Dopo l’ultima grave crisi aggravata dalla pandemia da Covid-19, la storica compagnia di bandiera italiana Alitalia è stata lasciata fallire. Il 15 ottobre Alitalia terminerà i propri voli, ma il secondo governo Conte che si è trovato a gestire la crisi, ha deciso di non lasciare il paese senza una propria compagnia aerea. 

Nasce così il progetto Ita, acronimo che sta per Italia Trasporto Aereo e che darà vita, subito dopo la cessazione delle attività da parte di Alitalia, ad una nuova compagnia di bandiera. L’Unione Europea però, da sempre sospettosa agli investimenti pubblici, ha imposto paletti molto stringenti per permettere alla nuova compagnia di volare. 

Intanto il governo è andato avanti e l’avvicendamento di Draghi a Palazzo Chigi non ha fermato il progetto Ita. La compagnia aerea, controllata dal ministero dell’Economia, sarà però di dimensioni estremamente ridotte rispetto alla mastodontica Alitalia, sia per numero di voli che soprattutto per numero di dipendenti.

Questo, insieme alla discontinuità imposta dalla commissione europea come requisito perché Ita potesse cominciare a volare, ha causato agitazione nei sindacati che temono un numero enorme di esuberi. La tensione è salita negli ultimi giorni, ed ora a un mese dall’esordio il futuro di Ita è ancora tutto da scrivere. 

Ita, le ragioni della discontinuità

Prima di andare ad analizzare la situazione dei lavoratori Alitalia è necessario capire cosa si intenda per discontinuità tra Ita e Alitalia e perché questa condizione imposta dall’Unione Europea sia così importante da rispettare. 

Nel 2017, in uno dei tanti tentativi di evitare il fallimento di Alitalia susseguitisi negli ultimi decenni, il governo che vedeva alla presidenza del consiglio Paolo Gentiloni aveva prestato 900 milioni di euro alla compagnia aerea di bandiera. La Commissione Europea allora guidata da Jean-Claude Junker storse il naso, e accusò l’Italia di aver violato le regole europee sugli aiuti di stato. 

La Commissione, sempre attenta alla concorrenza sleale che i soldi pubblici possono favorire quando intervengono per aiutare determinate aziende, è però oggi completamente cambiata. A guidare l’Europa negli affari economici c’è proprio l’ex premier Gentiloni. Quei 900 milioni sono stati “perdonati” all’Italia, quando Alitalia è fallita e non li ha restituiti. 

Ma l’Europa chiuderà un occhio su quel prestito illegale ad una sola condizione: che Ita non sia semplicemente una new co creata per non ripagare i debiti. Da qui il concetto di discontinuità. Se la Commissione Europea stabilisse che Ita non nient’altro che Alitalia sotto falso nome, imporrebbe alla nuova società di rimborsare allo stato italiano quei 900 milioni. Un esborso economico che una compagnia aerea appena nata faticherebbe a sopportare. 

Ita, cosa succede ai dipendenti Alitalia

Chiarito perché Ita non può semplicemente assumere tutti, o in parte, i dipendenti lasciati senza un lavoro da Alitalia, si può passare all’analisi dei numeri. Qui emerge un problema molto più pratico del precedente riguardo al riassorbimento degli esuberi di Alitalia. 

Dove la vecchia compagnia di bandiera impiegava, tre personale aereo e di terra, più di 10.000 dipendenti, la nuova Ita non arriverà ad assumerne 3.000. Per i 2.800 posti messi a disposizione dalla nuova compagnia aerea hanno presentato domanda ben 29.451 persone, oltre 7.000 dei quali sono ex dipendenti di Alitalia. 

La situazione è quindi critica. Per quanto riguarda il personale impiegato sugli aerei, Ita è intenzionata ad assumere 1.550 persone, dove Alitalia ne lascerà senza lavoro circa 4.500. Si rischiano quindi 3.000 esuberi solo in questo settore, e il numero potrebbe anche essere più alto. In nome della discontinuità infatti Ita sta cercando nuovo personale direttamente sul mercato del lavoro, quindi gli ex dipendenti Alitalia non hanno alcuna garanzia di ottenere un posto nella nuova compagnia. 

Discorso a parte vale per il personale di terra. Per quanto riguarda i settori degli uffici e funzioni centrali non dovrebbero esserci troppi esuberi, dato che il personale non è così numeroso e in questo caso Ita potrebbe assorbirlo. Il problema sta invece nei settori di handling e manutenzione. Queste due parti dei Alitalia saranno vendute separatamente, e il destino dei dipendenti impiegati è ancora da chiarire. 

Ita, le prime cifre sugli stipendi 

Tra i lavoratori ci sarebbe allarme non solo per la quantità dei posti di lavoro, ma anche per la qualità della retribuzione. Per rendersi competitiva con le altre compagnie aeree, ed arrivare a camminare con le proprie gambe senza aiuti pubblici, Ita deve tagliare le spese rispetto ad Alitalia, e questo comporterebbe stipendi molto più bassi di quelli di Alitalia. 

Sono cifre non ufficiali, ma a quanto trapela dalle trattative tra sindacati e governo i piloti Ita prenderebbero meno di quelli di molte compagnie low cost, Rayanair incluse. Un pilota Ita con 24 anni di esperienza percepirebbe uno stipendio lordo di 114.000 euro l’anno, inferiore anche a quello di un pilota Rayanair con solo sette anni in volo. 

I piloti, va ricordato, sono tra i dipendenti meglio stipendiati di una compagnia aerea, per ovvie ragioni. I sindacati riportano che la retribuzione media nella nuova compagnia potrebbe aggirarsi attorno ai 35.000 euro lordi l’anno. 

Queste cifre riguarderebbero soprattutto il personale navigante. Per quanto riguarda i dipendenti che si occupano invece dei servizi di terra, lo stipendio avrebbe rimanere all’incirca invariato rispetto al passato, attorno ai 34.800 euro annui lordi di media. 

Ita, i sindacati allo scontro 

I sindacati non potevano che storcere il naso di fronte ad una simile riduzione degli stipendi. Il fronte dei lavoratori è però diviso in due schieramenti, i sindacati confederati, che insieme a Ugl rappresentano soprattutto il personale di terra, e le sigle che rappresentano il personale navigante riunite nella Fnta. 

Il nuovo presidente di Ita Altavilla aveva richiesto che si firmasse un contratto unico, e non era disposto a trattare con le singole categorie. La data ultima per arrivare ad un accordo era ieri, mercoledì 8 settembre alle 17:00, ma il presidente ha dovuto prendere atto del fatto che i sindacati non avevano intenzione di accettare la sua offerta. 

«rilevata l'indisponibilità alla firma unitaria dei testi presentati il 6 settembre, requisito imprescindibile per accompagnare la nascita di un progetto così ambizioso e di respiro internazionale, ha preso atto della impossibilità di addivenire ad un accordo».

Cgil-Cisl-Uil e Ugl avrebbero poi provato ad avanzare una proposta alternativa che escludesse le altre sigle, quelle che rappresentano piloti ed assistenti. Ita ha però rifiutato il contratto rimanendo fedele all’intenzione di trovare un accordo unitario tra le parti fino alla fine. 

I sindacati hanno quindi richiesto che fosse il governo ad intervenire e a dirimere la questione. Le richieste delle rappresentanze dei lavoratori allo stato vertono però non solo sulle nuove assunzioni, manche sul futuro dei dipendenti di Alitalia. 

I sindacati chiedono che ai dipendenti dell’ex compagnia di bandiera sia assicurata una cassa integrazione straordinaria, pari a quella che ottennero nel 2008, durante uno degli interventi di salvataggio promossi dall’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi. 

Questa cassa straordinaria prevede che i dipendenti ricevano l’80% dello stipendio, ignorando il limite di 1000 euro mensili che i lavoratori del settore si vedono applicato normalmente. Al momento il governo Draghi non ha dato alcuna risposta alla richiesta dei sindacati. 

Ita, Giorgetti sostiene Altavilla

Il governo, che di fatto è proprietario della nuova compagnia tramite il ministero dell’Economia, non sembra aver intenzione di dare manforte ai sindacati. Anzi ha manifestato, tramite il ministro dello Sviluppo Economico, il leghista Giorgetti, solidarietà ad Ita e al suo presidente Altavilla. 

Il ministro ha ribadito che la compagnia deve necessariamente nascere in condizioni di risparmio economico, e che quindi non è nella posizione di fare concessioni. Infatti sembra che Altavilla abbia intenzione di procedere alle 2.800 assunzioni senza accordo con i sindacati, seguendo il regolamento dell’azienda. 

Questo comportamento taglierebbe completamente fuori i sindacati, che rimarrebbero senza alcun potere contrattuale. Le parole di Giorgetti non sembrano presupporre un’apertura da parte del governo, e se le sigle confederate e i sindacati dei piloti e degli assistenti non scenderanno a patti con Ita i lavoratori saranno assunti senza rappresentanza. 

Ita destinata al fallimento? Le parole dell’AD di Rayanair

Pesano come un macigno sul processo di nascita di Ita le parole di Michael O’Leary, amministratore delegato di una delle compagnia aere di maggior successo degli ultimi anni, Rayanair

In occasione della presentazione dei nuovi piani della sua compagnia in Italia, con nuove basi a Treviso e a Torino, O’Leary ha tracciato per Ita un futuro del tutto simile a quello di Alitalia. La compagnia secondo il dirigente non avrà vita lunga nelle mani dello stato. Sarà incapace di fare utili in tempi brevi, e finirà per essere venduta a compagnie estere più in salute come Air France o Lufthansa. 

"È un sistema che ruotava intorno ad Alitalia, una compagnia controllata dal governo. E le linee aeree non possono funzionare se operano sotto il controllo pubblico". "Basti vedere - ricorda - cosa è successo a British Airways, che non ha avuto più bisogno di aiuti di stato dopo essere stata privatizzata.

Un giudizio lapidario, che non lascia speranze e bolla come troppo ottimiste le stime del governo. L’esecutivo infatti prevede che entro il 2025 Ita diventi indipendente e cominci a diventare redditizia, ripagando gli investimenti