Buone notizie all'orizzonte per chi, affetto da patologie invalidanti che consentono il riconoscimento anche della legge 104/1992, percepisce una prestazione previdenziale da Inps come la pensione d'invalidità.

Nel 2021 l'importo della pensione di invalidità è rimasta pressochè invariata rispetto al 2020. L'effetto perequazione, che prevede l'aggiornamento annuale degli importi delle pensioni per allinearli alla variazione del costo della vita, non c'è stata in quanto l'inflazione a fine 2020 su base annuale è stata nulla. 

Da Agosto 2021 invece si assiste ad una spinta inflazionistica, dettata dagli aumenti del prezzo dell'energia ed altre materie prime che hanno determinato un aumento dei prezzi in generale. Infatti l'inflazione misura l'incremento del prezzo di un paniere di beni e servizi. L'aumento di questi prezzi significa che con lo stesso importo della pensione d'invalidità, le quantità che si possono acquistare sono minori. Ecco perchè esiste il meccanismo della perequazione

Con esso si consente di mantenere l'importo percepite a livello reale pressochè immutato, andando ad aumentare invece l'importo nominale. Quindi ci saranno aumenti nel 2022, ma se l'inflazione continuerà a correre, l'effetto aumento si annulla con l'effetto aumento dei prezzi.

Pensione d'invalidità: cosa cambia nel 2022

Come tutte le pensioni, anche quelle legate all'invalidità, saranno oggetto della perequazione.

Cosa è questo meccanismo? Si tratta della formula con cui si protegge il valore reale delle pensioni, in presenza di inflazione. E' una rivalutazione dell'importo per conservare lo stesso potere d'acquisto. Una tutela voluta per legge che va a beneficio di tutti i percettori di una prestazione previdenziale sia essa diretta, come la pensione di vecchiaia, anticipata che d'invalidità che indiretta come la pensione ai superstiti. 

A gennaio 2022, la pensione di invalidità sarà oggetto di rivalutazione in base all'indice dei prezzi al consumo, come rilevato dall'ISTAT. In Italia, con la ripresa dell'economia sono anche saliti alcuni prezzi dei beni e servizi che compongono il paniere su cui è misurata l'inflazione. Ma da alcune settimane la crisi energetica, la difficoltà a reperire alcune materie prime o semilavorati, e la spinta del prezzo del petrolio, hanno fatto crescere diversi prezzi anche tra i beni alimentari. 

A settembre 2021, l'inflazione su base annua si è attesta a +2,6% come riporta La Stampa.

Questa indicizzazione non si preveda scenda fino a fine anno, anzi è previsto un'ulteriore crescita. Ciò significa che nel 2022 le pensioni di invalidità saranno aumentate, secondo il dato inflazione di settembre, del +2,6%. Ecco come funziona il meccanismo di perequazione.

Pensione invalidità: meccanismo perequazione nel 2022

Proviamo a dare qualche informazione su come funziona il meccanismo della perequazione. La perequazione è stata introdotta con la legge 448/1998 art.34 che aveva previsto la perequazione cumulativa. In altri termini per identificare l'indice di perequazione si prendeva a riferimento il reddito complessivo derivante dal cumulo dei trattamenti erogati dall'Inps nel Casellario Centrale dei Pensionati, per ciascun pensionato. 

Prima della Riforma Fornero, la perequazione avveniva su tre fasce: una rivalutazione del 100% dell'inflazione per le pensioni di importo fino a tre volte il trattamento minimo, il 90%per le pensioni di importo comprese tra tre e cinque volte il trattamento minimo ed infine il 75% per le pensioni con importo 5 volte maggiore il trattamento minimo.

Con la riforma Fornero invece si blocco per due anni la rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo. Si introdussero cinque fasce di rivalutazione:

  • 100% per trattamenti fino a tre volte la pensione minima
  • 95% per trattamenti tra tre e quattro volte la pensione minima
  • 75% per importi tra quattro e cinque volte superiore al trattamento minimo
  • 50% per le pensioni tra cinque e sei volte il trattamento minimo
  • 45% quando l'importo è 6 volte oltre il trattamento minimo.

Da gennaio 2019 e fino a fine 2021, sono state ulteriormente riviste le fasce di rivalutazione che sono:

  • 100% per trattamenti fino a tre volte la pensione minima (nel 2021 di 515,58 euro)
  • 97% per trattamenti tra tre e quattro volte la pensione minima
  • 77% per importi tra quattro e cinque volte superiore al trattamento minimo
  • 52% per le pensioni tra cinque e sei volte il trattamento minimo
  • 47% quando l'importo è tra 6 ed 8 volte oltre il trattamento minimo
  • 40% per trattamenti superiori a 8 volte la pensione minima.

Si comprende bene come pensioni che non superino i 1.550 euro al mese avranno una rivalutazione al 100%.

Legge 104: a chi spetta la pensione d'invalidità

Il riconoscimento della pensione di invalidità è successivo al percorso di riconoscimento da parte dell'Inps della percentuale di invalidità a seguito di valutazione medico-legale.

L'intero iter parte dalla richiesta del medico curante che sul portale Inps indica quale patologia renderebbe la persona potenzialmente beneficiaria del riconoscimento dei diritti derivanti dallo stato dell'invalidità e della disabilità. Si tratta quindi di due percorsi distinti che possono però essere eseguiti con un'unica visita in cui la commissione medico-legale dell'Inps accerti sia l'invalidità che la disabilità.

Per le disabilità gravi, ai sensi dell'art.3 comma 3 solitamente si associa un'invalidità molto alta, almeno superiore al 74%. Proprio questa soglia fa scattare la possibilità di richiedere la pensione di invalidità. Se nel verbale dell'Inps è anche riportato che la persona con disabilità che necessita di costante aiuto nello svolgere le attività quotidiane, ha diritto all'assegno di accompagnamento.

Si deve però chiarire che le certificazioni di invalidità e di disabilità ai sensi della legge 104/1992 non sono tra di loro dipendenti, ma in talune circostanze di conclamate patologie invalidanti, i due verbali possono essere collegati. 

Se la persona con invalidità, derivante da patologia, ha ricevuto il riconoscimento di una percentuale superiore al 74% può fare la domanda per il trattamento economico. 

Pensione invalidità: come fare domanda

La persona che ha completato le visite dalla commissione medico-legale dell'Inps ed ha ricevuto il verbale che riconosce una percentuale superiore al 74%, può presentare domanda all'Inps per ricevere il relativo trattamento economico.

Per le pensioni di invalidità, l'importo del 2021 è di 289,07 euro al mese per tredici mesi. 

La prima volta che si presenta la domanda oltre ad allegare il verbale dell'invalidità, si deve anche allegare la situazione reddituale sia propria, della persona che ha diritto alla pensione, che del coniuge. Tuttavia, per il riconoscimento dell'importo rileva solo il reddito personale. 

Per il 2021 l'importo del reddito personale da non superare è fissato a 16.982,49€. Concorrono a formare il reddito tutti quei redditi soggetti alla tassazione Irpef al netto degli oneri deducibili e delle ritenute fiscali. Non rientrano nel calcolo del reddito per poter erogare la prestazione economica connessa all'invalidità, la pensione di invalidità stessa, l'assegno di accompagnamento, il reddito dell'abitazione principale e tutti quei redditi con una tassazione alla fonte. 

Una volta presentata domanda tramite il canale web dell'Inps, oppure mediate i CAF e patronati, l'Inps valuterà la domanda e riconoscerà la pensione di invalidità dal giorno di rilascio del verbale dell'Inps stessa.  

Legge 104: le novità 2021

Per quanto riguarda invece i titolari del certificato di disabilità ai sensi della legge 104/1992, il 2021 ha portato alcune novità in relazione al mondo del lavoro.

Mentre sono rimasti invariati i vantaggi come i benefici fiscali, oppure le esenzioni sulle spese sanitarie, per gestire al meglio la situazione lavorativa di queste persone fragili, sono stati rivisti il numero delle giornate utilizzabili come permessi, oltre all'estensione dello smart-working fino a fine dicembre, termine ultimo dell'emergenza.

La legge 104 prevede, normalmente, sia per il soggetto con disabilità che per uno dei suoi famigliari conviventi che agiscano come caregivers, la possibilità di fruire di 3 giorni al mese di assenze retribuite. Queste giornate possono essere fruite anche ad ore. 

Con la pandemia una delle prime decisioni prese è stata quella di innalzare il numero delle giornate di permesso retribuito da 3 a 12. Questo aumento è stato confermato anche a settembre. Il Decreto nr. 133 del 24 settembre 2021 stabilisce infatti che fino al 31 dicembre chi usufruisce della Legge 104 abbia a disposizione 12 giorni al mese di permessi retribuiti, oltre alla possibilità di lavorare in modalità agile da casa.

Infine per chi ha utilizzato fino al 50% delle ore di lavoro come permessi, il datore di lavoro non ridurrà la relativa retribuzione. 

Legge 104 ed invalidità: agevolazioni pensione

Sul fronte della pensione, i titolari di una certificazione Inps che attesti lo stato di disabilità grave ai sensi del comma 3 art.3 della legge 104, possono fare domanda anticipata mediante l'istituto dell'APE sociale. Possono farne domanda anche i famigliari caregivers che assistono da almeno sei mesi il famigliare o il figlio affetto da disabilità grave. Per poter richiedere la pensione anticipata si deve tuttavia aver maturato 30 anni di contributi ed aver raggiunto 63 ani di età. I contributi salgono a 35 per i caregivers.

Possono richiedere la pensione anticipata con l'APE sociale anche le persone che hanno ricevuto un verbale Inps in cui si attesti uno stato di invalidità superiore al 74%. In questo caso le condizioni sono 63 anni di età anagrafica e 30 anni di contributi.