Il lavoro autonomo, se da un lato non presenta per il libero professionista degli obblighi nei confronti di un datore di lavoro o di un ente, dall’altro può non assicurare degli indennizzi. Ecco perché il governo italiano nel 2017 ha varato un Ddl sul lavoro autonomo che andava a tutelare la categoria dei lavoratori autonomi titolari di partita IVA.

L’approvazione del Jobs Act del 2017 (legge n. 81 del 22 maggio 2017) è stato un primo deciso passo avanti verso una categoria di lavoratori (i liberi professionisti a partita IVA) a cui spesso non era destinato nessun tipo di indennizzo previdenziale.

Con questa legge – entrata poi in vigore nel giugno dello stesso anno – venivano estese anche agli autonomi a partita IVA le tutele, non solo a livello fiscale ma anche previdenziale – nello specifico inerenti all’ambito di malattie e infortuni e alla maternità. Ma vediamo nello specifico in cosa consistono le misure normative al riguardo.

Partita IVA e malattia: le tutele previste dall’INPS per i lavoratori autonomi

La consuetudine normativa prevede che se un lavoratore dipendente subisce un infortunio o si ammala è tutelato – oltre che indennizzato – dal proprio datore di lavoro o dall’INPS. Ma può dirsi lo stesso anche per i lavoratori autonomi a partita IVA? La risposta è correlata, da un lato al tipo di regime fiscale a cui ha aderito il soggetto e dall’altro al fatto se sia iscritto o meno alla Gestione Separata INPS.

Infatti, per i lavoratori autonomi a partita IVA che beneficiano del regime agevolato forfettario (di cui abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo) non è prevista l’indennità dell’INPS per malattia. Al contrario, se il professionista è iscritto alla Gestione Separata INPS, tale beneficio è assicurato dall’Istituto di Previdenza Sociale (indipendentemente dal regime fiscale di appartenenza).

Partita IVA e malattia: gli indennizzi previsti per gli iscritti alla Gestione Separata INPS

Come anticipato, i professionisti titolari di partita IVA che risultano iscritti alla Gestione Separata INPS hanno diritto ad un indennizzo in caso di malattia ma solo se vi sono determinati requisiti, quali:

  • Nei 12 mesi precedenti l’inizio della malattia devono essere stati versati almeno un mese di contributi nella Gestione Separata.
  • Nell’anno precedente l’inizio della malattia il reddito contributivo non deve essere superiore al 70% della soglia limite massima prevista (ovvero 103.055 euro).
  • L’attività a partita IVA deve essere in corso nel momento in cui si manifesta la malattia.
  • Quando si beneficia della tutela INPS per malattia il professionista a partita IVA deve effettivamente essersi astenuto dal lavoro.

Partita IVA e malattia: quali sono le tempistiche e la durata dell’indennità prevista dall’INPS?

Ai soggetti possessori di partita IVA che possono avvalersi del beneficio INPS spettano almeno 20 giorni di malattia calcolate in 12 mesi lavorativi e per un massimo di 1/6 delle giornate retribuite nell’anno precedente all’inizio della malattia.

Semplificando il concetto, non si possono superare i 61 giorni di malattia indennizzate. Inoltre, non sono soggette a indennità INPS le malattie o gli infortuni che facciano astenere il professionista a partita IVA per meno di quattro giorni dalla propria attività lavorativa.

Partita IVA e malattia: come richiedere l’indennità per malattia all’INPS

Per far sì che il risarcimento INPS venga attribuito, il lavoratore autonomo a partita IVA iscritto alla Gestione Separata deve innanzitutto farsi rilasciare un certificato medico che attesti il suo stato di salute; questo verrà poi trasmesso telematicamente dal sanitario all’INPS che lo registrerà nel proprio sistema.

Successivamente il richiedente a partita IVA dovrà inviare un’istanza all’Istituto di Previdenza Sociale tramite apposito modello SR06, ovvero la modulistica relativa a "Domanda di indennità medica" per la prestazione e la trasmissione della documentazione medico-sanitaria.

Nel caso in cui il soggetto a partita IVA debba sottoporsi a terapie antineoplastiche o sia affetto da malattie croniche gravi deve comunicarlo all’INPS, consegnando apposita documentazione chiusa e con dicitura "Contiene dati sensibili di natura sanitaria".

Partita IVA e malattia: la visita fiscale e la degenza ospedaliera tra i benefici della Gestione Separata INPS

I lavoratori a partita IVA che rientrano nella Gestione Separata INPS, durante il periodo di degenza, possono essere soggetti alla cosiddetta visita fiscale effettuata dall’Istituto previdenziale o dalla propria Asl di riferimento. Il soggetto, quindi, dovrà essere reperibile presso il proprio domicilio e negli orari 10:00-12:00/17:00-19:90 per tutta la durata del periodo di malattia.

Se il soggetto titolare di partita IVA (e posto in malattia) non si fa trovare in concomitanza della visita di accertamento da parte dell’INPS e non ha una giustificazione per tale assenza, l’Istituto assicurativo sarà autorizzato a non indennizzare le giornate di malattia.

Infine, per i titolari di partita IVA, l’INPS prevede anche un risarcimento per la degenza in ospedale che verrà disposto previo invio da parte del richiedente – iscritto alla Gestione Separata – del certificato di ricovero, rilasciato dalla relativa struttura sanitaria.

Partita IVA e maternità: spetta anche ai possessori di partita IVA?

Il diritto alla maternità non spetta solamente alle lavoratrici con un contratto da dipendente (pubblico o privato), ma la normativa è stata estesa anche alle autonome a partita IVA e senza discriminanti per il regime fiscale a cui queste hanno aderito.

Le lavoratrici a partita IVA in dolce attesa, per poter usufruire del diritto di maternità, dovranno possedere determinati requisiti relativi alla loro posizione fiscale e previdenziale, quali:

  • Aver pagato regolarmente i contributi (compresi quelli relativi al periodo di maternità).
  • Essere iscritte alla Gestione Separata INPS relativa alla professione svolta.

Partita IVA e maternità: le categorie di libere professioniste che hanno diritto alla maternità retribuita dall’INPS 

Le libere professioniste che hanno diritto alla maternità retribuita devono necessariamente svolgere una delle seguenti attività a partita IVA per rientrare nel regime di tutela INPS, ovverosia:

  • Imprenditrici agricole professionali.
  • Pescatrici autonome di piccola pesca.
  • Mezzadre o colone.
  • Coltivatrici dirette.
  • Artigiane. 
  • Commercianti. 

È importante puntualizzare che il diritto di maternità previsto dall’Istituto Previdenziale copre anche i casi in cui le lavoratrici a partita IVA decidano di far richiesta di affidamento o di adozione.

Partita IVA e maternità: durata dell’indennizzo INPS e differenze tra lavoratrici dipendenti e autonome

Indennità per maternità sarà assicurata alle professioniste a partita IVA per cinque mesi, ovvero per il periodo di tempo che copre i due mesi che precedono il parto e per i tre successivi, allo stesso modo delle lavoratrici dipendenti.

L’unica differenza tra le due categorie è che le lavoratrici a partita IVA potranno decidere – a loro discrezione – di interrompere o meno la loro attività lavorativa nel periodo di maternità coperto dalla tutela dell’INPS. 

Partita IVA e maternità: come fare domanda per l’indennità garantita dall’INPS

Le lavoratrici a partita IVA che vogliono usufruire dell’indennizzo per maternità, offerto dall’INPS, dovranno farne richiesta via web tramite la sezione dedicata del sito dell’INPS. La tutela viene garantita anche se l’iscrizione alla Gestione Separata INPS è avvenuta dopo l’avvio del periodo di maternità.

Nello specifico, le donne in attesa che sono titolari di partita IVA, possono godere del diritto di maternità garantito dall’INPS ma l’Istituto fissa delle differenze sul periodo di copertura di tale indennità, ovvero:

  • Se l’iscrizione alla Gestione INPS è richiesta dalle lavoratrici artigiane e commercianti a partita IVA entro i 30 giorni dall’inizio dell’attività economica (che diventano 90 per le altre categorie) e l’avvio dell’esercizio è stato precedente all’inizio della gravidanza, la copertura retribuita dall’INPS sarà comprensivo di tutta la durata della maternità.
  • Se l’attività a partita IVA è stata avviata in un periodo successivo all’inizio della maternità, l’indennità INPS coprirà unicamente il periodo successivo all’inizio dell’attività.

Per avere una panoramica più dettagliata circa la tutela e gli indennizzi per maternità – garantiti dall’INPS – nei confronti delle libere professioniste a partita IVA, si consiglia la visione del video YouTube realizzato dal dott. Antonio Procida dello studio Procida Vivone & Partners.