziali ora presenti, ma occorre che sia lo stesso Inps a dare l’autorizzazione al soggetto per poterlo fare.

Sebbene il metodo sia rapido e universale, purtroppo presenta un grosso problema.

I contributi versati volontariamente non riescono a coprire i periodi vuoti degli anni passati, ma solo quelli successivi alla domanda di prosecuzione volontaria.

La copertura dei periodi antecedenti alla presentazione della domanda è, infatti, compito del riscatto dei contributi.

Grazie al riscatto è possibile rendere validi i periodi scoperti da contribuzione, pagando l’onere di riscatto.

Si possono riscattare anche i contributi che non sono stati versati dal proprio datore di lavoro, sui quali non si può proprio intervenire poiché caduti in prescrizione.

Il riscatto si palesa, quindi, ancora una volta come l’opzione migliore per i lavoratori che desiderano raggiungere prima l'uscita dal mondo del lavoro. 

Volete rimanere aggiornati? Seguite il tweet qui sotto riportato:



Oppure, se lo desiderate, continuate a seguirci iscrivendovi alla nostra newsletter

Condividete l'articolo prima di lasciare la pagina e rimanete pronti per le prossime notizie! 

Vi sapremo stupire.