Il documento programmatico di bilancio ha scatenato una bagarre sulle pensioni. La bozza della legge finanziaria inviata alla Commissione Europea per l’approvazione non contiene nessuna delle norme che partiti, sindacati e parti sociali hanno promosso negli ultimi mesi, e le reazioni politiche sono state prevedibili. 

A fare rumore più di altre notizie è stata la totale sparizione di Opzione Donna dalla manovra finanziaria, assieme alla mancata espansione di Ape Sociale. Approfittando della confusione, sono comparse su internet alcune notizie che fanno riferimento ad una possibile Opzione Donna a 60 anni nel 2022, ma questi titoli, come vedremo, sono ingannevoli. 

Tenteremo di fare chiarezza sulla selva di proposte che stanno piovendo da ogni parte politica e sociale, su cosa significhi che la Lega mantiene la “Riserva Politica”, e su quali siano gli obbiettivi del governo, in modo da tracciare un quadro chiaro del futuro del sistema pensionistico italiano. 

Opzione Donna 2022, cosa dice il documento di bilancio

Partiamo dai fatti. Il 31 dicembre 2021 scade Quota 100. Questo significa che, senza interventi ulteriori, dal 1 gennaio 2022 si tornerà ad andare in pensione a 67 anni, come previsto dalla riforma Fornero, che è la legge strutturale del nostro sistema previdenziale. 

Il governo vuole evitare che questo accada, perché è ingiusto che si passi da un giorno all’altro dalla possibilità di andare in pensione a 62 anni a quella di andarci a 67. Quindi serve ammorbidire questo scalone. L’esecutivo però è anche del parere che la legge Fornero sia la migliore legge delle pensioni possibile se si rimane nell’ambito della sostenibilità. 

Da questi principi deriva la proposta di Draghi. Quota 102 nel 2022, quota 104 nel 2023, e poi ritorno alla legge Fornero. Semplice, senza ulteriori norme di supporto, un lineare ritorno alla legge strutturale che garantisca una pensione dignitosa, ad un’età sensata, e non scavi una voragine nel debito pubblico italiano, che ha già raggiunto dimensioni folli. 

Questo è quanto è contenuto nel documento programmatico di bilancio, che anticipa alla Commissione Europea il contenuto della manovra finanziaria, la legge che decide dove lo stato spenderà i suoi soldi. Ma quello che c’è nel documento è importante quanto quello che non c’è. 

Il governo non ha infatti inserito nessun riferimento a norme di contorno che aiutino categorie in difficoltà, se non quelle già presenti e che non necessitano di rinnovo annuale. Ape Sociale viene quindi confermato, ma Quota 100 e Opzione Donna no. 

Questa decisione va contro tutte le ipotesi di intervento sulle pensioni proposte da partiti, sindacati e anche dallo stesso INSPS. Le reazioni sono state quindi tanto prevedibili quanto scomposte. Vediamo ora cosa propongono i partiti e le parti sociali, e quanto è probabile che il governo accolga queste proposte. 

Opzione Donna 2022, senza rinnovo è addio

Negli ultimi giorni sta circolando però la notizia che nel 2022 si potrà andare in pensione con Opzione Donna a 60 anni di età. Da dove viene questa opzione, se il governo non l’ha inserita nel documento programmatico di bilancio?

Da nessuna perte. Stando così le cose, Opzione Donna il 31 dicembre soffrirà lo stesso destino di Quota 100 e sparirà. L’idea che di possa andare in pensione a 60 anni con Opzione Donna viene da un’interpretazione piuttosto fantasiosa che alcuni siti internet hanno dato della norma che rimarrà in vigore fino a fine anno. 

Lo spiega bene Orizzonescuola in questo articolo: l’opzione donna per la liquidazione della pensione richiede anche il rispetto di una finestra mobile di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti (che quindi accedono alla pensione solo dopo aver compiuto i 59 anni) e di 18 mesi per le autonome (che accedono alla pensione soltanto dopo aver raggiunto i 60 anni e 6 mesi).

Quindi sì, tecnicamente con Opzione Donna si va in pensione nel 2022 a 60 anni, ma è già così, non cambia nulla. Ad aver accesso all’opzione saranno comunque soltanto le lavoratrici che hanno maturato i requisiti nel 2021, quindi le nate fino al 1962 (1961 per le autonome) che hanno 35 anni di contributi versati. 

Opzione Donna 2022 e Ape Sociale, cosa propone la sinistra

Chiarita questa fantasiosa interpretazione della norma, arrivano alla probabilità che Opzione Donna possa tornare. Come detto nel documento di bilancio la legge non è stata rifinanziato, ma il documento non è legge. Nella discussione della manovra finanziaria in parlamento c’è la possibilità che Opzione Donna torni, ma quanto è probabile?

Diciamo che è possibile, ma non ci sono molte speranze. La norma è apprezzata da tutte le parti politiche, ma non ha un campione che la difenda in parlamento e che investa il suo capitale politico per costringere il governo a capitolare. Il candidato migliore per questo ruolo sarebbe il Partito Democratico, incarnato in questo caso dal ministro del lavoro Orlando. 

Però a quanto trapela in queste ore, l’obbiettivo del PD sarebbe un altro: ampliare Ape Sociale. L’anticipo pensionistico costa poco, e può offrire un aiuto concreto a chi svolge la vori gravosi o è in situazioni di indigenza. Ampliando la platea di questa norma, come richiesto dal PD, si coprono le necessità dei lavoratori più deboli, che sono il bacino elettorale tipico di un partito di sinistra. 

Anche questa modifica è possibile, più di Opzione Donna, perché non trova nel governo una opposizione ideologica. Il motivo per cui Draghi vuole eliminare leggi come Opzione Donna e Quota 100 sta nello scopo per cui queste norme sono concepite. L’idea di entrambe è creare un ricambio generazionale, mandando in pensione persone anziane per far spazio ai giovani e così combattendo la disoccupazione giovanile. 

In Italia questa idea viene portata avanti a suon di riforme delle pensioni da decenni. Peccato che, come dimostrato da Quota 100, raramente funzioni. L’economia cambia, e i lavori che erano richiesti quarant’anni fa non sono gli stessi di oggi. Quindi chi va in pensione spesso non deve essere sostituito, perché il suo lavoro è diventato superfluo. 

A differenza di Opzione Donna e Quota 100 però, Ape Sociale ha un ruolo quasi di ammortizzatore sociale, più che di intervento sulle pensioni. Per questa ragione è stato mantenuto nella sua forma normale, e ha qualche possibilità di essere espanso. 

Quali sono le proposte da destra?

Se le proposta della sinistra sono difficili da attuare, quelle che provengono da destra, soprattutto dalla lega, sono fuori da ogni possibilità di attuazione. Ovviamente la Lega, che è il partito che più si è scagliato negli anni contro la riforma Fornero, vorrebbe che Quota 100 venisse rinnovata. Questo è il significato della "Riserva Politica" che la Lega mantiene sul testo inviato a Bruxelles. Il partito di Salvini non vuole questa riforma, ma non ha molte possibilità di fermare l'operato di Draghi. 

Questo scenario è praticamente impossibile. Quota 100 è costosa e non raggiunge gli obbiettivi di occupazione e ricambio generazionale prefissati, nemmeno lontanamente. Finché Draghi avrà potere decisionale in questo esecutivo, il cavallo di battaglia della Lega non tornerà. 

Di questo è consapevole anche il Carroccio, che sta infatti volgendo la propria attenzione su un’altra proposta, portata avanti fin da luglio dai sindacati. Quota 41, cioè la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età. 

A differenza delle norme citate in precedenza, questa sarebbe una riforma strutturale. Andrebbe quindi a sostituire completamente la riforma Fornero, e sarebbe la nuova struttura base di tutti il sistema previdenziale del nostro paese. Come abbiamo già visto però, il governo non è intenzionato a cambiare la legge Fornero di una virgola, anzi vuole che si torni lentamente alla sua piena applicazione. 

Quindi anche quota 41 è da derubricare come una proposta completamente impossibile da attuare. Alle stesso modo è stata completamente ignorata, anche dai partiti, la proposta di Tridico, direttore dell’INPS, che aveva proposto un Ape Contributivo. Un ponte che avrebbe permesso di creare un’uscita morbida dal lavoro a partire da 63 anni di età. 

Opzione Donna 2022, anche l’OCSE si oppone

Proprio mentre si inizia a discutere della legge finanziaria, l’OCSE, l’organizzazione per lo sviluppo economico che riunisce i paesi più sviluppati del mondo, Italia inclusa, è intervenuta durante la riunione della commissione bilancio del Senato. 

In questa l’organizzazione ha ricordato i punti deboli dell’Italia, tra cui il debito e l’altissimo cuneo fiscale, e ha invitato il governo a intervenire su questi aspetti. Ha anche parlato proprio del sistema pensionistico, andando a supporto delle iniziative del governo: 

«L’Italia spende per pensioni e servizi del debito molto di più rispetto agli altri paesi Ocse e questo penalizza i giovani e le prospettive di crescita future».

Già a Settembre l’OCSE si era espressa contro Quota 100 e Opzione donna, e questo non fa che rafforzare le posizioni di Draghi in materia. Interventi di questo, secondo gli esperti, creano soltanto debito, e i conti italiani non possono permettersi di peggiorare. 

L’OCSE ha anche tenuto a complimentarsi con il governo sia per i progetti di taglio delle tasse, cui sono stati dedicati 8 miliardi della manovra, sia per il progredire rapido della campagna vaccinale, che ha ormai superato l’80% della popolazione adulta completamente vaccinata.

Riassumendo quindi gli scenari più probabili per il prossimo futuro delle pensioni italiane: in testa troviamo le “Quote” di Draghi. Quota 102 per l’anno prossimo, quota 104 per quello successivo, per poi tornare alla legge Fornero. Uno scenario possibile è quello di espandere Ape Sociale, per garantire ad una platea più ampia di lavoratori un ponte verso la pensione. Possibile, ma meno probabile, è che il governo conceda il rinnovo di Opzione Donna anche per l’anno prossimo. 

Tutte le altre opzioni di cui si è parlato in questi mesi, dal rinnovo di Quota 100, a Quota 41, fino all’Ape Contributivo, sono quasi impossibili.