Per la riforma degli ammortizzatori sociali i fondi sono insufficienti, occorrono altri sei o sette miliardi, inoltre va delineato un sistema per le mini imprese, ovvero quelle con meno di 5 dipendenti. Questi sono solo alcuni dei problemi.

E’ attesa per fine luglio la riforma degli ammortizzatori sociali, una misura prevista anche dal PNRR ispirata alla creazione di  un sistema volto ad ampliare la platea dei fruitori inglobando anche i lavoratori autonomi, ma con delle differenze in merito alle dimensioni aziendali, ai tempi di durata del trattamento e al settore di riferimento.

In teoria gli obiettivi perseguiti sono molto chiari, ma la fase di attuazione non si sta rivelando semplice, tant’è che molto probabilmente la manovra subirá un rinvio, dunque non verrá rispettata la scadenza del 31 luglio. 

Quello della riforma degli ammortizzatori sociali é un tema di grande attualitá in questa fase storica in virtú della “sperata” uscita dalla fase pandemica, del passaggio verso il processo esecutivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del conseguente piano di intervento del Governo attraverso quella serie di riforme piú volte annunciate e che auspica il rispetto della riforma degli ammortizzatori entro la fine di luglio. 

A dirla tutto il tema degli ammortizzatori sociali non ha fatto altro che togliere il sottile velo che copriva l’inadeguatezza del sistema italiano, rivelatosi non in grado di affrontare e superare i disagi economici causati dal lockdown, e non solo, visto che con tutta probabilità il sistema era inadeguato anche prima.

Infatti il sistema degli ammortizzatori, nonostante le diverse riforme che di sono susseguite nel tempo, si é dimostrato alquanto disarticolato e inadeguato nel tutelare le categorie maggiormente colpite dalla crisi economica quale effetto della pandemia. 

In questo panorama si é avvertita l’esigenza di un intervento drastico, e quando si era sul punto di poter immaginare finalmente una riforma adeguata, ogni illusione sembra ormai disattesa. 

Lavoro, ammortizzatori sociali: ecco cosa sta accadendo alla riforma

A meno di un settimana dalla data di scadenza, prevista per i l 31 luglio, stabilita dallo stesso Andrea Orlando ministro del Lavoro per la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, la tanto attesa riforma, prevista anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), verrá rinviata a settembre.

Secondo "Il Sole24 Ore" l’unica exit way possibile per far arrivare la legge in Parlamento, è quella di agganciarsi alla legge di bilancio prevista per l’autunno prossimo.

In ogni caso il ministro del Lavoro continua imperterrito a lavorare al progetto , anche se fino ad ora si é dimostrato non in grado di superare due nodi presenti sin dalle prime battute e difficili da sciogliere, ovvero:

  • il primo problema riguarda la scarsitá dei fondi stanziati ( il recupero di un 1,5 miliardi di euro dallo stop anticipato del cash back é assolutamente in sufficiente;
  • il secondo problema attiene alle imprese con meno di 5 dipendenti. Per queste realtá non é esteso il meccanismo degli ammortizzatori sociali.

Il progetto di riforma presentato da Orlando nella sua veste più aggiornata, mira ad ampliare la platea dei beneficiari di un ammortizzatore sociale rivisto anche sotto il profili dell’importo. 

Infatti nella vision di Orlando la riforma dovrebbe coinvolgere anche tutti coloro che attualmente possono godere delle cassa in deroga, che tenderá a scoprire del tutto, prevedendo cifre al rialzo da destinare al progetto. 

Le nuove settimane di cassa integrazione guadagni (Cig) nelle prime fasi ( parliamo di almeno uno o due anni ) sarebbero tutte a carico dello Stato, solo peró per coloro che attualmente non possono fruire di ammortizzatori ordinari.

É bene ricordare che le nuove settimane di Cig variano in base al settore di appartenenza, parliamo di nove/dodici settimane fino ad arrivare ad un massimo di venticinque/trenta settimane di sussidio.

Lavoro, ammortizzatori sociali: quali sono le ipotesi alla vaglio nella riforma

La riforma degli ammortizzatori e delle politiche attive, prevista anche dal Pnrr, é stata ritoccata, ma non é riuscita a superare molte delle difficoltá iniziali. Al momento ci sono ancora delle ipotesi allo studio, vediamo quali sono:

Ampliamento delle casistiche della cassa straordinaria. Cosa significa? Vuole dire che al vaglio c’è la possibilità di ampliamento di quelle che sono le attuali causali della cassa straordinario comprendendo (per essere piú precisi reintroducendo) anche la cessazione di attività e introducendo delle nuove situazioni, ovvero crisi locale o settoriale o riorganizzazione, conversione, rinnovo dell’attivitá per adeguamento alle richieste di mercato.

Ampliare la riforma alle microimprese sotto i cinque dipendenti prevedendo tredici settimane di aiuti. In altre parole le aziende con un numero di dipendenti compreso tra sei e quindici potranno fruire dei trattamenti di assegno ordinario e integrazione salariale straordinaria per un periodo totale di 26 settimane. Tale periodo scende fino a tredici settimane per le imprese fino a 5 dipendenti.

Eguagliare gli importi dei trattamenti. Spieghiamo meglio. L’obiettivo é quello di eliminare l’attuale differenza degli importi in base alla retribuzione percepita  creando un massimale pari a 1.199,72 euro lordi 1.129,66 euro netti. In altre parole chi guadagna fino a 2.159,48 euro viene riconosciuto un massimale pari a 998,18 euro lordi, chi invece guadagna sopra i 2.159,48 euro, gli verrebbe riconosciuto un massimale di 1.199,72 euro sempre lordi.

Il décalage NaspI scatta dal 6° mese. Anche qui spieghiamo meglio. Attualmente il décalage che scatta dal quarto mese, tagliando mensilmente l’importo della Naspi del 3%, si prevede di farlo scattare a partire dal sesto mese, eliminando il taglio progressivo per i disoccupati over 50. 

Lavoro, ammortizzatori sociali: cosa rischia di compromettere tutta la riforma

Il vero punto cruciale che mette a rischio l’intera riforma sugli ammortizzatori sociali,  é che la risorsa da 1,5 miliardi di euro recuperata grazie alla interruzione (anticipata) del cashback di Stato (per saperne di piú: Cashback di stato cancellato per tutti: sconti a rischio? di Valeria Oggero pubbicato su trend-online.com) risulta essere assolutamente insufficiente. 

Anche se, come sottolinea "Il Sole24 Ore", da Via XX settembre non sono arrivate delle stime ufficiali, considerando l’ultima bozza aggiornata predisposta dal Ministro Orlando, servirebbero almeno ulteriori ( quindi in aggiunti ai giá raccolti 1,5, miliardi di euro) sei se non sette miliardi di euro. 

Quindi, a conti fatti, si dovrebbe arrivare ad un importo di circa 8,5 miliardi di euro, non considerando la partita lavoratori autonomi e il la nuova iniezione finanziaria da garantire alla NaspI. 

Nello specifico riguardo la NaspI si tratta di ben due miliardi di euro, con la duplice opzione di ridurre il decalage ( che si ha quando la Naspi viene ridotta in una misura che corrisponde al 3 per cento per ciascun mese a partire dal 1° giorno del 4° mese in cui si é iniziato a fruirne)  o di estendere la durata soprattuto per gli over 55, che oggi é di 24 mesi. 

Sono settimane che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha lasciato intendere di non poter ricavare le risorse necessarie. Ne consegue che occorre abbassare la richiesta di fondi, il che avrebbe una diretta conseguenza su molte delle prioritá individuare dal Ministro Orlando, prima tra tutte quella di estendere gli ammortizzatori sociali anche alle piccole realtá, caricando tutti i costi sulle casse dello Stato.

Prioritá ribadite in piú occasioni dal Ministro che che sottolineato come un sistema di ammortizzatori sociali che predilige le dimensioni aziendali, dando protezioni ai lavoratori di queste ultime e negandola invece ai lavoratori delle piccole imprese, non puó funzionare.

Lavoro, ammortizzatori sociali: le soluzioni in bozza. Tutto su cassa integrazione

Nella bozza delle riforma il ministro Orlando punta a superare la cassa integrazione in deroga, e ricorrere solo alla cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria. Riguardo la cassa integrazione straordinaria, alle attuai causali ovvero riorganizzazione, contratto di solidarietá e crisi aziendale, se ne aggiungerebbero altre. nello specifico crisi locale o settoriale ovvero riorganizzazione, conversione, rinnovo dell’attività in ragione di un adeguamento determinato da fattori di mercato o da esigenze transizionali.

Il vero problema é quello di far pagare ai datori di lavoro ( che fino ad ora hanno contato su una copertura delle fiscalitá generale) una contribuzione a seguito della estensione delle cassa integrazione ordinaria o straordinaria in sostituzione di quella in deroga .

Si ipotizza un passaggio dolce e non traumatizzante, tant’è che nelle prossima legge di bilancio dovrebbe essere costituito un fondo per finanziare la riforma nella fase iniziale. 

Invece come abbiamo giá visto, per le piccole imprese con non piú di 5 dipendenti, la copertura dovrebbe ricadere interamente sullo Stato, per evitare di aumentare il costo del lavoro gravando queste piccole relatá di ulteriori contributi.

Ed é proprio da questo punto che sono partite i disappunti di Mef e Ragioneria. Entrambi concordano sulla insostenibilitá di una riforma cosí costosa.

Le novitá della riforma degli ammortizzatori sociali del ministro Orlando

Nella bozza di Orlando trova conferma l’attuale durata del trattamento sia ordinario che straordinario di integrazione salariale che non possono andare al di lá dei ventiquattro mesi nell’arco di cinque anni di mobilitá.

Diverso il caso per le aziende industriali, artigianali e apparenti al settore dell’edilizia e affini, in questi casi il trattamento ordinario e straordinario no puó andare oltre i trenta mesi in cinque anni di mobilitá.

Fronte disoccupazione ci sono delle novitá. Ampliato il parter di beneficiari attraverso il superamento del requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo svolto in un periodo di dodici mesi precedenti l’inizio delle disoccupazione, fissando il criterio a tredici settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni. 

In tema di Naspi, riguardo al décalage che scatta dal 4°mese, tagliando ogni mese l’importo della Naspi del 3%, si prevede di farlo scattare a partire dal 6° mese, eliminando il taglio progressivo per i disoccupati over 50. 

Novità anche in tema di Dis-Coll, ovvero la prestazione prevista a sostegno dei collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, assegnisti di ricerca e dottorandi di ricerca con borsa di studio che abbiano subito una perdita involontaria del proprio lavoro. L’ipotesi al vaglio il raddoppio della durata massima per portarla dagli attuali 6 a 12 mesi. 

Tutte queste ipotesi contenute nella bozza del Ministro Orlando, devono fare i conti con la limitatezza di risorse disponibili.