Job Hopping, il nuovo modo di lavorare in Italia!

Job Hopping è un termine con cui si indica il cambiamento di un lavoro a poco tempo di distanza. Troviamo, infatti, il termine “Job” che in inglese significa “lavoro” e il termine “hopping” che significa “saltare”. 

Più che un ‘modo di lavorare’ il Job Hopping è un vero e proprio fenomeno, divantato sempre più comune ed accentuato negli ultimi tempi, in particolare tra i Millenials e la Generazione Z

Facciamo un breve ripasso per farvi capire di quali generazioni stiamo parlando:

  • i Millennials o Generazione Y si indica la generazione dei nati tra il 1981 e la fine degli anni '90;

  • la Generazione Z, invece, si riferisce alla generazione dei nati approssimativamente tra il 2000 e i primi anni '10 del XXI secolo.

Insomma, stiamo parlando di tutte quelle persone tra i (circa) 16 anni e i 40 anni: i più giovani. Questi, infatti, si differenziano di molto rispetto alla precedente generazione dei Baby Boomers o Generazione X, che al contrario, ricercano il famoso “posto fisso”, un lavoro stabile da tenere per quasi tutta la vita. 

  • I Baby Boomers sono i soggetti neti negli anni del Boom Economico, subito dopo la II Guerra Mondiale dal 1946 al 1964;

  • Generazione X, invece, è una locuzione diffusa nel mondo occidentale per descrivere la generazione di coloro che sono nati tra il 1965 e il 1980.

Andiamo, ora, a vedere come si sta evolvendo il mondo del lavoro e che cos’è e che vantaggi o svantaggi porta il Job Hopping.

Job Hopping è una rivoluzione o un nuovo modello di lavoro? Le risposte

Ormai i contesti lavorativi stabili sembrano solo delle situazioni sempre meno realizzabili. L’inserimento dei giovanissimi neodiplomati o dei giovani neolaureati in questi meccanismi di lavoro è sempre più complesso, soprattutto grazie alla crescente instabilità economica. 

Quando, invece, un giovanissimo riesce a trovare un lavoro stabile, questo non viene valorizzato al punto giusto, pertanto, il giovane vuole ricercare di meglio, sia a livello personale, che a livello economico

Ed è proprio in questo caso, con un cambio di lavoro dopo poco tempo per avere una spinta al miglioramento, che si verifica quello che abbiamo definito Job Hopping. 

La spinta al miglioramento, badate bene, non significa unicamente “busta paga più ricca”, ma anche una comunanza di interessi con il datore di lavoro, il gruppo di lavoro e un allineamento con la policy aziendale

Per la maggior parte dei casi si tratta di ricercare un equilibrio fra la vita professionale e la vita privata, magari anche svolgendo del lavoro ibrido in Smart Working per una o due volte alla settimana. A volte, queste richieste vengono ancora prima della remunerazione. 

Lavoro e Job Hopping, meno stabili ma più felici

Deloitte ha svolto un’analisi su questo nuovo fenomeno lavorativo del Job Hopping e i risultati sono i seguenti:

  • il 36 % della Generazione dei Millennials cambierebbe lavoro entro due anni se ricevesse un’offerta;

  • il 54 % della Generazione Z cambierebbe lavoro entro due anni se ricevesse un’offerta;

  • il 34 % della Generazione dei Millennials rimarrebbero nell’attuale lavoro almeno per 5 anni;

  • il 21 % della Generazione Z rimarrebbero nell’attuale lavoro almeno per 5 anni;

Questi numeri si allineano perfettamente a quelli dell’analisi svolta dalla London Business School qualche anno fa, in cui si indicava che all’incirca il 40 % delle Generazioni Z e Millennials accettava un nuovo lavoro pianificando il successivo.  

Come sempre, però, è bene non fare di tutta l’erba un fascio, poiché sono ancora moltissimi i giovani delle due generazioni in questione che ricercano stabilità lavorativa. Ovviamente tutto varia a seconda dei settori lavorativi di riferimento, dell’area geografica in cui il soggetto vive e alle sue preferenze personali.

Secondo gli esperti il fenomeno del Job Hopping è destinato ad espandersi sempre più.

Lavoro e Job Hopping due definizioni a confronto: il passato e il presente

Come abbiamo detto più volte, con Job Hopping intendiamo quella tendenza a saltare da un posto di lavoro all’altro, in media ogni due anni. 

Si tratta di una tendenza tipica dei Millennials, nati tra il 1980 e il 1995 e della Generazione Z, tra il 1996 e il 2010. Nella stessa ricerca di Deloitte di cui abbiamo parlato poc’anzi, infatti, si è analizzato come 

  • il 43% dei Millennials si dice propenso all’idea di cambiare lavoro ogni due anni, 
  • dato che sale al 61 % quando si parla di Generazione Z.  

La definizione (e lo stesso fenomeno) del Job Hopping è cambiata nel tempo. Agli esordi, infatti, questo anglicismo stava ad indicare un soggetto che cambiava lavoro troppo frequentemente saltando, di fatto, da un lavoro ad un altro in poco tempo.

Oggi la definizione di “troppo frequentemente” si è evoluta. Fino a un decennio fa, infatti, un soggetto con due esperienze lavorative in soli 5 anni veniva ritenuto un Job Hopper, mentre al giorno d’oggi non è raro vedere candidati con più di tre esperienze di lavoro nel medesimo periodo di tempo. 

Questo è ovviamente un enigma per un datore di lavoro poiché, eliminati i giovani job hopper, la platea di candidati per un determinato impiego si riduce drasticamente. Insomma, la storia ha fatto cambiare questo fenomeno lavorativo che, se prima aveva un’accezione completamente negativa, oggi rappresenta solo la normalità.

Anzi, questo è soprattutto un fenomeno che rispecchia i profondi cambiamenti che hanno attraversato il mondo del lavoro negli ultimi anni.

Lavoro, quali sono i motivi che portano un giovane a fare del Job Hopping?

Mediante un recente studio condotto su 25 mila soggetti sono stati evidenziate le motivazioni principali che portano al Job Hopping

  • Innanzitutto, i problemi di organizzazione e gestione all’interno del posto di lavoro; 

  • segue, poi, il mancato riconoscimento del soggetto lavoratore;

  • abbiamo poi l’eccessivo carico di lavoro da svolgere, a volte sproporzionato rispetto al corrispettivo economico;

  • a volte, però, entra in gioco anche un disallineamento con la cultura dell’azienda;

  • importantissima, soprattutto per i più giovani, è la crescita professionale. Nessuna possibilità di crescita? Il giovane salta ad un altro lavoro!

  • Un altro problema importante è la retribuzione, a volte molto (anche troppo) bassa rispetto al lavoro svolto;

  • troviamo, poi, gli orari di lavoro. I più giovani, ad esempio, preferiscono lavorare in Smart Working per parte della settimana;

  • infine, la tipologia di lavoro svolto.

Job Hopping, come viene considerate dalle differenti aziende

Il giovane lavoratore voi considerato job hopper, talvolta, risulta essere un problema per l'azienda, sia dal lato economico, che da quello professionale. 

Partiamo dal primo dei due: un soggetto che abbandona il posto di lavoro dopo un brevissimo periodo di tempo può costare alla stessa azienda un dispendio economico più elevato di un soggetto che abbandona il posto dopo qualche anno in più.

Tendenzialmente un nuovo ingresso in azienda inizia a diventare produttivo all'incirca dopo sei mensilità. Se prendiamo in considerazione questo dato un giovane che lascia il proprio posto di lavoro dopo appena un anno dall'ingresso è stato produttivo per un periodo brevissimo di tempo.

Soprattutto da questo punto di vista un datore di lavoro potrà aver paura a valutare la candidatura di un giovane se il suo curriculum preso senta una serie di esperienze lavorative brevi.

Infine, dal lato puramente personale, i giovani job Hopper possono essere visti dagli stessi datori di lavoro come persone poco affidabili, che potrebbero lasciare il posto da un momento all'altro.