Attualmente, ci sono molte discussioni in merito alle pensioni, in particolar modo su Quota 100 e opzione donna. I motivi per i quali non verrà rinnovata la Quota 100 e le ragioni per le quali si pensa di eliminare anche l'opzione donna sono più o meno simili. Secondo un articolo di ilsole24ore.com, l'Ocse si è espresso in merito a queste pensioni spiegando che sono un ostacolo soprattutto per i giovani.

Infatti, la quantità di denaro che si sta investendo per finanziare le pensioni viene tolta all'istruzione, penalizzando così notevolmente la formazione culturale delle giovani generazioni. Molti ragazzi infatti sono senza lavoro oppure faticano a trovarlo e si ritrovano in condizioni di povertà. La Quota 100 verrà dunque abolita poiché altrimenti, secondo l'Ocse, le spese pensionistiche rischiano un notevole incremento. 

Oltre alle discussioni sulla Quota 100 e in parte sull'opzione donna, si sta parlando anche parecchio in merito alla Quota 41. Secondo un articolo di Repubblica la Quota 41 consentirebbe ai lavoratori e alle lavoratrici che hanno versato 41 anni di contributi di andare prima in pensione. L'obiettivo sarebbe quello di agevolare soprattutto coloro che svolgono mestieri particolarmente pesanti.

In quest'articolo però non ci concentreremo sulla Quota 100 e sulla Quota 41 bensì sull'opzione donna.

Abbiamo menzionato la Quota 100 perché le motivazioni per le quali si pensa di abolire l'opzione donna sono all'incirca le stesse. Inoltre, opzione donna, Quota 100 e Quota 41 rientrano nel grande calderone della riforma pensioni. 

In quest'articolo vedremo che cos'è più precisamente l'opzione donna e cercheremo di capire se verrà prorogata per l'anno 2022 e quali sono le motivazioni. 

Prima di arrivare alle discussioni in merito a questo tipo di trattamento pensionistico facciamo un passo indietro e presentiamo correttamente l'opzione donna insieme alla procedura e ai requisiti per poterlo richiedere. 

Opzione donna: che cos’è 

L’opzione donna è una pensione misurata sulla base delle regole di calcolo del sistema e destinata alle donne lavoratrici dipendenti oppure autonome. L'opzione donna non è rivolta a tutte le lavoratrici autonome e dipendenti: è molto importante infatti specificare che l'opzione donna è riservata alle lavoratrici che hanno ottenuto i requisiti richiesti dalla legge entro il giorno 31 dicembre dell’anno 2020. Solo le donne che rispondono a determinate condizioni possono procedere con la domanda. 

Dopo aver spiegato brevemente che cos'è l'opzione donna, vediamo adesso come funziona più precisamente questo tipo di pensione. 

Opzione donna: come funziona

Abbiamo specificato che l’opzione donna si rivolge sia alle dipendenti che alle lavoratrici autonome che hanno ottenuto determinati requisiti secondo le date fissate. È importante ribadire la divisione tra lavoratrici dipendenti e autonome dal momento che il trattamento pensionistico viene erogato secondo tempistiche diverse.

Le lavoratrici dipendenti che hanno fatto domanda per l’opzione donna iniziano a beneficiare di questa pensione quando sono passati 12 mesi dalla data in cui i requisiti sono stati maturati. Se si tratta invece delle lavoratrici autonome, l’opzione donna viene erogata una volta che sono passati 18 mesi dall’ottenimento dei requisiti richiesti. 

Per quanto riguarda invece le donne che lavorano nel comparto scuole, una volta verificati i requisiti, possono conseguire l’opzione donna a partire dal giorno 1 settembre 2021. Invece le lavoratrici che fanno parte dell’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica (AFAM), una volta verificati i requisiti richiesti, hanno la possibilità di ottenere l’opzione donna a partire dal giorno 1 novembre 2021. 

Ad ogni modo, l’opzione donna non sarebbe scattata prima del giorno 2 gennaio 2021. 

Abbiamo parlato dunque di date e di tempistiche. Vediamo adesso quali sono i requisiti che le lavoratrici devono possedere al fine di beneficiare dell’opzione donna

Opzione donna: quali sono i requisiti richiesti 

Le lavoratrici che possono beneficiare dell’opzione donna sono coloro che hanno conseguito entro il giorno 31 dicembre 2020 un’anzianità contributiva pari oppure superiore a 35 anni. Per quanto riguarda l’età, le lavoratrici dipendenti devono avere almeno 58 anni o più mentre le lavoratrici autonome devono avere 59 anni. 

Un altro aspetto che differenzia le lavoratrici dipendenti da quelle autonome è il contratto di lavoro. Nel caso delle lavoratrici dipendenti è necessario terminare il proprio lavoro al fine di ottenere la pensione. La stessa condizione invece non riguarda le donne che lavorano autonomamente. Per loro infatti non è richiesta la cessazione del lavoro. 

Dopo aver spiegato quali sono le condizioni necessarie per poter ottenere questa pensione, vediamo adesso come fare domanda per l’opzione donna

Opzione donna: come fare domanda

Se siete delle lavoratrici che vogliono beneficiare dell’opzione donna e avete conseguito tutti i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2020, potete fare domanda sul sito dell’Inps oppure chiamare il contact center o ancora recarvi presso un patronato. 

Dopo aver parlato della procedura per poter beneficiare dell’opzione donna, ci concentriamo adesso su quelli che sono gli aspetti critici. Al momento infatti, l’opzione donna si trova in una situazione di instabilità. Scopriamo subito di che si tratta. 

Opzione donna: a rischio la proroga

L’opzione donna è a rischio. Pare infatti che l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico non abbia intenzione di rinnovarla. Lo stesso trattamento è già stato riservato anche alla Quota 100, che verrà abolita. 

Nell’ultimo periodo il rinnovo dell’opzione donna sembrava quasi sicuro. Tuttavia, nel rapporto Ocse emerge una situazione incerta. Scrive scuolainforma.it:

“Secondo l’Ocse, sostanzialmente, Opzione donna aumenterebbe il rischio di povertà nella terza età”. 

Inizialmente si era parlato di prorogare l’opzione donna per il 2022 creando anche dei nuovi requisiti. Si parlava infatti di aumentare l’età pensionabile di un anno sia per le lavoratrici dipendenti che autonome quindi, rispettivamente 59 e 60 anni. Nonostante questo però l’opzione donna nel 2022 sarebbe stata migliore poiché, come ci spiega pmi.it

“In compenso, le lavoratrici che accederanno alla nuova Opzione Donna potranno contare su un trattamento previdenziale meno penalizzante, avendo un anno in meno di contributi versati prima del 1996 da migrare nel sistema contributivo. Questo perché più si andrà avanti con Opzione Donna e meno saranno le lavoratrici con anni di contributi versati prima del 1996 (ai quali si applicherebbe il calcolo retributivo) e minori saranno le penalizzazioni sull’assegno previdenziale, rendendo questa opzione di pensione anticipata sempre più conveniente”.

Abbiamo dunque accennato al fatto che l’opzione donna risulta essere un trattamento pensionistico piuttosto penalizzante per le lavoratrici che scelgono di beneficiarne. Come mai si presenta questa situazione? Scopriamolo subito!

Opzione donna: vantaggi e svantaggi

Il sito orizzontescuola.it ci illustra quali sono i vantaggi e gli svantaggi per le lavoratrici che scelgono l’opzione donna. 

Il vantaggio principale è sicuramente la possibilità di andare in pensione in anticipo rispetto alla norma. Normalmente infatti si va in pensione a 67 anni mentre con l’opzione donna le lavoratrici vanno in pensione 9 anni prima.

Tuttavia, non è tutto così semplice come sembra. Infatti, se da un lato l’opzione donna consente alle lavoratrici di andare in pensione in anticipo dall’altro lato comporta un ricalcolo della pensione, che è purtroppo penalizzante per queste molte di queste donne. 

Il tutto sembra dipendere dai contributi e da quando sono stati versati. Il calcolo interamente contributivo sembra essere sostanzialmente più sconveniente per coloro che hanno versato i contributi fino all'anno 1996 e se questi contributi sono tanti. 

L'opzione donna inoltre può causare una riduzione della pensione del 30%, il che penalizza parecchio le lavoratrici. 

L'altro aspetto negativo è che l'opzione donna comporta la cessazione del contratto lavorativo per le lavoratrici dipendenti mentre questo non succede nel caso delle lavoratrici autonome. 

L'opzione donna dunque non verrà quasi sicuramente rinnovata ma non è ancora detta l'ultima parola. Per questo motivo restiamo in attesa di eventuali aggiornamenti.

L'opzione donna però non è l'unica strada per le lavoratrici che desiderano andare in pensione. Perciò cerchiamo di spiegare brevemente qual è un'altra possibile soluzione per queste donne. Stiamo parlando della RITA, ovvero la Rendita integrativa temporanea anticipata e nel paragrafo successivo vedremo di che si tratta e quali sono i requisiti necessari per poterla richiedere. 

Opzione donna e RITA: sono cumulabili?

La RITA ovvero la Rendita integrativa temporanea anticipata, è un trattamento pensionistico per il quale sono previsti i seguenti requisiti:

  • terminare il proprio lavoro
  • aver raggiunto l'età adatta alla pensione nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni che seguono la fine del proprio lavoro
  • aver versato almeno 20 anni di contributi nel regime obbligatorio di appartenenza 
  • aver partecipato per almeno cinque anni alla previdenza complementare 

Per poter beneficiare della Rendita integrativa temporanea anticipata, ci sono però altre alternative:

  • terminare il proprio lavoro
  • inoccupazione, successiva al termine del lavoro, per un tempo superiore ai 24 mesi
  • aver partecipato per almeno cinque anni alla previdenza complementare (tre se la persona richiedente si sposta in un altro Stato membro)

La domanda sorge spontanea: ma RITA e opzione donna sono cumulabili? Sì. Come spiega pensionioggi.it, RITA è cumulabile con opzione donna ma anche con quota 100, pensione anticipata, ape sociale e ape volontario. 

Con RITA c'è la possibilità di andare in pensione già a partire dai 57 anni oppure dai 62. Se desiderate avere maggiori informazioni in merito vi rimandiamo all'articolo di quifinanza.it