Recovery Plan e lavoro: Orlando ha presentato la bozza della riforma, ma sono ancora molti i problemi da risolvere, non solo in materia di politiche attive.

Ne ha parlato il Ministro in diversi interventi, durante i quali ha ribadito anche la necessità di un ampliamento degli ammortizzatori sociali, e l'estensione delle tutele alle categorie di lavoratori autonomi.

Tra le novità, l'aumento degli indennizzi legati allo stato di disoccupazione, e il riconoscimento di diritti anche per i contratti atipici e alle partite iva che hanno dovuto sospendere la propria attività.

Ma anche strumenti di politica attiva, non solo formazione per i giovani, ma per dare la possibilità a chi ha perso il lavoro di reinserirsi e riqualificarsi.

Oltre alle necessarie modifiche per rendere il reddito di cittadinanza una misura che oltre ad essere un sussidio contro la povertà, possa servire davvero ad aiutare i soggetti senza occupazione. Finalità per la quale finora si è rivelato un fallimento.

I tempi stringono e prosegue la discussione a ed il confronto con le parti sociali. Vediamo quali sono i principali interventi ed obiettivi inseriti nella riforma del lavoro.

Politiche attive per il lavoro e formazione: gli interventi nel Recovery

Erano già numerose le ipotesi di riforma, nella bozza presente sul tavolo del Ministero del lavoro del precedente governo Conte. Ora il nuovo governo sta puntualizzando, ma i tempi si sono allungati. Probabilmente la riforma arriverà a gennaio 2022.

E nel frattempo è ancora aperta la trattativa e la discussione con le parti sociali, Confindustria e rappresentanti sindacali che stanno spingendo anche per una urgente revisione delle pensioni.

Nel PNRR si è puntato soprattutto alla formazione. A partire dai giovani diplomati che potranno seguire percorsi professionalizzanti grazie alle cosiddette "scuole di mestiere". Poi combattere la disparità di genere sul posto di lavoro. Equità degli stipendi e garanzia di offrire le stesse opportunità di carriera, non dimenticando la tutela della maternità.

Misure urgenti sono previste anche per i disoccupati e i lavoratori atipici. Grazie ad un programma di politiche attive universale che dovrà garantire un minimo servizio unificato a livello nazionale. Eliminare la troppa frammentazione del sistema attualmente in vigore riformando anche l'Anpal.

Come specificato dal Ministro, per garantire la ripartenza: “Bisognerà aiutare subito chi perde il lavoro a trovare dei percorsi che riportino alla possibilità di trovarne un altro”.

Mettere in pratica il programma GOL garanzia di occupabilità dei lavoratori, nel quale verranno inseriti anche i beneficiari del reddito di cittadinanza. Soprattutto quelli a bassa istruzione che necessitano di formazione e qualifiche utili per collocarsi nel mondo del lavoro.

Inoltre, sono previste norme che dovranno regolarizzare i contratti dei lavoratori autonomi e collaboratori. In particolare per quelli appartenenti al settore delle piattaforme digitali.

Per una graduale ripartenza, occorre estendere ed unificare gli ammortizzatori sociali e nel frattempo garantire la riqualificazione. Altro strumento importante che verrà esteso a più categorie, oltre ai soli beneficiari del reddito di cittadinanza, sarà l'assegno di ricollocazione. Esteso anche ai disoccupati Naspi e a chi è in cassa integrazione.

Riforma ammortizzatori sociali e lavoro: aumento Naspi e Dis-Coll

In corso proprio in queste ore la trattativa con i sindacati, per la definizione del nuovo strumento di tutela e protezione dei lavoratori che dovrebbe implementare gli ammortizzatori sociali già esistenti.

Si sta infatti studiando una estensione della misura di integrazione al reddito per chi perde il lavoro, ma che possa essere applicata anche agli autonomi alle partite iva, ai professionisti con contratti atipici e di collaborazione.

Urgenze soprattutto per i settori commercio, turismo, agricoltura e spettacolo che sono tra quelli che più hanno risentito della crisi economica e della perdita dei posti di lavoro. Per garantire la continuità di reddito, anche ai lavoratori intermittenti, e alle categorie che fino ad ora non hanno mai avuto accesso alle indennità.

Compresa anche l'estensione della Dis-Coll con successive modifiche anche agli importi spettanti in modo da rendere il trattamento più equo.

Le proposte di modifica riguardano importi e durata. Per la Naspi, aumento massimali, aumento durata minima a 6 mesi a prescindere dalle settimane contributive. E modificare la diminuzione percentuale del 3%, a partire dal sesto mese e non più dal quarto.

Per la Dis-Coll, la disoccupazione per i contratti di collaborazione, è stata proposta la modifica dei requisiti contributivi per accedere all'indennità, ma anche l'aumento della durata minima, che ora invece prevede solo la metà delle settimane di contribuzione.

Riforma lavoro: aumenta anche la Cassa Integrazione ordinaria

La cassa integrazione, seppure con i numerosi problemi di gestione, è stata tra le misure fondamentali per la tutela dei lavoratori durante l'anno della pandemia.

Ovviamente c'è la consapevolezza che anche con la riapertura, la ripartenza e la crescita sarà molto graduale. Per evitare che molti lavoratori alla fine del blocco licenziamenti restino indietro, occorre continuare a garantire sostegno.

Si è pensato ad includere più categorie in una cassa integrazione universale ordinaria, oltre ad aumentarne gli importi.

Il risultato quindi potrebbe essere, la possibilità di richiedere la CIG anche per le aziende che al momento non possono accedere per tipologia o numero di dipendenti.

In modo da arrivare a raggiungere con integrazione salariale tutte o quasi le tipologie contrattuali.

Reddito di cittadinanza e lavoro: cosa cambia con la riforma

Il reddito di cittadinanza resta sotto la lente di ingrandimento del governo. Pur riconoscendone l'importanza del ruolo svolto durante il periodo di crisi, già dai primi giorni di insediamento di Draghi, si è iniziato a parlare di riforme e modifiche.

Il comitato tecnico istituito dal Ministero del Lavoro, sta studiando le possibili variazioni utili a rendere la misura più funzionale. Ma per un vero cambiamento, occorre prendere atto di ciò che non ha funzionato. E cioè il legame che doveva esserci tra reddito di cittadinanza e lavoro.

Il problema infatti è che nonostante le norme di obbligatorietà dei colloqui, della disponibilità al lavoro, la maggior parte dei soggetti beneficiari di reddito di cittadinanza purtroppo non è facilmente collocabile. Questo perchè molti non hanno adeguata istruzione, non sono qualificati, e in gran parte non hanno neanche un'esperienza tale da poter essere inseriti in un ambito lavorativo.

Cosa c'è da cambiare quindi è molto chiaro. Bisognerà includere nella riforma dei centri per l'impiego un programma di formazione obbligatoria strettamente legato al reddito di cittadinanza.

Un percorso di qualifica che dovrà trasformarsi in una collaborazione attiva, durante il quale il beneficiario si dovrà impegnare a partecipare ai corsi di formazione che possano aprire le porte del mondo del lavoro in maniera più efficace.

Oltre a questo, contemporaneamente riconoscere ulteriori sgravi fiscali e benefici alle aziende che assumono i percettori del reddito. Riconoscendo benefici anche nell'applicazione di contratti temporanei o a tempo determinato.

Urgente anche la modifica dei metodi di controllo dei requisiti, per evitare gli abusi e gli illeciti. Ed il rafforzamento dei controlli per contrastare il lavoro nero. Per questo un provvedimento è già stato inserito nel programma di Recovery e prevede l'assunzione di nuove unità di ispettori del lavoro e un aumento sostanziale dei controlli e delle sanzioni.