A breve è previsto il termine del Blocco dei Licenziamenti, misura che è stata introdotta con il fine di contenere le pesanti ripercussioni socio-economiche relative all'emergenza sanitaria Covid-19.

Il 31 ottobre prossimo sarà il termine in cui lo stop dei licenziamenti cesserà da parte dei datori di lavoro che lavorano all'interno delle industrie tessili, delle confezioni di articoli destinati all'abbigliamento ed alla fabbricazione in pelle ed in pelliccia.

Dal 1 novembre, infatti, le aziende dell'intero territorio nazionale si ritroveranno a fronteggiare la gestione dei dipendenti in esubero all'interno delle aziende.

Prima di andare a vedere nel dettaglio di cosa si tratta, ti lascio al video del Canale YouTube Milano Pavia Tv on demand intitolato "Il lavoro dopo la Pandemia. I sindacati tra sblocco dei licenziamenti e Smart Working"in cui ci si chiede cosa succederà nel mondo del lavoro una volta che l'emergenza sanitaria Covid-19 sarà conclusa e se assisteremo ad un ritorno al lavoro in presenza della maggior parte dei lavoratori dipendenti o se più lavoratori dipendenti si ritroveranno a fare i conti con le conseguenze della pandemia, a casa e senza stipendio.

In questo video del canale YouTube si fa accenno allo sblocco dei Licenziamenti, che  inizialmente era previsto per la data del 31 di ottobre ora slitta alla fine dell'anno, suscita comunque forti preoccupazioni all'interno dell' territorio dell'Abbiatense a cui fanno capo diverse aziende che operano nel settore tessile.

Si tratta per lo più di imprese di piccole dimensioni che, come ci viene spiegato nel video, sono composte da un minimo di 5 ad un massimo di 10 unità,  colpite dalla crisi del 2008 e fino ad ora non ancora toccate dallo sblocco dei licenziamenti, ma a cui guardano comunque a distanza di tempo,  in modo molto preoccupato dal momento che nel territorio vi è un'alta concentrazione di aziende del settore tessile.

Nel video si fa riferimento anche ad un altro tema caldo di cui si è ampiamente discusso nel corso di questi mesi che assieme a quello del Blocco dei Licenziamenti, ovvero lo Smart Working, che assieme al blocco dei licenziamenti i lavoratori dovrebbero conoscere perché nell'ultimo anno dall'inizio dell'emergenza sanitaria molte aziende sono state costrette a dover riorganizzare il loro lavoro ricorrendo alla modalità di lavoro da remoto per le tipologie di lavoro in cui sia stato possibile trasferire il lavoro fisicamente dal luogo di lavoro alla modalità di lavoro in smart working.

Il lavoro in Smart Working è entrato in uso nella maggior parte dei settori molto più frequentemente di quanto avveniva precedentemente, negli anni passati.

Il Blocco dei Licenziamenti: ecco di che cosa prevede

Il Blocco dei Licenziamenti presente nel 8 comma 10 del DL n.41 del 2021 per le aziende che ricorrono al CIG e nell'articolo 50 bis-comma 2 del DL n.73 del 2021 per le aziende che lavorano nella CIGO-Tessili. 

Il Blocco dei Licenziamenti impone l'obbligo di fermo delle procedure relative ai licenziamenti collettivi ed ha sospeso i licenziamenti che sarebbero iniziati dal 23 febbraio del 2020 in poi (ad esclusione dei casi in cui il personale interessato dal recesso ed impiegato nell'appalto subentri un nuovo appaltatore in forza di legge con contratto collettivo nazionale del Lavoro o clausola relativa al contratto di Appalto). 

Fine del Blocco dei Licenziamento: il Licenziamento per giustificato motivo

Il Licenziamento per giustificato motivo si ha quando un'azienda interrompe il rapporto di lavoro per motivazioni connesse all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro ed al suo funzionamento regolare. Da qui il nome di licenziamento per giustificato motivo.

Affinché, inoltre, sussista la legittimità relativa al recesso è indispensabile che sussistano le seguenti condizioni quali: 

  • un riassetto organizzativo fondato su circostanze esistenti al momento in cui viene reso noto dall'azienda al proprio dipendente o ai propri dipendenti la volontà di effettuare il licenziamento; 
  • nel caso in cui esista il nesso causale tra il recesso e il riassetto dell'azienda; 
  • nel caso in cui venga accertato che il dipendente non può essere adibito allo svolgimento di altre mansioni.

Fine del Blocco dei Licenziamenti: il Licenziamento collettivo

Nelle aziende in cui vi lavorano più di 15 lavoratori dipendenti e le aziende prendono la decisione di licenziarne almeno 5 dei 15 dipendenti attualmente presenti all'interno di un periodo di tempo di durata non superiore ai 120 giorni.

La procedura relativa al licenziamento collettivo dei dipendenti si realizza secondo diversi parametri quali carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico produttive ed organizzative  si realizza in 3 diverse fasi:

Una prima comunicazione del datore di lavoro ai sindacati o alle associazioni di categoria che aderiscono a delle confederazioni cui segue un'esaminazione congiunta tra datore di lavoro e sindacati o associazioni di categoria e da ultimo nel caso in cui l'accordo venga meno, si procede con la convocazione presso l'Ispettorato del Lavoro presente nel territorio di riferimento.

Blocco dei Licenziamenti: da quando è stato introdotto fino a quando è stato prorogato

Il Blocco Licenziamenti è stato introdotto per la prima volta dal Decreto Cura Italia, Decreto Legge n.18 del 2020. La sua validità iniziale prevedeva uno stop sui Licenziamenti non inferiore ai 60 giorni a decorrere dalla data del 17 marzo 2020.

Il divieto dei Licenziamenti si attuava nei confronti di tutti i datori di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, nei casi di: recessione individuale qualora sussistesse un giustificato motivo oggettivo tra i quali il licenziamento economico; procedure relative ai licenziamenti avviate in periodo successivo alla data del 23 febbraio 2020 in cui è entrata in vigore la proclamazione dello stato di emergenza che ha portato a blocchi di estensione più o meno grande all'interno dell'intero territorio nazionale e nelle procedure di individuazione dei lavoratori coinvolti nei licenziamenti collettivi. 

Con il Decreto Legge dello scorso 30 giugno 2021 è stato prorogato il termine relativo al blocco dei licenziamenti al prossimo 31 ottobre soltanto per i settori che sono stati maggiormente colpiti dall'emergenza sanitaria subendone pesanti pesanti ripercussioni.

Rientrano tra questi settori quali il settore tessile, il settore che si occupa delle confezioni e delle fabbricazioni degli capi d'abbigliamento, degli articoli in pelle e pelliccia e, per ultimo, quello relativo alle calzature, tutti individuati dai codici ATECO 13,14 e 15 per una durata pari, non inferiore alle 17 settimane che intercorrono tra lo scorso 1 luglio ed il prossimo 31 ottobre.

Per questi settori era stata annunciata una proroga in vigore già a partire dallo scorso primo luglio nei casi in cui si è assistito ad una sospensione o ad una riduzione dell'attività lavorativa, è stato possibile richiedere la cassa di integrazione ordinaria e l'assegno ordinario per Covid-19 non oltre la data del 31 ottobre prossimo, data in cui non sarà più possibile effettuare la richiesta.

Fine del Blocco dei Licenziamenti: tutto quello che succede a partire dal prossimo 31 ottobre

A breve, infatti, scatterà la proroga estesa al 31 dicembre prossimo relativa al blocco dei Licenziamenti rivolta alle imprese che operano in diversi settori quali il tessile, l'abbigliamento, la moda, le calzature, il settore terziario e quello relativo ai servizi, settori maggiormente colpiti e che hanno subito pesanti ripercussioni sulle proprie spalle a seguito delle varie chiusure che si sono susseguite, in attesa dell'avvio della Riforma degli Ammortizzatori sociali.

Con il Consiglio dei Ministri tenutosi lo scorso 15 ottobre è stata decisa una ulteriore proroga da aggiungere a quella già in vigore fino al 31 ottobre,  di 13 settimane, facendo cosi slittare il termine di proroga previsto dal 31 di ottobre al 31 dicembre prossimo come viene riportato al comma 1 dell'articolo 11  a favore di tutte quelle aziende che per motivazioni connesse ad eventi riconducibili all'emergenza sanitaria hanno dovuto ridurre o sospendere la loro attività, esclusivamente nei confronti di quei lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del cosiddetto Decreto Fiscale.

Le aziende che possiedono i requisiti e decidono di fare domanda di ricezione della proroga della cassa integrazione non possono decidere di avviare qualsiasi procedura di licenziamento collettivo, ne tanto meno possono licenziare i loro dipendenti per giustificato motivo oggettivo.

 La cassa di integrazione rimane in vigore nei confronti di tutte quelle imprese che sono state oggetto di  hanno pesanti ripercussioni da inizio emergenza sanitaria Covid-19.

Con riferimento alla Cassa d'Integrazione il Decreto Fiscale ha proceduto ad una proroga dei termini di Cassa di Integrazione limitatamente per i lavoratori considerati in forza alla data di entrata in vigore del Decreto Fiscale e dai datori di Lavoro cui il Decreto Sostegni Bis ha riconosciuto le 17 settimane, a decorrere dal primo giorno di ottobre fino al termine ultimo con scadenza al 31 dicembre del 2021.

Casi in cui si prevede l'esclusione dal Blocco dei Licenziamenti 

E' stato stabilito che il Licenziamento resta attualmente in vigore in alcuni casi cui le aziende possono ricorrervi qualora si verifichino in diversi casi.

Tra questi rientrano: la cessazione definitiva dell'attività d'impresa; la messa in liquidazione della società senza che l'attività di impresa possa continuare; la stipula di un accordo collettivo aziendale con le organizzazioni sindacali più rappresentative nella risoluzione del contratto di lavoro; lavoratori precedentemente impiegati nell'appalto cui subentri in successiva un nuovo appaltatore in forza di legge.

In merito ai alle procedure destinate ai Licenziamenti si fa riferimento alle diverse tipologie di licenziamento: Licenziamento per giustificato motivo soggettivo; Licenziamento entro la fine del periodo di prova;  Licenziamento attuato nei confronti dei Lavoratori Domestici; Licenziamento per giusta causa;  Licenziamento per i raggiunti limiti di età  ai fini di fruizione della pensione di vecchiaia,  Interruzione dell'Apprendistato con la fine del periodo formativo.