Sempre più impellenti le richieste di Smart Working da parte delle aziende ai loro lavoratori. Ma qual è il vero significato del termine? Cosa si nasconde dietro l’etimologia della parola presa in prestito dalla lingua straniera? E soprattutto, cosa significa avere un lavoro da casa?

Lo smart working sta diventando sempre più diffuso anche in Italia. Il boom si è avuto a marzo dell’anno scorso, quando le aziende sono state costrette a reinventarsi per le regole restrittive del lockdown. 

La pandemia Covid-19 è stata solo il trampolino di lancio per queste nuove organizzazioni interne all'azienda, ma sono tantissime le realtà che avevano intrapreso questa strada da tempo. 

Dopo gli enormi sviluppi di quest’ultimo anno, anche la legge ha deciso di prendere in considerazione il lavoro da casa, puntando ad una specifica regolamentazione: ecco che viene inserito in discussione alla Camera il 19 aprile 2021 l’argomento ‘smart working’. Parliamo del disegno di legge legato alle prossime modifiche del Decreto Legge del 13 marzo 2021 n. 30.

Smart working, i pro e i contro del lavoro da casa

Ci siamo ritrovati davanti ad un’idea ‘salvifica’ del termine 'smart working'. Tanti lavoratori attraverso il lavoro da casa hanno continuato ad avere una stabilità economica nonostante i duri ed intensi mesi di lockdown totale. 

Tanti i pro, ma tanti anche i contro. Per pensare ad una realtà in smart working è necessario un cambiamento radicale dal punto di vista culturale. Non si è ancora del tutto preparati ad uno stravolgimento del quotidiano. 

Le famiglie sono abituare ad uscire di casa la mattina, lasciare i bambini a scuola e passare l’intera giornata in ufficio. Quest’ultimo diventa il senso del lavoro stesso: le discordie e i rapporti altalenanti con il team, la pausa pranzo con i colleghi, l’avere la possibilità di ‘scappare’ dal nucleo familiare, dalla routine di casa. 

L’ufficio diventa l’alternativa al difficile ecosistema casalingo. La maggior parte delle abitazioni non hanno una zona predisposta al lavoro, lo studio è una stanza in più che di solito possono permettersi solo i lavoratori della classe medio-alta. 

Ecco che il comodo lavoro da casa potrebbe diventare un vero incubo. Il lockdown, unito allo smart working, ha provocato ingenti danni psicologici. Per chi è abituato a gestire il tempo vivendo la maggior parte della giornata fuori da casa, è difficile far conciliare il mondo lavorativo con quello della vita privata.

Purtroppo, questo è proprio quello che è successo per via dell’emergenza. Tante famiglie si sono ritrovate in pochi metri quadrati concentrando bambini e lavoro in un’unica stanza. 

Proprio per questo, in quest’ultimo mese dopo un anno di restrizioni, il Governo ha iniziato a regolamentare a tutti gli effetti il lavoro da casa. Scelta importante per garantire diritti ai lavoratori, a prescindere dal luogo in cui ci si trovi ad operare.

Lavoro da casa e Diritto alla disconnessione, la nuova legge per regolamentare lo Smart working

Arriva il "Diritto alla disconnessione". Le commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera, qualche giorno fa hanno approvato un emendamento inerente al decreto Covid. 

Il nuovo disegno di legge dà "Alla lavoratrice o al lavoratore che svolge l'attività in modalità agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati".

In poche parole, questo nuovo ‘lavoro agile’, che dovrà essere svolto da casa, sarà regolamentato da una legge a tutela del dipendente che potrà dichiararsi ‘esente’ da determinate riunioni o call di lavoro fuori dall’orario d’ufficio.

Questa disconnessione “Non potrà avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”.

Perché è stato necessario rendere esplicite queste regole? Per via dei danni alla persona che derivano da questa nuova tipologia di lavoro. Molte aziende, strutturate ancora su un’impostazione ‘tradizionale’ non sono riuscite ad entrare nel meccanismo del lavoro da casa.

Lavorare in smart working non significa dare la possibilità di reperimento h24. Da WhatsApp, alle video-call su piattaforme come Skype e Teams si rischia di confondere la vita privata con quella lavorativa, il che potrebbe portare a gravi condizioni di stress e depressione. 

E’ stato proprio il lavoro online a far crescere sempre di più questa cultura del ‘sempre connesso’.

Secondo uno studio condotto da Eurofund (La fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro), dall’inizio della pandemia, il lavoro online è aumentato del 30%. Il problema è che lavorare da casa ha anche raddoppiato il rischio di superare le 48 ore di lavoro settimanale. Per non parlare dell’aumento dell’impiego delle ore libere per esigenze lavorative: si tratta di un buon 25%. 

L’idea di rispondere ad una ‘semplice chiamata, oppure ad una ‘semplice email’ fa sì che il lavoratore non si accorga delle tante ore lavorative in esubero. Questo potrebbe essere deleterio per il benessere della persona.

Il Parlamento Europeo aveva già iniziato uno studio approfondito proprio sul diritto alla disconnessione già dal 2019, prima del problema della pandemia. Iniziavano ad essere allarmanti i rischi del telelavoro per quanto riguarda la salute e la qualità di vita dei lavoratori. 

Nel gennaio 2021 si poteva già leggere così: “L'utilizzo di strumenti digitali per periodi prolungati potrebbe determinare una riduzione della concentrazione e un sovraccarico cognitivo ed emotivo”.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto luce sui punti critici del lavoro che coinvolge dispositivi tecnologici come il pc. Come eccessivo isolamento dei lavoratori, problemi di postura e contrazione muscolare, esaurimento e motivo ed ansia. 

Dopo l’approvazione del DDL al Senato, l’iter del disegno di legge verrà concluso il 12 maggio 2021. 

Come abbiamo visto, infatti, in Italia non esisteva ancora un vero e proprio diritto alla disconnessione. Alcune grandi aziende hanno anticipato i tempi attraverso delle organizzazioni interne sugli iter lavorativi. Ad esempio Barilla, Enel, Monte dei Paschi di Siena e tante altre. Queste aziende prevedono che i dipendenti che lavorano da casa debbano attenersi agli orari di ufficio. Alla fine del turno non possono esserci invasioni di vita privata, se non per motivi eccezionali.

Ma che cosa significa veramente smart working? 

Lavoro da casa: dallo smart working al remote working, quali sono le differenze

Lo smart working è una forma di lavoro, non corrisponde ad una tipologia di contratto. E’ un modo innovativo di operare grazie al quale, attraverso a strumentazioni informatiche, il lavoratore può organizzarsi su tempistiche ed orari. 

Da una parte permette maggiore libertà ed autonomia, dall’altra aumenta le responsabilità per il raggiungimento di determinati risultati.

La normativa italiana, attraverso la legge n.81/2017 intitolata “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, ha definito il concetto di smart working.

Il lavoro non si basa su orari bensì su obiettivi, fasi e cicli. Per questo non ci sono vincoli per quanto riguarda orario e luogo di lavoro. E’necessario utilizzare strumenti tecnologici poiché permettono connessioni a distanza. 

Durante il lockdown si è fatta confusione tra terminologie. Molte aziende hanno spostato il lavoro d’ufficio a casa, ma questo non ha niente a che vedere con lo smart working, o meglio, è una terminologia imprecisa. 

Ciò che molti lavoratori hanno vissuto in questi mesi viene definito Remote-working. Il remote working si riferisce a quando, per necessità personali o per necessità come quelle legate ad una pandemia, il lavoratore si trova costretto ad organizzarsi ad un ripiego: al comune lavoro da casa, appunto. 

In questo caso però, non si può parlare di smart working, in quanto non c’è una cultura aziendale alla base che riesca a regolamentare il tutto. La maggior parte dei lavoratori in remote working si sono trovati a fare i conti con scrivanie di casa, famiglie allargate, dispositivi obsoleti e videocall di 4 ore ed oltre.

Tutto ciò, ovviamente, non rispecchia in alcun modo il concetto di smart working. Lavorare da casa per molte aziende, come la nostra di Trend-online.com, significa appoggiarsi ad una cultura aziendale differente. 

L’organizzazione è strutturata in modo tale da garantire efficienza e velocità nel pieno rispetto del lavoratore a distanza. Sempre più imprese costruiscono realtà impalpabili poiché completamente costruite online. 

Se si sceglie un lavoro in smart working si deve prima di tutto acquistare un dispositivo in grado di supportare il lavoro giorno per giorno. Non ci saranno riunioni di ore ed ore perché tutto verrà reso ‘smart’, appunto. Gli orari saranno flessibili poiché la struttura aziendale si basa su lavoro a progetto, non su ore lavorative. 

L’individuo, quindi, dovrà essere sicuro di potersi attrezzare anche per quanto riguarda il luogo lavorativo che, in teoria, non dovrebbe corrispondere al tavolo della sala da pranzo. 

Questo è il modo più sano per arrivare ad uno sviluppo culturale che sradichi le aziende da quelle strutture rigide ed ormai obsolete, al tempo stesso tutelando la salute e i diritti del dipendente. Ecco un video esplicativo di Raffaele Gaito pubblicato sul suo canale YouTube.

Lavoro da casa? Cosa ne pensano i nuovi dipendenti 

Intervistando un piccolo campione di nuovi dipendenti in smart working è venuto fuori che la posizione perfetta sarebbe a metà tra lavoro in ufficio e lavoro da casa. Ci sono progetti che hanno bisogno di riunioni in presenza per poter essere al 100% funzionali, e altri progetti che potrebbero benissimo essere sviluppati da casa. 

Una buona organizzazione aziendale permetterebbe di ottenere lavoratori più liberi e progetti più sostenibili dal punto di vista economico ed ambientale. 

Basti pensare al costo degli spostamenti casa-ufficio di tutte le aziende del territorio; quanto risparmierebbe l’operatore, ma soprattutto l’azienda, se adottasse un’ottica di lavoro più sostenibile?

Tante aziende italiane stanno lavorando per costruire strutture aziendali più efficaci, che rispondano meglio alle nuove esigenze sanitarie e di stile di vita del lavoratore. Uno sviluppo necessario, ma soprattutto utile al nuovo assetto societario che si prospetta negli anni a venire.