Continua l’acceso dibattito legato al tema della Riforma Pensioni 2022, che andrà elaborata entro fine anno: lo scadere dell’attuale Legge di Bilancio 2021, infatti, coinciderà con la fine di alcune forme di pensionamento, anticipato e non, attualmente disponibili: tra queste, la tanto dibattuta Quota 100 e Opzione Donna.

Ma il Governo in carica, guidato dal Presidente Draghi, sembrerebbe intenzionato a confermare alcune delle forme di pensionamento attualmente attive.

Non parliamo ovviamente di Quota 100, che grava enormemente sulle casse statali, ma delle opzioni conosciute come APE Sociale e la già citata Opzione Donna.

Ma non è detto che le cose restino esattamente come sono adesso: si parla infatti di una revisione necessaria che interesserà entrambe le già citate forme di pensionamento anticipato.

Cerchiamo di scoprire cosa accadrà con la nuova Riforma Pensioni 2022.

Opzione Donna, di cosa si tratta?

Dunque, tra le forme di pensionamento anticipato che saranno confermate dalla Riforma Pensioni 2022, troveremo quasi sicuramente Opzione Donna.

Fortunatamente, quindi, le lavoratrici che contavano di fruirne per accedere alla pensione anticipata durante il prossimo anno, non resteranno deluse: sarà ancora possibile accedervi.

Scopriamo adesso come funziona, allo stato attuale delle cose, Opzione Donna.

Fino a quando non verrà interessata da eventuali modifiche, questa forma di pensionamento anticipato permetterà alle donne lavoratrici di accedere al trattamento pensionistico di vecchiaia con età anagrafica di almeno 58 anni, a patto che la lavoratrice abbia versato almeno 35 anni di contributi.

Ciò, di fatto, consente alla lavoratrice un’uscita dal mondo del lavoro (ed un conseguente accesso al trattamento pensionistico) in anticipo, anticipo pari a circa nove anni in meno rispetto all’età canonica.

Infatti, per poter accedere alla pensione di vecchiaia, generalmente occorre raggiungere un’età anagrafica di 67 anni o un’età contributiva di 41 anni e dieci mesi. Fatta questa considerazione, capiamo bene come Opzione Donna possa risultare molto conveniente (anche se, lo vedremo più avanti, a livello economico le cose non stanno purtroppo allo stesso modo).

Introdotta nel 2004 della Legge n° 243/2004, conosciuta anche come “Riforma pensionistica Maroni”, Opzione Donna è stata poi applicata, in via sperimentale, a partire dal 2008. Nel caso in cui una lavoratrice decida di sfruttare Opzione Donna, come leggiamo sul sito ufficiale INPS, alla sezione dedicata a questa forma di pensionamento, la donna potrà

“accedere al pensionamento di anzianità, optando però per il sistema di calcolo contributivo con la liquidazione, pertanto, dell’intero trattamento pensionistico in base al criterio contributivo, rinunciando all’eventuale calcolo di una quota di pensione (…) con il sistema retributivo”.

Il trattamento ricevuto dalle lavoratrici tramite Opzione Donna, dunque, viene calcolato tramite quello che viene definito sistema contributivo, e non in base al sistema retributivo.

Ed è proprio questa, come vedremo a breve, la base di una delle maggiori critiche mosse all’Opzione.

In generale, comunque, Opzione Donna è accessibile a tutte le lavoratrici, sia del settore pubblico, che del settore privato, con un’unica eccezione: le professioniste iscritte alla Gestione Separata INPS non possono accedervi.

Opzione Donna, il perché delle critiche alla misura

È vero, Opzione Donna garantisce un’opportunità non indifferente alle lavoratrici: ossia quella di poter accedere al trattamento pensionistico in anticipo, ben prima del raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia.

Qualora infatti la lavoratrice raggiunga un’età anagrafica di 58 anni, sarà per lei possibile accedere alla pensione anticipata con 35 anni di contributi nel caso in cui sia una dipendente.

Per le lavoratrici autonome, la situazione cambia veramente di poco: è prevista un’anzianità di 59 anni e, anche in questo caso, una regolare contribuzione pari a 35 anni.

Sembrerebbe dunque un’opzione davvero favorevole; ma, a ben vedere, purtroppo la situazione non è così rosee come potrebbe apparire: l’importo di Opzione Donna, infatti, prevede una riduzione di entità abbastanza importante rispetto alla pensione regolare che spetterebbe alla lavoratrice.

Questo taglio, che può arrivare addirittura al 30% della pensione spettante, è stato oggetto di numerose critiche da parte dei contribuenti. Il taglio deriva dal fatto che, come accennavamo al paragrafo precedente, con Opzione Donna il trattamento pensionistico è calcolato sulla base del calcolo contributivo, cosa che penalizza le lavoratrici che scelgono l’opzione.

E questa è la motivazione per la quale Opzione Donna non è sempre stata scelta, ma molte lavoratrici hanno deciso di non fruirne per continuare a lavorare, non accettando il taglio alla propria pensione.

Opzione Donna a rischio? Si parla già di una conferma

Nonostante questa criticità non indifferente, comunque, è indubbio: Opzione Donna rappresenta una formula di pensionamento molto conveniente per le casse dello Stato; per questa ragione, anche se l’opzione risulta in scadenza (scadenza che è fissata alla data del 31 dicembre 2021), molto probabilmente verrà nuovamente confermata per i prossimi anni, e sarà quasi certamente inserita nella nuova Riforma Pensioni 2022, che i futuri pensionati attendono ormi da settimane.

Dunque, le lavoratrici che hanno intenzione di sfruttare Opzione Donna per accedere alla pensione anticipata (accettando quindi i tagli all’importo pensionistico previsti dall’opzione) possono tirare un sospiro di sollievo: si sta attualmente parlando di confermare l’Opzione.

Anzi, è molto probabile che questa forma di pensionamento anticipato, nella prossima Riforma Pensioni 2022, sarà addirittura inserita come forma di pensionamento strutturale.

Trattandosi, infatti, di una forma di pensionamento molto conveniente per le casse del nostro Paese, difficilmente il Governo vorrà rinunciarvi.

Tuttavia, anche se si tratta di una misura che verrà confermata quasi con certezza, Opzione Donna non verrà confermata così come la conosciamo, ma subirà molto probabilmente delle modifiche.

Ad esempio, come leggiamo su un articolo di PMI.it, si parla di un innalzamento dell’età anagrafica per poter accedere alla pensione anticipata tramite Opzione Donna, innalzamento che porterà a 59 anni l’età pensionabile (per quanto riguarda le lavoratrici dipendenti, mentre per le lavoratrici autonome si parla di un’età anagrafica di 60 anni).

Si attendono comunque comunicazioni ufficiali da parte del Governo, che al momento non sono ancora arrivate.

Opzione Donna: come accedere nel 2021

In attesa di nuovi dettagli che vengano dunque ufficializzati dal Governo per quanto riguarda gli anni a seguire, scopriamo come si può accedere ad Opzione Donna fino alla data del 31 dicembre 2021.

Come già detto, possono accedere ad Opzione Donna tutte le lavoratrici, sia autonome che dipendenti, purché rispettino i requisiti fino ad ora ampiamente descritti.

Le uniche lavoratrici ad essere escluse sono purtroppo le autonome iscritte alla Gestione Separata INPS.

Altro dettaglio che è doveroso aggiungere è che, per poter accedere ad Opzione Donna entro l’anno 2021, i requisiti fino ad ora discussi devono essere stati maturati entro il 31 dicembre del 2020. Tra l’altro, nel caso delle lavoratrici dipendenti, prima di poter presentare la propria domanda è necessario che la lavoratrice rassegni le dimissioni.

Per poter accedere ad Opzione Donna e richiedere la pensione anticipata, esiste una sezione apposita sul sito ufficiale INPS, cui inoltrare domanda telematica; purtroppo, come per quasi tutte le prestazioni INPS, l’unica modalità di accesso alle prestazioni è compilare da domanda online. Questo però non significa che, qualora si riscontrino eventuali problemi, non ci si possa rivolgere a CAF o ente di patronato che si occupi di questo genere di prestazioni.

Altra opzione disponibile, qualora si abbiano problemi con la domanda per accedere ad Opzione Donna, è quella di contattare l’INPS tramite il Contact Center, che può essere chiamato ai numeri 06 164 164 (da cellulare) e 803 164 (se si chiama da telefono fisso).

Oltre Opzione Donna: in pensione con RITA a 57 anni

Ma Opzione Donna non è l’unica forma di pensionamento anticipato che verrà quasi certamente confermata dalla Riforma Pensioni 2022.

Esiste infatti un’altra opzione, forse meno conosciuta rispetto ad Opzione Donna, denominata RITA (che non è altro che un acronimo per “rendita integrativa temporanea anticipata”).

Tale forma di pensionamento anticipato consente agli interessati di accedere al trattamento pensionistico ad un’età da record: a soli 57 anni di età anagrafica, così come specificato dal decreto-legge n. 205 del 27 dicembre 2017.

Questo decreto, che introdusse per la prima volta la RITA, ha comunque specificato i requisiti di accesso a tale forma di trattamento pensione anticipato: il primo requisito da rispettare, da parte del lavoratore, è quello di trovarsi in uno stato di inoccupazione da almeno 24 mesi. 

Se il lavoratore interessato alla RITA non dovesse risultare inoccupato da almeno due anni, quindi, non avrà diritto ad accedervi.

Altro requisito, poi, riguarda la contribuzione: infatti, si tratta di un sistema che consente l’accesso alla pensione anticipata soltanto per coloro i quali abbiano accumulato negli anni “un requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori di appartenenza” (vedi l. n.205/2017, comma 168).

Ma Opzione Donna e RITA non saranno le uniche modalità di uscita anticipata dal mondo del lavoro a disposizione dei futuri pensionati, a partire dal 2022: si parla anche di una proroga del cosiddetto APE Sociale.

Insomma, l’unico addio certo è quello che riguarda la cosiddetta Quota 100, che sembra ormai definitivo; di questo futuro addio ne ha parlato anche Mondo Pensioni in un recente video, di cui consigliamo ai lettori la visione, mentre si attendono novità circa il futuro delle pensioni nel nostro Paese: