È innegabile, il blocco dei licenziamenti è una misura che ha salvato, almeno temporaneamente, migliaia e migliaia di lavoratori italiani in uno dei periodi più bui della storia repubblicana. La misurata adottata nel 2020 dall’allora Premier Giuseppe Conte, dopo aver vissuto varie proroghe scadrà il 30 giugno. Ci sarà un'ulteriore proroga per le aziende in crisi: scopriamo insieme per chi.

La misura “salvagente” è stata adottata dal Governo Conte nel febbraio 2020, nel bel mezzo dell’inizio della pandemia da Coronavirus e delle chiusure forzate imposte a servizi commerciali e non, per evitare una crisi sociale che avrebbe avuto sicuramente effetti devastanti.

È trascorso ormai un anno e mezzo dall’adozione di questa misura, e il problema licenziamenti che fino ad ora era stato solamente rimandato, inizia a farsi sempre più strada nella vita dei cittadini italiani.

La proroga del blocco sui licenziamenti di cui tanto si parla non è ancora ufficiale, tanto che se non verrà ufficializzata entro il 1° luglio (termine ultimo per il via allo sblocco dei licenziamenti), migliaia di dipendenti si ritroverebbero dall’oggi al domani senza un lavoro.

Ad oggi, il Governo non pare intenzionato a prorogare il blocco dei licenziamenti per tutti i settori, anzi, ma solamente per il comparto tessile e quello della moda. 

Blocco licenziamenti: fino a quando?

Era febbraio 2020, quando Giuseppe Conte, allora a capo dell’Esecutivo, instituiva il blocco dei licenziamenti. Misura che andava ad evitare un imminente crisi sociale che sarebbe scaturita a causa del blocco generale dovuto alla pandemia da Covid-19. Provvedimento, questo, imprescindibile per far fronte alla crisi economica che a breve sarebbe partita (non che prima l’Italia se la passasse bene!).

Ebbene sì, a distanza di un anno e mezzo questo provvedimento sta per scadere. È infatti fissata per il 30 giugno la data di scadenza che darà quindi il via allo sblocco dei licenziamenti: misura che darà respiro a centinaia e centinaia di imprese ma che invece soffocherà un numero abbastanza imponente di italiani.

Lo ripeto da mesi: in un’economia di mercato, questo tipo di provvedimenti possono essere solo “strumenti tampone”. Un’azienda che non cresce, alla quale viene imposto un numero di dipendenti di cui non avrebbe bisogno, prima o poi chiude.

Come funziona il blocco dei licenziamenti

Il governo Conte ha introdotto originariamente la misura tramite l’articolo 41 del DL 18 2020 e prevedeva il divieto per 60 giorni (dalla data di pubblicazione del decreto, 17 marzo, e fino al 16 maggio 2020). Naturalmente all’epoca non si aveva ancora una visione chiara della pandemia, quanto sarebbe durata e come si sarebbe evoluta la situazione.

Come funziona? La misura vieta ai datori di lavoro di procedere al licenziamento dei dipendenti: 

Ricorrere a licenziamenti individuali o plurimi per giustificato motivo oggettivo;

Avviare procedure di licenziamento collettivo

Decreto Sostegni bis: quali sono le nuove regole sul blocco dei licenziamenti

Il 25 maggio 2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto-legge per le misure urgenti, connesse all’emergenza Covid-19, per le imprese, il lavoro, i giovani la salute e i servizi territoriali, più semplicemente chiamato Decreto Sostegni bis

La tanto auspicata proroga fino alla fine del mese di agosto non è avvenuta, con un malcontento generale di imprese e sindacati. La scadenza per lo sblocco dei licenziamenti rimane fissata quindi per il 30 giugno, ma con alcune novità che andremo a vedere nel paragrafo successivo.

Il DL. Sostegni dedica 15 articoli a queste misure emergenziali sul lavoro, andiamo ad analizzare i più significativi:

Art. 39. Disposizioni in materia di contratto di espansione

Viene modificato l’art. 41, comma 1 bis del Decreto Legislativo n. 148/2015, vengono sostituite le parole “500 unità” e “250 unità” da “100 unità”.

Viene quindi abbassata a 100 unità la soglia di accesso al contratto di espansione per favorire il ricambio generazionale nelle aziende.

Art. 40. Ulteriori disposizioni in materia di trattamenti di integrazione salariale e di esonero dal contributo addizionale

L’art. 40 prevede che per tutti i datori di lavoro ai quali cesserà il 30 giugno il blocco dei licenziamenti e che nel primo semestre dell’anno 2021 abbiano subito un calo del fatturato del 50% rispetto al primo semestre dell’anno 2019, possono presentare domanda di cassa integrazione guadagni straordinaria, per una durata massima di 26 settimane nel periodo tra l’entrata in vigore del decreto e il 31 dicembre 2021.

Art.40, commi 3-6

I datori di lavoro privati che a decorrere dalla data del 1° luglio 2021 sospendono o riducono l’attività lavorativa e presentano domanda di integrazione salariale sono esonerati dal pagamento del contributo addizionale fino al 31 dicembre 2021. 

Il beneficio contributivo è riconosciuto nel limite di minori entrate contributive pari a 163,7 milioni di euro per il 2021.  

Ai datori di lavoro che presentano domanda di integrazione salariale resta precluso l'avvio delle procedure per la durata del trattamento di integrazione salariale fruito entro il 31 dicembre 2021 e restano sospese nel medesimo periodo le procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020.

Le sospensioni e le preclusioni del comma precedente non si applicano nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell'attività dell'impresa oppure dalla cessazione definitiva dell'attività di impresa dopo la liquidazione della società senza continuazione, anche parziale,

dell'attività, nei casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d'azienda o di un ramo di essa. 

Art. 41. Contratto di rioccupazione

In via eccezionale, dal 1° luglio 2021 e fino al 31 ottobre 2021 è istituito il contratto di rioccupazione quale contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato diretto a incentivare l'inserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori in stato di disoccupazione nella fase di ripresa delle attività dopo l'emergenza epidemiologica. 

Proroga blocco licenziamenti: fino a quando e per chi

Il Governo non ha assolutamente nessuna intenzione di prorogare il blocco dei licenziamenti per tutti. I “fortunati”, tra mille virgolette, sono i lavoratori del settore tessile e dell’abbigliamento in generale, che godranno di altre 18 settimane di cassa integrazione.

Il premier Mario Draghi ha pronto un decreto selettivo che prevede la tutela di circa 250 mila persone, con il blocco dei licenziamenti in scadenza per le grandi imprese il primo di luglio, verrà prorogato per le aziende in grande crisi.

Per chi verrà esteso quindi il blocco dei licenziamenti? 

Il blocco verrà prorogato solamente per quei comparti che presentano un alto tasso di licenziamenti e che hanno fatto incetta di ammortizzatori sociali. Questa proroga colpirà circa 150 mila lavoratori, mentre la misura degli ammortizzatori sociali per la cassa integrazione interesserà altri 100 mila lavoratori dipendenti, per un totale di 250 mila cittadini.

La nuova scadenza per questi settori dovrebbe quindi essere fissata per il 31 ottobre 2021, con le imprese di tutti gli altri settori che potranno riprendere a licenziare.

Come appreso dall’Huffingtonpost, il decreto atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri tra lunedì e martedì, prevede anche l’estensione del contratto di solidarietà. CITAZIONE

Blocco licenziamenti: sindacati in piazza  

CGIL, CISL e UIL sono scesi in piazza a Torino, Firenze e Bari per chiedere al Governo la proroga del blocco dei licenziamenti. I sindacati chiedono che il blocco sia prolungato per tutti e non solo per determinati settori, in oltre la richiesta è anche quella di una vera riforma degli ammortizzatori sociali.

Si è espresso così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini:

Chiediamo che ci sia la proroga del blocco dei licenziamenti e che il Governo faccia questo atto di attenzione verso il mondo del lavoro. 

Landini continua sottolineando la necessità di cambiare l’Italia, perché senza il mondo del lavoro non si cambia. I cambiamenti non dovrebbero determinare un ulteriore peggioramento delle condizioni di chi vive lavorando. Nel nostro Paese esiste troppa precarietà e altrettanto sfruttamento che vanno poi a creare insicurezza.

La qualità del lavoro e della vita delle persone dovrebbe tornare al centro degli investimenti e della ricostruzione del Paese, attraverso delle riforme che ricostruiscano quella giustizia sociale:

1. Vera riforma fiscale

2. Riforma ammortizzatori sociali e delle politiche attive per il lavoro

3. Diritto della formazione

4. Riforma sistema scolastico

5. Investimenti sulla sanità

6. Riforma Pubblica amministrazione

Oltre alla necessità di attuare delle politiche industriali, dove interviene il pubblico perché le nuove produzioni e la nuova sostenibilità ambientale si realizza non solo lasciando fare al mercato, ma avendo anche un’idea di qualità dello sviluppo dove il pubblico, quindi lo Stato interviene per far tornare al centro il lavoro.

Inoltre, le aziende in crisi che hanno esaurito la cassa integrazione ordinaria e straordinaria si verranno rinnovati gli ammortizzatori sociali fino al 31 dicembre.

Un messaggio ai sindacati lo manda anche il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta:

Non ha senso il conflitto sociale in una fase di boom economico.

Il ministro della PA sottolinea la necessità di un grosso patto sociale per evitare questo inutile conflitto. Ha ribadito come il blocco dei licenziamenti sia stato una misura giustissima durante la pandemia, ma in un’economia di mercato il blocco dei licenziamenti danneggia fortemente la crescita delle imprese. 

L’Italia si trova in un periodo storico di passaggio, dove la parola d’ordina è proprio “crescita”. Quella crescita di cui da troppo tempo facciamo a meno, con il segno “più” con a fianco lo zero virgola a cui da troppo tempo affianchiamo il PIL. L’indicatore base per stimare la crescita di un Paese.