Qualche giorno fa l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa) ha bocciato Opzione Donna per via della sua incompatibilità con le politiche pensionistiche previste per l'intera Unione Europea.

Ciò ha portato sull'attenti il Governo Draghi, specie davanti al rischio di dover stabilire, oltre a quale futuro per Opzione Donna, anche quello di Quota 100, che sta rischiando di diventare anche questo non ripresentabile dal 2022 in poi.

Ma, se siamo già dell'idea che bene o male Quota 100 se ne andrà via, cioè addio ad un'alternativa all'attuale riforma delle pensioni Fornero (dal nome dell'ex ministro del Lavoro e delle politiche sociali del Governo Monti, Elsa Fornero), l'idea di dire addio ad Opzione Donna potrebbe risultare molto pericolosa, vista l'importanza che questa stabilisce nei confonti delle sue richiedenti.

Però, se si parla come data di scadenza il 31 dicembre 2021, e quindi del suo futuro dopo il 1 gennaio 2022, significa che c'è ancora tempo per richiederla, no? Ma vediamo di cosa si parla in merito ad Opzione Donna.

Opzione donna: come funziona in pieno Governo Draghi

Opzione Donna è disponibile secondo le ultime modifiche presenti all'art. 16 del Decreto Legge 4/2019, decreto che è tutt'ora in vigore col Governo Draghi. Grazie a questo decreto, è possibile per le lavoratrici (da cui il termine Opzione Donna) andare in pensione in maniera anticipata, ben prima di quanto si possa con altre opzioni pensionistiche. O addirittura con la sola Pensione Fornero.

Come tutte le pensioni anticipate, essa è una garanzia e un valido supporto per chi si trova in difficoltà, e non solo a livello lavorativo, ma anche per via della condizione economica dovuta alla pandemia e alla crisi generata dal Covid e dalle sue conseguenze in termini di protocolli e limitazioni. 

Pertanto, fino al 2022, Opzione Donna garantisce l'accesso secondo i seguenti requisiti:

  • la lavoratrice deve aver maturato almeno trentacinque anni di contributi;
  • la lavoratrice dipendente deve aver raggiunto il cinquantottesimo anno d'età;
  • la lavoratrice autonoma deve aver raggiunto il cinquantanovesimo anno d'età.

Se non si rientra in questi requisiti, si può optare per la Pensione Sociale o la Pensione di Cittadinanza.

Per accedervi basta seguire le indicazioni previste dal sito dell'INPS, e anche altre particolarità.

Come richiedere Opzione Donna prima del 2022

Per Opzione Donna si richiede comunque l'accesso presso il sito dell'INPS, ovviamente in forma telematica. E ovviamente prima del 1 gennaio 2022, al pari anche dei requisiti anagrafici e contributivi richiesti richiesti.

Essendo una misura telematica, l'accesso richiede un supporto per l'identità digitale, che oramai si deve usare per qualsiasi cosa, anche per avere il Green Pass direttamente nel cellulare:

Qualora accada un disservizio, il problema è risolvibile facendo:

  • una chiamata presso il Contact Center dell'INPS;
  • una richiesta formale presso gli uffici del CAF o i patronati locali.

Per avere un approfondimento in merito, vi consigliamo questo video a cura di Luigi Melacarne.

Ma ripetiamo, sempre e solo se tutto quanto rientra nell'ultimo giorno disponibile, cioè il 31 dicembre 2021. Ci sono possibilità che ottenga una proroga? Dipende se avrà successo Quota 100, la quale è già in atto una richiesta di proroga per il 2022.

Addio Opzione Donna: lo stesso futuro nel 2022 come per Quota 100

Opzione Donna avrà forse la stessa scadenza di Quota 100, cioè il 31 dicembre 2021, ma con diversi motivi. Per quest'ultimo, è più dovuto al fatto che è finito il suo triennio sperimentale, essendo nato come possibilità di non dover cadere nella pensione disposta dalla Riforma Fornero, attiva in Italia dal 2012, e cioè:

  • 67 anni come età anagrafica;
  • 20 anni minimi di contributi versati.

Si aggiunga anche, come previsto dalla Riforma Fornero, avverrà a breve anche il ricalcolo dell'aspettativa di vita essendo non più a cadenza triennale, come previsto dalle riforme Dini e Sacconi, ma a cadenza biennale. E se accade che dal ricalcolo l'aspettativa aumenti, si può parlare non più di 67 anni come età anagrafica, bensì di 70 anni. 

Tutt'ora la questione è infuocata, specie da parte dell'attuale segretario della Lega, nonché ex ministro degli Interni col Governo Conte I, Matteo Salvini, almeno tentando una proroga nel 2022.

Ma non sembra stia funzionando. Anche davanti al fatto che un'opzione pensionistica che preveda:

  • il compimento di 62 anni di età
  • il versamento di 38 anni di contributi.

Ecco, non è tanto per l'età, quanto per i contributi il problema, dato che ne richiede diciotto in più di quanto richiesti dalla Fornero. Infatti non sono molti ad averla richiesta, stando alle ultime statistiche dell'INPS. E nemmeno le proposte in merito a una potenziale Quota 41 sia valida, specie per i costi che richiede una misura pensionistica con soli 41 anni di contributi, senza requisito anagrafico.

Mentre per Opzione Donna si potrebbe parlare di una mezza proposta.

Addio Opzione Donna? La proposta che cambia il suo futuro nel 2022

Questa proposta, che può cambiare tutto per Opzione Donna, sembra sia una possibilità per garantire alle lavoratrici qualcosa di simile dal 2022. 

Come racconta Federica Antignano nel suo articolo, si ritiene che si possa mantenere per il 2022 Opzione Donna con una semplice modifica nei requisiti:

  • la lavoratrice deve aver maturato almeno trentacinque anni di contributi;
  • la lavoratrice deve aver raggiunto il cinquantanovesimo anno d'età se dipendente;
  • la lavoratrice deve aver raggiunto il sessantesimo anno d'età se autonoma.

Notata la differenza? Un anno esatto in più rispetto a quanto tutt'ora stabilito fino al 31 dicembre 2021. Cambierebbe qualcosa? In effetti, un anno in più di lavoro garantirebbe all'INPS più contributi versati, che è un po' la logica che attraversa tutto il nostro sistema pensionistico, cioè dare i contributi oggi per le pensioni erogate oggi. 

Anche perché a livello di importi non è che cambierebbe tanto. Uno dei motivi per cui non è proprio malvista dal Governo Draghi è anche per quanto lo Stato debba sborsare per gli assegni.

Addio Opzione Donna, e anche all'importo dell'assegno

Per gli importi su Opzione Donna bisogna fare dei distinguo sulla citata Quota 100. 

Stando al Decreto legge 4/2019 (poi Legge numero 26/2019), con Quota 100 si aveva la pensione completa raggiunti i due requisiti sopra citati, cioè 62 anni come requisito anagrafico e 38 anni di contributi versati. Altrimenti rimane la Fornero con 20 anni di contributi e 67 anni come età della pensione.

Per Opzione Donna si potrebbe avere, anche davanti alla proposta di un anno in più come requisito, l'uscita anticipata rispetto alla Fornero. Ma l'importo sarebbe abbastanza esiguo, rispetto a Quota 100.

Si ha la pensione completa con Quota 100, a patto sempre di reggere i tre/sei mesi di attesa tra la conferma del requisito e la decorrenza della pensione (3 mesi se dipendente privato, 6 mesi se pubblico).

Si ha il 30% in meno rispetto a Quota 100 se si fa accesso a Opzione Donna, come segnalato nel suo articolo da Andrea Cerasi. Purtroppo, essendo meno gli anni di contributi e quelli per il requisito, si va per compensazione, così come per molte altre pensioni, compresa quella dell'assegno sociale.

Altrimenti che alternative ci sono? Ape sociale, oppure la RITA.

Addio Opzione Donna: il futuro nel 2022 è con l'Ape Sociale

Come alternativa, davanti all'addio di Opzione Donna e a quale futuro avrà nel 2022, c'è l'Ape Sociale, cioè l'Anticipo PEnsionistico Sociale, così come stabilito dall'art. 1, cc. 179-186, della Legge di Bilancio 2017.

Si richiedono comunque dei requisiti, quali:

  • avere la residenza in Italia riconosciuta;
  • trent'anni di contributi;
  • trentasei anni di contributi in caso di mansioni di tipologia gravosa;

Perciò, si ha diritto all'Ape Sociale se si detiene uno di questi lavori in cui è richiesto un continuo sforzo e responsabilità anche sul proprio posto di lavoro: per esempio, l'addetto alla gru, o l'infermiere. Per vedere quali altri lavori, c'è una lista disponibile in questo approfondimento sull'Ape Sociale.

Anche qui c'è un rischio di compensazione, dovuto al fatto che, senza requisito anagrafico, chiede almeno 30 anni di contributi. Sennò c'è sempre la Pensione sociale, ma, una volta compiuta la compilazione e la presentazione dell'ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), l'assegno seguirà il risultato dell'ISEE. E anche nelle condizioni peggiori, si parla comunque di non più di 460,28 euro

Altrimenti rimane la RITA, cioè la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata.

Addio Opzione Donna: il futuro nel 2022 è con la RITA

La RITA può essere il futuro nel 2022 quando dovremo dire addio a Opzione Donna. Anche se prevede comunque altri requisiti, tra cui il peggiore: la cessazione dell'attività lavorativa.

E questo deve essere garantito per cinque anni, così, a 62 anni, si avrà accesso alla pensione. A patto che si sia iscritti al fondo pensione da 5 anni, come previsto per l'accesso ai fondi previdenziali complementari. E che siano stati versati 20 anni di contributi

Se si vuole a tutti i costi anticipare a 57 anni servirà avere la conferma dell'inoccupazione da 2 anni, cioè il fatto che non si abbia alcun contratto di lavoro all'attivo da 2 anni.

Non è facile nemmeno con la RITA, se per questo non è nemmeno facile andare in pensione a 57-58 anni oggigiorno. Se non altro, tutte le lavoratrici che maturano i requisiti possono ancora fare richiesta, ma hanno tempo fino al 31 dicembre 2021, perché dopo potrebbe non essere garantita. 

Poi, come segnala Federica Antignano, se si valuta la proposta di aumentare gli anni, ci sta che venga mantenuta la misura anche per il 2022, con la riconferma con la Legge di Bilancio prevista ad ottobre

Sennò rimane la Fornero: 67 anni di età, 20 anni di contributi, e poi la pensione. Oppure 70 anni di età, praticamente un anno prima di quanto richiesto per chi ha solo 5 anni di contributi. 

Vi consigliamo di fare richiesta dell'Opzione Donna. Poi si vedrà quale futuro avrà nel 2022...