Andare in pensione e soddisfare le esigenze delle fasce più deboli senza gravare troppo sui conti dello Stato. Ci troviamo in un momento molto delicato, nel quale il Governo sta cercando di riequilibrare tutto il sistema pensionistico senza stravolgerlo troppo. Opzione Donna è una riforma che vive di dubbi, ma che nel 2022 è stata riconfermata e che, in futuro, potrebbe diventare strutturale.

I cambiamenti sono inevitabili, molte delle sperimentazioni messe in atto in passato sono state accantonate. Ad esempio, la Quota100 sta per uscire di scena, il 31 dicembre 2021, e certamente non sarà riconfermata, mentre l'Opzione Donna è stata prorogata anche nel 2022. Una mossa intelligente per favorire l'uscita anticipata dal mondo del lavoro gran parte delle lavoratrici.

Le testate Pmi.it e OrizzonteScuola.it hanno affrontato l'argomento, proponendo articoli molto chiari. Noi prendiamo spunto da questi per approfondire la questione della pensione anticipata, che nel caso di Opzione Donna dà la possibilità di andare in pensione all'età di 58 anni con 35 anni di contributi. Ma ci sono pro e contro.

Ad oggi ci sono alcune novità possibili: Opzione Donna 2022 è stata prorogata con un aumento dell'età pensionabile, dove le lavoratrici potranno contare però su un trattamento previdenziale meno penalizzante. Ma vediamo con ordine tutto quello che il Governo sta progettando per fine anno, i requisiti necessari per sfruttare l'Opzione Donna, chi può beneficiarne ed eventualmente come richiederlo.

In cosa consiste l'Opzione Donna

"La cosiddetta Opzione Donna sta per essere prorogata anche nel 2022. Una mossa intelligente per favorire l'uscita dal mondo del lavoro da parte di tantissime lavoratrici."

L'Opzione Donna è una riforma pensionistica messa in campo dal Governo per dare la possibilità alle donne lavoratrici, sia del pubblico che del privato, di andare in pensione anticipata con un assegno calcolato interamente su sistema contributivo.

Si tratta di un'opzione in vigore con la Legge-Maroni 243/04 e successivamente riconfermata dalla Riforma Pensioni 2011 della Fornero, poi integrata nella Decreto-Rilancio. Una forma pensionistica accolta positivamente dai cittadini e che sembri non pesare troppo sulle casse dello Stato, a differenza dei flop economici come Quota41 o la pensione a 62 anni.

I beneficiari dell'Opzione Donna sono tutte le lavoratrici iscritte all'assicurazione generale obbligatoria o a fondi sostitutivi o esclusivi, che siano in possesso di requisiti contributivi risalenti alla data del 31 dicembre 1995. L'assegno previdenziale dell'Opzione Donna viene ricalcolato attraverso il criterio contributivo.

Però attenzione, è importante sapere che vengono escluse tutte le donne lavoratrici iscritte alla gestione separata.

Opzione Donna. Come presentare domanda e i requisiti richiesti

"I beneficiari dell'Opzione Donna sono tutte le lavoratrici iscritte all'assicurazione generale obbligatoria o a fondi sostitutivi, che siano in possesso di requisiti contributivi risalenti alla data del 31 dicembre 1995. L'assegno previdenziale dell'Opzione Donna viene ricalcolato attraverso il criterio contributivo."

Di cose ne sono cambiate negli ultimi tempi, l'Opzione Donna è un vantaggio per tutte le lavoratrici, perché dà la possibilità di ritirarsi dal lavoro all'età di 58 anni se dipendenti e 59 anni se autonome, avendo all'attivo 35 anni di contributi versati.

A differenza delle opzioni standard, decisamente più pesanti e accolte freddamente e stancamente dalle lavoratrici, l'Opzione Donna facilita l'uscita dal lavoro. Basti pensare che, di regola, servono 41 anni e 10 mesi di contributi versati per ottenere la pensione, che nel caso della "pensione di vecchiaia" arriva a 67 anni di età.

Tramite l'Opzione Donna, dunque, si può andare in pensione ben nove anni prima del necessario, senza gravare troppo sulle casse dello Stato. La domanda per richiedere l'adesione all'Opzione Donna scatta al termine dei dodici mesi dalla maturazione del diritto per quanto riguarda le dipendenti e diciotto mesi per le autonome, e si deve presentare:

  • sul sito online dell'INPS
  • al CAF
  • a un patronato o a enti intermediari dell'Istituto
  • al contact center al numero gratuito 803 164 da rete fissa o allo 06 164 164 dal telefonino

Per il 2021, le donne che intendano sfruttare l'uscita lavorativa attraverso l'Opzione Donna possono andare in pensione soltanto se in possesso di determinati requisiti, che sono: 58 anni (59 se autonome) con 35 anni di contributi versati al 31 dicembre 2020

C'è una differenza però nella richiesta della pensione anticipata tra lavoratrici dipendenti e quelle autonome:

  • per le lavoratrici dipendenti è richiesta la cessazione dell'attività di lavoro
  • per le lavoratrici autonome non è necessariamente richiesta la cessazione dell'attività lavorativa

Novità Opzione Donna per il 2022

All'orizzonte si prospettano alcune novità, tra queste si vocifera un aumento dell'età pensionabile di un solo anno, perciò a 59 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 60 per quelle autonome. Tuttavia, se da una parte c'è da affrontare un anno di attività lavorativa in più, dall'altra ci sono agevolazioni sul trattamento previdenziale.

Le agevolazioni derivano dal fatto che, andando avanti con l'Opzione Donna, si avranno sempre meno contributi versati prima del 1996 da migrare sul sistema contributivo. Ciò renderà sempre più conveniente questo tipo di pensione anticipata. Un'opzione che piace tanto alle donne e anche allo Stato.

Tuttavia, non v'è certezza sulle mosse che prenderà in futuro il Governo e su come organizzerà l'Opzione Donna negli anni a venire. Siamo nel campo delle ipotesi, ma tanto sta per poterne parlare in maniera positiva. Insomma, tutt'altri toni rispetto a quelli gelidi utilizzati per altre forme pensionistiche, odiate dalla maggior parte dei lavoratori.

Il sistema di calcolo contributivo

Per liquidare la pensione, l'INPS calcola i contributi basandosi solamente sul sistema contributivo, che è decisamente più pressante economicamente rispetto a quello misto. I contributi versati prima del 31 dicembre 1995 divengono perciò una parte penalizzante.

A partire dal 1 gennaio 1996, quindi facendo scattare l'anno lavorativo all'interno dei 35 anni di contributi versati, potrebbe essere un'azione conveniente. L'età anagrafica deve essere compiuta entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello della richiesta.

Facciamo un esempio concreto: se una lavoratrice raggiunge i 35 anni di contributi nel 2022, avrà 27 anni di anzianità nel sistema contributivo e 8 in quello retributivo. Ogni anno che passa aumenterà il suo sistema contributivo e diminuirà quello retributivo, perciò nel 2023 la stessa avrà maturato 28 anni di anzianità sul contributivo e 7 sul retributivo.

Detto questo, per ogni anno che passa sarà più leggero il peso del sistema retributivo, il quale andrà scalando di anno in anno, avendo meno peso sull'erogazione della pensione della lavoratrice. L'Opzione Donna è infatti un sistema pensionistico basato sul sistema contributivo.

Opzione Donna 2022. La conferma

"Le agevolazioni derivano dal fatto che, andando avanti con l'Opzione Donna, si avranno sempre meno contributi versati prima del 1996 da migrare sul sistema contributivo. Ciò renderà sempre più conveniente questo tipo di pensione anticipata. Un'opzione che piace tanto alle donne e anche allo Stato."

Per calcolare la somma della pensione garantita da Opzione Donna nel 2022 bisogna tenere conto dei contributi versati a partire dal 1 gennaio 1996. Per fare il calcolo sono ammessi i contributi nella lista:

  • contributi obbligatori
  • contributi volontari
  • contributi da riscatto
  • contributi a ricongiunzione

Non tutti i contributi però sono riconosciuti all'interno di Opzione Donna, ad esempio non valgono i contributi percepiti per maternità, disoccupazione, malattia e aspettative. Nel caso di Opzione Donna relativa al 2022, bisogna attenersi ai calcoli forniti al 31 dicembre dello scorso anno, quindi 2021, e studiare tutti i requisiti richiesti per andare finalmente in pensione.

Opzione Donna. Conviene davvero?

Bene, Opzione Donna, come abbiamo accennato, permette di andare in pensione anticipata addirittura di otto o nove anni. Non male, è vero, è gran parte delle lavoratrici l'ha già sfruttata e accolta positivamente. Però c'è da dire che tale opzione si mangia una grossa fetta di pensione, tanto che molte lavoratrici la ritengono poco conveniente.

Si è calcolato che, sfruttando l'Opzione Donna, viene tagliata una cifra che può raggiungere circa il 30% sulla somma totale della pensione, una percentuale non proprio irrisoria. Per questo bisogna fare attenzione alle mosse da attuare quando si richiede l'uscita definitiva dal mondo del lavoro. Se questa riforma conviene molto allo Stato a livello fiscale, potrebbe risultare sconveniente a parecchie lavoratrici.

Perciò, la domanda che molte donne potrebbero porsi è la seguente: conviene lasciare il lavoro e andare in pensione anticipata di tanti anni, ma percepire una pensione mensile minore? Le risposte appartengono alle singole lavoratrici, ognuna delle quali dovrebbe farsi due calcoli e poi decidere, a seconda del proprio caso. Le stime comunque parlano di un'elevata percentuale di lavoratrici soddisfatte dall'Opzione Donna.

Ci sarà pure un motivo se Opzione Donna ha riscosso così tanto successo, tanto da essere riconfermata anche per l'anno che verrà. Addirittura, il Segretario UIL Domenico Prietti, oltre a richiedere che la riforma dienti strutturale, ha focalizzato l'attenzione sui bonus extra-lavorativi da conferire alle donne per lavori di cura e maternità.

Insomma, la politica sta ponendo sempre maggiore attenzione nei confronti delle donne e delle lavoratrici.

Pensione anticipata ma il lavoro può proseguire?

L'Opzione Donna ha suscitato tanti dubbi, molte donne si sono chieste, a fronte di un'esigua pensione mensile, visto un taglio che raggiunge anche il 30% dell'importo, se è possibile, una volta andate in pensione anticipata, proseguire con altri lavori. Sembra un po' un controsenso, eppure è possibile farlo.

Dal 2009 non c'è più il divieto tra cumulazione dei redditi ottenuti sia dal lavoro svolto che dalla pensione percepita, perciò anche un pensionato ha la possibilità di continuare a lavorare, magari con contratti di collaborazione, determinati o part-time.

Tale situazione, data l'abolizione a partire dal 2009 del divieto di lavoro da parte dei pensionati, potrebbe favorire tanti lavoratori, in questo caso lavoratrici, rendendo allettante l'idea di andare in pensione anticipata ma comunque di continuare a lavorare saltuariamente.