Il presidente dell'INPS si impegna a proporre una riforma sulle pensioni e propone un'uscita dal lavoro a 63 anni, , ma con forti penalizzazioni sull'assegno pensionistico.

La riforma pensioni continua  a tenere banco, nuove proposte al vaglio del governo Draghi da parte di sindacati, associazioni di categoria, INPS

Il 31 dicembre 2021 saluterà definitivamente Quota 100 durata 3 anni, molto discussa, ritenuta troppo onerosa dalla Corte dei conti e dall'INPS che secondo gli ultimi dati pubblicati è risultata essere un fallimento, poco richiesta e senza alcuna prova che abbia favorito un ricambio generazionale, si rischia quindi, se non ci sarà l'ufficializzazione di una delle tante proposte di riforma messe sul tavolo del Governo, di  tornare alla vecchia Legge Fornero.

Ad oggi il provvedimento ,novità che ha destato più interesse, accolto discretamente da Mario Draghi, è quella rivolta da parte da Pasquale Tridico, presidente dell'INPS, nella sua proposta di riforma ci sarebbe la possibilità di uscire fuori dal lavoro godendo di un trattamento di pensione anticipata a 63 anni, ma con diverse penalizzazioni sull'assegno definito in alcuni casi povero.

Pensioni a 63 anni: la proposta di Tridico

La novità sulla riforma pensioni, messa in campo dal presidente dell'INPS Tridico è strutturata in modo definita semplice dallo stesso presidente.

Il lavoratore infatti avrebbe al possibilità di andare in pensione anticipatamente alle età di 63 anni accettando una penalizzazione sull'importo dell'assegno almeno fino al raggiungimento dei 67 anni ( età prevista per le pensioni di vecchiaia ).

La retribuzione nel caso in cui il lavoratore aderisse alla proposta Tridico potrebbe decidere di uscire dal lavoro a 63 anni percependo un assegno calcolato in base ai contributi versati fino a quel momento, quindi l'importo verrà coalcoalto come vedremo in seguito su base contributiva.

Nel video Yout tube che segue, tratto dal canale "mondo Pensioni" viene affrontata la proposta relativa alla riforma previdenziale pensata dall'INPS.

Impostare una riforma delle pensioni sostenibile ed equa in termini intergenerazionali, questo il succo del pensiero che il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico che ha presentato alla Camera con il Rapporto annuale dell’INPS.

Dove ha illustrato anche le tre proposte per la riforma delle pensioni pensate dall’Istituto.

Pensioni a 63 anni: come cambierebbero gli importi con la riforma INPS

Il sistema di riforma pensioni Tridico prevede livelli di penalizzazione sull'importo dell'assegno percepito differenti a seconda dell'età del lavoratore.

In tutti i casi come scritto in precedenza, la cifra dell'importo dell'assegno verrà calcolato su base contributiva, in base ai contributi versati fino a quel momento, raggiunti i 67 anni, età per il quale è prevista la pensione di anzianità, l'assegno verrà ricalcolato con il passaggio ad un nuovo sistema di calcolo, ovvero quello che permette di calcolare la pensione di vecchiaia.

Pensioni, come funziona il sistema contributivo

Nell'ottica di aiutare a comprendere meglio il sistema pensioni vigente oggi in Italia, di seguito spiegherò le due metodologie intorno al quale viene calcolato l'importo dell'assegno pensionistico, i due metodi sono contributivo e di vecchiaia.

La modalità di calcolo contributivo prevede il calcolo dell'importo dell'assegno pensionistico in base ai contributi versati, più contributi il lavoratore avrà maturato nell'arco degli anni, maggiore risulterà l'importo dell'assegno e viceversa.

In seguito somma dei contributi maturati viene poi trasformata nell'importo spettante tramite un meccanismo di calcolo che tiene conto dell'età del lavoratore al momento del pensionamento, il sistema contributivo è nato con la riforma pensioni del 2011.

Le pensioni di vecchiaia, invece si raggiungono a 67 anni di età e prevedono prestazioni vitalizie di natura previdenziale, con l'importo del relativo assegno che viene calcolato tenendo presente l'età anagrafica ed il numero di contributi versati nell'arco di dell'intera vita lavorativa.

I requisiti di accesso variano a seconda del sistema di calcolo con cui il trattamento verrà liquidato, ma anche dalla data di inizio attività, dal tipo di lavoro svolto, nonché dalle leggi in vigore in un determinato periodo, che spesso concedono sconti o riconoscono eccezioni di uscita.

Pensioni a 63 anni: entriamo nel dettaglio della riforma INPS

La novità sulla riforma pensioni, proposta dal presidente  dall'INPS Tridico prevede un'uscita dal lavoro ad una età di 62-63 anni, i beneficiari percepiranno un assegno calcolato mediante un sistema contributivo, trattamento pensionistico anticipato che durerà fino al raggiungimento dei 67 anni età prevista per accedere al trattamento pensionistico definitivo, d'anzianità.

Questo fondamentalmente è ciò che ha proposto l'INPS nella figura di Pasquale Tridico come soluzione successiva a Quota100, in scadenza a fine anno.

Il sistema prevede un assegno con penalizzazioni sull'importo calcolato tenendo conto di vari fattori rappresentati da:

  • l'importo retributivo annuo sia dei lavoratori autonomi, partite Iva e società, sia per quanto riguarda i lavoratori dipendenti;
  • dei contributi maturati annualmente  sulla base dell’aliquota di computo;
  • del montante individuale che si ottiene sommando i contributi di ciascun anno opportunamente rivalutati sulla base del tasso annuo di capitalizzazione derivante dalla variazione media quinquennale del PIL determinata dall’ISTAT.

Una volta determinato il montante contributivo, un meccanismo di calcolo che terrà conto anche dell'età del beneficiario determinerà l'importo dell'assegno delle pensioni.

I requisiti previsti dal provvedimento per poterne beneficiare sono che il lavoratore con l'intenzione di uscire dal lavoro a 63 anni di età dovrà avere una anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995 ed in possesso, al momento dell’opzione, una anzianità contributiva di almeno 15 anni, di cui cinque successivi al 1995.

Pensioni, assegno ricalcolato a 67 anni con il sistema retributivo

L'assegno pensioni previsto dal provvedimento suggerito dal presidente dell'INPS, prevede uno scalone di 4-5 anni, trattamento che quindi accompagnerà il lavoratore fino a 67 anni età entro il quale avrà diritto alla pensione definitiva di vecchiaia, assegno che verrà dunque ricalcolato questa volta con un calcolo basato su un sistema retributivo tenendo conto:

  • il numero di contributi maturati durante l'arco dell'intera carriera lavorativa fino ad un massimo di 40 accreditati sul suo conto assicurativo, siano essi obbligatori, volontari, figurativi, riscattati o ricongiunti;
  • l'importo della retribuzione/reddito calcolato in base alla media delle retribuzioni percepite nell'ultima parte di carriera, rivalutate sulla base del valore dell'indice ISTAT di anno in anno;
  • il valore dell'aliquota di rendimento, il che vuol dire il 2% annuo della retribuzione/reddito percepiti entro determinati limiti stabiliti con legge per poi decrescere per fasce di importo superiore.

Nel momento in cui la retribuzione pensionabile non superasse questa soglia, con 35 anni di contributi maturati a pensione è pari al 70% della retribuzione, con 40 anni è pari all’80%.

Pensioni: Le proteste dei sindacati

La proposta per una riforma delle pensioni è ovviamente arrivata anche dai sindacati, soprattutto per dare la possibilità ai lavoratori con la scadenza di Quota100 di poter continuare a beneficiari di trattamenti pensionistici anticipati.

Le principali sigle sindacali rappresentate dai segretari di Cgil, Cisl e Uil , non anno accettato di buon grado la proposta avanzata dall'INPS, opponendosi di netto al sistema Tridico

Le parole pronunciate dai sindacati in merito al provvedimento di riforma pensioni INPS sono state:

“Ci opponiamo all’introduzione di sistemi penalizzanti nel calcolo dell’importo della pensione. Non ci piace l’ipotesi di spacchettare in due l’assegno come propone Tridico”,

questo è quello che  dichiarato Roberto Ghiselli, segretario Cgil.

“Non ci sembra idonea l’idea di una pensione pagata in due rate. La flessibilità in uscita è comunque un’esigenza colta da tutti, anche dal presidente Inps. Bisognerà confrontarsi con il Governo per capire come costruirla. Siamo fiduciosi”,

le parole invece il segretario della Cisl, Ignazio Ganga.

Anche Uil e UGL hanno manifestato scontento verso la proposta inoltrata dal presidente dell'INPS, invocando il bisogno di maggiore flessibilità.

Altri punti del rapporto INPS oltre alle pensioni

Nel rapporto INPS presentato il 12 luglio c'è particolare attenzione nei problemi creati dall'emergenza pandemica Covid-19 soprattutto nei primi mesi del 2020, Pasquale Tridico ha infatti messo l'attenzione sui problemi che caratterizzano il mondo del lavoro.

Il rapporto parla chiaro, segnalando peggioramento dei livelli di occupazione soprattutto per quanto riguarda automi e dipendenti precari, aggiunge inoltre come il blocco dei licenziamenti attuato dal Governo Draghi ha in parte scongiurato che ci trovassimo alla presenza di numeri ancor più catastrofici, limitato i danno e salvando circa 300mila posti lavori.

Nel biennio Covid-19 l'INPS circa 15 milioni di persone hanno usufruito degli aiuti economici messi in campo dal Governo ed erogati dall'INPS per un totale di 44 miliardi euro, fondi che a tenuto a precisare Tridico sono stati finanziati dalla fiscalità generale, metre altri messi a bilancio a carico dell'istituto.