Si è parlato tanto del Dl Sostegni bis. E’ stato rimandato a lungo ma poi, finalmente, a fine maggio è stato approvato e pubblicato. Al suo interno una serie di misure previste dal Governo Draghi per agevolare e aiutare gli italiani ancora provati dalla crisi economica generata dalla pandemia di Coronarvirus.

Certo, la strada per riprendersi è ancora lunga ma grazie ai contributi a fondo perduto per le partite IVA, alla proroga del famoso Rem (Reddito di emergenza) fino a settembre, il bonus affitti, le agevolazioni per i giovani che vogliono comprare la loro prima casa e vari sconti su bollette e Tari, le nuvole sembrano iniziare a diradarsi e a farci vedere un po’ di luce.

Il premier Draghi, durante la conferenza stampa per presentare l’ultimo decreto, ha sottolineato la sua speranza che nel prossimo futuro faremo sempre più a meno di questi decreti “sostegno”, come leggiamo sul sito ilsole24ore.com:

“Se la situazione pandemia continua a migliorare come vediamo attualmente, mi auguro che non ci sarò bisogno di decreti di questo tipo nel corso di quest’anno. Il miglior sostegno è la riapertura”.

In particolar modo, nel Dl Sostegni bis troviamo una sorta di “pacchetto-lavoro” che contiene una serie di agevolazioni in favore dei lavoratori. Ma la vera novità su cui si sta concentrando l’attenzione è il cosiddetto contratto di rioccupazione.

Lavoro: le misure a favore dei lavoratori nel Dl Sostegni bis

Fortemente voluto dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando e annunciato stesso da lui più volte, il pacchetto lavoro contenuto nel Dl Sostegni bis ha lo scopo di aiutare i lavoratori in questa prima fase di ripresa e riaperture. Una sorta di spinta in più per incentivare le assunzioni, soprattutto dei più giovani, e per evitare licenziamenti. Procedendo poi in maniera quanto più spedita verso l’incremento della staffetta generazionale e scivolo per la pensione.

Tra le varie misure troviamo infatti il potenziamento dei contratti di espansione e di solidarietà e niente decalage per l’indennità NASpI fino al 31 dicembre 2021. Previsto anche un ulteriore bonus di 1600 euro (nel precedente Dl Sostegni di marzo era di 2400 euro) per i lavoratori del turismo e dello spettacolo.

Insomma, il ministro Orlando, tenendo conto delle varie richieste dal mondo del lavoro e adeguandosi ai cambiamenti in corso, come leggiamo sul sito adnkronos.com, si è dato da fare per cercare di accontentare quante più persone possibile, evitando il rischio licenziamento:

“C’è una norma che abbiamo costruito in modo repentino nelle ultime ore per l’esigenza di adeguare questo pacchetto ad alcune dinamiche che si stanno determinando, che prevede la possibilità di rendere più conveniente l’utilizzo della cassa legandola ad un impegno a prorogare il vincolo sui licenziamenti”.

Nel pacchetto lavoro poi trova spazio il contratto di rioccupazione che è un incentivo a fare assumere a tempo indeterminato nelle aziende, dopo un periodo di prova, grazie alla proposta di sgravi fiscali per i datori di lavoro.

Lavoro: che cos’è il contratto di rioccupazione

Il contratto di rioccupazione è stato appunto introdotto con il Dl Sostegni bis ed in via sperimentale dal 1 luglio 2021 fino al 31 ottobre 2021. Si tratta di un contratto a tempo indeterminato che viene stipulato dopo un periodo di prova di 6 mesi del lavoratore.

Viene descritto nell’art. 41 del Dl, dedicato proprio al contratto di rioccupazione, dove viene sottolineata la sua finalità principale e cioè incentivare, in concomitanza con la fase di ripresa economica dopo l’emergenza Covid-19, il re-inserimento lavorativo di coloro che sono attualmente in uno stato di disoccupazione.

Più che una semplice assunzione, anzi rioccupazione, si tratta di un vero e proprio progetto individuale che permetterà al lavoratore di sfruttare le sue competenze al servizio del datore di lavoro collocandosi sempre meglio nel nuovo contesto lavorativo.

Leggiamo infatti nel comma 2 dell’art. 41 al riguardo:

“Condizione per l’assunzione con il contratto di rioccupazione è la definizione, con il consenso del lavoratore, di un progetto individuale di inserimento, finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore stesso al nuovo contesto lavorativo. Il progetto individuale di inserimento ha durata di sei mesi”.

Ma qual è il vantaggio del datore di lavoro? Durante questi sei mesi di prova del lavoratore potrà godere di uno sgravio fiscale del valore massimo di 6000 euro su base annua, andando però a escludere i premi e i contributi INAIL. Ecco infatti cosa dice il comma 5 dell’art. 41:

“Ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo e del lavoro domestico, che assumono lavoratori con il contratto di cui il presente articolo è riconosciuto, per un periodo massimo di sei mesi, l’esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico del datori di lavoro”.

Lavoro: cosa prevede il contratto di rioccupazione dopo la prova

Quindi, durante il periodo di prova, sembrerebbe tutto idilliaco: il lavoratore lavora e il datore di lavoro ha sgravi fiscali.

Ma cosa succede una volta che questi 6 mesi sono passati? Come abbiamo visto, l’obiettivo del contratto di rioccupazione è l’assunzione a tempo indeterminato, in linea con gli obiettivi più generali del Dl Sostegni bis e del Governo Draghi di incentivare la ripresa del lavoro da parte degli italiani. E anche di evitare i licenziamenti, in vista dello sblocco previsto per luglio.

Come deterrente al mancato proseguimento del rapporto di lavoro e alla concretizzazione effettiva tramite contratto, l’art.41 prevede che, se appunto il lavoratore non viene assunto, il datore di lavoro dovrà restituire gli sgravi che ha avuto nei 6 mesi precedenti all’INPS.

Per poter usufruire di tali sgravi però, il datore di lavoro non dovrà, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, aver proceduto con licenziamenti individuali o collettivi anche se per giustificato motivo oggettivo.

Lavoro: i punti a favore del contratto di rioccupazione

Soffermiamoci prima sui pro del contratto di rioccupazione. Prima di tutto, è comunque un tentativo di aiutare le persone a trovare lavoro in un periodo di crisi e difficoltà generalizzata. 

Si tratta poi di un contratto che cerca di aiutare il neo-assunto a dare voce alle sue competenze e esperienze, andando a inserirsi, come abbiamo visto, in un percorso studiato quanto il più possibile su di lui, in una sorta di osmosi tra capacità individuali e contesto lavorativo.

E’ poi una misura di incentivo al lavoro piuttosto semplice e chiara nei suoi punti. E va ad aiutare sia il lavoratore sia il datore di lavoro che avrà, in questo modo, non solo un nuovo assunto che con le su skills potrebbe contribuire al benessere e alla produttività dell’azienda ma anche degli sgravi fiscali e quindi un risparmio.

Il periodo di prova poi invece di essere visto come un momento incerto e ansioso, permette al lavoratore e al suo datore di capire se effettivamente la collaborazione può trasformarsi in un vero e proprio rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Inoltre, gli sgravi sono cumulabili con gli altri contributi previsti dalla legislazione vigente, durante tutto il periodo di prova.

Lavoro: cosa non convince del contratto di rioccupazione

Non sono stati in pochi a notare subito degli aspetti poco convincenti e non del tutto positivi del contratto di rioccupazione.

In primis, è stato notato come i destinatari di questa agevolazione al lavoro non siano proprio tutti ma soltanto coloro che sono in uno stato di disoccupazione. Quindi chi è in cassa integrazione non potrà accedervi. Oppure coloro che non hanno mai lavorato, non potranno appunto essere ammessi a questo beneficio.

Facendo poi qualche calcolo, si è notato come, allo scadere di ottobre, e quindi con ancora i mesi di prova in corso dato che si inizia da luglio, non è detto che questo tipo di contratto di lavoro venga confermato dato che è stato introdotto in via sperimentale. E si è ancora in attesa dell’autorizzazione della Commissione europea.

Sono poi esclusi, come datori di lavoro, sia gli enti pubblici che i datori di lavoro domestico e di lavoro agricolo.

Lavoro per gli under 36: conviene il contratto di rioccupazione?

In realtà, per gli under 36 c’è una possibilità più conveniente rispetto all’opzione del contratto di rioccupazione. Introdotta nella Legge di Bilancio 2021, viene prevista una misura che agevola le assunzioni degli under 36 per il biennio 2021-2022 in quanto i datori di lavoro possono beneficiare di un esonero contributivo pari al 100% per un periodo di 36 mesi.

Per le assunzioni poi che vengono effettuate in Regioni italiane considerate svantaggiate (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna) il periodo avrà un’estensione da 36 a 48 mesi.

Lo sgravio fiscale quindi è simile a quello del contratto di rioccupazione (al 100%) e anche l’importo è uguale: massimo 6000 euro su base annua.

Questo incentivo all’assunzione ha il vantaggio di essere esteso a tutti i datori di lavoro, compresi quelli di lavoro agricolo. Vengono però escluse, anche in questo caso, le Pubbliche Amministrazioni.

Inoltre, il giovane da assumere, oltre a non aver ancora compiuto 36 anni, non deve mai essere stato assunto prima (sia presso quel datore di lavoro che presso altri) con un contratto a tempo indeterminato.

Lavoro: oltre il contratto di rioccupazione, anche quello di espansione

Nel pacchetto lavoro presente nel Dl Sostegni bis, oltre al contratto di rioccupazione, viene affrontato anche il contratto di espansione che va ad allargare la platea dei beneficiari o meglio, viene abbassata la soglia dei dipendenti a 100 dai 250 previsti dalla Legge di Bilancio 2021 (che aveva a sua volta abbassato la soglia dato che prima era di 1000 dipendenti).

E’ una misura che agevola il ricambio generazionale andando a favorire il pensionamento anticipato per coloro ai quali mancano non oltre 60 mesi alla pensione e l’assunzione di nuove leve.

Lavoro: dal contratto di rioccupazione a quello di solidarietà

Non possiamo poi non citare anche l’altra misura per il lavoro prevista dal Dl Sostegni bis e cioè il contratto di solidarietà, rivolto ai datori di lavoro privato che hanno registrato un calo del fatturato di circa il 50% nel 2021 rispetto al 2019.

Per evitare licenziamenti e mantenere l’occupazione, si prendono accordi tra l’azienda e le rappresentanze sindacali in modo da ridurre l’orario di lavoro ma permettendo di far lavorare in questo modo più persone.

Se in precedenza l’integrazione per gli orari di lavoro ridotti era del 60%, viene ora elevata al 70% della retribuzione persa (per massimo 26 settimane dall’entrata in vigore del Dl Sostegni bis e il 31 dicembre 2021). Ricordiamo poi che la riduzione media dell’orario giornaliero/settimanale/mensile non potrà essere superiore all’80%.