Il mondo del lavoro vive un profondo paradosso, se da un lato il turismo si accinge a ripartire dall’altro all’appello pare che manchino gli stagionali per l’estate. Non vi è luogo che tenga, che sia mare o sia montagna la carenza di migliaia di potenziali operatori sembra non fare sconti.

Una circostanza che si deve a molteplici cause: innanzitutto l’assenza di qualsivoglia tutela, ma anche retribuzioni nient’affatto consone e perlopiù inferiori ai sussidi. Analizziamo in dettaglio. 

Prendiamo in considerazione il caso riminese: con l’estate dietro l’angolo a Rimini si conta un vuoto di circa 7mila dipendenti tra camerieri, lavoratori d’albergo e assistenti degli stabilimenti balneari. Spostandoci più a nord e salendo di quota la situazione non tende a cambiare: in Trentino la storia sembra ripetersi, tra ristorazione e pubblici esercizi, si conta una scarsità del necessario personale a rifinire gli staff e a dare accoglienza ai vacanzieri.

Lavoro: le accuse (infondate) ai giovani

Le accuse ai giovani italiani sono tante, non solo poveri, ma anche sfaticati e disonesti. Non parliamo poi di quelli meridionali, quelli a detta di molti sarebbero senza speranze. Il tribunale di una fetta del mondo imprenditoriale, della politica e dei media li ha già condannati per un nuovo reato: insufficiente predisposizione al lavoro miseramente retribuito, con l’aggravio di ricezione di sussidio.

Su alcune testate, la caccia al giovane sovvenzionato è ormai cominciata. C’è chi afferma che la rinascita economica dell’Italia sia a rischio a causa di “quelli lì” che non han proprio la volontà di lavorare

Ormai veri e propri tormentoni 

Signora mia, non si trova un cameriere neanche a pagarlo oro. Figuriamoci poi un bracciante da mandare nei campi per 12 ore e retribuire con qualche buono e un po’ di frutta. E tutto per quel “maledetto” Reddito di cittadinanza che ha definitivamente rammollito la nostra gioventù già senza nerbo.

Carol Vadori sul suo canale YouTube si pone delle domande su lavoro, giovani e pandemia. Come ha influito l'anno della pandemia sul mondo dei giovani lavoratori? Nel primo semestre 2020 gli stage extracurriculari retribuiti sono dimezzati, cosa aspettarsi dal 2021?

Offerta di lavoro e mancanza di candidati

Stando agli ultimi dati Istat l’Italia avrebbe perso circa un milione di posti dall’avvento della pandemia. Inoltre, sebbene qualche spiraglio positivo, l’indice di disoccupazione giovanile permane su livelli imbarazzanti, ci si aggira intorno al 30%.

In più il nostro Paese sta assistendo a un paradosso di una notevole offerta di lavoro accompagnata da una risposta che tarda ad arrivare. Siamo di fronte a un fenomeno complesso, esito di diverse vicende, che non andrebbe mai e poi mai bollato con frasi fatte come la celebre “i giovani non hanno voglia di lavorare”.

D’altronde non si può continuare nella finzione che il problema non sia reale, poiché la penuria di lavoratori espone il settore turistico a seri rischi, ossia quelli di non cogliere pienamente delle concrete e sostanziose opportunità concesse dal rilancio estivo.

Le difficoltà dei pubblici esercizi

Il settore che vive le maggiori controindicazioni da post covid e l’odierna carenza di personale in questo momento di ripresa è quello dei pubblici esercizi. Il presidente della Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani mette in evidenza alcuni aspetti: 

Sicuramente abbiamo pagato e stiamo ancora pagando gli effetti indiretti della pandemia e le incertezze di questi mesi sulle misure. Tutte le imprese del turismo, a cominciare dai pubblici esercizi, hanno subito una drastica riduzione di operatori, che alla prima occasione di lavoro utile si sono spostati nella Gdo, nella logistica o comunque in altre aree considerate più “sicure” in epoca Covid.

Stando al parere di Stoppani per rendere migliore l’attuale stato di cose occorrerebbe muoversi anche su alcune problematiche strutturali. La tematica lavoro non andrebbe circoscritta alla riforma degli ammortizzatori sociali, con il sol pensiero di “salvare il posto” senza prima delineare come preminenza la “creazione di occupazione”.

Sarebbe necessario convogliare ogni sforzo sulla formazione continua, sulle politiche attive e sulla realizzazione di competenze specifiche che servono, sono piuttosto richieste e ben rimunerate nel settore in questione(si pensi ad esempio ad aiuto cuochi, responsabili di sala o maître d’hotel).

Il parere del versante sindacale

Il versante sindacale va a segnalare anche altri elementi sulla concreta convenienza e sulla reale qualità dei lavori estivi offerti dal mercato. Il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini tiene a sottolineare come 

A differenza dell’epoca ante Jobs Act in cui l’indennità di disoccupazione copriva un buon periodo di fermo dell’attività, dopo quella riforma la coperta (soprattutto reddituale) si è accorciata, per cui è diventato meno redditizio del passato svolgere un lavoro che per sua natura è precario.

Non è tutto, il sindacalista si pone un altro interrogativo, ossia quali possano essere gli effettivi requisiti e le reali condizioni correnti nelle proposte di lavoro crollate nel baratro in questa fase di ripartenza.

Il rischio, in seguito a un anno così complesso e considerati gli innumerevoli dilemmi sulla ripresa ormai prossima, è che le diverse offerte lanciate si rivelino in realtà come poco appetibili per durata limitata del contratto, bassa retribuzione e indigeribilità dei carichi di lavoro richiesti.

Disaffezione al lavoro?

Invece, vi sono giuslavoristi ed esperti delle questioni occupazionali i quali sono convinti che una quota di disaffezione” al lavoro e le tante posizioni che rimangono scoperte siano figlie anche della pioggia di sussidi senza servizi venuta giù negli ultimi mesi.

A questa versione che vorrebbe un numero elevato di persone, in particolare i giovani, proiettati più sul reddito di cittadinanza restando sul divano che su di un lavoro non vuol credere Andrea Goggi, ceo e fondatore di Jobby, piattaforma partorita con l’intento di far incontrare domanda e offerta di lavoro e andando così a contribuire alla risoluzione di problemi legati all’illegalità e al lavoro sommerso.

Le parole di Goggi sono abbastanza eloquenti e quanto mai puntuali. Da considerare è un aspetto piuttosto importante, il lavoro stagionale più volte non brilla per rispetto di orari e tutele, a tal ragione oggi più che mai ai giovani è chiesto e lecito fare i loro calcoli, ragionare se convenga o meno accettare un’opportunità lavorativa. È poco probabile che una proposta che vanti trasparenza, correttezza e prevista di dovute tutele per i lavoratori e regolarmente retribuita resti priva di candidati. 

Il settore del turismo tra cenni di ripresa e visioni sul futuro

Dalla sua personalissima prospettiva il leader di Jobby immagina cenni di ripresa. Se nei mesi precedenti diversi ambiti, dagli eventi alla ristorazione di sala, sembravano come letteralmente spariti dalla piattaforma, adesso cominciano a comparire nuovamente posizioni per camerieri, hostess, addetti alla cucina. Questo sta a significare che una parte di quei settori produttivi falcidiati dalla pandemia sta cominciando a ripartire.

L’augurio, ovviamente, è che la tempistica per carburare non sia eccessivamente lunga, in caso contrario per il turismo andrebbe prospettandosi un’estate avara di soddisfazioni. Anche se il settore dovrebbe disporre della saggezza di essere in grado di guardare anche oltre il presente.

Irene Bongiovanni, presidente nazionale di Confcooperative Cultura Turismo Sport  sostiene che per la loro cooperazione gli aspetti fondamentali su cui scommettere siano la stabilizzazione e la destagionalizzazione del turismo in Italia. Sono in tanti a parlare di nuovi modelli connessi al turismo sostenibile, ma la sfida sarebbe quella di realizzarli davvero per mezzo della formazione permanente e della creazione delle cosiddette competenze trasversali.

L'importanza delle competenze

Maurizio Del Conte, docente di Diritto del lavoro della Bocconi e presidente dell'Afol Milano ritiene che la colpa non sia del Reddito di cittadinanza anche se è stato calato dall’alto. La verità stando al professore è che si tiene poco conto delle competenze. 

Del Conte individua diversi fattori che sono andati a concatenarsi alla base di questo fenomeno strutturale. Da sempre l’Italia si pone come il Paese europeo nel quale si registra il più alto tasso di disallineamento tra competenze delle persone e richieste da parte delle imprese.

E, gioco forza, tra domanda e offerta di lavoro. Questo poiché scarseggiano totalmente i punti di connessione tra percorsi scolastici, orientamento, formazione professionale, avviamento al lavoro, incontro domanda e offerta. Siamo di fronte ancora a mondi separati e il naturale esito è che le imprese non riescano a reperire personale. La strada alle irregolarità passa da qui. 

Il lavoro e il Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza non rappresenta altro che un tassello che va ad aggiungersi a un sistema che già di suo, a partire dagli elevati costi del lavoro, non incentiva quello regolare finendo così per muovere verso il “nero”. Dalla cassa integrazione fino all’indennità di disoccupazione, i sussidi sono predisposti come una alternativa all’occupazione. In altri Paesi, invece,tutto ciò che concerne le attività di lavoro è parte dell’iter di ricollocamento sostenuto attraverso il sussidio.

Il disoccupato è viene immaginato come “assunto” dall’agenzia federale o dall’ente di collocamento e gode di un forte ingaggio nella riqualificazione e nel reinserimento nel mercato del lavoro. Senza dover perdere i sussidi. In Italia invece è proprio il contrario.

L’Inps distribuisce un assegno che si rivela non compatibile con il lavoro, mentre le politiche attive, ammesso che lo siano, sono competenza di un altro ente. Con una condizionalità che è solamente teorica in quanto priva di reale monitoraggio. In questo modo si agevola in maniera esponenziale l’irregolarità che concorda sia il disoccupato sia il datore di lavoro.

La strada per il cambiamento

Ci si pone davanti l’ultima chance per il cambiamento grazie al Pnrr. Il Paese dispone sia delle risorse per sussidi appropriati sia per il potenziamento dei servizi. Ci sono anche aspetti da valutare e migliorare. Sulla formazione, ad esempio, manca un piano nazionale di riforma per far sì che soddisfi realmente il fabbisogno di competenze delle persone e delle imprese.

Andrebbero selezionati i formatori sulla base di una disamina delle competenze dei lavoratori prima e dopo i corsi e basandosi sugli esiti di collocamento. È necessario scommettere sulla formazione del capitale umano nelle competenze green e digitali così da afferrare le opportunità di sviluppo.

Lavoro, occupazione e sviluppo si giocano qui.