Dopo il passo falso con cui l'Inps aveva comunicato il 14 ottobre con un proprio messaggio che gli assegni di invalidità civile parziale sarebbero stati bloccati per i percettori che lavoravano, il Governo ci mette una pezza, e ritorna sui suoi passi.

Sebbene la Corte di Cassazione abbia più volte ribadito che la condizione del lavoro è paragonabile alla condizione stessa di invalidità e quindi solo per chi non lavora l'assegno di invalidità deve essere concesso, l'esecutivo guidato da Mario Draghi ci ha ripensato ed ha quindi proposto un emendamento al disegno di legge fiscale con cui l'assegno di invalidità continuerà ad essere pagato anche a chi lavora, purchè siano i rispettati i limiti reddituali, già presenti.

Il firmatario dell'emendamento è il ministro del lavoro Andrea Orlando. Prima di lui anche la ministra per la disabilità, Erika Stefani si era espressa con un post su Facebook, invocando l'inclusione e non l'esclusione dal mondo del lavoro. 

Le due sentenze della Corte di Cassazione, numero 17388 del 2018 e la numero 18926 del 2019, sanciscono che chi lavora non ha diritto all'assegno di invalidità. Una decisione da parte del potere giudiziario non degno di un paese civile che da un lato deve tutelare chi è meno fortunato, i cosìddetti fragili, e dall'altro deve favorire il lavoro e l'inclusione nel mondo del lavoro.

Invece con l'attuazione delle sentenze della Corte di Cassazione, l'Inps non ha fatto altro che andare nella direzione opposta di un paese civile. Ha di fatto dal 14 ottobre sospeso l'erogazione della prestazione economica ai titolari di assegno per invalidità civile parziale che risultavano occupati. Una scelta che ha mandato nello scompiglio milioni di famiglie.

Ma il Governo si è ravveduto, ed ora si deve aspettare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'emendamento del ministro Andrea Orlando per essere sicuri che venga conservata la compatibilità tra lavoro ed assegno dell'invalidità civile.

Invalidità civile: quale assegno spetta

Il riconoscimento dell'invalidità civile tramite visita medica presso la commissione dell'Asl, consente ai titolari dell'invalidità una serie di benefici, in funzione della percentuali di invalidità.

Per un'invalidità al 34% e fino al 46%, la persona ha diritto a forniture gratuite di ausili utili a gestire la propria condizione, purchè all'interno del nomenclatore tariffario. Non ci sono prestazioni economiche erogate.

Con un invalidità dal 46% al 51%, si riconosce anche l'iscrizione alle liste di collocomante ai sensi della legge n.68/99.

Per invalidità oltre il 51% e fino al 67% sono previste agevolazioni nel mondo del lavoro, con la concessione di congedi straordinari per cure.

Se l'invalidità invece è tra il 67 e 74% c'è l'esenzione totale dalla spesa sanitaria, esclusa l'eventuale quota regionale; ma sono concessi anche una tessera per la circolazione su tutti i mezzi di trasporto pubblico a tariffe vantaggioso in base al valore ISEE.

La prestazione economica scatta con un'invalidità dal 74%. In questo caso l'Inps, su domanda della persona, riconosce un'assegno mensile di 287,09 euro, per il 2021, per tredici mensilità, purchè non si superi una certa soglia di reddito personale. Per il 2021 il tetto è fissato a 4.931,29 euro. L'assegno è riconosciuto alle persone con un'invalidità parziale dal 74% al 99% con un'età compresa tra 18 e 65 anni. Per gli over 65 scatta invece l'assegno sociale.

Per gli invalidi al 100%, oltre ad altri vantaggi come l'esenzione totale dalla partecipazione della spesa sanitaria,fornitura gratuita di ausili e protesi previsti dal nomenclatore nazionale, e gli altri vantaggio sopra richiamati, invece l'Inps riconosce una pensione di inabilità, conosciuta come pensione di invalidità civile, purchè il reddito personale annuo non superi un tetto, che per il 2021 è di 16.982,49 euro.

Il messaggio dell'Inps n. 3495 del 14 ottobre si rivolge ai titolari dell'assegno mensile, riconosciuto alle persone con invalidità tra il 74% e 99%. Se queste persone lavorano, l'assegno è sospeso a far data dal 14 ottobre. 

Questa decisione tuttavia entra in forte strido con la posizione che l'Inps ha tenuto da decenni.

Assegno invalidità civile: i requisiti per ottenerlo

La prestazione economica dell'assegno mensile, pagato dall'Inps per tredici mensilità, spetta alle persone che ricevono dall'Inps il verbale di riconoscimento dello stato di invalidità, con una percentuale dal 74 in poi, dopo che la commissione medica dell'Asl si sia espressa.

Ma oltre a questo pre-requisito, ci sono altre condizioni da rispettare affinchè l'Inps possa erogare l'assegno mensile di invalidità civile.

Si deve avere un'età compresa fra i 18 e i 65 anni di età, essere cittadino italiano o UE residente in Italia, o essere cittadino extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

Dal 2023, in base alla variazione dell'andamento della speranza di vita, l'età massima potrebbe essere incrementata.

Il requisito reddituale previsto è quello di non possedere redditi personali superiori a 4.931,29 euro per il 2021. Per l'assegno di invalidità civile non è invece richiesto il rispetto di alcun limite sommando anche il reddito del coniuge. Nel calcolo del reddito personale si devono includere tutti i redditi assoggettabili all'Irpef al netto di oneri deducibili e detrazioni, mentre non si devono includere le somme percepite a titolo di assegno stesso, l'indennità di accompagnamento e le pensioni di guerra. 

Invalidità civile: compatibilità tra assegno e lavoro. Ora non più

La persona che, successivamente ad una visita medica da parte della commissione Asl di competenza, riceve un verbale che riconosce l'invalidità parziale sopra il 74% ma fino al 99%, ha diritto a fare domanda per l'assegno mensile di invalidità civile

La legge che introdusse l'assegno per l'invalidità parziale, richiedeva che il percettore non svolgesse alcuna attività lavorativa. Si tratta della legge 30 marzo 1971, n. 118 poi modificata dal Decreto Legislativo n. 509 del 23 novembre 1988. Quindi di fatto già oltre 40 anni fa, per legge, i beneficiari dell'assegno mensile di invalidità non doveva svolgere attività lavorativa.

Ma l'Inps, con ben due circolari, era intervenuta andando di fatto a creare una consolidata posizione per cui il limite di reddito fissato di anno in anno valeva anche se quel reddito derivasse da lavoro.

I due messaggi dell'Inps risalgono al 2008, e sono il numero 3043 e numero 5783. 

Con quella decisione quindi l'Inps ha avallato per decenni la compatibilità tra lavoro, quando il reddito non supera il tetto di 4.931,29 euro e l'assegno di invalidità civile.

La stessa Inps invece il 14 ottobre cancella più di quarantanni di prassi consolidata generando forte disagio per milioni di persone.

Il messaggio in questione, a firma del direttore generale dell'Inps, Gabriella De Michele, riporta

l'assegno mensile di assistenza di cui all'articolo 13 della legge n. 118/1971, sarà pertanto liquidato, fermi restando tutti i requisiti previsti dalla legge, solo nel caso in cui risulti l'inattività lavorativa del soggetto beneficiario.

Assegno invalidità civile: stop al lavoro

La decisione della Corte di Cassazione per cui, in presenza di attività lavorativa, l'erogazione dell'assegno d'invalidità civile vada sospesa, è stata presa alla lettera dall'Inps ed applicata. Così il 14 ottobre con un messaggio sul sito dell'Ente, il direttore generale, comunicava che a far data dal 14 ottobre, i percettori dell'assegno di invalidità civile in età di lavoro e che hanno un'attività lavorativa, si vedranno bloccata l'erogazione mensile della somma spettante.

La reazione non si è fatta attendere, sia dal mondo politico che dalle associazioni a tutela delle categorie delle persone invalidi.

La ministra alla disabilità, Erika Stefani, ha rigettato questa decisione affermando che

La possibilità per le persone con disabilità di realizzarsi attraverso il lavoro è elemento essenziale ai fini dell’inclusione e va quindi facilitato, non scoraggiato.

Ma anche Emidio Deandri, vicepresidente nazionale dell’Anmil, l’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro, ad Adnkronos ha espresso la sua forte contrarietà

E' ingiusto il blocco dell'assegno di invalidità che ammonta a circa 287 euro al mese a chi ha un impiego come annunciato dall'Inps alla luce di una sentenza della Cassazione. Va chiesto al Governo di fare chiarezza. Se l'Inps interromperà velocemente questi assegni tantissime persone saranno in difficoltà.

Ma prima di leggere le motivazioni della sentenza, è intervenuto il Governo che con il ministro Andrea Orlando, ha presentato un emendamento al DL fiscale per poter ripristinare la situazione precedente al 14 ottobre e quindi ammettere a pieno regime la compatibilità tra lavoro ed assegno di invalidità.

Assegno di invalidità civile: cosa fare dal 14 ottobre?

In attesa che l'emendamento del ministro del lavoro, Andrea Orlando, venga ripreso e formalizzato nella versione ufficiale della legge delega su fisco pubblicata in Gazzetta Ufficiale, non resta che attendere la decisione dell'Inps e verificare se già dal 2 novembre l'assegno è stato sospeso. Lo si potrà fare accedendo a myInps, nella sezione cedolino pensione e verificare se l'Inps ha disposto il pagamento. Per accedere ai servizi online Inps, si ricorda che dal 1 ottobre 2021, l'unica modalità è attraverso l'identità digitale consistente nello Spid, carta d'identità elettronica e carta nazionale dei servizi.

La legge di bilancio 2022 è stata approvata dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre. A breve, dopo la sigillatura della Ragioneria toccherà al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mettere la firma per far pubblicare il documenti in gazzetta ufficiale. Sono questioni di giorni, e si spera che l'Inps abbia in realtà sospeso temporaneamente quella sua decisione, attendendo una precisa indicazione da parte del Governo.