L’Europa ha in serbo un nuovo Piano per l’economia sociale, le parole d’ordine saranno lavoro e inclusione.

Pronte a questa nuova sfida vi sarebbero circa tre milioni di organizzazioni. Tutto è pronto,la Commissione Ue ha messo sul banco la documentazione ricca di indicazioni e scopi. Non più una questione ristretta, ma un palcoscenico che la vede protagonista con uguale decoro.

Matteo Chiarot, in un video caricato sul suo canale Youtube, ci offre una panoramica sul fenomeno dell'economia sociale

Lavoro, l’economia sociale alternativa alle sfida contemporanee

Attualmente si contano all’incirca 3 milioni di organizzazioni appartenenti all’economia sociale in Europa. Si tratta di enti che promettono alternative valide ed innovative alle imminenti sfide che il mondo e le persone tutte sono chiamati a sostenere.

Vi sono innumerevoli valori aggiunti in una prospettiva di economia sociale. Le organizzazioni interessate realizzano e tutelano posti di lavoro all’insegna della qualità. Non solo. Vi è un forte contributo all’inclusione sociale e la promozione della presenza attiva in ogni contesto dei cittadini.

Protagoniste ormai irrinunciabili nelle strutture e maglie europee in quanto a welfare. Un movimento che punta alla riqualificazione degli spazi ripudiati

Lavoro ed economia sociale, nuove prospettive in Europa

L’Europa detiene lo scettro di miglior continente in quanto a qualità della vita. Un primato che ancora oggi si fatica a comprendere, specie nella cerchia degli economisti. 

Una leadership che potrebbe, per alcuni, definirsi lievemente «scomoda». Del resto non sono pochi coloro che sentono quasi il dovere di tracciare con cura strategie di ordine pubblico che necessariamente vanno a decretare trionfatori e sconfitti (chiarito che le possibilità a disposizione non sono mai state inesauribili). 

All’orizzonte, però, pare si intraveda qualcosa di mai osservato prima.

Difatti dalla Commissione Europea arriva la presentazione di un nuovo Piano d’Azione per l’Economia Sociale. È trascorso addirittura un decennio dall’ultima disposizione strutturale a riguardo. 

Lavoro, arriva il un nuovo Piano d’Azione per l’Economia Sociale

Andiamo quindi a definire e presentare quali saranno alcune delle peculiarità del nuovo Piano d’Azione per l’Economia Sociale. 

Innanzitutto, stando a quanto redatto all’interno del documento, l’economia sociale sarebbe senz’ombra di dubbio una mirabolante “macchina” procreatrice di occupazione e di inclusione. Ma i suoi pregi si spingerebbero anche oltre. 

La strategia messa in campo infatti vede il suo obiettivo nel rafforzamento della crescita e dello sviluppo sociale, nel deciso sostegno all’innovazione e nella ottimizzazione del suo concentrato e potenziale trasformativo. Dettagli non da poco, ovviamente prestando attenzione a tutti fattori e non trascurando alcun particolare.

La questione non verte nell’economia sociale in sé, ma nel suo potenziale trasformativo e nella sua facoltà di immettere condizioni di innovazione che concepiscano un nitido e spedito apporto (dal basso) alla risoluzione di incognite e intimazioni sociali. Un’arma in più per far fronte alle sfide contemporanee. 

Lavoro, economia sociale e cambiamento

Presentiamo in maniera più espressa il presupposto di fondo, nonché lo scopo ultimo. L’intenzione è quella che l’economia sociale interpreti un parte fondamentale nel plasmare la forma delle trasformazioni socio-economiche di cui vi è una impellente urgenza. E allora, l’importanza dell’economia sociale parla da sé, una candidatura importante, un ruolo d’assoluta protagonista. 

Da prendere in considerazione sarebbe anche un altro elemento altrettanto essenziale. Si tratta della sistemazione dell’Action Plan nel contesto delle numerosissime disposizioni che la Commissione Europea è andata a promuovere. 

Tale iniziativa era stata riportata in una antecedente attestazione, inerente la realizzazione del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali. Un dettaglio che nell’attuale documento viene chiarito e avvalorato.

L’economia sociale sarebbe capace di forgiare le norme costituenti racchiuse nel Pilastro Europeo dei Diritti Sociali. Una strada che assicura il trionfo del connesso Piano di Azione del 2021 e degli obiettivi indicati e da raggiungere entro il 2030.

L’economia sociale non è una nicchia

Le linee appena tracciate ci dicono molto, ribadendo tematiche di assoluta importanza. In primis, l’economia sociale non è una nicchia. Non si tratta di un mero cruccio o capriccio che qualunque sistema dovrebbe cercare di appagare o di porre come elemento ornamentale. Occorre trascendere.

Siamo di fronte a un qualcosa che si muove attorno alla necessità di rivedere le strategie e i passi della politica, della società e non solo. 

Prende piede del resto il concetto che una molteplicità di società ed enti economici che si prefiggano una partecipazione complessiva, si possano porre come un valido alleato nella messa a punto delle politiche pubbliche, nella fattispecie di quelle sociali e industriali. 

Una sorta di riconoscimento di un indirizzo, luminoso e non soggetto a esegesi di qualsiasi tipo. L’economia sociale rappresenta quel motore che garantisce la conversione delle spese delle politiche sociali in investimento, per mezzo della ricostruzione di un standard di copertura sociale maggiormente robusto e moderno, oltre che in grado di disporre innovazione.

Il lavoro e la crescita dell’economia sociale

Altra considerazione. Vi è una differenza con la Social Business Initiative del 2011. L’Action Plan non prevede alcuna disposizione concernente la policy, pensata in un’ottica top-down e sancita a priori. Il Piano invece puntella a carattere generale diverse startegie di attività che la Commissione Europea ha intenzione di praticare nel prossimo biennio. 

Una calda proposta quella del Consiglio che così prepara le fondamenta per il progredire di presupposti contestuali (framework conditions) funzionali allo sviluppo dell’economia sociale. 

Lavoro, imprenditorialità sociale e nuovi strumenti monetari

In pratica una sequenza di operazioni che agevoleranno l’innalzamento di una più vigorosa cultura in quanto a imprenditorialità sociale.

Questo anche in una prospettiva di una maggiore semplicità nella comprensione da parte del mondo dell’economia sociale delle potenziali occasioni messe sul banco dall’Europa (EU Social Economy Gateway), e naturalmente l’assunzione di nuovi strumenti monetari in grado di supportare la sollecitazione di aggiuntivi capitali privati a sussidio dell’economia sociale, con il conseguente innovarsi di pratiche di valutazione e amministrazione dell’impatto sociale.

Lavoro, economia sociale e trasformazioni

In conclusione, tra le misure immaginate, come dolce di questa portata, varrebbe la pena evidenziare quanto la Commissione Europea sia già pronta a lanciare nel corso di quest’anno. Si tratta di quella che viene definita come “transition pathway” per l’ecosistema industriale dell’economia di vicinanza e sociale. 

Non si è di fronte a una delle innumerevoli proposte. Nient’affatto. 

Un quadro difatti che racconta tanto di come la trasformazione che l’Action Plan sta introducendo per l’economia sociale sia per certi versi già in corso. Le vele sembrano spiegate.  

È bene ribadirlo, l’economia sociale non va più pensato come un settore tra i tanti, abitualmente periferico o con responsabilità integrative rispetto a insolvenze altrui.

La realtà è un’altra. L’economia sociale si pone come uno dei maggiori ecosistemi industriali su cui l’Europa vuole scommettere in prospettiva di un rinnovato concepimento di strategie, che si voglia sociali o industriali, poco interessa, che darà ossigeno all’aspirazione indispensabile per muoversi in epoca di cambiamenti e metamorfosi.

Economia sociale di mercato secondo Andrea Fumagalli

Si tratta di una struttura di pensiero economico che vede le sue fondamenta in due assiomi indiscutibili: libertà di mercato e giustizia sociale. I presupposti di una tipologia di approccio vertono nell’accertamento che l’autentico liberalismo non sia capace di assicurare un’apprezzabile equanimità sociale, stimata altresì come essenziale proprio poiché i singoli individui debbano essere capaci di operare in assoluta libertà e in condizioni di medesime possibilità.

Parimenti, anche la totale concretizzazione delle prospettive dell’individuo non potrà completarsi se non verranno tutelate la libera iniziativa, la libertà di impresa, di mercato e la proprietà privata

Sarebbe pertanto fondamentale una funzione “regolatrice” dell’autorità statale, i cui termini di operatività sono d’altronde complessi per una definizione che sia esatta e, principalmente, svolta in maniera oggettiva.

L’azione diretta dello Stato, del resto, non dovrebbe orientare il mercato o ostacolare le suoi conclusioni naturali: dovrebbe unicamente dare un apporto laddove esso fallisse nella sua funzione sociale.

I fondamenti dell’economia sociale di mercato

Se ne ricava che i capisaldi dell’economia sociale di mercato potrebbero essere sinterizzati in questo modo:

un rigorosa configurazione monetaria; un credito confacente alle disposizioni di concorrenza e il suo disciplinamento per scansare monopoli; una strategia contribuente e fiscale che non vada a rappresentare un fattore di impedimento alla libera concorrenza e che sfugga finanziamenti che la possano snaturare; la salvaguardia dell’ambiente; l’organizzazione del territorio; la garanzia dei consumatori indirizzata alla minimizzazione delle condotte dal sapore opportunistico. 

In buona sostanza, i fautori della cosiddetta economia sociale di mercato si presentano ostinati critici sia del concentramento del potere economico e politico sia dell’incontrollata opposizione tra classi sociali. La loro mozione a colore riformista si situa contro qualsivoglia concetto di programmazione e collettivismo e anche in opposizione al liberalismo smodato.

Economia sociale, le sue connotazioni

1. Realizzazione dell’aggregazione sociale – una connessione benevola tra risorse umane del no profit e benessere prodotto in loco;

2. Strategie in armonia con gli enti pubblici – funzionalità delle strategie in collaborazione pubblico/privata;

3. Motore di sviluppo sociale – i protagonisti che producono nel comparto dell’economia sociale solitamente danno risposta a necessità cui il pubblico e/o privato non provvedono, fornendo alternative all’insegna dell’innovazione, dell’efficienza e della sostenibilità, concependo valore esteso alla società tutta. 

4. Elemento di competitività nei territori;

5. Resilienza alle problematicità del sistema economico