La povertà sta aumentando, non ci sono più soldi. E secondo ultime notizie dai lavori sul Decreto Sostegno sono in arrivo nuove disposizioni per garantire il reddito di cittadinanza, la Naspi, e un nuovo reddito di emergenza. In base ai recenti blocchi agli spostamenti, verranno introdotte nuove misure con il Decreto Sostegno, che nuovamente andranno in aiuto del reddito dei cittadini.

Anche la cassa integrazione sarà soggetta alle nuove disposizioni, e si attende la pubblicazione ufficiale del Decreto Sostegno. Il governo Draghi sta lavorando per prorogare ulteriormente la NASPI di due mesi oltre i termini previsti, ma non solo.

Anche il reddito di emergenza verrà coinvolto nel Decreto Sostegno, date le ultime statistiche sulla diffusione del Covid-19.

Dopo la Naspi a febbraio 2021, quali sono le misure previste per marzo?

Con la pandemia è arrivata la povertà, aumentata di molto negli ultimi mesi, secondo i recenti dati ISTAT. Il Decreto Sostegno prevede un miliardo di euro stanziati per il reddito di cittadinanza e il reddito di emergenza. Il governo sta decidendo di destinare più soldi a questi tipi di sussidio, e nel frattempo vuole operare per far ripartire l’economia del paese.

L’emergenza attuale, oltre ad essere sanitaria, è quasi sociale, a causa della nuova povertà che si sta diffondendo. Il 2021 è iniziato con una forte crisi economica, e i bonus e i sostegni già presenti nel 2020 sembrano riconfermarsi per quest’anno.

Le categorie più colpite potranno quindi richiedere un nuovo reddito di emergenza, oltre a due mensilità aggiuntive per la Naspi. Dopo i ritardi nell’erogazione di questo sussidio e di altri a sostegno del reddito di febbraio, per marzo le cose dovrebbero cambiare, perché sono previste misure per evitare rallentamenti e situazioni spiacevoli.

Naspi: dove si richiede e per quali motivi?

Per chi non sa come procedere alla richiesta della Naspi per il 2021, bisogna capire prima di tutto quando la si può richiedere. Il sostegno viene erogato nel momento in cui sussistono alcune condizioni:

  • In caso di licenziamento (collettivo o individuale)
  • Presentando dimissioni per giusta causa o in periodo di maternità
  • In casi particolari di trasferimento della sede aziendale lontano dalla residenza
  • In particolari casi di licenziamento: per motivi disciplinari o con conciliazione

Al fine di ricevere la disoccupazione, bisogna rispettare alcuni requisiti: aver versato almeno tre settimane di contributi nei 4 anni che precedono il licenziamento, anche per lavori svolti all’estero. Un’altra condizione particolare riguarda i giorni lavorativi: devono essere almeno 30 nei 12 mesi precedenti alla richiesta di Naspi.

la Naspi viene data a chi ha perso il lavoro per motivi involontari, ed è stata richiesta in larga misura nel 2020 dai cittadini che hanno perso il lavoro in un anno sfortunato dal punto di vista economico e lavorativo.

Per richiederla è necessario presentare domanda nel portale ufficiale INPS compilando l’apposito modulo, chiamare il numero verde oppure fare riferimento ad un patronato.

Naspi con Partita Iva: si può chiedere?

Chi ha partita iva, perché la apre a seguito della perdita di lavoro da dipendente, può comunque richiedere la Naspi. Questa forma di sussidio fa riferimento alla perdita involontaria del lavoro, per questo aprire partita Iva non esclude la possibilità di chiedere o continuare a ricevere la Naspi.

Decade il sussidio per chi apre partita iva solo quando, lavorando in modo autonomo, si supera la soglia di 4.800 euro annuali. Quindi chi decide di iniziare a lavorare come autonomo, a seguito di una disoccupazione involontaria, può chiedere di continuare a percepire il sostegno economico.

Superati i 4.800 euro, questo non è più possibile. Lo stesso vale per chi lavora in autonomia con ritenute di acconto, si fa sempre riferimento in questi casi al fatturato, non alla tipologia di lavoro (non dipendente) che si è iniziati a svolgere.

Il sostegno è destinato alle persone che si trovano in disoccupazione, per questo motivo è ancora considerato valido se richiesto da chi decide di aprire una partita iva, ma solo entro il raggiungimento della cifra vista sopra.

Naspi con contratto a chiamata: è possibile?

Anche per quanto riguarda i contratti a chiamata, ci sono alcune cose da precisare. Chi si trova a lavorare con un contratto a chiamata si chiede se è possibile prendere comunque la Naspi. In questo caso, essendo un contratto di lavoro di tipo subordinato, non siamo nella casistica di lavoro autonomo (come per chi ha partita iva) non è quindi possibile chiedere un sussidio per disoccupazione, a patto che:

  • Si lavori con contratto a chiamata da meno di sei mesi
  • La remunerazione sia inferiore a 8.000 euro

Si può quindi chiedere il sussidio Naspi se non si superano gli 8.000 euro e si lavora a chiamata da meno di sei mesi, ma in ogni caso dev’essere avvenuto il licenziamento involontario precedentemente al contratto.

Normalmente, non si può chiedere il sostegno se si lavora con contratto subordinato, e a parte questa eccezione, sono previste sanzioni, anche pesanti, a chi recepisce Naspi e intanto ha fonti di reddito da lavoro dipendente (es: lavoro in nero).

Naspi e reddito di emergenza: due sostegni contro la disoccupazione

Non solo la Naspi verrà proposta con due mensilità aggiuntive, ma secondo il nuovo Decreto Sostegno ci sarà anche il reddito di emergenza come possibilità alternativa a chi si trova in disoccupazione. Questo sussidio è arrivato nel 2020 per dare un aiuto ai cittadini italiani, che si sono trovati in difficoltà per il momento economico precario legato alla pandemia.

Il reddito di emergenza, a differenza della Naspi che esisteva già prima, è stato pensato apposta per dare un aiuto durante questo periodo di crisi. Si compone di due mensilità da 400 euro ciascuna. Cifra che può aumentare all’aumento del numero dei figli del nucleo o in presenza di problematiche connesse alla disabilità.

Possono usufruire di questo sostegno le persone che hanno avuto una grave difficoltà economica, documentabile tramite attestazione ISEE che fa riferimento al nucleo familiare complessivo.

Si può richiedere il reddito di emergenza in questi casi:

  • Essere residenti in Italia
  • Avere un valore ISEE del nucleo familiare minore di 15.000 euro annui
  • Avere un reddito mensile inferiore alla cifra del reddito di emergenza spettante
  • Ci sono alcuni requisiti anche per il patrimonio immobiliare (non deve superare i 10.000 euro a nucleo di una persona, fino a 20.000 euro con più persone)

Questo tipo di sussidio non è cumulabile con altre forme di sostegno economico, come la Naspi.

Disoccupazione: quale percentuale raggiunge in Italia nel 2021

Secondo la recente indagine ISTAT, la disoccupazione è salita quest’anno al 9%, e sale il numero di persone in cerca di un lavoro. La disoccupazione giovanile non fa sperare, perché si attesta intorno al 29,7%. La percentuale di persone senza lavoro sta aumentando, mentre i posti di lavoro diminuiscono.

Molti si chiedono cosa succederà al blocco dei licenziamenti, misura che nel 2020 ha aiutato moltissimi italiani a non perdere il proprio posto di lavoro. Il Decreto Sostegno ha pensato anche a questa forma di aiuto, e sono previste ulteriori applicazioni per tutto l’anno.

Nella bozza del decreto al momento è previsto nuovamente l’impiego della cassa integrazione, insieme al blocco dei licenziamenti, per impedire ulteriormente l’aggravarsi della disoccupazione.

Il PIL italiano è in calo, anche se gli scambi commerciali con l’estero sono in leggero aumento, in particolare per i paesi come Cina, Germania e Stati Uniti. I cittadini italiani intanto stanno cercando di risparmiare, ancora più di prima, limitando gli acquisti di beni non primari, mentre la povertà assoluta aumenta, superando la soglia massima toccata nel 2005.

Il Decreto Sostegno attuato dal governo Draghi potrà essere, se applicato tempestivamente, una nuova ripartenza per l’economia e per le famiglie italiane, e un’azione decisiva per lottare contro la disoccupazione.

Non solo Naspi e disoccupazione, si parla anche di lockdown

Tra le misure che presto ci verranno comunicate, esiste l’ipotesi di un nuovo lockdown generalizzato. Se da un lato è una soluzione utile a far rientrare il rischio Covid-19 che negli ultimi giorni ha visto un aumento di diffusione, dall’altro l’ipotesi di fermarsi ancora è difficile da accettare.

Oltre al Decreto Sostegno, si sta valutando anche l’ipotesi di un lockdown esteso a quasi tutta l'Italia, con eccezione di alcune regioni come la Sardegna.

Ovviamente un’eventualità di questo tipo preoccupa dal punto di vista del lavoro, un nuovo stop in un momento come questo potrebbe portare a un aumento esponenziale della disoccupazione, con un rischio sociale enorme.

In attesa di riconferme più positive, aspettiamo che si inizino ad erogare le prime misure di sostegno previste dal decreto.