E' l'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), nell'Italy Survey, attraverso il rapporto sulle previsioni di crescita del paese ad indicare la strada vero il futuro delle pensioni in Italia.

 l'Ocse chiede di fermare tutti i trattamenti di pensione anticipata a partire da Quota 100, l'attuale sistema previdenziale è troppo oneroso è poco sostenibile per le casse dello Stato, occorre effettuare un taglio dei costi, questa in sintesi  è stata l'indicazione data al governo.

In linea con quanto scritto anche il Ministro dell'Economia  Daniele Franco che conferma la scadenza definitiva di Quota 100, prevista il 31 dicembre 2021, oltre che profondi cambiamenti sui requisiti per la richiesta di trattamenti pensionistici anticipati in un paese, l'Italia che continuerà ad invecchiare facendo salire inevitabilmente la spesa previdenziale.

Non è tutto perchè oltre a Quota 100 l'Ocse ha espresso forti dubbi sulle pensioni di reversibilità e su Opzione Donna, trattamento pensionistico che invece rappresenta uno dei punti chiave nella riforma delle pensioni al vaglio del governo Draghi con l'idea di farla diventare una misura strutturale.

Suggerimenti anche sul tema più "caldo" del momento, il Reddito di Cittadinanza, al quale si da il merito di aver tamponato la povertà indotta dalla pandemia, ma ha fallito miseramente sul fronte del reinserimento dei percettori nel mercato del lavoro, l'Ocse ha proposto un taglio della misura così da incentivare la ricerca  del lavoro da parte dei beneficiari del sussidio.

Andiamo per ordine, ed entriamo nel dettaglio rispetto a tutte le misure in tema di pensione anticipata per i quali l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha chiesto il taglio o la cancellazione.

Nel video che segue tratto dal canale You tube di "Mondo Pensioni" un interessante video riassunto sui punti toccati nel rapporto Ocse in tema pensioni.

Pensione con Quota 100: non verrà rinnovata

La scadenza di Quota 100 è fissata per il 31 dicembre 2021 termine oltre il quale gli unici che potranno beneficiare ancora di tale trattamento saranno unicamente i soggetti che avranno maturato i requisiti entro tale data.

Quota 100 trattamento pensionistico anticipato che prevede la possibilità di una uscita dal lavoro a 62 anni di età e 38 di contributi, introdotto dal dall'ex governo Conte, va cancellata poichè se confermata avrebbe un impatto troppo alto sulla spesa pensionistica, un vero macigno per le casse dello Stato, con un ipotetico aumento di 11 punti percentuali in un tempo compreso tra il 2021 e il 2045.

Ocse e governo Draghi in linea con tali considerazioni, l'esecutivo ha infatti espresso con certezza che Quota 100 non verrà rinnovata, pensando però ad una nuova riforma delle pensioni con l'introduzione di misure di flessibilità alternative.

Opzione Donna: le critiche dell'Ocse

L'Ocse ha espresso forti dubbi anche verso Opzione Donna trattamento di pensione anticipata rivolta a lavoratrici dipendenti ed autonome che permette di poter uscire dal lavoro a 58 anni di età, ma accettando un ricalcolo totalmente contributivo della pensione accettando in questo modo un assegno con un importo ridotto tra il 20 e il per cento.

Le critiche avanzate dall'Ocse riguardano proprio le forti penalizzazioni previste dal trattamento Opzione Donna, affermando che misure del genere rischiano di far aumentare la povertà dei pensionati.

Opzione Donna è una misura dal costo molto basso sul quale il governo Draghi stà puntando molto pensando di trasformarla in una misura permanente attraverso la prossima riforma delle pensioni, ma l'Ocse per i motivi appena scritti suggerisce che la soluzione migliore al dopo Quota 100  sia rappresentata dal ritorno alla legge Fornero, soluzione appoggiata anche dall’Unione Europea.

La scadenza di opzione Donna attualmente è fissata per il 31 dicembre prossimo, data che potrebbe però subire una proroga con la prossima legge di bilancio prevista in autunno.

Di seguito un mio articolo scritto di recente in cui approfondisco temi ed ipotesi rispetto alla riforma delle pensioni 2022, consultabile cliccando qui.

Taglio delle pensioni di reversibilità

L'Italia attualmente è uno dei paesi appartenenti all'Unione Europea con la spesa più alta per le pensioni di reversibilità a fronte di una media europea dell'1% del pil, l'Italia fa segnare un 2,5%.

Ad oggi in Italia la pensione di reversibilità viene assegnata al superstite con un importo pari al 100% e quindi senza alcuna penalizzazione solo in determinate condizioni legate alla numerosità e al reddito dl nucleo familiare, nella maggior parte dei casi al coniuge  superstite spetta solo una parte di solito pari al 60% dell'importo della pensione percepita dal coniuge defunto.

Alla luce di tali dati l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico definisce il sistema di calcolo eccessivamente vantaggioso e propone un taglio alla reversibilità rivolto ai beneficiari, partendo dai più giovani che sono ancora in età da lavoro, questo porterebbe ad un notevole risparmio per le casse delle Stato.

Pensioni: cosa farà il Governo Draghi?

Il Governo Draghi è al lavoro da tempo sulla riforma delle pensioni che dovrebbe  essere pronta per il prossimo autunno, delle indicazioni condivise dall'Ocse, l'unica che verrà certamente accettata è la cancellazione definitiva di Quota 100 entro fine anno, non c'è accordo invece per quanto espresso riguardo la pensione di reversibilità che rimarrà invariata e per Opzione Donna, misura sul quale il governo stà lavorando in maniera importante per poterla rendere strutturale all'interno della prossima riforma pensioni.

Il ministro dell'Economia, Daniele Franco ha rassicurato lavoratori e sindacati sul fatto che il governo stà lavorando per scongiurare il ritorno allo "scalone" di cinque anni previsto dalla legge Fornero (unica soluzione nel momento in cui non si ufficializzeranno nuove misura alla scadenza di Quota 100).

Il ministro non è sceso nei dettagli, ma comunque è stato chiaro rispetto alla direzione presa dal governo, certo che le indicazioni date dall'Ocse rischiano di scompaginare i piani dell'esecutivo seriamente intenzionato nel pensare di introdurre per il dopo Quota 100 un trattamento di pensione anticipata con un ricalcolo contributivo della pensione.

Soluzione quest'ultima studiata e presentata dal presidente dell'Inps Pasquale Tridico che prevede la suddivisione della pensione in due quote: una contributiva che si può anticipare 62-63 anni e una parte retributiva che si otterrebbe solo a 67 anni.

Di seguito un mio recente articolo in cui approfondisco la proposta avanzata dal presidente dell'INPS Tridico, consultabile cliccando qui.

L'ultima novità messa sul tavolo del governo arriva da esponenti della Lega Nord per la costituzione di un fondo nazionale che permetterebbe un trattamento pensionistico anticipato a 62 anni rivolto ai lavoratori di aziende in crisi o coinvolte in processi di transazione ecologica o digitale al fine di svecchiare il personale a fronte di nuove assunzioni.

Riforma pensioni: fuori a 63 anni con APE sociale

Un altra opzione sul quale il governo Draghi stà lavorando seriamente e che quasi certamente sarà introdotta nella prossima riforma pensioni  è rappresentata dall'APE sociale.

Ad oggi la misura prevede la possibilità di un' uscita dal lavoro a 63 anni di età rivolta solo ad  alcune categorie di lavoratori, l'idea del governo è quella di inserire alcune modifiche e di estendere la platea degli aventi diritto.

Attualmente l'APE sociale può essere richiesta da lavoratori che hanno compiuto 63 anni di età, con 30 anni di contributi maturati ed appartenenti alle seguenti categorie:

  • lavoratore disoccupato che non percepisce più alcun sussidio legato alla disoccupazione  da almeno 3 mesi;
  • lavoratore affetto da un livello grave di invalidità a partire dal 74%;
  • lavoratore caregiver che si prende cura da almeno 6 mesi di un familiare con grave handicap ai sensi della legge 104/1990;
  • lavoratori appartenenti alle categorie di lavori definiti usuranti, in tal caso il requisito legato all'età contributiva sale a 36 anni.

Chi volesse usufruire dell'APE sociale, rientrando nei requisiti previsti, deve muoversi vista la scadenza prevista per il 30 novembre prossimo, misura che comunque visti gli sviluppi potrebbe nuovamente riaprirsi in un futuro prossimo.

I numeri del rapporto Ocse

Tornando sui dati pubblicati dall'Ocse nel rapporto sulle previsioni di crescita del paese, l'organizzazione ha previsto una crescita del Pil italiano al 5,9% entro il primo semestre del 2022 (livello del 2019 pre-pandemia).

Male invece i numeri del debito pubblico considerati ancora troppo alti.

Dati commentati dal ministro dell'Economia Franco che afferma il fatto che il debito è sotto controllo e che come indicato dal programma di stabilità italiano verrà ridotto e portato ai livelli del 2019 pre-pandemia.

L'Ocse inoltre ha espresso un parere positivo sulla recente riforma della giustizia mentre ha invocato una riforma della pubblica amministrazione che porti ad un miglioramento nell'efficienza attraverso l'applicazione della digitalizzazione.

Suggerimenti anche sui due temi più "caldi", ovvero riforma delle pensioni di cui abbiamo già scritto abbondantemente e Reddito di cittadinanza.

Su quest'ultimo l'Ocse ha riconosciuto la validità dello strumento per il contrasto della povertà, ma ha auspicato una profonda riforma sul meccanismo che regola l'inserimento nel mondo del lavoro per i percettori del sussidio.

Indicazioni anche per quanto concerne la riforma fiscale, in cui il governo viene esortato a seguire la strada intrapresa verso la riduzione del cuneo fiscale per donne e giovani.