Il lavoro autonomo è in caduta libera, la sua crisi però sembrerebbe, a torto, non destare troppe preoccupazioni. Una porzione notevole di colletti bianchi autonomi svolge in pratica solamente dei piccoli lavori. Una circostanza che di questo passo non fa altro che creare una degradante competizione al ribasso che porta a compimento solo uno svilimento del valore e una deformazione, o meglio, uno snaturamento del mercato.

Non se ne discute tanto, forse troppo poco, sebbene ci ritroviamo all’interno di un profondo calvario del cosiddetto lavoro autonomo. Una crisi che comprende il valore degli autonomi nel contesto occupazionale, gli standard retributivi.

Lavoro autonomo vs lavoro dipedente: ne parla in un suo video caricato sul suo canale youtube il giovane Silvio Luppi.

Crisi profonda del lavoro autonomo

Se ne parla poco, anzi per niente ma siamo dentro una crisi profonda del lavoro autonomo. Che abbraccia il peso degli indipendenti nel panorama occupazionale, il livello delle retribuzioni e la stessa norma di vita del autosostenersi (e far fronte in proprio al mercato).

Pare trascorsa una eternità dal momento in cui i sociologi e gli specialisti del lavoro andavano pronosticando una galoppata vittoriosa del lavoro autonomo. Una marcia trionfale che avrebbe dovuto evidenziare l’ammodernamento dell’economia arrecando, nell’epoca dell’economia della competenza, una più alte cultura (e consapevolezza) dell’azzardo, dell’elasticità e della responsabilizzazione.

Si considerava finanche che il lavoro autonome fosse un funzionale comunicato di intermittenza fatto pervenire alle più importanti (e smisurate) organizzazioni affinché ponessero in dubbio procedimenti e liturgie deteriorate e stringessero una nuova cultura del lavoro.

Andando anche a introdurre dettagli di mercato nel loro essere, ma dando valore e importanza alle persone e al loro percorso professionale. D’altronde tali promesse sono rimaste tali, magari annotate su qualche foglio sparso. Ad averla fatta franca l’immutabilità del passato e delle consuetudini, le recessioni hanno poi giocato il loro ruolo e, come se non bastasse, il lavoro autonomo è in caduta libera. 

Lavoro autonomo, i dati Istat

Cominciamo allora da alcune cifre, basandosi sull’ultima indagine del mese portata avanti dell’Istat orientata su occupati e disoccupati. Nel giro di un unico mese, e cioè da agosto a settembre 2021, i lavoratori autonomi sono andati riducendosi di 28 mila unità. Sebbene qualora andassimo a proiettare la prospettiva all’arco di tempo che va da settembre 2020 a settembre 2021 lo spacco relativo all’occupazione indipendente si aggirerebbe intorno alle 150 mila unità.

Volendo proporre un confronto potrebbe tornare utile far memoria di quanto nel medesimo frangente il tasso di occupazione dipendente sia cresciuto di 422 mila unità, 69 mila a tempo indeterminato e 353 mila a scadenza. 

In altri termini, il Pil procede e gli autonomi indietreggiano. L’inaugurazione di nuove partite Iva durante il 2020 aveva registrato all’incirca 15 punti in meno rispetto l’anno precedente. Indicazioni recenti relative al terzo trimestre 2021 se messe in relazione alla medesima congiuntura (tremenda) del 2020 segnalano una estensione piuttosto circoscritta (+1,4%) a seguito di una ripresa sfiorata nei mesi addietro.

Lavoro autonomo e partite iva

Occorre poi ricordare, inoltre, come su quattro almeno una delle nascenti partite Iva si addentri in un lavoro proiettato nel settore commerciale. Non si dispone intanto delle informazioni sulle cessazioni che nel periodo precedente alla crisi sanitaria si ripetevano in una sequenza del 70-80% delle nuove aperture, sebbene con ogni probabilità il fenomeno sia andato accentuandosi.

Dando ulteriore conferma perfino in questa direzione di come il lavoro autonomo rappresenti una specie di uscio girevole dell’universo occupazionale, vi si accede e vi si allontana praticamente senza battere ciglio.

Una volta che si passi a esaminare gli standard salariali non è che il contesto vada migliorando. Il 48% dei registrati alle casse previdenziali degli Ordini professionali conta una rendita al di sotto dei 20 mila euro all’anno. 

Nonostante l’opinione comune voglia l’esistenza di una staccionata tra lavoratori manuali e professionisti, in una ottica prettamente retributiva tale discrepanza è stata rovesciata e la ragione non è poi così complessa: una fetta abbastanza massiccia dei colletti bianchi autonomi svolge solamente dei piccoli lavori. Una quota che si vede obbligata a dare atto a una avvilente competizione al ribasso che conta come sua conclusione unicamente la distruzione del valore e la destrutturazione del mercato. 

Il lavoro autonomo e la sua normativa

A partecipare in maniera negativa alla suddetta propensione vi è pressoché l’intera normativa fiscale in tema di lavoro autonomo la quale persevera a incoraggiare la piccola e piccolissima estensione. Se non oltrepassi una individuata soglia spendi di meno. 

Sfortunatamente la laboriosità dell’economia odierna esige ben altro, pretende esperienze e preparazione interprofessionale e di quindi e per forza di cose apprendimenti che siano maggiormente strutturati, ma anche multidisciplinari.

Per la compilazione di un modello 730 o 740 potrebbe anche bastare il supporto del commercialista, ma qualora si dovessero sostenere delle riorganizzazioni aziendali ci sarà senz’altro necessità di padroneggiare un numero più alto di materie e di attuare investimenti cospicui nel digitale.

Il lavoratore autonomo agli occhi della legge

Malauguratamente va detto come la casta politica abbia sempre operato affinché il terziario italiano si serbasse misero e disarmato e che non stagionasse un’economia dei servizi dal carattere e dai toni europei. Ciò nondimeno finanche le associazioni e gli Ordini, impensierite dall’aggressione delle multinazionali, in fin dei conti sono poi rimaste ben salde a questa premessa. 

Attualmente, d’altronde, se si volesse proporre una reale prestazione a stima aggiunta e se nel mentre si volesse raggiungere legittimi livelli di profitto una dimensione individuale non sarebbe forse adeguata. Il singolo sarebbe vincolato a reiterare le spese d’obbligo, non avrebbe economia di scala e non andrebbe a garantire al fruitore il raffronto con altre culture professionali.

Il lavoro indipendente che l’autore delle leggi immagina e per il quale abbozza le percentuali di imposta non compie viaggi, non acquista software, non investe per interpellare banche dati, non si preoccupa della tutela digitale. Pertanto non gli resta che presentarsi per raccapezzare qualche lavoretto. 

Per provare a venirne fuori è giunto il forse l’attimo di trasformare l’archetipo, come spesso si dice. Il lavoro autonomo concorrenziale e remunerativo in tante porzioni di mercato dovrà connettersi nelle configurazioni e nelle prassi più differenti, ma dovrà altresì provvedere a un’amministrazione seppur elastica e cominciare nuovamente a concepire valore. Sia per sé, ma anche per sostenere l’affaticato e svigorito terziario del nostro Paese.

Lavoro autonomo, i migliori del 2022

Lavorare autonomamente consente di poter utilizzare le proprie competenze, cercare di raggiungere le proprie passioni e guadagnare a seconda delle proprie condizioni e delle proprie tempistiche. Un lavoro autonomo è alla base del raggiungimento dei propri obiettivi. 

Quelli che seguono sono alcuni consigli sui lavori che potrebbero andare per la maggiore nel corso dell’anno che verrà.

Lavorare con Uber. Un vero e proprio cult. Le loro richieste non sono particolarmente impegnative, con una gestione del tempo piuttosto personale. Per cominciare occorrerà solo visitare il loro sito web, compilando le operazioni richieste. 

La consegna di generi alimentari. Vi sono persone che per via del lavoro non riescono a gestire il loro tempo e a portare a compimento tutte le loro attività, come ad esempio il fare la spesa. Si potrebbe trarre guadagno lavorando per un’azienda che coordina quelle attività proprio per loro.

Trasporto leggero. Chi disponesse di un valido furgoncino potrebbe allora disporre di tutto quanto possa servire per la proposta di prestazioni di trasporto leggero. 

Assistenza all’infanzia. Le persone che lavorano lontano dal proprio domicilio sono tante, coloro che assistono l’infanzia si stanno trasformando man mano in un vero e proprio necessario bisogno per svariate famiglie. L’istanza di sostegno all’infanzia è maturata ora che la gran parte delle famiglie presenta un genitore singolo o due genitori che lavorano ambedue full time al di fuori delle mura amiche.

Specialista di social media. Chi avesse un’età al di sotto dei trent’anni avrà probabilmente dei benefici nel muoversi in una attività come questa. Gli esperti di social media, quali Facebook, Twitter, Snapchat, Instagram, potrebbero scorgere potenziali fruitori aventi la necessità di un consulente di social media.

Il sapere come pubblicizzare manifestazioni, articoli, oggetti e persino idee, servendosi di social media, può trasformarsi, affiancato da studio e aggiornamento, in un vero e proprio business.

Sebbene fosse cominciato come una sorta di esperimento sociale, solo qualche anno fa, l’universo social diviene passo passo una componente fondamentale della business community. Quella dei social media è una essenziale tipologia (e strategia) per le società di relazionarsi a ogni persona (potenziale cliente), così da evitare il passaggio a tutti gli altri canali. Questa è anche un percorso per la commercializzazione di imprese, prodotti e prestazioni. 

Realizzazione di video. Una autentica industria è andata sviluppandosi intorno all’universo YouTube. I creatori di video, che siano musicali, espositivi, didattici o ludici, potrebbero essere capaci di mettere in commercio i propri servizi a un pubblico vasto.

Le aziende più piccole vanno a caccia di videoclip da allegare nei relativi siti web, da passare tramite i social media e addirittura da introdurre nelle e-mail. I video si presentano come una occasione per spingersi verso potenziali clienti

Web design. Altra potenziale fonte di guadagno è la competenza nella creazione di siti web. Potrebbe essere possibile realizzare siti Web, anche molto semplici, per le aziende inaugurate di recente aventi a disposizione fondi minimi.

Altre figure potrebbero essere quelle di scrittore freelance, blogger, coordinatore di eventi, life coach, tutor di varia natura.