Le ultime dal mondo del lavoro: andiamo alla disamina dei dossier aperti, dagli ammortizzatori sociali alle pensioni.

I fari sono accesi per lo più sul Disegno di legge di Bilancio: il progetto normativo dovrà essere portato in esame dal Governo alle Camere non oltre la data del 20 ottobre.

Un pentolone che bolle, anzi, arde: riorganizzare i sostegni al sociale e supportare le politiche attive, non tralasciando all’apparato pensionistico. Ovviamente occhio a quanto potrebbe accadere alla conclusione di Quota 100. Non manca il desiderio di venire a capo delle novità che saranno tema di interesse per i lavoratori. 

L'attenzione è tutta posta su quanto graviterà intorno l’ormai prossima manovra: il tempo stringe, come si diceva, il progetto di legge di Bilancio dovrà arrivare alle Camere non oltre il 20 ottobre, il Governo non ha più tempo

Intanto, Valerio Villani, in un video sul suo canale YouTube, segnala quelli che sarebbero i lavori più richiesti di quest'anno che, nel giro di tre mesi, giungerà al termine. 

Lavoro: la disputa sui costi per la riforma degli ammortizzatori sociali

Da un lato la gli ammortizzatori sociali e dall’altro le politiche attive: il minimo comun denominatore è l’urgenza di riforma. Una connessione stretta tra le due riforme, un destino comune anche nella fase attuale, ossia quella di bozza, entrambe, infatti sono per così dire “appese”. 

Soffermiaci su quanto riguarda gli ammortizzatori sociali. La strategia del ministro del Lavoro Andrea Orlando pare sia orientata sull’allargamento dei sostegni a ciascun lavoratore, basandosi su tempistiche e prassi variabili al mutare dell’ambito e del volume dell’azianda.

Le imprese hanno ribadito l’inattuabilità della sottoscrizione di un attestato, in mancanza della segnalazione delle aliquote contributive che spetterà versare. Il rimando naturale volge allora alla legge di Bilancio, allorché si paleserà il bisogno di un chiarimento su spese e coperture.

Il lavoro e le prospettive del Gol: una nuova via per le politiche attive

Per l'aggiornamento delle politiche attive la scommessa risiede nella strategia Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori): l’obiettivo sta nel tracciare un itinerario che accompagni all’impiego. Questo itinere dovrebbe avere come fiore all'occhiello un forte componente dedicata alla  formazione e alla riqualificazione professionale, cioè la base dell’avviamento e della ricollocazione al lavoro. Una sorta di collante al Rdc. 

L'intero processo ha patito un rallentamento per via delle Regioni, impegnate nel tentativo di intendersi su come suddividere le risorse. 

Per il Gol sono stati predisposti all’incirca 4,9 miliardi di euro (4,4 miliardi nel Pnrr, 500 milioni nel React-Eu).

Un quadro al quale dovrebbe con ogni probabilità seguire il Piano per le nuove competenze (Pnc) e inevitabilmente il consolidamento dei Centri per l’impiego e del sistema duale.

Dei tre milioni di beneficiati dal programma Gol, stando ai parametri del Pnrr, perlomeno il 75% sarà rappresentato da donne, disoccupati di vecchia data, persone aventi disabilità, giovani sotto i 30, dipendenti e lavoratori oltre i 55. 

Non bastasse, circa 800 mila dei 3 milioni dovranno essere inclusi in percorsi formativi, dei quali almeno 300 mila saranno destinati all’irrobustimento  delle competenze digitali.

La riforma delle politiche attive e la riforma degli ammortizzatori sociali non potranno che risultare inevitabilmente connesse. 

Parametri e fruitori del progetto Gol

Tali i parametri della strategia designata alle componenti del sociale dal ministro del Lavoro Orlando, stando a un piano che tramite cinque diversi itinerari si pone come obiettivo la personalizzazione degli interventi, andando a diversificare le divisioni di lavoratori sulle quali operare. 

Il Gol dovrà porvare a sostenere i lavoratori in Cig (nel prospetto di riforma firma Orlando sono citati apertamente gli addetti in Cigs per presentata interruzione, in Cigs per intesa di ricollocazione, i lavoratori autonomi aventi partita Iva chiusa, lavoratori in Cigs di ambiti di crisi composita, o comunque con sostegni di lunga durata).

Altri aventi diritto saranno coloro che beneficiano di Naspi e Dis-coll, del reddito di cittadinanza, i lavoratori fragili o vulnerabili (Neet, disabili, donne in difficoltà, quanti siano sopra i 55 anni), i disoccupati privi di sussidi al reddito, i così chiamati working poor

Orlando vorrebbe cominiciare il tutto il prima possibile, partendo dall'autunno. L'obiettivo sarebbe quello di anticipare la scadenza prestabilita dal Pnrr che sanciva come termine ultimo gli ultimi tre mesi del 2021. 

I cinque percorsi 

“reinserimento lavorativo”, con potenziali attività di formazione “leggere”, scommettendo per lo più su sistemi di preparazione e intermediazione funzionali all’avviamento al lavoro;

“aggiornamento” (upskilling), i quali attendono operazioni formative a breve termine e dai contenuti professionalizzanti per bilanciare le competenze;

“riqualificazione” (reskilling), con una maggiore e cospicua attività di formazione per migliorare l’approccio della persona ai profili desiderati dal mercato;

“lavoro e inclusione”, interessando servizi locali, educativi, sociali, sanitari, di conciliazione;

“ricollocazione collettiva”, proprio delle circostanze di crisi in azienda, dove le opportunità occupazionali andrebbero considerate non come sommarsi di singole vicende particolari, ma stando alle specifiche situazioni aziendali di crisi, alle competenze dei lavoratori implicati e all’attinente ambito territoriale.

Il lavoro e la cassa integrazione di emergenza

Questa è anche la settimana dell’atteso incontro del Consiglio dei ministri che dovrebbe concedere il lasciapassare alla Nota di aggiornamento al Def (NaDef).

La nota segnala il prospetto della finanza pubblica, il quale ha la funzione di delineare una stima del quantitativo di risorse potenzialmente fruibili sul banco della futura manovra.

Il Pil dovrebbe attestarsi in crescita attorno al 6%. In calo anche il deficit, segnalato a marzo in rialzo dal 9,8% del 2020 all’11,8% dell’anno in corso. Presumibilmente andrà a gravitare introno al 10%, sbloccando risorse che a quest’ottica sarebbero in grado di rinvigorire  il fondo messo a disposizione della legge di Bilancio. 

L'aggiornamento dovrebbe anche indicare in maniera esatta i perimetri del decreto connesso proprio alla manovra.

Una disposizione che, sebbene sia bollata come “fiscale”, porta in grembo diverse misure inerenti il mercato del lavoro:

dal nuovo finanziamento con 900 milioni della quarantena dei dipendenti per proseguire a livellarla alla malattia fino alla conclusione del 2021, ai sussidi economici volti alla tutela, quantomeno fino al 31 dicembre 2021, della cassa integrazione d’emergenza.

Senza dimenticare l'imminente scadere del blocco dei licenziamenti per piccoli e terziario (e anche per moda-tessile-calzature), un termine atteso per il prossimo 31 ottobre.

I tempi stringono e urgono celeri risposte. 

Oltre Quota 100, la possibilità di estendere l’Ape sociale

Le discussioni sulla riforma degli ammortizzatori proseguono. Le tempistiche per un dibattito sulla previdenza hanno i minuti contati. Quota 100 e la sua sperimentazione sono ormai al tramonto.  

Si dovrà verificare in effetti quanto andrà a mutare proprio intorno a Quota 100 a partire dalla prima alba post 31 dicembre. E cioè quale sarà il destino della norma congegnata dal Conte primo, la quale disponeva il pensionamento in anticipo sui tempi, ossia a partire dai 62 anni d'età e in seguito all’accumulo di 38 anni di versamenti contributivi.

Non si è fatto attendere l'interevnto di Pasquale Tridico, il numero uno dell’Inps. Le sue parole si focalizzano su come il presupposto dell’estensione delle attività onerose per le quali sarebbe pensabile richiedere l’Ape sociale (il così designato anticipo pensionistico che assicura l’effettivo pensionamento ante tempo con almeno 63 anni di età e 36 di versamenti contributivi) si muova in una direzione ben augurante malgrado disposizioni quali Quota 100 creino disparità a vantaggio di lavoratori forti di professioni solide a dispetto di quelli con percorsi più frastagliati, come spesso accade per le donne. 

Lavoro e sostegni, l'opinione di Tridico

Come sottolinea ancora Tridico, la duttilità andrebbe tarata sulle categorie aventi le maggiori difficoltà. L’Ape sociale abbraccia attualmente esigue categorie, andrebbe senza dubbio allargato.  

A far parte del momentaneo parterre dell'Anticipo pensionistico “sociale” ci sono disoccupati di vecchia data, invalidi civili per lo meno al 74%, caregiver” famigliari in specifiche condizioni e coloro che lavorano in una quindicina di divisioni di riferimento stimate come logoranti o rischiose. 

A stilare i prospetti ci ha pensato una equipe ad hoc, da un lato, prendendo in considerazione la media di infortunistica e ore di malattia delle attività, dall’altro, avendo ben presente le categorie equiparabili a quelle già racchiuse nel presente Ape sociale, sebbene la decisione su come comportarsi e perciò quali categorie annoverare sarà ad ogni modo una scelta prettamente politica.

Sulla possibilità di estendere i beneficianti dovranno poi proferire pareri i ministeri dell’Economia e del Lavoro, avendo presente le simulazioni attuate dall’Inps, esaminando anche le concrete possibilità di ricaduta nell’amministrazione del “post Quota” 100. 

Arrivati a questo punto a ricevere l’Ape sono state poche decine di migliaia di lavoratori, contando anche quelli che ne hanno usufruito essendo senza lavoro e avendo un trentennio di contributi.

Pertanto l’allargarsi delle maglie dovrebbe rivelarsi cospicuo per riuscire nell’impresa di sortire una qualsivoglia effetto tangibile rispetto al tramonto della sperimentazione di Quota 100 e all’occorrenza per il pensionamento dal 2022 di 67 anni di età o 42 anni e 10 mesi di durata contributiva (41 e 10 per le donne).

Sindacati in visita dal Premier, meeting sul lavoro

Nel frattempo, diverse tessere funzionali al tracciamento del mosaico sul versante lavoro dovrebbero giungere in breve tempo. Questo lunedì, 27 settembre, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha incontrato i sindacati. L’ordine del giorno del summit è stato la tematica della sicurezza sul lavoro, anche se il confronto ha toccato anche altri argomenti. 

I focus di Cgil, Cisl e Uil, hanno vagliato altri temi piuttosto in voga, tra i quali i finanziamenti del Pnrr e il termine del blocco dei licenziamenti. Altro tema caldo le riforme ormai prossime: riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, del fisco e delle pensioni. 

Si è trattato del primo meeting seguito al Patto per il lavoro e la crescita organizzato da Draghi, approfittando anche dell’intervento all’assemblea di Confindustria.