Legge di Bilancio 2022 in arrivo, partono le tappe forzate per l’applicazione della nuova manovra che, dopo il via libera nella Commissione Bilancio del Senato, dovrebbe fare rapidamente il giro delle due camere per diventare legge, grazie anche a un voto di fiducia e all’accordo sul Superbonus che dovrebbero far chiudere la partita entro il 30 dicembre.

Si è litigato non poco sulla prima finanziaria del governo Draghi: 30 miliardi di euro per mettere in sicurezza un Paese che ancora lotta contro il Covid 19 e nutre a fatica un rilancio appesantito dal caro energia e gas. Il rimbalzo economico oltre le attese non ci ha ancora riportati al pre-pandemia: c’erano 23,37 milioni di occupati a dicembre 2019 e ce ne sono 22,92 milioni nel terzo trimestre 2021. Il futuro green e digitale progettato dal PNRR è inciampato su diversi lacciuoli, il confronto politico sul nuovo Presidente della Repubblica ha assorbito forse troppe pagine dei giornali, la recrudescenza del virus rischia di frenare il recupero natalizio dei consumi proiettando ombre sul 2022.

Alla fine però un altro passo avanti è stato fatto. Naturalmente con un governo di (quasi) tutti, la manovra non poteva che assorbire il plauso (quasi) unanime, con la consueta fila di bandierine su questo o quel provvedimento. Ma quali sono le misure più importanti?

Legge di Bilancio: le misure fiscali

Senza dubbio il taglio delle tasse al ceto medio (più un taglietto invero) con la cancellazione dello scalone nelle aliquote Irpef, occupa un posto di primo piano. Si inserisce in un pacchetto predefinito da 8 miliardi di euro l’anno con il titolo “Riduzione della pressione fiscale”. C’è un fondo ad hoc, 7 miliardi andranno appunto al taglio dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e il miliardo rimanente al taglio dell’Irap dal 2022. Sul fronte fiscale è difficile negare la decisione di un intervento strutturale, almeno sul fronte dei cittadini e del sofferente ceto medio italiano. Le imprese avrebbero voluto di più sull’Irap, i sindacati di più sull’Irpef, forse è una buona legge, dati anche gli ovvi limiti di bilancio. 

Alle prese con i prezzi rampanti dell’energia e il montare dell’inflazione, molti di questi tagli rischiano solo di bilanciare una parte dei rincari del costo della vita. Non a caso anche il leader della Lega Matteo Salvini continua a chiedere di più sul contrasto del caro bollette, visto che rischia di far chiudere per sempre diverse imprese che si erano salvate dalle prime ondate della pandemia. Il bilancio degli interventi del governo è stato forse insufficiente, ma non certo ingeneroso. L’ultimo è da 3,8 miliardi di euro e forse altri seguiranno dopo quelli di giugno e settembre già attuati. 

Sarebbe superficiale però pensare che se i prezzi internazionali del gas o del petrolio schizzano, basti una manovra del governo italiano a ridurre l’impatto. Si fa il possibile e si dialoga con l’Europa e con il mondo insomma, ma valutano anche con ragionevolezza gli obiettivi (un nucleare fra 15 anni pare senza dubbio meno sensato della attivazione/riattivazione assai più rapida di giacimenti di gas sul territorio, cosa che comunque non risolverebbe il problema non solo italiano della dipendenza dalle commodity dell’energia). 

Il fronte fiscale della manovra, che poi è l’aspetto più rilevante quasi sempre e specialmente in questa fase, comunque assai più articolato. Merita sicuramente più di una menzione la riforma dell’Assegno unico per i figli, che sostituisce gli assegni familiari.

Anche la revisione del Patent Box ha molto fatto discutere le imprese: nell’ultima versione è un’iperdeduzione al 110% che si aggiunge ai costi di R&S per brevetti, software e beni immateriali con copyright, ma lascia fuori marchi e know how assorbendo qualche critica. Va comunque segnalato anche il rifinanziamento del credito d’imposta noto come Transizione 4.0: è un’importante misura che premia gli investimenti in beni strumentali. I dettagli si possono consultare sul sito del MISE. Al riguardo è stato senz’altro importante il rifinanziamento della Nuova Sabatini, che sostiene gli investimenti delle PMI, e non vanno dimenticate le misure per l’internazionalizzazione delle imprese.

Vanno poi annoverati nel numero dei provvedimenti fiscali, quello che consente il rinvio del pagamento delle cartelle notificate entro il primo trimestre 2022 (si passa da 90 a 180 giorni) e il rinvio dell’Iva per il Terzo Settore (che oggi non paga l’imposta) al 2024.

Legge di Bilancio: la casa e il superbonus

Ma il 110% che ha fatto veramente discutere è stato quello del Superbonus per l’efficientamento edilizio. D’altronde si tratta di un costosissimo provvedimento che ha messo sotto cantiere tutta Italia, anche se poi il dibattito più recente è servito a far saltare il tetto ISEE a 25 mila euro per le ristrutturazioni in villetta. Servirà comunque almeno un saldo del 30% dei lavori entro giugno 2022. Prorogato al riguardo fino al 2024 anche il Bonus mobili per gli interventi di ristrutturazione e quello per le misure antisismiche. Interventi di conferma anche su Bonus verde e Bonus facciate. Sostanzialmente una fetta importante della manovra conferma o ampia l’incentivazione del mattone, che d’altronde è uno dei motori della ripresa in corso, pur con qualche criticità.

Ci sono però ovviamente anche tanti interventi di sostegno sul credito e la liquidità per le imprese e anche per la sospensione dei mutui prima casa (fondo Gasparrini). 

Legge di Bilancio: le DTA e le fusioni che non decollano (anzi)

Nell’ambito finanziario e industriale resta all’attenzione dei mercati la questione delle modalità di trasformazione delle attività per imposte anticipate in crediti di imposta, le cosiddette DTA che avrebbero dovuto avere un ruolo centrale nelle aggregazioni bancarie, ma non sembrano avere scongiurato il naufragio della fusione tra MPS e Unicredit e quello, non ancora definitivo, ma sempre più probabile date le circostanze, tra BPER e Carige. In compenso Credit Agricole continua a crescere in Italia e altri dossier nel complesso mondo bancario italiano restano all’attenzione. Comunque sia nell’assetto attuale il limite alle DTA trasformabili in credito d’imposta è l’importo minore tra 500 milioni di euro e il 2% della somma delle attività oggetto di conferimento. Va comunque precisato, come da relazione illustrativa alla manovra, che queste DTA valgono per ogni singola operazione di aggregazione e non il complesso delle, spesso numerose, operazioni di aggregazione che compongono un merger.

Legge di Bilancio: reddito di cittadinanza più selettivo e quota 102

Come noto, è stato confermato, ma modificato (fra l’altro da 3 a 2 offerte di lavoro entro cui scegliere, obbligo dei comuni di avvalersi di almeno un terzo dei beneficiari sul territorio per i PUC e altro ancora) il Reddito di cittadinanza per il quale c’è un’autorizzazione di spesa di 8,8 miliardi di euro congrua con gli 1,37 milioni di media dei nuclei beneficiari degli ultimi tre mesi.

Il ritorno alla Fornero da quota 100, come altrettanto noto, passerà per la nuova “quota 102”. Ovviamente la manovra torna anche su Ape Sociale e Opzione Donna, nell’ambito previdenziale, prevede il trasferimento della cassa dei giornalisti INPGI nell’INPS con equiparazione del regime pensionistico dal 1° luglio 2022. Una fine annunciata con il calo della contribuzione del 19% e dell’imponibile retributivo degli iscritti del 21% dal 2008 al 2020. 

Ci sono poi ancora misure di sostegno per i lavoratori provenienti dalle numerose crisi di impresa (molte delle quali sul tavolo ministeriale da anni), c’è il rifinanziamento del fondo sociale per l’occupazione e la formazione, l’integrazione per i lavoratori di Alitalia in amministrazione straordinaria

Legge di Bilancio: famiglie e servizi

Per le famiglie il congedo di paternità sale a 10 giorni, la decontribuzione delle lavoratrici madri al 50% entra in sperimentazione per un anno (sarebbero circa 190 mila le maternità obbligatorie che finiscono nell’anno), balza inoltre da 2 a 52 milioni di euro il fondo per il sostegno alla parità salariale di genere e affianca dunque con più forza il piano strategico nazionale per le politiche che promuovono questa parità e il parallelo piano contro la violenza di genere. Vengono inoltre prorogati gli incentivi per l’acquisto della prima casa da parte dei giovani, in loro favore anche le detrazioni fiscali sulle locazioni. Sono stati anche istituiti un “Fondo per la prevenzione e il contrasto delle dipendenze tra le giovani generazioni” e il “Centro Nazionale del Servizio Civile Universale con sede a L’Aquila”. Iniziative tutte meritorie in ambiti strategici della vita del Bel Paese, sperando che riescano a contrastare la crescita di violenze e discriminazioni di genere, della disoccupazione e inattività giovanile. 

Sicuramente molto concreta è invece la questione dei LEPS, “nuovo” acronimo per i Livelli Essenziali delle Prestazioni in ambito Sociale. Come noto le disparità fra Nord e Sud, tra comuni ricchi e poveri, tra regioni benestanti e meno abbienti, non solo non sono diminuite con la pandemia e negli ultimi anni, ma sono aumentate rafforzando il ruolo di vulnus sistemico del sistema Paese. Attraversano tutte le prestazioni del servizio pubblico (e privato), tutti gli aspetti delle società, con differenze che riducono l’efficacia dell’azione del governo centrale un po’ come spread impazziti farebbero con la politica monetaria della BCE. 

È storia vecchia di mancanza di volontà e di capacità politiche. Basti ricordare che al Sud e nelle Isole un neonato ha il 47% di probabilità di morte in più che nel Nord Est, lo dicono i pediatri. Leggere dunque in manovra della costituzionale garanzia di “qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione, prevenzione, eliminazione o riduzione delle condizioni di svantaggio e di vulnerabilità” desta qualche facile ironia, che rivedremo al prossimo rapporto Oxfam.

Speriamo ovviamente che la nuova possibilità di un assistente sociale ogni 6.500 abitanti entro il 2026 diventi realtà e che il Credito d’imposta Mezzogiorno funzioni (ma un po’ di infrastrutture?). 

Pregevoli anche i diversi articoli della manovra con provvedimenti per il supporto delle persone con disabilità

Per la scuola qualcuno ha calcolato un intervento da 260 milioni di euro sui 30 miliardi circa della manovra. “Solo briciole” è stato il commento del segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi, che ha così denunciato una lampante contraddizione tra le dichiarazioni di principio di questo governo e la sua concreta politica. Si spera che il PNRR aggiorni almeno le infrastrutture scolastiche che spesso non sono solo desuete, ma persino pericolose. Beh Roma non è stata costruita in un giorno, ma sicuramente resta ancora molto, ma molto, da fare.

(Giovanni Digiacomo)