Il conto alla rovescia per l’introduzione dell’obbligo del Green pass su tutti i luoghi di lavoro sta per terminare.

A partire dal 15 ottobre tutti i lavoratori, sia del settore pubblico che di quello privato, saranno chiamati quotidianamente ad esibire la propria certificazione verde.

Le proteste e le manifestazioni non si sono fatte attendere, sfociando anche in scontri violenti come quelli degli scorsi giorni nel centro della Capitale.

Ma il Governo non intende retrocedere da quelli che sono i suoi passi e il 15 ottobre il Green pass obbligatorio sul luogo di lavoro sarà una prassi comune in tutta Italia.

In questo video del Corriere della Sera vediamo lo stato delle cose: Green pass obbligatorio sul lavoro dal 15 ottobre: la guida alle regole.

 

Obbligo del Green pass per tutelare i diritti del singolo

La scelta di estendere a tutti i lavoratori l’obbligo di possedere la Certificazione verde Covid 19 per accedere al proprio luogo di lavoro è dettata dalla linea che il Governo Draghi sta seguendo su più fronti: la salvaguardia della salute di ogni singolo cittadino.

Una scelta che già nei mesi scorsi aveva portato all’introduzione dell’obbligo del Green pass per accedere ai locali pubblici, ai ristoranti e ai bar con consumazione al chiuso o per effettuare viaggi sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza.

Un obbligo che per molti si scontra con la libertà personale

Per molti, sia politici che non, il nodo cruciale rimane la possibilità di coniugare l’obbligo del green pass per accedere al luogo di lavoro con la libertà personale sancita dagli articoli 13 e 21 della Costituzione italiana.

La normativa del nostro Stato infatti tutela la libertà di scelta di effettuare un vaccino.

Ogni cittadino infatti è libero di scegliere se ricevere o meno un determinato vaccino.

Ma al tempo stesso questo diritto va a scontrarsi con lo statol di emergenza sanitaria che, in base all’ultimo DPCM, è stato esteso fino al 31 dicembre 2021.

Un dissidio, quindi, quello tra diritto alla salute di tutti e diritto alla libertà di scelta, per il quale è necessario trovare una soluzione.

Una possibile via d’uscita sarebbe quella per la quale il legislatore dovrebbe giustificare l’obbligo di vaccinazione contro il COVID-19 come strumento fondamentale per la tutela della salute, laddove la salute deve essere interpretata come un  diritto personalissimo e assoluto oltre che un bene collettivo.

All’interno della nostra legislazione infatti il benessere collettivo ha sempre la precedenza su quello del singolo.

Dopo i sanitari, i primi sono stati i docenti e personale ATA

Se all’inizio dell’anno l’obbligo vaccinale ( e non semplicemente del Green pass ) era stato previsto per il personale sanitario, i lavoratori che sono stati successivamente coinvolti sono stati tutti quelli del comparto scolastico.

A partire dal primo settembre 2021 infatti, come previsto dall’art. 9 ter del d.l. 52 del 2021, l’obbligo del Green pass è stato imposto a tutto il personale del sistema nazionale di istruzione.

Un coinvolgimento a tutto tondo di tutte le scuole pubbliche, di ogni ordine e grado, mentre rimangono escluse le scuole non paritarie e i servizi educativi per l’infanzia.

Maestri della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, professori della scuola secondaria di primo e secondo grado, docenti universitari e tutto il personale scolastico ATA; ma anche il personale universitario e gli studenti universitari: nessuno è stato escluso dall’obbligo di presentare quotidianamente, al momento dell’accesso sul luogo di lavoro, il Green pass in fase di validità, fatta esclusione per i soli studenti fino alla scuola secondaria di secondo grado.

Ma a chi spetta il compito di controllare il Green pass obbligatorio a lavoro?

Uno dei punti che ha fatto slittare l’introduzione dell’obbligo della Certificazione Verde COVID 19 riguarda l’individuazione del responsabile, in ogni azienda e in ogni luogo di lavoro, della figura preposta al controllo quotidiano del Green pass e le modalità di tutela dei dati sensibili dei lavoratori.

Per quanto riguarda l’obbligo previsto per il personale scolastico, ad esempio, a partire dal 1° settembre il compito deve essere svolto dal dirigente scolastico.

Per poter verificare la validità del certificato, poi, come stabilito dal decreto del 17 giugno 2021 emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri, è stato introdotta la App “VerificaC19”, che deve essere installata su un dispositivo mobile preposto proprio a questo servizio.

È proprio tramite questa applicazione, infatti, che vengono incrociati i dati tra il certificato presentato dal lavoratore e i dati presenti all’interno della Piattaforma nazionale digital green certificate (DGC).

Una procedura che rispetta in tutto e per tutto la tutela della privacy del lavoratore, dal momento che viene comunicato solo quanto necessario a confermare o meno la presenza di un Green pass valido, senza dare eventuali ulteriori informazioni in merito alle modalità di emissione del certificato o informazioni personali.

Come funziona la procedura di verifica del Green pass?

L’applicazione predisposta per il controllo della validità del Green pass sul posto di lavoro è molto semplice ed intuitiva.

Scansionando il QR Code associato al Certificato verde o inserendo il codice univoco associato, infatti, l’esito della procedura è l’illuminazione di un “pulsante” colorato, in base all’esito:

  • Colore verde: indica che il green pass è valido per Italia ed Europa;
  • Colore azzurro:  indica che il green pass è valido unicamente in Italia;
  • Colore rosso: indica che il green pass non è più valido.

Nel caso in cui quindi il Certificato Verde risultasse non valido, in caso di scadenza o per qualsiasi altro tipo di invalidità, il lavoratore viene immediatamente allontanato dal luogo di lavoro, fino al momento in cui non viene sanata la posizione, con la ricezione del Green pass in seguito a vaccinazione o esito negativo di tampone antigenico o molecolare.

Facile a dirsi, macchinoso a farsi

Se da un punto di vista teorico la procedura sembra essere rapida, anche perché va effettuata “a campione”, in realtà risulta essere particolarmente gravosa per tutto il personale coinvolto.

Basti pensare che deve essere svolta con cadenza quotidiana e al momento dell’ingresso a lavoro, provocando rallentamenti a catena nello svolgimento del lavoro.

Proprio per questo motivo ad esempio il comparto scolastico sta pensando a metodologie alternative per il controllo della validità del Certificato verde.

Il Ministero dell’Istruzione infatti sta valutando l’interoperabilità fra il Sistema informativo in uso presso le scuole, ovvero il sistema SIDI, e la Piattaforma nazionale DGC, per poter rendere più veloce tutta la procedura.

Sono previste sanzioni uguali per tutte ( o quasi! )

Nel caso in cui il lavoratore risulti essere sprovvisto del Green pass sul luogo di lavoro, sono previste delle sanzioni pecuniarie uguali per i lavoratori di tutti i comparti, sia pubblico che privato.

Se infatti il lavoratore sia “sfuggito” ai controlli quotidiani (che ricordiamo essere a campione), oltre all’allontanamento dal luogo di lavoro è prevista anche una sanzione pecuniaria  che va da 600 a 1.500 euro.

Contestualmente, vi è anche l’allontanamento dal luogo di lavoro, come avviene anche nel caso in cui, al controllo del Green pass, questo risulti non idoneo.

L’assenza del Green pass infatti comporta l’allontanamento immediato dal luogo di lavoro per 5 giorni, periodo per il quale viene considerata “assenza ingiustificata”.

Se allo scadere dei cinque giorni il lavoratore non ha provveduto a sanare la sua posizione, verrà definitivamente sospeso dal lavoro con contestuale sospensione dello stipendio.

Come previsto dalla norma in vigore, infatti 

«il rapporto di lavoro è sospeso e non sono dovuti retribuzione e altri compensi o emolumenti».

Il posto di lavoro viene però mantenuto nel tempo: non è infatti prevista la possibilità di licenziamento in caso di mancato possesso del Green pass.

Al tempo stesso non è prevista neanche alcuna sanzione disciplinare: l’unica conseguenza è quindi l’allontanamento dal posto di lavoro fino a che no inverrà presentata certificazione valida.

Le sanzioni sono però previste anche per i datori di lavoro che non effettuino i corretti controlli sui propri dipendenti.

Come già detto infatti ogni datore di lavoro è chiamato a controllare, a campione, la validità del Green pass dei propri dipendenti tramite la app VerificaC-19.

Se però si dovesse verificare la presenza di un lavoratore all’interno del luogo di lavoro ma sprovvisto di Green pass, l’ammenda pecuniaria non riguarda solo il lavoratore ma anche il datore di lavoro.

In questo caso infatti quest’ultimo verrà chiamato a pagare una multa tra i 400 euro e i 1000 euro.

Lievemente diversa è la situazione per le piccole aziende

Una situazione diversa invece per quanto riguarda l’obbligo di presentare il Green pass all’interno delle cosiddette piccole aziende, ovvero quelle aziende che hanno al massimo 15 dipendenti.

Nel caso in cui il dipendente di una piccola azienda si presentasse a lavoro senza il Green pass, non è prevista alcuna sospensione dello stipendio.

Il lavoratore infatti viene semplicemente allontanato dal luogo di lavoro fino alla presentazione della certificazione, ma percepirà regolarmente la propria retribuzione.

Questo però soltanto fino ad un massimo di dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, di lontananza dal luogo di lavoro.