Locali pubblici, ristoranti e bar al chiuso ma non solo: dal 15 di ottobre il Green pass sarà ufficialmente obbligatorio anche in tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati, dalla scuola alle RSA, dalle industrie a Montecitorio.

Sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale tutti i decreti che riportano l'estensione dell'uso della Certificazione verde dopo il confronto del Governo con Partiti e Sindacati, anche se la decisione del Presidente del Consiglio. Draghi non sembra ammettere alcuna replica.

Ecco quindi che dopo sanitari e personale scolastico, tutti i lavoratori saranno obbligati a presentare quotidianamente il proprio certificato verde per poter accedere al luogo di lavoro.

Il Sole 24 ORE in questo video ci spiega più nel dettaglio le ultime novità sul Green pass: Decreto green pass 2, le novità: dall'obbligo per lo sci al tampone molecolare valido 72 ore.

 

Obbligo di Green pass a lavoro e nei locali pubblici

Una decisione che varrà almeno fino all’uscita dell’Italia dallo stato di emergenza sanitaria, che per ora è stata fissata alla data del 31 dicembre 2021.

Ma non è tutto: l’obbligo di possedere la Certificazione verde è stato convalidato anche per poter accedere a luoghi pubblici a rischio di assembramenti quali:

  • Mezzi di trasporto pubblici per viaggi a lunga percorrenza, come treni, aerei, bus e navi;
  • Bar e ristornati per le consumazioni al chiuso;
  • Cinema e musei;
  • Fiere e convegni;
  • Concerti e teatri;
  • Feste private come matrimoni.

Una decisione presa per tutelare quanto più possibile la salute degli italiani e per evitare di compiere il passo successivo: introdurre l’obbligo vaccinale.

Sin da subito questa scelta sembra aver dato i suoi risultati: il numero dei vaccinati sta aumentando e si spera, in questo modo, di raggiungere la percentuale del 90% di popolazione vaccinata su tutto il territorio nazionale.

Ma non è stata unicamente la tutela della salute a far convergere il Governo verso questa sceltra.

Uno dei maggiori fautori dell’introduzione del Green pass anche per la pubblica amministrazione è stato sin da subito il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta.

In particolare in questo modo si intende ridurre al minimo l’impiego dello smart working, che verrà ridotto al 15%, per tutti quei servizi al pubblico che a lungo sono stati bloccati creando non di rado disagi.

Green pass obbligatorio anche per colf, badanti e baby sitter

L’obbligo di avere il certificato verde vale per tutte le categorie di lavoratori, compresi quelli che lavorano tra le mura domestiche come le colf e le baby sitter.

Anche in questo caso, infatti, nel caso in cui il lavoratore domestico, sia che sia assunto sia che abbia il Libretto famiglia, non possieda il Green Pass, non potrà svolgere il proprio lavoro.

Anche in questo caso vi è la garanzia di mantenimento del proprio posto fino alla presentazione di una certificazione valida, ma scatterà immediatamente la sospensione dello stipendio e del versamento die contributi dovuti.

Durante la fase di interruzione dei servizi, la famiglia potrà assumere un sostituto, che sostituirà con un contratto a tempo determinato il “titolare del posto”.

L’onere del controllo della validità della certificazione verde spetta in questo caso come sempre al datore di lavoro e le sanzioni in caso di negligenza sono sempre le medesime:

  • sanzione amministrativa da 600 a 1500 euro per il lavoratore che accede senza Green pass; 
  • sanzione amministrativa da 400 a 1.000 euro per il datore di lavoro che non ha correttamente controllato.

Molto utili sono le  linee guida per le famiglie sul Green Pass pubblicate Assindatcolf, anche se rimangono ancora aperti alcuni dubbi a tal proposito.

Obbligo Green pass a scuola per tutti tranne che per gli studenti

La prima categoria, dopo il personale sanitario, a vedere introdotto l’obbligo del Green pass è stato il personale scolastico.

Docenti di ogni ordine e grado, educatori, tecnici, amministrativi, dirigenti e collaboratori scolastici, già dal 1 settembre 2021 hanno dovuto presentare il proprio Green Pass per poter entrare a scuola.

Quest’obbligo vale anche nel caso in cui vi sia del personale esterno, come ad esempio gli addetti alla mensa o i fornitori, ma anche per i genitori che devono accedere a scuola per effettuare ad esempio l'inserimento dei figli o che siano chiamati ad un colloquio con gli insegnanti o ancora per il disbrigo di pratiche burocratiche.

Una decisione, questa dell’obbligo del Green pass per i genitori, che ha fatto molto discutere e sulla quale vi sono controversie ancora oggi.

Gli unici ad essere esentati dall’obbligo sono gli studenti, ma solo fino alla scuola Secondaria di Secondo grado. 

Presso le Università, infatti, anche gli studenti devono avere il Green pass per poter accedere e frequentare le lezioni o per sostenere gli esami.

Nelle Rsa stesso trattamento del personale sanitario

Diversa invece la situazione per le RSA, per le quali già dal 10 di ottobre sarà necessario attestare di aver effettuato il vaccino.

Quindi non obbligo del green pass ma obbligo vaccinale, ma non solo: quest’obbligo è esteso anche al personale che proviene dall’esterno.

Come sottolineato dal decreto legge, infatti, l’obbligo vaccinale è dettato dalla volontà di

"mantenere le condizioni di sicurezza nella cura e nell’assistenza”.

Diverso invece il trattamento per i parenti che intendono accedere alle RSA: in questo caso infatti è sufficiente presentare il proprio Green pass.

Green pass confermato obbligatorio per ristoranti e palestre

Come già avviene dal mese di luglio 2021, rimane ancora in vigore l’obbligo del Green Pass per poter accedere ai ristoranti, ai bar e più in generale ai locali in cui la consumazione avviene al chiuso.

All’obbligo per i consumatori però dal 15 ottobre si somma anche l’obbligo per i proprietari e per i lavoratori del settore.

Ristoratori, camerieri, cuochi e tutti coloro che sono impiegato nel settore saranno come tutti obbligati a presentare il Green pass per poter lavorare.

Confermato inoltre l’obbligo del Green pass anche per poter accedere e per allenarsi in palestra o in piscina.

Diversa invece la situazione in cui si intenda allenarsi all’aperto: in questo caso, almeno per ora, è sempre possibile, anche senza Green pass.

Anche in questo caso l’obbligo è stato esteso anche a chi lavora nel settore, quindi allenatori, proprietari di palestre, centri sportivi e piscine e anche addetti alla segreteria.

Per ottenere la Certificazione Verde Covid 19 ci sono tre strade

Esattamente com’è successo da marzo, quando è stato introdotto il Green Pass nella nostra normativa per consentire gli spostamenti tra regioni di diverso colore, i modi per ottenere il Green pass:

  • Essersi sottoposti a vaccinazione, con la durata della validità per 12 mesi;
  • Essere guariti dal Covid, la cui validità è pari a 6 mesi
  • Esito negativo di un tampone, anche salivare, per una validità che dura solo 48 ore.

Proprio per quest’ultima opzione, il Governo ha imposto a farmacie e strutture abilitate dei prezzi calmierati per i tamponi: 15 euro per i maggiorenni e 8 euro per i minori, mentre il tampone rimane gratuito per  i soggetti fragili.

Sanzioni salate per tutti ma con qualche differenza

In linea di massima, le sanzioni previste in caso di assenza del Green pass sono le medesime sia nel settore pubblico che nel privato.

Nel caso in cui il lavoratore dovesse presentarsi sul luogo di lavoro senza certificazione verde, infatti, questo incorre nella sospensione dal lavoro.

Scongiurata immediatamente la possibilità di licenziamento: Governo e Sindacai infatti si sono trovati d’accordo sul fatto che anche in caso di sospensione prolungata nel tempo, il lavoratore manterrà comunque il proprio posto.

Quindi le regole sono uguali per tutti: sia per i lavoratori di aziende, imprese, esercizi commerciali che per i dipendenti pubblici, chi non possiede il Green pass o ne ha uno scaduto verrà considerato assente ingiustificato e dopo cinque giorni,

«il rapporto di lavoro è sospeso e non sono dovuti retribuzione e altri compensi o emolumenti».

Nessuna sanzione disciplinare o perdita dal posto del lavoro, ma il lavoratore verrà allontanato e lo stipendio verrà sospeso fino a quando non verrà presentata valida certificazione.

Medesime sanzioni anche nel caso in cui il lavoratore venga trovato nell’ufficio o in azienda senza green pass: in questo caso oltre alla sospensione dal lavoro si incorre anche in un’ammenda pecuniaria che va da 600 a 1.500 euro.

Lievemente differente è invece la norma che regola obbligo del Green pass per le piccole aziende, ovvero quelle con meno di 15 dipendenti.

In questo caso infatti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, la sospensione attuata dal datore di lavoro riguarda solo il luogo di lavoro e non lo stipendio e  può avere una durata pari a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, e comunque per un periodo che non sia superiore ai dieci giorni, rinnovabili per una sola volta.

Trascorso questo periodo, scatta come per gli altri casi anche il blocco dello stipendio e l’eventuale multa nel caso in cui vi siano state irregolarità.

Ovviamente i controlli sono a carico del datore di lavoro o di un preposto

Ogni giorno datori di lavoro o titolari dei luoghi per i quali vige l’obbligo del Green pass sono chiamati al controllo tramite la app VerificaC-19.

In base a quanto stabilito dal decreto, la verifica deve avvenire all’ingresso e può essere anche a campione.

Nel caso in cui si riscontri un ingresso sul luogo di lavoro senza certificazione verde, oltre alla multa prevista per il lavoratore, anche il datore di lavoro incorrerà in una sanzione che va da 400 a 1000 euro.

Se invece i lavoratori autonomi, come ad esempio operai, idraulici, colf, badanti o baby sitter, che sono comunque tenuti all’obbligo del green pass, si recano presso la casa di un privato cittadino, sarà compito del cittadino stesso verificare il possesso del Green Pass.