Stop al Decreto Sostegni bis. Dopo il Consiglio dei Ministri del 20 maggio che approvava un pacchetto da 40 miliardi a sostegno di famiglie, lavoratori ed imprese, il Decreto non è approdato in Gazzetta Ufficiale. Il motivo è legato alla proposta presentata dal Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, in modo inatteso. Il blocco dei licenziamenti per quelle aziende che chiederanno ancora sia la cassa integrazione Covid che quella ordinaria. Di questa proposta nessuno sapeva e ha spiazzato anche il premier Mario Draghi che aveva ribadito lo stop al divieto di licenziamento a partire dal 1 luglio. Cosa succede ora?

DL Sostegni bis: la proposta inattesa sui licenziamenti

Doveva essere immediatamente esecutivo il DL Sostegni Bis che il 20 maggio il Consiglio dei Ministri ha licenziato e che lo stesso presidente Mario Draghi aveva illustrato. In totale 40 miliardi di euro a favore di famiglie, lavoratori ed imprese. A tutela dei redditi ci sono i bonus e le agevolazioni introdotte in via ufficiale per gli stagionali, così come il reddito di emergenza che è stato prorogato fino a settembre 2021. In favore delle imprese viene poi introdotto nuovamente il bonus affitti del 60 per cento, che scende al 30% in caso di affitto d'azienda, accanto alla conferma del bonus per la sanificazione e l’acquisto di DPI, che scende al 30 per cento.

Ulteriori fondi vengono stanziati in favore dei titolari di partita IVA per introdurre sconti sulla Tari e agevolazioni in materia di bollette. Sul versante famiglie, il rafforzamento del bonus prima casa: i giovani under 36 potranno beneficiare dell’esenzione dalle imposte di registro, ipotecarie e catastali e dal taglio delle imposte sostitutive sui finanziamenti fino al 31 dicembre 2022.

Ma queste misure non potranno decollare subito, perchè il testo non è approdato in Gazzetta Ufficiale. Il motivo sta nella norma sui licenziamenti portata, a sorpresa, “e fuori sacco” giovedì 20 in Cdm dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Questa norma di fatto non permette al Dl sostegni bis di essere pubblicato in GU con data 24 maggio 2021. Ma cosa recita questa norma? In pratica il titolare del Ministero del Lavoro ha proposto di prorogare nuovamente, e senza preavviso, il blocco dei licenziamenti dopo il 30 giugno.

Ma chi aveva ricevuto il testo del DL che è stato discusso il 20 maggio non aveva trovato traccia di questa norma. E non ne fa cenno neanche il comunicato stampa che palazzo Chigi pubblica al termine del Cdm.

Blocco licenziamenti: proroga inattesa se si usa CIG Covid

Nessuno se lo aspettava anche perchè non era incluso nella bozza del DL Sostegni bis che era approdata il 20 maggio sul tavolo del Consiglio dei Ministri. Tantomeno era stata discussa con altri ministri o le parti sociali. La soluzione tecnica prospettata dal ministro Orlando non è stata discussa in riunioni ufficiali neanche con altre forze di maggioranza. Insomma, nessuno ne sapeva nulla fino all’annuncio del ministro del Lavoro; e, peraltro, non era neppure attesa visto che un accordo sulle misure emergenziali già si era trovato.

Il 22 maggio il Parlamento italiano aveva approvato il testo di conversione in legge del Decreto Sostegni in cui si specificava che il termine dello stop ai licenziamenti era fissato al 30 giugno sia per quelle imprese che utilizzavano la cassa integrazione Covid-19 che quella ordinaria. 

Questa soluzione peraltro era stata avallata dallo stesso premier, Mario Draghi, che non aveva più parlato di una nuova proroga del blocco dei licenziamenti, che, vale la pena ricordare, in Italia è in vigore da febbraio 2020 (siamo un unicum a livello internazionale). 

Cosa è successo allora? L'obiettivo del ministro del Lavoro Orlando è quello di rivedere il sistema degli ammortizzatori sociali prima di dire basta al blocco dei licenziamenti. Probabilmente non ci sono ancora tutte le garanzie necessarie per i lavoratori che dal 1 luglio non sarebbero più stati avulsi da possibili licenziamenti. La proposta di Orlando è quella di prorogare la cassa integrazione per altri mesi. 

Cassa integrazione e blocco licenziamenti: le reazioni

La misura prevede sostanzialmente due cose. La prima, è che se una impresa chiede la cig Covid-19 entro fine giugno (dalla data di entrata in vigore del dl) si vede prorogare, così senza batter colpo, il blocco dei licenziamenti fino al 28 agosto. La seconda è che dal primo luglio se una impresa utilizza la cassa ordinaria non paga le addizionali ma al tempo stesso non può licenziare mentre utilizza la cig.

Avversi a questa decisione tutto il fronte delle imprese in particolar modo da parte di Confindustria. La critica muove dal fatto che questa scelta mina la certezza del diritto e soprattutto è difficilmente applicabile.

Lo slittamento a fine agosto non va - dice Maurizio Stirpe, vice presidente di Confindustria per le Relazioni industriali -. Non solo per il merito, ma per il metodo e per l’affidabilità dei rapporti tra noi e il ministro. Delllo stesso avviso anche le Confindustrie del Nord, arrivando a fare un appello al premier Draghi per la sua competenza, affidabilità e coerenza affinché trovi una soluzione nell'interesse di tutti gli italiani, per una vera ripresa economica e sociale.

Diversa invece la reazione delle rappresentanze sindacali che in una nota affermano0 che

l'unica cosa di cui non c'è bisogno in questo momento nel nostro paese è lo sblocco dei licenziamenti.

Anche Federchimica e Assolombarda criticano la misura, non tanto nel contenuto, quanto nelle modalità.

Quanto successo in queste ore a livello politico in merito al blocco dei licenziamenti mi sembra evidenzi proprio una mancanza di metodo, che inevitabilmente porta a soluzioni tecniche non condivisibili»afferma Paolo Lamberti, presidente di Federchimica.

E Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, sottolinea Siamo rimasti particolarmente sorpresi dalla proroga del blocco dei licenziamenti inserita nel nuovo decreto Sostegni bis in netta contraddizione con quanto dichiarato dallo stesso ministro Orlando pochi giorni fa, anche in occasione della sua visita, lo scorso lunedì, in Assolombarda, quando avevamo condiviso il termine del 30 giugno per consentire alle aziende di ripartire ora che la situazione sanitaria è in grande miglioramento, grazie anche alla campagna vaccinale.

Stop licenziamenti: perchè questa scelta

La proroga del divieto dei licenziamenti fino al 30 giugno 2021, e lo ricordiamo che si trascina da febbraio 2020, era stata necessaria per permettere al nuovo ministro del Lavoro, Andrea Orlando, di mettere mano al sistema degli ammortizzatori sociali e non solo. Reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, proroga NASpI, sono tutte misure che stanno garantendo dignità alle persone. Ma nello stesso tempo sono anche un freno alle politiche attive di occupazione. Proprio queste dovevano essere alla base dello sblocco del divieto di licenziamento. Ma con molta probabilità i ritardi nell’avvio delle politiche attive e della riforma degli ammortizzatori hanno costretto il Ministro a prendersi qualche altro mese, prorogando di fatto il divieto di licenziamento. 

Le politiche attive sono bloccate anche dalle frizioni con Anpal e non sono comunque pronte. La riforma dei sussidi è un cantiere aperto, con Orlando che si è impegnato a presentare l’articolato entro luglio. In entrambi i casi non in tempo per il 30 giugno. Con rischio, sempre più concreto, che il kit di misure per gestire l’estate parta con armi spuntate (e con un dialogo in salita con le parti sociali).

NASpI: sospesa la riduzione mensile del 3%

Il precedente Decreto Sostegni aveva concesso ai percettori di Naspi e Dis-Col che avevano terminato di percepire i relativi assegni a febbraio 2021 di poter accedere al Reddito di Emergenza per 3 mesi. Nel decreto sostegni bis non è chiaro se anche per loro ci sarà un'ulteriore proroga di 4 mesi. Invece per i percettori di Naspi che stanno ricevendo il nuovo assegno dall'Inps si vedranno riconosciuto un importo senza il decalage del 3% dal 4 mese. Chi quindi sta ricevendo la NASpI continuerà a percepirla fino a fine 2021 senza vedersi decurtare l'importo del 3%. La sospensione della riduzione progressiva dell’indennità a partire dal quarto mese di fruizione, infatti, vale solo per il 2021 (dall’entrata in vigore del decreto legge al 31 dicembre 2021).

Dal primo gennaio 2022, come è stato spiegato, alle prestazioni ancora in corso si applicherà la riduzione corrispondente ai mesi di sospensione trascorsi.