Come sappiamo, la disoccupazione è una delle più grandi piaghe del nostro Paese. 

Proprio per questo motivo sono state istituite una serie di agevolazioni per aiutare coloro che hanno temporaneamente perso il loro lavoro a rialzarsi e rientrare nel flusso lavorativo. 

Ce ne parla anche la collega Sharon Zaffino nel suo articolo dedicato a tutte le agevolazioni che è possibile richiedere all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale quando si riversa in uno stato di disoccupazione. 

Eppure, come noi tutti sappiamo, la misura maggiormente famosa che è stata messa a punto dal Governo per sostenere i disoccupati italiani è quella relativa alla NASpI, ossia la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego. 

Ma ci sono alcuni casi in cui il lavoratore può perdere l’accesso alla NASpI. Insomma, può capitare che la misura viene erogata per un determinato periodo al lavoratore, per poi essere cancellata. 

Eppure, in queste particolari casistiche, capita anche spesso che l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale decida di chiedere indietro il rimborso della misura versata. 

Ma come bisogna comportarsi quando, per i più diversi motivi, viene revocata la NASpI? E cosa accade se, anche se la misura è decaduta, si continua a percepire la somma mensile? Bisogna rimborsarla? Andiamo a rispondere a quelli che sono i dubbi più comuni circa la revoca ed il rimborso della NASpI!

Prima di cominciare ti consiglio la visione di questo video realizzato dall'Avvocato Angelo Greco:

Prima di cominciare: ecco cos’è la NASpI e quando viene erogata!

Come dice chiaramente il titolo di questo primo paragrafo, prima di iniziare a parlare della decadenza della NASpI, dobbiamo capire nel dettaglio a cosa fa riferimento questa misura. 

Ebbene, devi sapere che si tratta di un’indennità di disoccupazione che viene erogata nei confronti di coloro che hanno perso in maniera involontaria il loro lavoro oppure coloro che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa. Per maggiori informazioni circa le dimissioni per giusta causa ti consiglio la lettura di questo articolo dedicato

Insomma, sono praticamente tutte le casistiche che portano un lavoratore a trovarsi senza un impiego, eccetto una. Pertanto, non viene erogata la NASpI solamente nei confronti di coloro che rassegnano le dimissioni volontarie. 

Per comprendere a pieno di cosa parliamo quando facciamo riferimento alla NASpI dobbiamo tenere a mente anche l’importo che viene erogato ai lavoratori. 

Dunque, ricorda sempre che la NASpI può avere una durata massima di due anni e si basa sugli ultimi 4 anni di lavoro che sono stati effettuati. 

Di conseguenza, se il lavoratore ha versato contributi (e quindi ha lavorato) per tutta la durata dei 4 anni precedenti alla disoccupazione, potrà godere della massima durata della NASpI, quindi due anni. 

Tuttavia, non abbiamo ancora chiarito quanto spetta d’importo. 

Ebbene, devi sapere che anche questo si basa sullo stipendio ottenuto dal lavoratore negli ultimi quattro anni di lavoro. 

Dunque, devi sapere che la NASpI viene erogata nella misura del 75% dello stipendio lordo corrisposto al lavoratore.

Attenzione: dopo un’interruzione a causa Covid-19, nel 2022 è ripartito il meccanismo del decalage che taglia l’importo della NASpI del 3% ogni mese. 

In poche parole, abbiamo compreso quanto spetta ad un lavoratore disoccupato con la NASpI, ma devi anche tenere a mente che l’importo erogato andrà via via a diminuire.

NASpI revocata anticipatamente: quali sono le cause che portano tale decisione?

Come abbiamo sottolineato anche in precedenza, ci sono alcune persone che possono perdere il diritto a percepire la NASpI. 

Ricorda: questa misura, come anche il Reddito di Cittadinanza, ha come obiettivo quello di aiutare i disoccupati a rientrare nel mondo del lavoro. 

Pertanto, non si tratta di un’erogazione che viene effettuata in eterno, ma solo per un breve periodo di tempo, che può essere al massimo di 2 anni. 

Nel caso in cui dopo il periodo della NASpI non si riesce ancora a trovare lavoro, bisognerà sfruttare altre misure previste per i disoccupati in Italia. 

Eppure, d’altro canto, l’accesso alla NASpI può anche essere revocato anticipatamente. 

Ma quali sono le cause che portano alla revoca della NASpI? Ora andiamo a vederle nel dettaglio. 

La prima causa è legata alla perdita dello stato di disoccupazione. Insomma, la misura della NASpI, legata alla perdita del lavoro non ha più senso di esistere in quanto il lavoratore ha trovato nuovamente un impiego. 

Molto simile anche la seconda casistica legata alla revoca della NASpI, ossia quando il lavoratore viene reintegrato nel posto di laboro oppure inizia una nuova attività subordinata o autonoma. 

Attenzione: in questi casi il lavoratore deve aver cura di comunicare tempestivamente all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale tale cambiamento. In caso contrario, potrebbe continuare a percepire la NASpI indebitamente.

Altre cause che comportano la revoca della NASpI! Eccole qui!

Eppure, quelle che abbiamo appena visto non sono le uniche ragioni che comportano la revoca della NASpI per coloro che la percepiscono. 

Infatti, possiamo anche prendere in considerazione il caso di un disoccupato che raggiunge la soglia per accedere alla pensione. In questo caso la NASpI sarà revocata ed il pensionato riceverà al suo posto l’assegno pensionistico. 

Tuttavia, dobbiamo ricordare anche le ultime due cause che possono portare alla decadenza della NASpI prima del termine. Si tratta dell’accesso all’assegno di invalidità oppure alla violazione delle regole previste per mantenere l’accesso alla NASpI. 

Alcuni esempi? Beh, possiamo menzionare il rifiuto di più offerte di lavoro oppure il non presentarsi presso il Centro per l’Impiego. Insomma, si tratta delle cause che portano frequentemente anche a perdere il Reddito di Cittadinanza dopo le decisioni messe in campo dal Governo Draghi

E se continuo a percepire la NASpI? Come funziona il rimborso all’INPS!

Come abbiamo sottolineato anche in precedenza, può capitare che qualcuno al quale è stata revocata la NASpI continui a percepire l’erogazione. 

In questi casi cosa bisogna fare? Beh, la risposta è molto ovvia. Infatti, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale prevede la restituzione delle somme che sono state indebitamente percepite dal disoccupato. 

Ricorda sempre: quando trovi un nuovo lavoro, oppure decidi di iniziare un’attività autonoma, dovrai subito fare la comunicazione all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. 

Ma come dovranno essere restituite le somme che sono state indebitamente percepite? Beh, devi sapere che solitamente le modalità previste dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale vengono indicate nel provvedimento che ricorda agli ex-disoccupati il termine della NASpI. 

Inoltre, viene solitamente concessa la possibilità di scegliere se optare per il rimborso in un’unica soluzione oppure rateizzato. 

Attenzione: quando ci si accorge che si stanno continuano a ricevere soldi in modo indebito, bisognerà metterli da parte ed effettuare subito la comunicazione all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.  

Tuttavia, può anche capitare che sia l’INPS a sbagliare nel toglierti la NASpI. Cosa bisogna fare in questi casi? Andiamo a vederlo nel prossimo paragrafo. 

E quando l’INPS sbaglia? Il ricorso contro la revoca della NASpI!

La NASpI è stata revocata? Ma è sempre giusto? Ebbene, devi sapere che hai la facoltà di impugnare la decisione dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale al fine di contestarla. 

Insomma, sarà necessario dimostrare che non si rientra nelle cause che portano alla revoca della NASpI e, invece, dal lato dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, ci sarà da dimostrare che questo è accaduto. 

Attenzione: ricorda che per presentare il ricorso avrai solo 30 giorni.