Invalidità civile: ha sollevato proteste e dissenso da parte delle associazioni e delle famiglie dei disabili l’intervento della Corte di Cassazione in merito al requisito dell’inattività lavorativa per beneficiare dell’assegno di invalidità civile. 

Un cambio di rotta, comunicato con il messaggio INPS del 14 ottobre 2021, che rischia non solo di ridurre drasticamente la platea dei beneficiari della prestazione economica erogata dall’Istituto, ma anche di provocare effetti negativi sull’inclusione e l’indipendenza economica di quanti ne beneficiano. 

A intervenire deve essere ora il governo. Dopo un primo intervento da parte di Erika Stefani, ministro per le disabilità nel governo Draghi, ad assicurare un immediato intervento legislativo è il ministro del lavoro Andrea Orlando

Durante il Question Time alla Camera dei Deputati del 3 novembre, il ministro ha risposto a una serie di interrogazioni parlamentari su temi quali pensioni e reddito di cittadinanza e, appunto, il cambiamento del requisito per ottenere l’assegno di invalidità. Ricostruendo i passaggi che hanno portato alla comunicazione dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, il ministro ha manifestato la volontà di trovare una soluzione e tutelare le persone con disabilità.

Orlando assicura che il governo è consapevole della necessità di un intervento. Quest’ultimo potrebbe arrivare con un emendamento, probabilmente in sede di conversione del Decreto Fiscale, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione che permetta il pieno sostegno economico agli invalidi civili parziali. 

Invalidità civile cos’è e come richiedere l’assegno mensile agli invalidi parziali

L’assegno di invalidità civile è una prestazione economica, erogata a domanda e mensilmente dall’INPS, a soggetti ai quali è stata riconosciuta una riduzione parziale della capacità lavorativa. 

In particolare, possono beneficiare dell’assegno i soggetti di età compresa tra i 18 e i 67 anni che abbiano una capacità lavorativa ridotta, dal 74% al 99%, in possesso dei requisiti previsti dalla legge. 

È proprio sui requisiti dell’invalidità civile che interessa porre l’attenzione, proprio alla luce del cambio di rotta stabilito recentemente dalla Corte di Cassazione. 

Allo stato attuale, infatti, possono beneficiare dell’assegno di invalidità civile coloro: 

ai quali è stata riconosciuta la riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 74% e il 99%; abbiano la cittadinanza italiana; abbiano residenza stabile e abituale sul territorio nazionale; abbiano un’età compresa tra i 18 e i 67 anni. 

Ad aggiungersi a tali condizioni, poi, ci sono alcuni requisiti che riguardano l’attività lavorativa e il reddito. Possono, infatti, beneficiare dell’assegno mensile coloro che hanno un reddito non superiore alla soglia stabilita di anno in anno (e che per il 2021 è fissata a 4.931,29 euro). 

Prima della decisione della Corte di Cassazione, un beneficiario di assegno di invalidità civile aveva il diritto di impegnarsi in attività lavorativa, sempre ammesso che rimanesse entro il limite di reddito stabilito dalla legge. 

Alla luce del nuovo orientamento giurisprudenziale, il mancato svolgimento dell’attività lavorativa assume un’importanza determinante per poter ottenere la prestazione economica. 

Invalidità civile requisiti stravolti: cosa dice il messaggio INPS 

Il cambio di rotta che riguarda il requisito dell’inattività lavorativa come fondamentale per determinare il diritto o meno all’assegno di invalidità civile viene comunicato con il messaggio del 14 ottobre dall’INPS. 

Come si legge nel testo: 

Il mancato svolgimento dell’attività lavorativa integra non già una mera condizione di erogabilità della prestazione ma, al pari del requisito sanitario, un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale.

La Corte di Cassazione, dunque, equipara il requisito dell’inattività lavorativa al requisito sanitario, determinando così l’impossibilità di ricevere l’assegno mensile da parte di coloro che, pur rimanendo nelle soglie annuali stabilite di reddito (che si rivelano, per altro, molto basse), sono impegnati in brevi e non molto remunerative attività lavorative. 

Come ricostruisce lo stesso Andrea Orlando, durante il Question Time del 3 novembre, nel 2007 il requisito dell’incollocazione al lavoro per ottenere l’assegno era mutato in “stato di inoccupazione” che nel 2008, considerando i dati della non stabilità del rapporto di lavoro, era stato identificato come “stato di disoccupazione”. 

La Corte di Cassazione è intervenuta, dunque, proprio sull’interpretazione legata a tale requisito, ma seguendo un orientamento del tutto opposto e rendendo determinante il mancato svolgimento dell’attività lavorativa. 

Invalidità civile anche a chi lavora: il dissenso da parte delle associazioni

 Una visione tanto restrittiva dei requisiti che permettono di accedere all’assegno mensile di invalidità civile ha ovviamente incontrato il dissenso delle diverse associazioni tra cui FISH e ANMIC che hanno, oltretutto, visto decadere la promessa di un confronto prima di intervenire su prestazioni o politiche altre che riguardino i disabili. 

Oltre a ritenere l’intervento sui requisiti per l’invalidità civile una decisione illogica e sbagliata, così come denunciano le associazioni c’è l’enorme conseguenza ai danni degli invalidi. 

Prima di tutto, per quanto riguarda la possibilità di raggiungere un’indipendenza economica che, comunque, non può essere garantita dal solo assegno mensile erogato da INPS (che consiste in poco meno di 300 euro al mese), ma che, anche in caso di attività lavorativa che non superi le soglie annuali previste, non può arrivare a somme che superino i 500 euro. D’altra parte, l’assegno mensile agli invalidi civili serve proprio per assicurare un sostegno mentre si è in cerca di un lavoro stabile.

Infatti, il danno più grande provocato da un simile cambio di rotta, è in primis sociale. Per persone affette da disabilità, l’attività lavorativa rappresenta, oltre che a una fonte di guadagno, anche un efficace canale di inclusione e di autonomia. 

A evidenziare l’entità del problema è lo stesso ministro Orlando che, durante il suo discorso, ha sottolineato il rischio di depotenziare il percorso verso l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, determinato dall’intervento sui requisiti per l’assegno mensile. 

Assegno di invalidità civile anche a chi lavora: soluzioni in vista 

Un primo intervento che aveva l’obiettivo di sanare la questione sui requisiti che danno diritto all’assegno mensile di invalidità civile è stato l’incontro tra l’associazione FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e la ministra Stefani, tra le prime a esporsi in merito alla questione. 

Tra le soluzioni, le associazioni chiedono dunque un intervento da parte del governo che possa modificare, oppure, fornire interpretazione autentica della norma originaria che considera l’inattività lavorativa quella prevista per tutti per l’iscrizione alle liste di collocamento. 

Un nuovo segnale è poi stato mandato durante la Question Time alla Camera di due giorni fa, quando il ministro del lavoro Orlando, rispondendo a una serie di interrogazioni su reddito di cittadinanza e pensioni, si è soffermato anche sul requisito dell'inattività lavorativa per avere diritto all'assegno di invalidità civile e ha assicurato un pronto intervento per tutelare le persone con disabilità. 

Con una ricostruzione dei cambiamenti e delle modifiche in merito al requisito dell’inattività lavorativa (poi interpretata come inoccupazione e, in seguito, come disoccupazione), il ministro Orlando ha assicurato che il Ministero del Lavoro è già pronto per elaborare l’intervento, coinvolgendo anche l’INPS stesso, che verrà proposto come emendamento durante la più adeguata discussione in Parlamento. 

Insomma, la soluzione, a quanto pare è vicina. È quindi possibile che il tema venga affrontato (con conseguente soluzione) durante la conversione del decreto legge in materia fiscale. 

Una volta che si troverà la soluzione, si potrà lavorare e percepire l’assegno?

Se tutto andasse come sta prospettando il ministro del lavoro, è possibile che l’improvviso cambio di rotta nei confronti del requisito lavorativo per ottenere l’assegno agli invalidi civili possa finalmente essere rivisto, considerando la condizione non di assoluto mancato svolgimento dell’attività lavorativa, ma con una flessibilità tale da permettere a chi beneficia del sostegno economico di tenersi impegnato con un lavoro, seppur part-time. 

In effetti, gli eventi delle ultime settimane non devono indurre a credere che, una volta superato l’ostacolo, ci sarà la possibilità di ottenere l’assegno mensile e avere un lavoro il cui reddito sfori le soglie previste annualmente dalla legge. 

Rimane fondamentale permettere alle persone disabili di entrare in un primo contesto lavorativo, seppur poco remunerativo, in un’ottica di inclusione e di utilità per la società. Questo, però, sempre se si rimane nei limiti di reddito previsti e dando tempestiva comunicazione a INPS qualora si cominci a svolgere attività lavorativa. 

Un’opportunità fondamentale, specialmente in questo periodo post pandemia, durante la quale molte persone hanno dovuto fare i conti con le conseguenze economiche di chiusure delle attività e lockdown. 

Situazione, questa, che potrebbe portare, in seguito allo stravolgimento dell’interpretazione del requisito dell’inattività lavorativa, molte persone a rinunciare al posto di lavoro, anche solo per poter contare sulla maggiore sicurezza dell’assegno mensile.

  Se la soluzione verrà trovata, non ci sarà più alcun bisogno di dover scegliere tra il lavoro e l’assegno.

La richiesta per l’assegno agli invalidi civili può essere inviata tramite il sito INPS, utilizzando le proprie credenziali SPID, CIE o CNS (si ricorda, inoltre che i PIN INPS non sono più validi a partire dal 1° ottobre). 

In alternativa, la domanda può essere anche inviata tramite patronato oppure un’associazione di categoria come ANMIC, ENS, UIC, ANFASS.